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    Predefinito Quelli che scioperano....

    ...per noi

    Una volta davanti ai cantieri dei lavori in corso, che naturalmente ostacolavano il traffico, si trovava scritto:
    “Scusateci per i disagi. Stiamo lavorando per voi”.
    Ora invece sta prendendo piede un’altra moda, invece di lavorare si sciopera, sempre “per noi”.
    Il preside della facoltà di ingegneria di Roma, insieme al corpo accademico, ha decretato il blocco della didattica “frontale”, cioè in pratica una serrata, per contrapporsi alla legge sullo stato giuridico dei docenti, presentata in Parlamento da Letizia Moratti.
    Si tratta di un’agitazione estrema, che lede il diritto allo studio e che ha alla base motivazioni di difesa corporativa. La stessa che anima le obiezioni espresse dai rettori, che puntano come sempre a un’autonomia senza responsabilità, pagata a piè di lista dai cittadini.
    Ma nelle affermazioni del preside Tullio Bucciarelli si chiudono le aule “per scongiurare lo sfascio”.
    Cioè per farci un favore.
    Negli stessi termini si è espresso il presidente della corrente di sinistra dei magistrati, Livio Pepino, sulle colonne dell’Unità:
    “Stiamo scioperando per voi”.
    La ragione è sempre la stessa, il tentativo di impedire al Parlamento, che è la rappresentanza istituzionale della nazione, di legiferare sull’ordinamento giudiziario, che i magistrati considerano “cosa loro”.
    Sul fatto che questi scioperi contro il Parlamento siano legittimi esistono molti dubbi; che abbiano alla base un interesse di categoria, non c’è invece dubbio alcuno.
    Magistrati e rettori pensano che gli ordinamenti di scuola e giustizia, istituzioni pagate da tutti, debbano corrispondere solo al loro giudizio e al loro interesse.
    Per questo combattono una lotta sorda contro quelle che chiamano “ingerenze” esterne.
    Lo hanno fatto contro tutti i governi e contro tutte le riforme, e purtroppo spesso con successo.
    Che continuino a farlo, utilizzando i diritti democratici contro la democrazia, è forse inevitabile. Almeno non dicano però che lo fanno per noi, cioè per noi cittadini che, come ci insegnano all’università, siamo rappresentati dal Parlamento e non dalle corporazioni.
    Almeno per ora.

    Ferrara su il Foglio del 28 settembre

    saluti

  2. #2
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    Come tutti prestano un lavoro, e se ritengono che le condizioni non siano adeguate scioperano per ricordare al loro datore di lavoro (in questo caso la collettività) che i loro servizi non sono scontati.

  3. #3
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    In origine postato da antonio
    l'unico dato certo e' che il Nano non e' sceso in campo "per noi"...
    ferrara e' un po' distratto...
    --------------------
    Ma "noi", maggioranza, lo abbiamo scelto, e non ti resta altro che fregnare.

  4. #4
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    Predefinito

    In origine postato da Ragioniamo!
    Come tutti prestano un lavoro, e se ritengono che le condizioni non siano adeguate scioperano per ricordare al loro datore di lavoro (in questo caso la collettività) che i loro servizi non sono scontati.
    ----------------------------
    Forse che Ferrara ed il sottoscritto negano il diritto di sciopero?
    Solo non ci facciamo prendere per i fondelli.

    I sindacati dei dipendenti statali, prima ancora di conoscere quali fondi saranno iscritti nella legge finanziaria per il loro rinnovo contrattuale, hanno deciso di proclamare otto ore di sciopero. I contratti sono scaduti da nove mesi, ma è ormai prassi corrente che nel settore pubblico i tempi della contrattazione non siano mai rispettati.
    Tant’è vero che in passato fu inventata una formula piuttosto bizantina, chiamata “anticipo sui futuri arretrati”, per mettere una pezza alla cronica situazione di slittamento contrattuale.
    Questa volta però la decisione dei sindacati travalica la conflittualità contrattuale.
    La richiesta di aumenti è dell’otto per cento, tre volte di più dell’inflazione, più del doppio di quanto lo Stato si possa permettere di pagare.
    Lo sciopero è stato deciso alla vigilia della presentazione della legge finanziaria con l’esplicito intento di rendere impossibile la riduzione delle tasse che è nel programma della maggioranza, e che ai sindacati non piace proprio.
    La loro idea è che i cittadini debbono continuare ad essere tosati per consentire ai dipendenti pubblici di godere di trattamenti migliori, com’è sempre avvenuto.
    I dipendenti statali sono circa tre milioni, circa il 13 per cento dei 22 milioni e mezzo di lavoratori occupati, ma il loro costo corrisponde al 26 per cento del prodotto interno, esattamente il doppio. Della loro produttività ogni cittadino è, purtroppo, in grado di giudicare da sé. Compresi naturalmente gli altri lavoratori, che riescono a malapena a recuperare l’inflazione con aumenti retributivi che le aziende costrette a fare i conti con la concorrenza concedono con riluttanza. I sindacati, che si vantano di essere difensori dell’interesse pubblico e dell’equità, sacrificano entrambi agli interessi del pubblico impiego, forte solo del privilegio di essere estraneo alla concorrenza e di presidiare gangli strategici dell’organizzazione sociale. Lotteranno, dunque, contro gli utenti, i contribuenti e gli altri lavoratori per migliorare ancora un vantaggio ingiustificato. Non è la prima volta, sarebbe meglio fosse l’ultima.

    Capita l'antifona?

 

 

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