Irritazione a Palazzo Chigi

"Non c'è niente di sicuro"

Da Forza Italia apprezzamento per il presidente DS: passi avanti nel giudizio. "E non è detto che le elezioni si tengano nella data fissata"

di GOFFREDO DE MARCHIS


ROMA - Le parole di Gianfranco Fini sul ritiro spiazzano il governo, ma rischiano di spiazzare anche il centrosinistra.

A Palazzo Chigi, le dichiarazioni del vicepremier in Egitto sono state accolte con fastidio, anzi con una certa irritazione. Non è tanto il contenuto di quelle parole ad aver colpito la Presidenza del Consiglio. Prese alla lettera, e soprattutto considerando le due successive "integrazioni" diffuse dall'ufficio stampa del vicepremier, quelle parole possono essere anche considerate "coerenti" con la linea di Palazzo Chigi. Ma il modo, e il momento scelto, non sono stati ritenuti i più opportuni. Insomma, Fini avrebbe dovuto essere più cauto, ha scelto una formula "un po' superficiale" per toccare un argomento così delicato, anche perché "non è detto che si vada via subito dopo le elezioni" e non è detto "che le elezioni si riescano a tenere per la data fissata".

Ma che il cambio di governo, la prima transizione democratica in Iraq siano uno spartiacque nella vicenda della guerra ormai lo dicono perfino in America, e in Italia bisogna prenderne atto. Un segnale timido arriva anche da Forza Italia e lo si legge tra le righe della dichiarazione di un dirigente azzurro, Francesco Giro. Giro ammette che la posizione di D'Alema - e cioè: che senso ha ancora invocare il ritiro prima delle elezioni? - è da prendere in considerazione. "Anche se non siamo così convinti che un ritiro dopo il voto in Iraq sia la soluzione più realistica - dice Giro - la proposta di D'Alema riconosce alcuni punti che prima per la sinistra non erano così scontati, come l'importanza cruciale delle elezioni di gennaio, vero passaggio nella crescita della giovane democrazia irachena, e il riconoscimento del ruolo svolto in quella regione dagli Stati Uniti chiamati assieme ai loro alleati a valutare l'evoluzione che vi sarà dopo il voto in Iraq".