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  1. #451
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 26 settembre 2004



    Il nubifragio non ferma l’Edera

    RAVENNA - Buona parte del Pri ravennate, e con esso quello di altre regioni, ha un’idea ormai egemone. Fare uscire il partito, a livello nazionale, dalla Casa delle Libertà per ricollocarlo nel solco della sua tradizione: quella di “un partito della sinistra democratica, autonomo, laico, di contenuti sociali, europeista e occidentalista”. Ma non appare, per il momento, un’operazione semplicissima. Innanzitutto il come. C’è chi vorrebbe seguire la via maestra, passando attraverso il congresso e convincendo il partito, su base dialettica, a salutare la coalizione berlusconiana.Ma ci sono anche correnti più “impetuose”.Lo ha dimostrato il dibattito tenutosi venerdì sera, all’interno della Festa dell’Uva di San Pietro in Vincoli, organizzato dalla sezione del Pri “Farini” della roccaforte verde.L’iniziativa organizzata al Cinema Farini ha raccolto, nonostante il nubifragio che ha reso difficoltosi gli spostamenti in tutta la provincia (“Dio c’è ma sta con La Malfa”, ha ironizzato il capogruppo del Pri in consiglio provinciale Mauro Mazzotti, che coordinava la serata), molte delle forze che vogliono fare il “passaggio a ovest”. Oltre 200 gli intervenuti nonostante appunto il maltempo. Nutrito il parterre che ha visto fra l’altro, una rappresentanza significativa dei repubblicani presenti nelle istituzioni locali: dal vicesindaco Mingozzi al consigliere regionale Luisa Babini. I lavori sono stati introdotti dal segretario della sezione Farini, Daniele Roncaglia che ha spiegato l’obiettivo dell’incontro: quello di dare conto del vasto movimento di contatto che sta cercando di ribaltare gli equilibri interni al partito per riportarlo “sulla retta via”. Sul come si è concentrata la parte conclusiva dell’intervento conclusivo di Mazzotti che ha usato la metafora di “missile a due stadi”. Il primo “è quello di rompere la maggioranza interna” ed allargare quel movimento che finora vede buona parte del Pri ravennate, di Massa Carrara e della Campania sulla stessa lunghezza d’onda. E se il “piano ”dovesse fallire? “Andremo avanti”, ha ribadito Mazzotti. Nessun riferimento diretto ovviamente all’ipotesi di una scissione. Fra le righe invece un invito a non adottare in vista del congressi iniziative “tiepide”. E sempre sul tema del “come riprendersi il partito” anche Paolo Gambi è fra chi sostiene che comunque qualsiasi passo deve essere fatto passando dal congresso. Più deciso, o meglio più impaziente Giorgio Raffi, segretario del Pri di Massa Carrara. “Se dobbiamo passare per il congresso, passiamoci”, ha detto in sostanza. Ma ha voluto sottolineare l’insofferenza” dell’Edera toscana e quindi l’esigenza di fare presto. Concetto ribadito anche da Giuseppe Ossorio, consigliere regionale della Campania in una giunta di centrosinistra e leader dei Repubblicani democratici. Ossorio ha sottolineato l’importanza di “creare un patto federativo fra tutte le realtà del Pri che vogliono andare in direzione del centrosinistra”. Ma anche dichiarato la sua chiusura nei confronti di un’eventuale confluenza nel movimento dei Repubblicani europei. La battaglia va fatta comunque fino in fondo dentro il Pri e quindi andare a congresso cercando, possibilmente di vincerlo: questa, in estrema sintesi, la posizione di Sergio Savoldi, portavoce di Riscossa repubblicana.Cauti il vicesindaco di Ravenna, Giannantonio Mingozzi, e il segretario regionale del partito, Widmer Valbonesi.Il “numero due” di Palazzo Merlato, esprime il suo apprezzamento per l’iniziativa di Mazzotti e per l’intervento di Gambi: “È grazie a loro se la battaglia per far uscire il Pri dal centrodestra sta diventando così perentoria”. E proprio l’atteggiamento di “circospezione” è uno degli argomenti principali del discorso di Mingozzi: “In molti mi chiedono perchè io sia così cauto. È molto semplice: di fronte ad appuntamenti così importanti dobbiamo rimanere uniti. La mia cautela rispecchia il comportamento più opportuno per tenere il Pri unito, per scongiurare un’altra spaccatura. Anche se, per quanto riguarda la realtà ravennate, sono abbastanza sereno”. E Widmer Valbonesi tiene a curare in particolare un aspetto: “Giusto voler instaurare questo dibattito sull’opportunità di restare, a livello nazionale, nella Cdl. L’alleanza con il centrodestra - afferma il segretario regionale - non ci ha visti protagonisti nell’operato di governo e non siamo soddisfatti delle strategie messe in campo dalla coalizione. Ma - sottolinea Valbonesi - se non riuscissimo a convincere la maggioranza del partito, l’ennesima scissione non sarebbe la strada da intraprendere. Dimostreremmo di aver sostenuto non una battaglia sulle idee, ma sullo schieramento. Se, invece, si punta alla dialettica politica, se si discute sui temi e non sulle fazioni, arrivano le adesioni. Proprio ieri sera, ad esempio, quella del capogruppo dei Verdi di Rimini, Giulio Starnini”.

  2. #452
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    Predefinito testimonianza personale...


  3. #453
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Rimini: il consigliere verde Starnini passa al Pri

    Il capogruppo dei Verdi in Consiglio Comunale a Rimini, Giulio Gherardo Starnini, nella serata di venerdì 24 settembre si è incontrato con il segretario regionale del PRI Widmer Valbonesi, esprimendogli l'intenzione di iscriversi al Partito Repubblicano.

    Martedì 28 settembre il PRI di Rimini ha accolto e approvato tale richiesta.

    La Segretaria regionale e la Segreteria riminese esprimono il loro compiacimento per l'adesione del consigliere, ritenendo questa adesione molto importante vista la serietà, la capacità e l'impegno con il quale il consigliere Starnini sta operando nel corso del suo mandato, in particolar modo sul fronte della difesa e della tutela urbanistica e del territorio.

    Nei prossimi giorni il Direttivo del PRI di Rimini e Giulio Gherardo Starnini s'incontreranno per definire alcuni temi sui quali intervenire, proseguendo così l'impegno politico comune.

    In vista c'è anche la formazione di un nuovo Coordinamento delle forze laiche presenti nel Consiglio Comunale riminese.

    Widmer Valbonesi segretario regionale Pri Emilia Romagna

    *

    Giulio Gherardo Starnini
    dal 1993 al 1998 riveste come cittadino il ruolo di coordinatore della Commissione Territorio della Circoscrizione n. 6 del Comune di Rimini;

    - Nel 1998 si iscrive ai Verdi Sole che Ride;

    - Da febbraio 1999 a dicembre 1999 è portavoce dei Verdi del Comune di Rimini;

    - Dal giugno 1999 ad oggi è in Consiglio Comunale a Rimini quale unico eletto della lista "Sole che Ride" (rieletto nel 2001 in occasione delle elezioni straordinarie riminesi dovute alla decadenza del sindaco);

    - Alle elezioni provinciali del 2004, candidato come indipendente nella lista "Verdi alternativi" (agganciata ad uno schieramento laico-ambientalista costituito anche dal PRI riminese) ottiene, in soli 3 dei 12 Collegi di Rimini, quasi il doppio delle preferenze ottenute nell'ultima elezione comunale (da 170 a 330).

  4. #454
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 2 ottobre 2004

    L’Edera suona l’adunata per creare un terzo polo

    CESENA - Dentro il Pri si rafforza il fronte della terza via. Nessuno pensa ad un isolamento per sempre in una torre d’avorio, ma in questo momento ogni possibilità di dialogo con i due poli appare preclusa. E la prospettiva, secondo alcuni tra i più autorevoli esponenti dell’Edera cesenate, è quella di offrire un’alternativa a quel mondo laico che non si riconosce in nessuna delle tre B che condizionano l’Ulivo e la Casa delle Libertà: nè con il duo Berlusconi-Bossi né con Bertinotti. La proposta di creare un nuovo spazio politico autonomo non è rivolta solo ai repubblicani. Attorno a questo progetto c’è chi sogna di radunare anche altre forze: il Partito Radicale prima di tutto, ma anche quei socialisti rimasti “senza bandiera”, come Gallone e soprattutto un ex di prestigio. Stiamo parlando naturalmente di Denis Ugolini, a cui Mario Guidazzi e Africo Morellini tornano ad aprire le porte per un possibile rientro alla casa madre. Potrebbe portare con sè anche altri personaggi con trascorsi nell’Edera come Luigi Di Placido ma anche energie nuove. Poi si punta anche a recuperare il vecchio elettorato repubblicano che - sostiene Morellini - si è trasferito armi e bagagli dentro Forza Italia ma la cui storia non può essersi dissolta. Infine si strizza l’occhio a quegli esponenti della Margherita che soffrono per la coabitazione con i partiti comunisti. Un’alleanza di questo genere, a Cesena, potrebbe anche ambire a risultati elettorali significativi: ad occhio e croce, un 10-15%.Ma non è questo il punto centrale che vogliono mettere in evidenza Guidazzi e Morellini, che ieri hanno presentato insieme al “grande vecchio” Oddo Biasini, un documento che suggerisce una via coraggiosa per l’Edera, e non solo a livello locale. Il trio pensa alle imminenti elezioni regionali e non vuole cadere nello scontro tra nostalgici del centrosinistra e supporter della Casa della Libertà. “Per il Pri - ha spiegato Biasini - è venuto il momento di pensare solo a se stesso e ai suoi programmi per dare una soluzione moderna ai gravi problemi attuali. Oggi non si tratta di scegliere un’alleanza o l’altra ma di scegliere se stessi”. Sulla stessa lunghezza d’onda Guidazzi, che ha messo nero su bianco la sua opinione sul percorso da imboccare, e la sottoporrà mercoledì all’attenzione della Direzione del Pri, per allargare poi il dibattito a tutte le sezioni della Romagna. Il tutto anche in vista di un congresso nazionale del partito che dovrebbe svolgersi alla fine dell’inverno. “Il centrosinistra e il centrodestra stanno dimostrando un’assoluta inadeguatezza e ci sono tanti cittadini che non vogliono essere omologati in uno di questi due schieramenti. Noi dobbiamo dare un punto di riferimento a questo mondo, anche attraverso collaborazioni come quella messa in piedi nelle ultime settimane con Radicali e Cesena cambia per il referendum sulla fecondazione assistita”. L’orizzonte a medio termine è chiaro: “Alle regionali, che saranno elezioni a forte valenza politica, sarebbe salutare avere un cartello formato da chi non accetta di fare lo yes men in uno dei due poli. Potrebbe chiamarsi “L’altra Emilia Romagna”. Poi, in un futuro più lontano, quando avremo recuperato forza, si potrà pensare alle alleanze, ma con un peso e un’energia del tutto diversi”.Del centrosinistra a Guidazzi non vanno proprio giù le posizioni sulle questioni internazionali e la guerra. Ma anche sui temi con ricadute amministrative locali l’ex vicesindaco è pessimista: “Con questa coalizione Conti è destinato a cinque anni di paralisi e inazione. Lo si è già visto appena si è posto il problema dell’inceneritore in Provincia: subito è c’è stata la spaccatura a causa della presenza della sinistra estrema. Lo stesso avverrà quando dovremo parlare delle infrastrutture, come la via Emilia, o del Foro. In questo quadro possiamo dare più stimoli restando fuori”.

    Gian Paolo Castagnoli

  5. #455
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 3 ottobre 2004

    Stelio De Carolis ritorna al “suo” Pri

    FORLI’ - Stelio De Carolis, due settimane fa, ha abbandonato i Ds, ai quali aveva aderito nel 1998 e ha chiesto l’adesione al suo partito di origine: il Pri. Lo ha annunciato nella seduta della Direzione nazionale di ieri il segretario nazionale PriFrancesco Nucara. Voto favorevole al suo ingresso di tutti i membri della Dn e voto contrario, sul metodo, di Vidmer Valbonesi.De Carolis, 66 anni, deputato Pri per due legislature e senatore Ulivo dal 1996 al 2001, è originario di Fumone e residente a Meldola. Le ragioni politiche della scelta, al di là delle indiscrezioni, nei prossimi giorni.

  6. #456
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    quale l'obiezione al metodo?

    penso si sia fatto bene ad accettare; però:
    bizzarro, che un ex deputato DS chieda di rientrare senza dire chiaramente perché, al di là delle indiscrezioni
    (quali? )

  7. #457
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    Predefinito leggo una dichiarazione di de carolis

    sul carlino, che recita: "Ero entrato nei ds perchè credevo nel progetto di un grande partito della sinistra democratica riformista europea. Da tempo ho preso atto che questa trasformazione è fallita e dunque ne ho tratto le conseguenze: per questo rientro nel pri".

    Il carlino annuncia anche il rientro di Denis Ugolini. La direzione sabato ha consentito al rientro anche di Franco de Angelis, primo dei non eletti a Milano nel '92 e consigliere comunale meneghino dall'89 al'93. Lui era dato come vicino a Forza Italia. E' rientrato anche Bruno Trezza, peraltro già candidato nelle liste europee di questa primavera.

  8. #458
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 5 ottobre 2004

    Fiera senza De Carolis

    FORLI’ - Il senatore Stelio De Carolis domani, proprio nel giorno dell’avvio della 43ª “Fieravicola”, annuncerà le sue dimissioni da presidente della Fiera di Forlì. Dopo le sue volontarie dimissioni dai Ds, a cui aveva aderito nel 1998, due anni dopo la sua elezione come senatore dell’Ulivo e facendo parte del gruppo misto e poi del Gruppo Ds fino alla fine della legislatura nel 2001. Dopo che, sabato scorso, la Direzione nazionale del Pri ha accolto (salvo il dissenso di metodo di Oliviero Vidmer Valbonesi) positivamente la sua intenzione di tornare a militare in quel partito che, in termini di soddisfazioni personali, non gli ha certo fatto mancare la fiducia: due mandati come consigliere regionale, due mandati da deputato, oltre a quello da senatore, conquistato però, a sorpresa, nel maggioritario del Senato nel collegio veneto di Cittadella.


    nella foto - il senatore Stelio De Carolis

    Il Consiglio di amministrazione della Fiera di Forlì è stato convocato il prossimo lunedì, dopo aver concluso lo sforzo di una “Fieravicola” che ha visto, inutile negarlo, uno scontro senza precedenti fra il presidente dell’ente e una delle realtà imprenditoriali più rilevanti come il gruppo “Amadori” di Cesena.Il capitale sociale della Fiera è diviso fra il Comune con il 27%, la Camera di Commercio con analoga quota, la Fondazione Carisp con il 20% a cui però si aggiunge, se pure con una missione completamente diversa, il 7% della Cassa dei Risparmi di Forlì. La Provincia ha una quota più bassa: il 5,4%, mentre la Banca Popolare dell’Emilia-Romagna si attesta al 3,3%, la Sme al 2,9% e Unicredit Spa al 1,3%. Sotto l’1 per cento tutte le altre quote fino a coprire, complessivamente, 7 milioni 149mila 204 euro di capitale sociale. I maliziosi, sulle dimissioni da presidente della Fiera, avanzano l’ipotesi che De Carolis - capace di suscitare sentimenti contrastanti ma “animale politico” autentico - abbia solo anticipato quanto si sarebbe trovato a dover accettare. E se anche mettiamo da parte le congetture di chi ritiene poco valide le motivazioni di dimissioni fondate sull’anticipo forse dovremo abituarci a vedere De Carolis di nuovo quel “battitore laico” al tempo del sistema proporzionale nella Prima Repubblica. Nessuno è indispensabile alla guida degli enti, neppure un “blasonato politico” come De Carolis, ma è probabile che la sua mossa avrà nuove ripercussioni sulla città.

    Pietro Caruso

  9. #459
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    Regione Emilia Romagna: un invito a rafforzare le Pari Opportunità/Le valutazioni di Luisa Babini sul peso femminile nella scuola, nelle università e nelle istituzioni

    Il tasso di partecipazione delle donne va crescendo

    Le recenti rilevazioni Istat segnalano che negli ultimi decenni il tasso di partecipazione delle donne all'università è in tutta Italia cresciuto a ritmi elevati. Nel 2003 su 94 mila laureati, 55 mila erano donne. Le ragazze sono più propense a continuare gli studi, si laureano mediamente prima e con voti più elevati. Il risultato sembrerebbe confortante, da una superficiale lettura dei dati, infatti, le giovani laureate parrebbero pronte ad affrontare il mercato del lavoro ad armi pari, con un elevato grado di istruzione e grande determinazione. Questo purtroppo però non avviene, perché nonostante i brillanti risultati in campo scolastico, le donne continuano a mantenere una condizione subalterna nel mercato del lavoro. Una ragazza impiega molto più tempo di un ragazzo per trovare un'occupazione e una volta trovatala, a parità di mansione arriva a guadagnare in media il 30% in meno. Certamente le motivazioni del fenomeno sono legate a fattori culturali e vanno ricercate in ambito sociale. Ma non è solo una questione di arretratezza mentale che privilegia il ragazzo, perché maschio, al momento del conferimento dell'incarico lavorativo, il problema sembra sorgere all'origine, al momento cioè della scelta dei percorsi formativi. Le ragazze, infatti, sembrano spinte da fattori ambientali e familiari a scegliere determinate facoltà in previsione di un lavoro – impiegatizio o dedito all'insegnamento - che favorisca la compatibilità fra lavoro e famiglia. L'immagine della ragazza rimane cioè proiettata e appiattita su quella di moglie e madre dunque anche la scelta del percorso di studi viene spesso orientata su questi criteri. Qualcuno ha giustamente parlato di "segregazione formativa", quella cioè che vuole, i ragazzi imboccare percorsi che portano a posti decisionali e di potere, mentre le ragazze a raggiungere una buona istruzione ma occupare posti subalterni tradizionalmente ritenuti "femminili". Il risultato sono facoltà, come Pedagogia, Lettere, Psicologia, Lingue, Conservazione dei Beni Culturali, che, frequentati per l'80-90% da ragazze, paiono essere i nuovi "ginecei". Queste facoltà sono le stesse che segnalano il tasso di occupazione più basso nei tre anni successivi alla laurea: in media solo metà dei laureati trova lavoro. Per i ragazze invece, orientati su facoltà come Ingegneria Gestionale, Ingegneria Elettronica, Informatica, Chimica Industriale o Scienze Statistiche, il lavoro è immediato e ben retribuito. Inutile dire che qualcosa va fatto per invertire questa tendenza e spingere il mondo femminile ad avvicinarsi ai settori tendenzialmente ritenuti più adatti agli uomini, come quello scientifico, tecnico e quello politico-decisionale; il luogo comune che vuole le donne buone per le lettere e gli uomini per la matematica e le posizioni di potere è solo un pregiudizio sociale che sfiora la discriminazione. Le ragazze vanno incoraggiate a scegliere percorsi formativi in ambito tecnico-scientifico anche attivando corsie preferenziali come le borse di studio, e allo stesso modo vanno incoraggiate ad avvicinarsi alla carriera politica facilitando il loro accesso alle liste elettorali. La società e le famiglie vanno educati ai valori delle pari opportunità anche in occasione della scelta del percorso formativo: non devono esistere mansioni prettamente maschili o femminili, l'indirizzo di studi deve essere preso in modo autonomo e consapevole, senza condizionamenti e pregiudizi. Solo evitando inutili "ghettizzazioni" e schematismi sociali possiamo contribuire alla costruzione di una società autenticamente moderna e democratica, dove donne e uomini vi contribuiscono in egual misura con le proprie peculiarità e specificità. La stessa situazione si riflette anche nel mondo politico. Gli Assessorati vengono spesso ripartiti secondo distinzioni di genere: agli uomini viene affidata la gestione del territorio, del bilancio, del finanze e dei lavori pubblici, alle donne i servizi sociali (dunque le politiche rivolte ad anziani e bambini), la formazione professionale e la Sanità. Si tratta purtroppo di un orientamento discriminatorio difficile da combattere perché radicato nella mentalità di una larga fetta della società.

    Luisa Babini
    consigliere regionale Pri Emilia Romagna

  10. #460
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    Predefinito in vista della riunione di modena

    lettera inviata alla Voce Repubblicana:

    Alcune cose sono accadute dall’articolo che il segretario Nucara ha scritto e che è casualmente è apparso sulla Voce Repubblicana in occasione della riunione che la sezione di San Pietro in Vincoli ha organizzato sul tema: “I Repubblicani fuori dal centro-destra” e alla quale la sottoscritta ha partecipato.
    E proprio alla luce dell’ultima riunione della Direzione Nazionale e di alcuni comunicati di direzioni regionali piuttosto influenti mi sono sentita di intervenire in questa querelle.
    Ancora oggi non mi riesco a spiegare come si predichi la concordia nel partito e poi ci si impegni a definire la dirigenza di “Riscossa” come cattivi maestri di cui il PRI non ha più bisogno. Ma su questa evidente discrasia che proprio non riesco a capire e a concepire, non voglio dilungarmi, ma sulla collocazione del partito, questo si, voglio fare un’analisi.
    Dopo aver letto e riletto le conclusioni a cui è giunta la DN, non ho potuto fare a meno di domandarmi se un tale intervento non fosse degno di un partito che con la maggioranza di governo non avesse nulla a che fare e che anzi, fosse criticamente all’opposizione. Senonchè, in questo clima si è inserito anche l’intervento della direzione calabrese che ha puntualizzato i pessimi rapporti con il centro-destra palesando così la possibilità tuttalpiù che remota di correre al di fuori della “Casa delle libertà”.
    A questo punto mi sono resa conto che il partito, forse, non avrà bisogno di cattivi insegnanti, ma di chi faccia politica tenendo strettamente il timone, questo ci certo si. Infatti, oltre alla mancanza di proposizione e di posizione politica, che l’amico Savoldi, giustamente, ha sottolineato e che alla luce anche di questi fatti è innegabile, sta latitando anche la coerenza di chi propugna come inevitabile la collocazione attuale e poi, non fa altro che criticare ogni intervento di politica economica di questo governo.
    Quindi mi chiedo, di certo in modo retorico, se non sia giunto il momento, prima che sia troppo tardi, di uscire definitivamente da questo raggruppamento che al suo interno ha un Ministro della Repubblica che, tramite un manifesto di dubbio gusto, ha inteso paragonare il comitato referendario per l’abolizione di una legge antilaica ed oscurantista come quella sulla fecondazione assistita, ai nazisti.

    Iole Graniti
    Consigliere Nazionale
    “Riscossa per l’Autonomia repubblicana”
    PRI

 

 
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