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    Una ricorrenza per parlare di valori e relativismo culturale

    Intervento presentato a Ospedaletto, 16 settembre 2005, nell'ambito delle giornate repubblicane.

    di Gianni Ravaglia

    Al di là delle varie interpretazioni filosofico - culturali, che lascio a chi meglio di me ha approfondito i caratteri del mazzinianesimo, ritengo importante rilevare che in Mazzini, a differenza di altri pensatori liberali, l'idea di libertà è innervata dal concetto del dovere che comporta l'esigenza di rafforzare le virtù civiche dei cittadini, la loro integrazione civica, per realizzare, a cominciare dalla famiglia, un superiore interesse nazionale e, quindi, universale.

    Non so se l'indubbio successo delle manifestazioni per il bicentenario della nascita di Mazzini abbiano lasciato il segno nella riproposizione del pensiero che sottende tutta l'opera del maestro e cioè che uno stato democratico, una repubblica, non può vivere se non ha valori condivisi che ne sostengano le fondamenta.

    Credo comunque che la misura del successo delle celebrazioni di questo bicentenario sarà dato dalla sensibilizzazione che avremo fornito all'opinione pubblica circa l'esigenza di recuperare quei concetti di repubblicanesimo e di religione civile, che sono propri del pensiero mazziniano, quali presupposti di valore del nostro stato laico democratico e che vorremmo diventassero valori universali.

    Trovo decisivo riscoprire tali concetti per vari motivi.

    Innanzitutto, dalla nascita dello stato italiano ad oggi il tema dell'identità italiana, dello scoprire la ragion d'essere del nostro stare insieme come Stato o per meglio dire come Patria comune, ha coinvolto un dibattito tra cattolici e laici, tra liberalismo e totalitarismo, tra il valore della giustizia e quello della libertà, sul significato della resistenza, sulla validità dei principi inseriti nella nostra Carta Costituzionale. Di fatto però l'unico riconoscimento univoco che si è riusciti ad ottenere è il valore dello Stato democratico laico, inteso come non etico.

    Per il resto un comune sentire circa l'identità della nazione è ancora condizionato da conflitti atavici.

    Il problema che io mi pongo allora è questo: se ancora non abbiamo un comune sentire nazionale, pure in una normale dialettica che almeno riconosce il vincolo della democrazia, come faremo ad affrontare la nuova sfida, che si pone a tutto l'occidente, del fondamentalismo islamico, che invece non riconosce questo vincolo, che ancora concepisce solo lo stato etico, che neppure sa declinare la parola libertà, che non esiste nel lessico arabo?

    In secondo luogo si avverte in Italia la carenza di valori civili di base, condivisi, elemento questo cui fa da contrappeso l'affermarsi di un relativismo culturale di derivazione marxista, del quale l'espressione più problematica è un generico multiculturalismo, con effetti deleteri sul piano interno e internazionale, ma anche il potenziamento dell'unica supplenza valoriale oggi avvertita che è quella della Chiesa.

    Per intenderci, io penso che tra gli articoli più disattesi della nostra Costituzione vi sia l'articolo 4 che recita: "il cittadino deve concorrere al progresso spirituale e materiale della società". Cioè l'articolo dei doveri.

    Nel comune sentire dei cittadini la nostra pare essere solo una democrazia di diritti, ciò che manca è una cultura dei vincoli di cittadinanza. L'esempio, per non dire altro, del livello della nostra evasione fiscale, che attraversa tutti i ceti, è il sintomo più evidente dell'assenza di tali vincoli. Le grandi energie di solidarietà che pure esistono sono investite fuori dal quadro politico, dentro una realtà sociale che non sa o non vuole trasferire alla politica tali motivazioni. Cosicché la politica si dimostra incapace di fissare obiettivi che vadano oltre il menu di diritti individuali se non in alcuni casi delle licenze individuali e dei gruppi corporativi.

    Ciò che manca all'Italia è una diffusa cultura repubblicana.

    Cittadinanza, civismo, integrazione civica, patriottismo costituzionale, religione civile, interesse nazionale, sono tutti concetti propri di un lessico repubblicano.

    Se anche i laici vivono di rendita

    Non è il momento qui, dato il tempo a disposizione, di affrontare la complessità dei problemi che si pongono, mi basta denunciare un punto: anche la cultura laica in questi anni ha creduto di poter vivere di rendita sulle tesi dei suoi grandi maestri senza produrre riflessioni innovative.

    Il problema della secessione imposto dalla Lega, i nodi dello sgretolamento della famiglia, del ruolo delle scuola, i problemi dell'immigrazione, quelli del progressivo depauperamento delle condizioni di sviluppo della Nazione, i problemi immensi che pone lo sviluppo della bioetica, sono tutti temi che invece andrebbero approfonditi alla luce dei valori repubblicani.

    Così come credo vada approfondito il tema della religione civile.

    Come religione civile potremmo intendere -con G. E. Rusconi- un insieme di credenze che fanno riferimento ad una unità trascendente che fungono da legittimazione a una comunità politica e alla qualità della sua integrazione.

    Al di là della religione di chiesa, quella cristiana, nella tradizione italiana possiamo riconoscere due varianti di religione civile: quella crociana "di religione della patria come religione di libertà" e quella mazziniana che ci dice: "l'ordinamento politico di una nazione è un solenne atto religioso e nella parola ordinatrice la religione e la politica affratellano in bella e santa armonia. Il nome di Dio splenderà sull'alto edificio che la nazione innalzerà: il popolo ne sarà la base. E' Repubblica questa? E' Repubblica".

    Il potere temporale della Chiesa e la sua contrarietà all'unità della nazione ha poi fatto prevalere, negli interpreti del mazzinianesimo, concetti fortemente anticlericali tali da accantonare la forza e la modernità complessiva del messaggio mazziniano nella sua versione di una ricerca di una religione civile.

    Il ruolo della religione civile

    Ebbene io credo che, se il mazzinianesimo vuole svolgere un ruolo di interesse nazionale, riproponendo i valori propri di una identità nazionale per l'Italia, deve rivalutare anche il concetto di religione civile di Mazzini.

    Repubblicanesimo e religione civile provengono dallo stesso ceppo e sono due modi di completare le teorie della libertà promuovendo anche l'integrazione civica e il civismo, senza i quali la stessa libertà rischia di perire nell'arbitrio o nell'anarchia. In altri termini, senza negare ad alcuno, a cominciare da me stesso, il diritto al proprio umanesimo ateo, se riteniamo che per uno stato democratico sia essenziale avere cittadini liberamente consapevoli di avere vincoli di reciprocità e di cittadinanza, e se crediamo sia decisivo per l'Italia che i cittadini scoprano il legame repubblicano della reciprocità tra diritti e doveri, ritenendo tale legame fondamentale per una comunità politica che voglia configurarsi come nazione; dunque, come laici dobbiamo concedere, abbandonando quelle forme di anticlericalismo di cui ancora si ammanta certa cultura laicista, che i cittadini cattolici mantengano la propria autonomia dogmatica e istituzionale e avanzino con gli strumenti dello stato liberale le proprie richieste per il rafforzamento dell'identità religiosa, così come i cattolici debbono porsi l'obiettivo essi stessi di costruire una religione civile, riconoscere la forma liberale dello stato che ha compiti suoi propri separati da quelli della chiesa, nel reciproco riconoscimento di una comune identità nazionale. Un cattolicesimo liberale dunque in grado di riconoscere che, pur esistendo una storia di divisioni, esiste anche una comune identità nazionale.

    Dibattito a più voci

    A tal proposito credo sia importante approfondire il dibattito a più voci tra Pera, Habermas e il nuovo Papa Ratzinger, soprattutto laddove quest'ultimo ammette che "vi sono patologie della religione che sono assai pericolose e che rendono necessario considerare la luce divina della ragione come un organo di controllo, ma anche alla ragione-se si parla di bomba atomica e dell'uomo visto come prodotto- devono essere rammentati i suoi limiti ed essa deve imparare la capacità di ascolto nei confronti delle grandi tradizioni religiose dell'umanità".

    A mio parere i principi del repubblicanesimo e della religione civile rappresentano anche una risposta al relativismo culturale. Su questo piano ritengo si giochi il nodo dei rapporti culturali con la sinistra postcomunista e socialista. Crollato il muro di Berlino e il mito del totalitarismo di stampo marxista-collettivista, la sinistra, in debito di valori guida, nel rifiuto della cultura liberale e di quella repubblicana, non volendo smentire le proprie origini marxiste, ha abbracciato la filosofia relativista.

    Il relativismo nega che i valori possano essere oggettivamente fondati. Secondo questa concezione non esistono valori universali da condividere e da difendere, in base ai quali giudicare altre culture, altri regimi, altri valori, ciò in quanto gli uomini, i loro pensieri, sono solo frutto dell'ambiente e della cultura in cui vivono. Tale concezione in sostanza non riconoscere il valore liberale dell'autonomia dell'uomo come individuo pensante. Tale concezione invece è figlia del pensiero di Marx, che scrive: "non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere,ma è,al contrario, il loro essere che determina la loro coscienza".

    Dal relativismo è nato il concetto di multiculturalismo in forza del quale ogni cultura ha una sua valenza che è inutile giudicare. E così i valori che da Socrate in poi in occidente si sono ritenuti universali, della libertà , della democrazia, per tale scuola di pensiero, sono solo illusioni, credenze accettate in quanto appunto prevalenti nelle società occidentali.

    Dunque per impedire un giudizio storico di forte critica sul totalitarismo collettivista, il politicamente corretto della sinistra italiana ed europea, oggi vuole imporre un pensiero prevalente che non permette a noi, sulla base dei nostri valori occidentali liberali e repubblicani, di giudicare i regimi teocratici o quelli totalitari, né potremmo decidere di voler insegnare ad altre culture i valori della dignità dell'uomo e del suo essere capace di capovolgere la premessa marxista: di decidere il proprio essere e la propria storia con la propria coscienza.

    Esportare la democrazia

    Il dibattito attorno alla validità o meno della tesi di esportare la democrazia nei regimi che non solo ne impediscono lo sviluppo, ma che minacciano in vario modo lo sviluppo delle nostre società, ha al fondo una valutazione su tali aspetti.

    Anche il comportamento che dovremo tenere nei confronti dell'immigrazione discende dall'aver sciolto tale nodo ideale e politico. Sergio Romano sul "Corriere della Sera" scrive che lui non si preoccupa se in futuro potremo avere un Italia islamica. Non so perché Romano la pensi così, so però che questo è il vero obiettivo della sinistra marxista, che preferisce l'islamismo al liberalismo.

    Io invece mi preoccupo , non tanto per me che non la vedrò, ma per i miei figli e nipoti.

    La polemica sugli scritti della Fallaci o sulle esternazioni di Marcello Pera è il frutto di diverse valutazioni attorno a tale problematica. Ma anche qui a ben vedere la cultura repubblicana e della religione civile ci offre gli elementi per una risposta.

    Se è possibile ed anzi auspicabile ricercare i caratteri di una religione civile in chi, come la chiesa cattolica, riconosce il valore della ragione per mitigare i fondamentalismi della fede, e il valore dello stato laico democratico, come ha scritto il nuovo Papa, ben più difficile ci appare il dialogo con le religioni che ancora negano tali principi.

    Ci si dovrebbe domandare prima di contestare la Fallaci o Pera, quale potrebbe essere il punto di incontro e se c'è un punto di incontro.

    Si parla di stati arabi moderati, ma la moderazione di tali stati è conseguenza dei rapporti di forza geopolitica oppure è, come noi vorremmo, il risultato di un processo educativo che ha scoperto e che insegna la dignità dell'individuo, uomo o donna che sia, la sua autonomia di pensiero, la sua libertà di partecipare e di decidere la forma democratica del proprio stato.

    Come mai, mi chiedo, il responsabile della Lega araba ha contestato duramente la prima Costituzione in odore di democrazia, approvata da uno stato arabo, quello iracheno. E ancora, i cittadini che giungono in Italia dai paesi arabi hanno interesse ad integrarsi, ad accettare i nostri valori, a discutere assieme a noi della validità dei loro. Hanno la volontà di diventare parte attiva, con valori condivisi, dei diritti e dei doveri della cittadinanza - o no. Se noi accettiamo, secondo la logica del relativismo e del multiculturalismo, che l'Arabia Saudita continui a finanziare le madrasse e i doposcuola per insegnare anche in Italia la logica del terrore ai bambini musulmani, come ci potrà essere integrazione? E ancora, se è vero che la logica demografica, stante i processi immigratori in atto, potrebbe condannare l'Europa a soccombere di fronte all'avanzata dell'Islam- di questo passo, infatti, i nostri nipoti sarebbero costretti a vivere in una Europa a maggioranza islamica- quale comportamento dobbiamo assumere? Accettiamo il multiculturalismo e snaturiamo i nostri valori fondamentali, o chiediamo che siano gli altri a cambiare se vogliono ospitalità in Italia e in Europa, riproponendo per intero l'insegnamento dei valori del liberalismo, del repubblicanesimo e della religione civile?

    La mia risposta avrete capito qual è. Dico di più: io disprezzo il cinismo di Sergio Romano. Ma se Romano continua a dettare il suo verbo politicamente corretto nel maggiore quotidiano della borghesia nazionale, qual è la gravità del pericolo?

    Cari amici, la posta è molto grossa.

    Io credo che vada denunciato con forza che sul valore della libertà, sui diritti umani, individuali della persona, sui diritti alla partecipazione democratica, sul principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, quale che sia il sesso, la razza o la religione professata, tutti principi sconosciuti e anzi combattuti dall'islamismo, non esiste meticciato possibile.

    La mia valutazione è che vada difeso Pera contro coloro che lo denigrano senza aver capito il senso del suo ragionamento, e lo difendo contro l'intellettualismo politicamente corretto che, per citare un detto della sinistra francese, ha sempre preferito aver torto con Sartre piuttosto che avere ragione con Aron, ma che appunto ha sempre avuto torto. Il dramma è che continua imperterrita a sentenziare, e trova sempre nuovi utili idioti che le credono.

    Ma siccome la democrazia è anche questo, dico solo che il dialogo, lo scambio, l'integrazione, nuove sintesi culturali e politiche sono sempre possibili e auspicabili, ma esse trovano fondamento proprio nell'affermazione e condivisione di alcuni valori universali che vanno difesi e possibilmente affermati in tutto il mondo.

  2. #582
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 13 ottobre 2005

    Pri in Consiglio Nuovo il gruppo

    CESENA - Il consiglio comunale dalla prossima riunione avrà un gruppo di nuova formazione al suo interno.Con una lettera alla presidente del Consiglio Comunale Ines Briganti, infatti, il Partito Repubblicano ha comunicato che il proprio groppo sarà composto da... “Denis Ugolini, Luigi Di Placido, Nazario Santini e Mario Guidazzi. Tale fusione - si spiega nella nota - scaturisce dalla volontà espressa dal Movimento Cesena Cambia e del Pri, di unirsi e di segnare in questo modo una tappa significativa nella vita politica della città”. Il capogruppo dello schieramento sarà Mario Guidazzi. I membri delle commissioni così come gli esperti resteranno invece immodificati rispetto alla situazione precedente.Guidazzi intanto, proprio per il prossimo consiglio comunale, ha presentato un ordine del giorno da sottoporre al voto. Si tratta di un’Odg contro il principio di esenzione dell’Ici adottato nella finanziaria per la chiesa cattolica. “Si tratta di benefici che male s’attanagliano - si spiega nell’Odg - con il principio che tutti debbono partecipare ai sacrifici finalizzati allo sviluppo”.

  3. #583
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    La Direzione Nazionale sulla celebrazione dei congressi

    La Direzione Nazionale del Partito Repubblicano Italiano ha esaminato la richiesta di celebrazione di Congressi ed in particolare quello della Consociazione forlivese. Al riguardo, lo Statuto Nazionale del Partito ne impedisce la celebrazione, per mancato rispetto dei termini inderogabili di convocazione e per mancata regolarizzazione del tesseramento, a pena di nullità che potrebbe essere rilevata anche da un singolo iscritto.

    I Congressi non convocati formalmente trenta giorni prima della scadenza statutaria (30 giugno) non sono celebrabili.

  4. #584
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 28 ottobre 2005

    “Presidenza repubblicana? L’Edera non si è attivata”

    CERVIA - In riferimento alla presidenza “repubblicana” della Cooperativa bagnini che non si è materializzata, il segretario del Pri Alessandro Carli fa notare come l’Edera non abbia fatto “nulla” per favorire questa operazione, che “non riguarda i partiti politici”.“Ma se gli elementi in gioco - aggiunge - o i comportamenti strategici di altri partiti dovessero risultare influenti, per eleggere il nuovo presidente al momento dell’Assemblea Generale, anche il Partito Repubblicano farà la sua parte. Premesso ciò, auguriamo al neo eletto Danilo Piraccini una proficua attività, che sia foriera di unità interna e di tutela della legalità, nonché delle norme che regolano l’attività della spiaggia”.

  5. #585
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 29 ottobre 2005

    La sinistra ad un bivio Sarà un altro rinvio?

    Riceviamo da Mario Guidazzi del Partito Repubblicano Italiano e pubblichiamo - Sui giornali di questi giorni troneggia la notizia della contestazione al sindaco di Bologna Cofferati. Che il fatto in sé abbia una assoluta importanza è indubbio, ma è soprattutto interessante la considerazione politica che da questi avvenimenti discende. La sinistra oggi più che mai è di fronte ad un bivio: o imbocca la strada che la porterà ad essere moderna forza di Governo o manterrà l’equivoco in cui ha vissuto per troppi anni; “forza di lotta e di Governo”. E’ bene ricordare che al termine della precedente legislatura, il Partito Repubblicano Italiano a Cesena affermò che l’allargamento della maggioranza alla sinistra radicale lo avrebbe visto all’opposizione, tale valutazione partiva proprio dal presupposto che oggi è centrale nel dibattito politico, ma nessuna forza politica in quel momento si pose il problema. Ma ora la domanda ritorna: come si può governare con chi si definisce sinistra alternativa?Basti analizzare non tanto la situazione di Bologna, ma quella di Forlì! E’ stato sufficiente mettere sul tavolo il problema della realizzazione di termovalorizzatori per affrontare lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani che, apriti cielo, immediatamente la sinistra alternativa, Verdi e non solo, ha incominciato a gridare allo scandalo. E’ cioè dimostrato che nel momento in cui i problemi centrali di un paese, dalla legalità, all’ordine pubblico, ai problemi di sviluppo, ecc. vengono posti sul tappeto subito la sinistra alternativa sarà disponibile solo alla contestazione fine a se stessa, disinteressata, com’è dei problemi concreti delle nostre comunità. Qualcuno potrà domandarmi: perché a Cesena la maggioranza tiene?La risposta è semplice, perché a Cesena non si concretizza niente. Ci si balocca solo nell’organizzare Consigli comunali aperti sulla Pace, argomento principe della sinistra alternativa. Quando anche a Cesena saranno posti sul tavolo i problemi veri, avremo la dimostrazione che anche nella nostra città esistono due concezioni antitetiche della sinistra, a meno che pro bono pacis, si continui nella gestione ordinaria. La tragedia sta nei fatto che nessuna, dico nessuna, componente dell’Ulivo sembra porsi il problema, anzi molte volte risulta che proprio la Margherita si preoccupi dell’aprirsi del confronto. Prodi poi gioca sull’equivoco. Basta leggere le sue dichiarazioni: “Bologna fa storia a sé!!!”.Quasi per rimuovere il problema, senza però cercare di risolverlo. Anzi lo sottostima “…se Cofferati non avesse quel caratterino”. Cioè dalla sfera politica lo trasporta nella dimensione caratteriale per non dover trarre le ovvie conseguenze. Nessuno ha preso in esame situazioni analoghe e comportamenti assai diversi. Schroeder in Germania ha scisso per questo anche il suo Partito, dal quale è uscito a sinistra Lafontaine, proprio per non dover subire i condizionamenti della sinistra alternativa, e questo gli ha permesso di recuperare gran parte degli elettori che stava perdendo. Oggi può vantare di aver peso nel Governo formato con la Cdu. In Italia questo miracolo non lo avremo mai perché nei Ds, per un problema di Dna, né la Margherita, né Prodi per tornaconto riusciranno ad avere questo coraggio. Questa è la ragione del mio pessimismo per il futuro.

    Mario Guidazzi
    Partito Repubblicano Italiano

  6. #586
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 31 ottobre 2005

    Lavori pubblici con l’acqua alla gola

    CESENA - Squadra di tecnici ridotta all’osso negli uffici comunali dei Lavori pubblici: l’assessore lancia l’sos e strali di fuoco contro le Finanziarie degli ultimi anni. Nell’ultimo Consiglio comunale Nazario Sintini del Partito Repubblicano Italiano ha presentato un’interpellanza per denunciare una situazione precaria che rischia di rallentare tanti progetti. Marino Montesi ha ammesso che “il problema è reale. Grazie al gran lavoro dei nostri dipendenti, finora siamo riusciti comunque a realizzare circa l’80 per cento delle opere pubbliche programmate ogni anno. Ma non si può negare che le potenzialità umane che abbiamo a disposizione sono del tutto insufficienti. E tra l’altro ci costringono a ricorrere a incarichi esterni costosi: con un paio di tecnici in più, che ci consentirebbero di fare direttamente più progetti, spenderemmo meno”.L’assessore ha quindi dato alcuni numeri: “Su 113 posti previsti in organico per il settore Lavori pubblici, comprese anche le figure meramente operative, il 23 per cento è vacante. Il problema è che il blocco delle assunzioni disposto dalle ultime Finanziarie, dal 2002 ad oggi, ha portato a rimpiazzare con soli 37 dipendenti comunali gli 88 che sono andati in pensione. Nel campo dei lavori pubblici, che già era in sofferenza, ci sono state 7 nuove entrate contro 11 uscite. E così oggi risultano vacanti una quindicina di posti. Coprirli subito tutti è impensabile, ma alcuni rinforzi sarebbero davvero indispensabili. Per esempio, c’è una situazione insostenibile nell’edilizia scolastica e nel verde pubblico e anche la situazione nel settore cimiteri, con ben 4 posti vacanti, è allarmante. Purtroppo la prossima Finanziaria non promette nulla di buono. Anzi, fin dalle prossime settimane saremo costretti a non ragionare più semplicemente in termini di tagli. Temo che dovremo parlare di chiusura di servizi o parti di servizi”.

    gpc

  7. #587
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    Predefinito la voce ricorda marino pascoli

    di v. r.

    L’ultimo libro di Giampaolo Pansa, “Sconosciuto 1945", ci riporta alla memoria l’omicidio del dirigente repubblicano ravennate Marino Pascoli che, per questo giornale, è doveroso ricordare.
    “Marino Pascoli, è nato a Santerno, una frazione di Ravenna, sta per compiere 25 anni ed è un attivo militante del Pri. Nato in una famiglia umile d’impronta mazziniana, con il padre calzolaio e mutilato di guerra 1915 - 18, Pascoli è stato partigiano prima dell’8° Gap di Forlì e poi nella 29esima Brigata Garialdi 'Gastone Sozzi', operante nella pianura forlivese. Dopo la guerra, si è messo a commerciare in legname, ma dedica molto tempo al lavoro di partito. E’ un giovane volitivo intelligente e di grande coraggio. Scrive bene, con vigore e lucidità politica. E sulla 'Voce di Romagna', il giornale del Pri di Ravenna, pubblica articoli polemici nei confronti dei comunisti della zona. Che sono davvero forti, una macchina organizzativa formidabile, un treno in corsa, capace di travolgere chiunque”. Chi vuole documentarsi meglio su di lui può leggere un libro di Gianfranco Stella, "Il caso Marino Pascoli e vicende del dopo-liberazione in Romagna”, pubblicato a Rimini con la prefazione di Oddo Biasini. Esiste anche uno studio più recente, per i tipi della Longo Editore, “Marino Pascoli”, dell’amico Sauro Mattarelli.
    Pansa scrive che “gli obiettivi degli articoli di Pascoli sono molto espliciti. Come tutti i repubblicani romagnoli, il secondo partito dopo il Pci, vuole contenere l’egemonia comunista in quell’area. Ma la sua azione di contrasto si colloca su uno sfondo ben più ampio”. Secondo la ricostruzione di Pansa sono tre “i cardini della battaglia politica di Pascoli: la denuncia degli eccessi compiuti dai partigiani rossi durante e dopo la guerra civile, la critica al massimalismo politico e sindacale del partito di Togliatti, la difesa del sistema politico occidentale contro l’Unione Sovietica". Ma negli articoli e nell’azione politica di Pascoli "c’è la rivendicazione di una verità che a lui sembra lampante: essere anticomunisti non vuol dire essere di destra o fascisti”. La cosa non veniva gradita dal Pci romagnolo. “Contro di lui si aprì una violenta campagna di denigrazione politica e morale. Lo accusarono di non essere mai stato partigiano, anzi, di aver fatto la spia per conto dei fascisti di Salò. Non era vero, naturalmente. Però le calunnie non cessarono. E si accompagnarono a minacce di morte, che però non riuscirono a zittire il giovane dirigente repubblicano. Neppure quando, nel 1947, alla periferia di Ravenna, proprio dove comincia la strada per Mezzano, qualcuno gli sparò un paio di rivoltellate, senza colpirlo". Come annota Pansa, tanto nel libro di Mattarelli che nel lavoro di Stella è citato un articoli di Pascoli pubblicato sulla “Voce di Romagna” del 6 dicembre 1947”. L’articolo era intitolato “Il Partigiano”. Pansa ne riproduce un brano: “Prima di tutto dobbiamo distinguere i partigiani veri dai partigiani falsi. I partigiani veri sono quelli che hanno corso sul serio dei rischi, che hanno combattuto con fede per la liberazione dell’Italia e questi, a dire il vero, sono pochi. I partigiani falsi, che purtroppo sono la maggioranza, sono coloro che hanno fatto i teppisti mascherati, i collezionisti di omicidi e che andarono in giro con il mitra quando non vi era più pericolo a fare gli eroi. Questa gente, anche se è riuscita a munirsi di un brevetto o di un certificato, anche se oggi milita indebitamente nelle file dei partigiani, non bisogna avere nessuna esitazione a chiamarla teppa”. Questo articolo, che si concludeva con un appello ai partigiani veri, “a non seguire coloro che vogliono vendere l’Italia allo straniero, altrimenti il loro sacrificio sarebbe stato vano”, fu la sua condanna a morte. La sera della domenica 4 gennaio 1948, Pascoli subisce un nuovo agguato e questa volta viene ucciso. L’"Unità" di Milano e “Milano sera” lanciano una campagna depistatoria utile a confondere le indagini. Alla fine del mese vengono arrestati il segretario dell’Anpi di Santerno ed un ex partigiano comunista. Fu indiziato anche il segretario del Pci di Santerno, poi prosciolto in istruttoria. Tutto finì in un’assoluzione quando il testimone chiave, un operaio agricolo "si rimangiò la deposizione". E' questo un episodio della guerra civile italiana che viene ricordato a noi ed ai repubblicani di Ravenna.

  8. #588
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 18 novembre 2005

    Il “che fare” dei repubblicani Le scelte per l’oggi e il futuro

    FORLI’ - Se la curiosità è femmina e la politica è maschia questa sera nel salone comunale, alle 20.45, all’incontro “Repubblicani: che fare?”, promosso dallo storico Roberto Balzani e dall’ingegner Luigi Sansavini non ci saranno soltanto i protagonisti locali della vita che ha caratterizzato e caratterizza l’Edera. E del resto le ragioni dell’incontro, per altro demonizzate prima ancora delle sue conclusioni da un’occhiuta sorveglianza politica di esponenti nazionali del Pri, guardano oltre il presente.Roberto Balzani chiarisce il proprio intendimento: “Esiste un’area a Forlì e nel circondario che è più vasta degli iscritti attuali al Pri (tra l’altro Balzani stesso non è iscritto da anni) e che si pone una domanda precisa di collocazione culturale e politica di valori laici e democratici nella città di Aurelio Saffi. Non è alla ricerca dello strapuntino, ma vuole ribadire che il mondo repubblicano è un motore importante delle forze democratiche e di progresso”. E che nel Centro-Sinistra locale e nazionale stanno i principali interlocutori, da sempre.Luigi Sansavini, non anticipa i punti che svilupperà nell’intervento di questa sera, ma precisa: “Sono iscritto al Pri da sempre e sono il segretario della Consociazione forlivese, ma credo che non possiamo essere inerti e d’incerta collocazione. Cosa deve fare - conclude Sansavini - un vero repubblicano quando le modifiche alla Costituzione del 1948 sono così profonde da stravolgere il senso stesso della fondazione voluta dai padri costituenti?”.

    pi. car.

  9. #589
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 20 novembre 2005

    Pri in Giunta Nuovo assessore per sport e agricoltura

    GAMBETTOLA - Giunta comunale allargata e rimescolamento di deleghe. Gambettola ha un nuovo assessore: “A Danilo Nicolini (Pri) viene affidata la delega allo sport e all’agricoltura - afferma il sindaco Garavina - L’assessorato all’agricoltura è una novità per un settore strategico: Gambettola conta oltre cento imprese che attraversano un momento negativo. Dovrà seguire l’allacciamento al Canale Emiliano romagnolo, favorire l’utilizzo di prodotti locali nella futura cucina centralizzata”. All’assessore Gianni Bisulli, alleggerito della delega allo sport, è stata invece affidata “la cultura con nuova delega alle manifestazioni del territorio, in quanto grande conoscitore delle realtà ed associazioni locali”.

    g.m.

  10. #590
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 22 novembre 2005

    Il Pri: “Valorizzare il San Giorgio”

    Cervia -Il Pri nota in quest’ultimo periodo un certo “fermento” per le sorti dell’ospedale. Ci sono partiti di opposizione che raccolgono firme e partiti di maggioranza che intervengono pubblicamente. “Noi che siamo stati i primi a raccogliere le firme anni or sono per difendere il futuro del San Giorgio, prima che ne fosse ripensato il ruolo dalle autorità provinciali - afferma il segretario Alessandro Carli - pensiamo che parlare solo per strumentalizzare sia poco costruttivo. Quando lottammo per il nostro ospedale molti cittadini ci sostennero, molti di più furono indifferenti. Nonostante tutto siamo sempre stati convinti come la sanità e la tutela della salute, siano delle priorità da seguire con attenzione, con l’obiettivo di dare risposte concrete e in tempi brevi alle esigenze locali. Auspichiamo quindi che il direttore Carradori possa ridisegnare la geografia sanitaria provinciale e riconsegnare un ruolo importante al San Giorgio. Sia in termini di Pronto Soccorso, per rispondere tempestivamente anche alle esigenze turistiche, sia per i servizi di analisi e prestazioni specialistiche”.L’Edera invita dunque l’amministrazione comunale ad organizzare un confronto aperto, eventualmente in consiglio comunale, alla presenza dello stesso direttore generale, per conoscere il possibile futuro del San Giorgio.

 

 
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