Ho rispostoOriginally posted by Arthur I
Nhmem, hai un messaggio.![]()


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Concordo con le risposte di Frumentarius e +HELIACVS+ ma mi preme per corretteza ricordare:Originally posted by Mjollnir
Frumentarius correggimi se sbaglio, ma mi sembrava di ricordare che a Roma il cittadino aveva però dei limiti anche per il culto privato: non poteva introdurre divinità che non fossero state ammesse dallo Stato.
"Anche la tolleranza romana, tuttavia, aveva un limite invalicabile nelle superstitiones. Per i Romani era superstitioogni religione che implicasse un timore eccessivo degli dèi, particolarmente pericolosa poi se il culto suscitava forti emozioni ( morbus animi) e se i fedeli si riunivano in privato o di notte."
(F. Sini, Sua cuique civitati religio. Religione e diritto pubblico in Roma antica, Torino 2001, pp. 60-61).
Ma qui nuovamente parliamo di culto pubblico e non privato.