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  1. #71
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Prodi e le coppie di fatto

    La Chiesa preoccupata che il centrosinistra emuli Zapatero

    I rapporti etico - sociali meritano una certa prudenza nel venire trattati, anche perché sono materia di ordine costituzionale: non avremmo sinceramente voluto che fosse proprio il quotidiano della Cei, con tutto il rispetto, a dover richiamare, come pure è avvenuto, la nostra classe politica alla lettera della Costituzione. L'articolo 29 della Carta scrive infatti che "La repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio". E quindi questo è un presupposto inalienabile, salvo modifica costituzionale. E' comprensibile dunque che vi sia una preoccupazione in questo senso verso ogni iniziativa che tenda o possa tendere a svuotare il significato della famiglia in quanto tale. Deve però essere chiaro che ciò non significa affatto che lo Stato possa accettare di discriminare i cittadini che vivono fuori dalla famiglia. Una cosa è trattare dei rapporti etico - sociali in Costituzione, ma una ben diversa è lo Stato etico - sociale. Il nostro è uno Stato democratico, dove chi vuole essere contrario ad una legge viene rispettato, esattamente come chi la vuole. Quindi troviamo equilibrata la posizione che ha preso il presidente Fini in proposito, esattamente come quella che ha preso Rutelli e non ci era parsa certo scandalosa la proposta di Prodi. La polemica nasce piuttosto del fatto che il professor Prodi, nel sostenere una cosa giusta, si sia rivolo all'Arcigay, e questo ha preoccupato la Chiesa, perché il problema non sono i pacs, che sono atti normativi, ma eventualmente il matrimonio fra omosessuali.

    Prodi ha subito fatto sapere di essere stato equivocato e né Rutelli, né Fini ci sembrano disponibili a sostenere una posizione zapateriana, come si dice. Per cui ci troveremmo di fronte alla classica tempesta in un bicchier d'acqua. Però un problema c'è: il timore della Chiesa che non basti alla sinistra un leader cattolico per far tenere una rotta moderata a quella coalizione, ed il timore del leader cattolico di non rivelarsi alla sinistra che lo sostiene, come troppo moderato. Questa miscela di elementi potrebbe essere sufficiente, per un cortocircuito della soluzione adottata dalla leadership dell'opposizione. Per questo le primarie potranno essere un segnale importante in modo da comprendere davvero gli equilibri che si sono raggiunti nell'Unione e quelli che sono prossimi ad essere superati.

    Roma, 13 settembre 2005

  2. #72
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    Predefinito comunque è stato affidato

    ad un membro della direzione nazionale del partito un articolo su ruini per la voce di domani. Per chi vuol discuterne, il giornale è aperto.


    Di Riccardo Bruno
    Monsignor Ruini sorprende sempre, perché egli ha una vera passione interpretativa per la Costituzione Italiana, cosa che a volte appare come una prevaricazione nei confronti del nostro libero Stato, altre, come una effettiva correlazione sensibile, fatta di attese e speranze Ad esempio, contestammo monsignor Ruini quando spiegò che la Costituzione consentiva i finanziamenti alla scuola privata. Quella ci parve un’interpretazione surrealistica e priva di qualsiasi fondamento, e glielo dicemmo con una certa vis polemica.
    Sinceramente avremmo invece difficoltà a dirgli che la Costituzione non difende la famiglia, o non la riconosce come “società naturale fondata sul matrimonio”. Poi, da qui a dire che i pacs sono incostituzionali, ce ne passa, ovviamente. Come ricorda il professor Rodotà, vi sono l’articolo 2 e l’articolo 3 della Costituzione, dove si garantiscono i diritti inviolabili dell’individuo, il divieto di discriminazione, ed in particolare si difendono le “formazioni sociali”, a cui le convivenze, quali che siano, possono essere assimilate. Ma è chiaro che nell’ambito di un’interpretazione della Costituzione la posizione di Ruini questa volta ha un suo chiaro fondamento. Al limite, la si può discutere, ma non si può rifiutarla. E troviamo singolare, lo ribadiamo, che un esponente del Vaticano interpreti la nostra Costituzione, ma nessuno può precludergli questo diritto, nemmeno Pannella, che vorrebbe persino offrire ai preti la possibilità di venire eletti in Parlamento.
    Si può considerare un’ingerenza l’interpretazione della Costituzione da parte di un’autorità ecclesiastica? A nostro avviso solo se tale interpretazione è forzosa, capace di stravolgere il significato della Costituzione. Questo, Ruini, lo fece appunto sugli articoli concernenti la parità scolastica, ma non lo ha fatto sull’articolo 29, la cui lettura è in sostanza corretta. Sarà poi con sua buona pace compito dello Stato italiano, autonomo e sovrano, rispondere all’insieme di questioni che comportano l’articolo 29, il 3 ed il 2 - soprattutto - della nostra Carta. Così come lasciamo alla Chiesa di decidere se è compito dei suoi ministri sollevare, a ragione o a torto, eccezioni di incostituzionalità.
    Ma nel merito della questione, possiamo a rimproverare a Ruini la sua difesa della famiglia come unità fondante della società italiana? Perché è evidente che è questa la preoccupazione del cardinale. Al limite dovremmo dirgli che, quali che siano le decisioni dello Stato italiano sulle coppie di fatto, certo non sarà intenzione di nessuna forza politica del paese mettere in difficoltà le famiglie, anzi, più diritti si concedono alle coppie di fatto, più bisognerà tutelare le famiglie.
    A meno che Ruini avesse una finalità diversa nel suo intervento, e cioè pensasse che un regime repressivo verso le coppie di fatto o che ne limitasse i riconoscimenti ed il sostegno da parte dello Stato, agevolasse la tenuta delle famiglie. Ma se questa fosse l’intenzione del cardinale, dovremmo dirgli che si sbaglia, perché la dissoluzione della famiglia non si argina nemmeno con una legge ad hoc, e vi sono coppie di fatto che nel loro stato hanno un preciso interesse materiale, superiore a qualsiasi sostegno possano ricevere, che con il matrimonio decadrebbe. Basti pensare ad una vedova che riceve la pensione del marito a condizione di non risposarsi, e dunque ha tutto l’interesse a convivere con il nuovo compagno.
    Non ci stupiremmo se la difesa della famiglia da parte della Chiesa trovasse quindi sul suo cammino ostacoli ben superiori a quelli giuridici, vista anche la varietà che presenta l’analisi sociale del nostro paese. Da un’impostazione come la nostra, tutto ciò che rientra nelle aspirazioni di realizzazione di un individuo, se non infrange la legge, è rispettabile e va tutelato. Quindi, reciprocamente, non possiamo impedire alla Chiesa di esprimere la sua valutazione morale, quale che sia. Per questa abbiamo la massima considerazione. Semmai possiamo invitarla, e lo facciamo volentieri, a lasciare ai membri dello Stato italiano l’interpretazione della Carta costituzionale.

  3. #73
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    Predefinito tratto da LA VOCE REPUBBLICANA 23 settembre 2005

    D'Alema garibaldino (ma prima non lo era)

    Ci fa davvero impressione la ventata garibaldina dell'onorevole D'Alema che, in un'intervista ad un quotidiano, invita la Cei a dedicare alla scarsita' di aiuti ai Paesi poveri almeno la stessa attenzione riservata alle intercettazioni telefoniche. E' meritevole di essere insignita dell'onorificenza dei fratelli muratori. Solo che non capiamo perche' questa eccezionale osservazione l'onorevole D'Alema non l'abbia fatta quando da presidente del Consiglio si reco' con la famigliola in visita dal Santo Padre. Crediamo che in quel caso avrebbe avuto un effetto maggiore di quello di indicare i valori spirituali della Chiesa come dei valori guida per l'animo umano. Oppure, quando si era seduto compito ed assorto alla beatificazione di Escriva' de Balaguer, anche in quella occasione avrebbe potuto dire che le spese per quel rito potevano essere devolute ai Paesi poveri.
    Ci sarebbero tante occasioni utili per esternare i propri pensieri tempestivamente, anche per non incoraggiare poi le pretese da parte della Chiesa, che vede avversari tanto addomesticati da credere, evidentemente, di non trovarne piu' sul proprio cammino.

  4. #74
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Laici e Chiesa cattolica

    Non siamo andati a scuola con i gesuiti e neanche con Zapatero

    Noi che non siamo andati a scuola dai gesuiti e che il nostro rapporto con la religione, quale che sia, non lo riteniamo oggetto di pubblica divulgazione in nessuna forma e per nessuna ragione, siamo stati chiamati in causa da alcuni opinionisti per sapere cosa pensiamo, o addirittura dove siamo, di fronte alle prese di posizione della Chiesa di questi giorni. Per la verità questi appelli di illustri giornalisti ci sembrano un po' strumentali, perché abbiamo detto dal primo momento, fin da quando c'è stato il confronto sul referendum, che le opinioni della Chiesa cattolica erano lecite e rispettabilissime, pur non essendo le nostre, così come erano leciti e rispettabilissimi gli appelli all'astensione.

    Se la Chiesa è libera e lo Stato altrettanto, non riusciamo davvero a comprendere come si possa pretendere che uno di questi due soggetti rinunzi a ciò che per ciascuno di essi rappresenta la propria prerogativa.

    Si può forse affermare politicamente che, mentre lo Stato italiano non pretende di influenzare la Chiesa, invece la Chiesa non rinuncia a questa velleità. E perché mai dovrebbe rinunciarvi essendo il suo magistero principalmente morale? La Chiesa probabilmente vorrebbe influenzare anche gli Stati Uniti d'America, ma quando essa manifesta la sua contrarietà alla guerra, nessuno da Washington l'accusa certo di indebita ingerenza, così come crediamo che i marines americani non fischierebbero il cardinale Ruini o altro prelato perché non approva il loro operato in Iraq.

    Piuttosto vediamo una parte del mondo laico sulla difensiva, timoroso di aver perso il confronto con la Chiesa cattolica in questi anni e che non riesce a darsene pace, magari perché riteneva, dopo il referendum sul divorzio, di avere la strada in discesa. Noi che non abbiamo mai sottovalutato la forza della fede, invece non ci stupiamo affatto che la Chiesa non ceda il passo alla secolarizzazione e che appena possa essa rilanci i temi ai quali più tiene. Fa parte di un confronto che dura da qualche secolo e che è diventato una caratteristica positiva della società occidentale, non negativa, soprattutto se pensiamo che in altre parti del mondo questo confronto non è stato possibile, o perché lo Stato non esisteva al di fuori della Chiesa, o perché la Chiesa non era rispettata all'interno dello Stato.

    Ma quando c'è un rapporto dialettico fra queste due entità noi vediamo che ognuna può far valere i suoi argomenti e andare avanti in base alla capacità di convinzione degli stessi.

    Da parte nostra, sia sul divorzio che sulla fecondazione artificiale, siamo stati in posizione diversa ed anche opposta a quella della Chiesa cattolica, per ragioni che ormai tutti conoscono. Proviamo più difficoltà ad essere avversari della posizione della Chiesa sulle coppie di fatto. Innanzitutto perché capiamo la preoccupazione della Chiesa nel suo desiderio di sostegno alla famiglia naturale, quale l'abbiamo sempre conosciuta nella civiltà cristiana ed occidentale. Poi perché essa si avvale di un articolo Costituzionale della nostra Repubblica. Ora noi possiamo discutere se sia giusto o meno che la Chiesa ci richiami alla nostra Costituzione, ma la Costituzione in merito è chiara. Semmai essa pone il problema di tutelare anche i diritti di coloro che non vivono in una famiglia naturale, ma non è che una tale tutela, a nostro avviso sacrosanta e che occorre che lo Stato estenda, può avvenire a danno della famiglia costituzionalmente riconosciuta. Per cui non capiamo cosa si possa contestare alla Chiesa in questa sua posizione. Anche perché è sbagliato accusarla di non voler affrontare il problema delle coppie di fatto, visto che proprio il cardinale Ruini proponeva una soluzione a riguardo meritevole se non altro di attenzione. Non è che l'Italia per essere laica deve fare quello che fa Zapatero, attuando ciò che forse non è nemmeno nel codice morale della Spagna e che comporterà un rivolgimento politico profondo. Per lo meno, noi non ci pensiamo proprio. Anzi pensiamo che, visto l'attrito creatosi fra il centrosinistra, inclusi gli elementi cattolici che appartengono a quello schieramento, e le autorità vaticane, la pressante richiesta che i laici del centrodestra parlino sia motivata dalla speranza di ricordare alla Chiesa cattolica che le distanze esistono con tutti e due gli schieramenti. Nella speranza magari, con qualche genuflessione, di accorciarle a favore della propria parte, appena si possa. Non siamo interessati a queste manovre e forse non lo è nemmeno la Chiesa che rivendica i propri principi, non la propria egemonia.

    Roma, 28 settembre 2005

  5. #75
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    Predefinito Eluana può morire a Forlì. Un gesto di speranza...



    Eluana può morire, questo è quello che hanno stabilito i giudici. Purtroppo la Regione Lombardia non permette che l’interruzione dell’alimentazione forzata avvenga nelle sue strutture e cosi; il capogruppo repubblicano Lauro Biondi due giorni fa ha lanciato la proposta di accogliere Eluana Englaro a Forlì. Ognuno può vederla come vuole e, vista la delicata situazione, ogni opinione è rispettabile, ma, per noi giovani repubblicanai è un segnale di responsabilità politica e non certo la partecipazione ad un omicidio. Accogliere Eluana è un segnale d’umanità e comprensione. Una pratica visione della politica, un modo di farla che non gira le spalle alle situazioni più complesse, ma le affronta, assumendosi le responsabilità che gli spettano. Forse fuori moda, lontano dall’anarchia quanto dall’ambiguità. La vicenda in questione è un caso limite, una situazione in cui la volontà del paziente non è accertata con un’attuale manifestazione, magari per mezzo di strumenti meccanici come per il povero Welby, quanto, attraverso una ricostruzione fondata su opinioni espresse prima del drammatico incidente. È a tutti evidente che una tale ricostruzione sia difficile ed in ogni caso soggetta a rispettabili perplessità. Il paradosso è che molti fra quelli che oggi gridano all’omicidio sono gli stessi che da anni contrastano i tanti progetti di legge sul testamento biologico che giacciono in parlamento. Il PRI con il sen. Del Pennino ha da tempo presentato una proposta in tal senso.


    Ciò di cui si parla è uno strumento giuridico che permetterebbe ad ognuno di noi d’indicare preventivamente cosa si accetta e cosa no, un modo civile per garantire in ogni situazione il rispetto per quel fondamentale diritto all’autodeterminazione delle cure mediche, una realtà che è diffusa in buona parte d’Europa ma non da noi. Il principio in questione, e il suo pieno rispetto, non ha valore solo per chi si trova in casi di malattia terminale ma, anche per ognuno di noi, perché solo grazie ad esso, nella vita d’ogni giorno possiamo liberamente, indipendentemente dalle conseguenze, decidere se bere, mangiare o prendere un farmaco. Che si parli di sondini, d’alimentazione forzata o d’aspirine il principio di fondo non cambia; ogni uomo deve essere libero di scegliere in ogni momento cosa fare o meno del proprio corpo. Affidarsi alla divina provvidenza o alla scienza sono entrambe posizioni legittime, ciò che conta è che ognuno sia libero di scegliere e, ciò non è ancora, sempre, possibile.

    Il testamento biologico è la risposta a questo, nulla di più, nulla di meno.

    La speranza è che gli errori insegnino e che i vuoti legislativi, in cui oggi vanno a trovarsi persone cadute in terribili disgrazie, siano chiusi al più presto, magari anche con l’appoggio delle tante coscienze scosse dalla triste storia di una ragazza di nome Eluana.

    Michele Bertaccini
    Giovani Repubblicani Forlì
    giovedì 20 novembre 2008
    www.fgr-romagna.it

 

 
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