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    Predefinito l'olocausto revisionato

    L' Olocausto revisionato

    --------------------------------------------------------------------------------

    eccovi una tesina fatta da un ragazzo per l esame di maturità, che parla proprio del fantomatico olocausto, premetto che è stato pure applaudito:

    Introduzione

    Il termine revisionismo( dal latino revidere) è usato in ambito storico per indicare tutte le correnti storiografiche che tendono alla revisione e alla reinterpretazione dei fatti e al modo in cui sono stati acquisiti dalla storiografia precedente e ufficiale(intendendo con il termine la storiografia accademica). In realtà lo spirito del revisionismo viene a coincidere pienamente con quello della ricerca storiografica che non giunge, come le scienze esatte, mai a una conclusione precisa e definitiva.
    Il termine revisionismo olocaustico o negazionismo(come preferiscono chiamarlo gli storici ufficiali dai revisionisti indicati poi come sterminazionisti) si riferisce alla controversa corrente storica nata in Francia immediatamente dopo la fine delle ostilità con le opere del socialista francese Paul Rassinier e sviluppatasi poi progressivamente sino al 1978, anno della pubblicazione del libro di Arthur Butz The Hoax of the XX Century. I negazionisti sfidano l' immagine pubblica dell' Olocausto fornita attraverso dalla storia ufficiale, puntando l' attenzione maggiormente sui documenti che sulle testimonianze ( utilizzando per altro una gerarchia delle fonti storiche, prima i documenti poi le testimonianze, consolidatasi nel tempo): essi non negano le sofferenze che gli ebrei hanno passato sotto il Terzo Reich, sofferenze dovute alla condotta antisemita e criminale dei gerarchi nazisti, non negano la realtà storica delle privazioni, delle persecuzioni, delle deportazioni. Gli storici revisionisti negano che il Terzo Reich abbia elaborato un programma di sterminio poiché mancano assolutamente i documenti, negano l' esistenza delle camere a gas poiché studi tecnici e scientifici hanno dimostrato l' impossibilità che uno sterminio di 6 milioni di persone sia stato perpetrato con questo mezzo e negano la cifra di 6 milioni di morti che sarebbe stata elaborata non scientificamente e non tenendo conto dell' emigrazione ebraica prima e durante la guerra.

    La versione ufficiale dell' Olocausto

    L' obbiettivo dei Nazional Socialisti era il completo annientamento degli ebrei che si trovavano sotto il controllo del loro territorio. I Nazisti trasportarono milioni di ebrei attraverso tutta l' Europa sino in Polonia per lo scopo di gassarli. Per non svelare i propri crimini i Nazisti impartirono gli ordini oralmente o in un linguaggio solo cammuffato. In ogni caso tutti i documenti esistenti furono distrutti prima della fine della guerra. Questo è il motivo perchè non c'è nessuna prova chiara dell' Olocausto. Auschwitz e Majdanek furono una combinazione di campo da lavoro e di sterminio. Tutti gli ebrei che arrivavano erano selezionati, quelli che non potevano lavorare erano mandati nelle camere a gas gli altri erano sfruttati in lavori disumani. Di contro Chelmno, Sobibor, Belzec e Treblinka era pure industrie della morte dove tutti erano gassati; facevano eccezione solo gli ebrei che servivano a perpretare il crimine. Gli strumenti di morte erano le camere a gas a Majdanek e ad Auschwitz e le camere a gas e i motori diesel negli altri campi. Il numero delle vittime si aggira intorno ai 6 milioni. Ad Auschwitz e a Majdanek si trovavano dei crematori mentre negli altri campi i corpi venivano bruciati in fosse comuni. I gerarchi nazisti furono condannati giustamente per questi crimini al processo che si tenne a Norimberga.



    A questa ricostruzione storica i revisionisti rispondono punto per punto analizzando la Soluzione finale, il sistema dei campi di concentramento, il problema delle camere a gas, il problema statistico e il processo di Norimberga.
    Storia del revisionismo Olocaustico

  2. #2
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    Storia del revisionismo Olocaustico

    Francia

    La storiografia revisionista nasce ufficialmente con il libro di Rassinier La menzogna di Ulisse del 1948. Paul Rassinier, professore francese di storia e di geografia, dal 1934 era iscritto alla SFIO, La sezione francese dell' internazionale operaia, il partito socialista francese, e nel 1940 divenne capo del partito nello regione di Belfort. Con l' occupazione nazista si unì al movimento partigiano Libre-Nord. Catturato dai tedeschi e torturato per 11 giorni, fu deportato ad Buchenwald, poi trasferito a Dora, infine a Dachau. Nel 1945 tornato in Francia fu eletto come deputato socialista all' assemblea nazionale. Per la sua attività durante la guerra ricevette la Medaglia d' oro della riconoscenza francese, la Rosetta della Resistenza e una pensione essendo tornato per il 90% invalido per le torture e le percosse subite nei campi. Ne La menzogna di Ulisse Rassinier confuta molte memorie dei suoi compagni internati nei campi, specialmente quelle sulle presunte camere a gas nei campi dell' Ovest. Ne Il dramma degli ebrei Europei Rassinier dimostra che il numero di 6.000.000, indicato come vittime ebree del nazionalsocialismo è stato ottenuto accrescendo il numero e falsificando le indagini statistiche. Nel libro si contesta anche l' esistenza e l' attuazione di un piano predeterminato di sterminio. In seguito alle sue conclusioni Rassinier fu espulso dalla SFIO e privato delle onorificenze ricevute per l' attivita partigiana.

    Germania

    La storiografia revisionista si sviluppa poi in Germania con le memorie di Burg e di Cristopher. Burg, un ebreo rumeno, deportato durante la guerra nei campi dell' est, nel 1962 scrisse Schuld und Schicksal(Colpa e Fede), frutto delle sue interviste a ex-internati di Auschwitz e Majdanek, campi che lui potè visitare di persona. Tra tutti gli internati intervistati, circa un centinaio, Burg non ne trovò nessuno che avesse una conoscenza diretta delle camere a gas. Nel 1973 Christophersen, un industriale che lavorava vicino ad Auschwitz e che spesso prendeva manodopera dal campo, scrisse Die Auschwitz Luge:Ein Erlebnisbericht(La menzonga di Auschwitz: una testimonianza oculare): nel campo di Birkenau che conosceva a fondo non aveva visto nessuna camera a gas e le persone che vi erano internate erano tutte in buona salute. Sempre nel 1973 Udo Walendy, storico, pubblicò Bild-"Dokumente fur die Geschichtsschreibung?", che svelava i fotomontaggi di molte foto che si credeva testimoniassero crimini nazisti nei campi di concentramento. Nel 1972 il giudice Starlig pubblicò Der Auschwitz Mythos, considerato insieme al testo di Butz, uno dei maggiori lavori scientifici revisionista, dopo essere stato licenziato per aver fornito una testimonianza( durante la guerra era stato come soldato semplice vicino ad Auschwitz) in cui negava l' esistenza delle camere a gas nel campo.

    Inghilterra-America

    Questi lavori procurarono molto scalpore ma l' opera revisionista più largamente diffusa fu il librodi Richard Harwood Did Six Million Really Die uscito nel 1974. Scritto in uno stile giornalistico, il libro si diffuse presto in tutta Europa e provocò sia lodi di molti giornali, sia la rabbia delle associazioni ebraichee degli storici ufficiali. In America David Hoggan pubblicò nel 1968 The six million myth, basato sulle memorie di Rassinier, seguito da “The Six Million Swindle” di Austin App. Nel 1976 Arthur Butz, pubblicò il maggiore libro sull' Olocausto visto da una prospettiva revisionista, The Hoax of the XX century. L' autore utilizzando fonti accettate dalla storiografia ufficiale, con un corposo apparato di note(in circa 500 pagine con 444 note a piè di pagina di cui solo 8 riferenti a libri revisionisti e 162 pubblicazioni elencate nella bibliografia di cui solo 16 revisioniste) negava l' esistenza di un piano di sterminio da parte nazista, l' esistenza delle camere a gas e metteva in luce le distorsioni giudiziarie avvenute a Norimberga.

    Attualmente

    I maggiori storici revisionisti attuali sono l' italiano Carlo Mattogno, che ha dedicato alcuni lavori all' analisi di ogni singolo campo di concentramento, lo svizzero Jurgen Graf, autore di Olocauste au Scanner, opera di sintesi delle conclusioni a cui sono giunti gli studiosi revisionisti, Mark Weber direttore dell' IHR, l' Istituto per il revisionismo storico, che pubblica mensilmente un giornale con articoli di vari autori, Germar Rudolph, chimico e storico amatoriale, che ha indirizzato le sue ricerche sul funzionamento tecnico delle camere a gas, specie in accordo alle testimonianze dei sopravvissuti. Nel 1994 Hayward, un laureando in storia neo-zelandese pubblicò The Fate of The Jews in German Hands, che rimane il lavoro scientifico più importante di analisi del revisionismo.

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    La Soluzione Finale

    Quando, chi, perchè?

    Gli storici ufficiali concordano che, relativamente alla Soluzione Finale (Endlosung) del problema ebraico non esiste in pratica nessun documento1. Gli stessi concordano anche di non sapere di preciso chi ha dato l' ordine2, o Hitler o Himmler, poiché non esiste nessun ordine da parte di questi di sterminio nei confronti degli ebrei. Non si spiegano nemmeno il perchè della soluzione finale e la sua possibilità di attuazione (odio collettivo per gli ebrei, follia singolare di Hitler). Gli storici sterminazionisti si trovano nella difficile situazione di avvalorare l' esistenza di quest' ordine pur se di quest' ordine non esiste traccia. La politica ebraica del Terzo Reich prima della guerra esclude però un progetto di sterminio poiché i nazisti favorirono sempre l' emigrazione dei cittadini di fede ebraica residenti nel loro territorio sotto il loro controllo.

    La politica ebraica del Terzo Reich prima della guerra

    La politica perseguita dai nazionalsocialisti nei confronti della popolazione ebraica è direttamente connessa al loro concetto dell' ebreo. I nazisti si proponevano di eliminare l' influenza ebraica sulla nazione tedesca, che aveva raggiunto l' apice con la Repubblica di Weimar quando gli ebrei pur essendo il 5% della popolazione avevano raggiunto un grande successo nei settori chiave delle Banche, dell' industria, della radio e del cinema3. I nazisti consideravano poi gli ebrei come i portavoci del marxismo in Europa ( giustamente o erroneamente essi erano accompagnati in questo da Churchill): i commissari politici russi prima delle purghe erano per la maggior parte ebrei, Karl Marx era ebreo, il capo degli spartachisti Rosa Luxemburg era ebrea. Quando gli ebrei nel 1933 nella conferenza che si tenne in Olanda4, in risposta al governo antisemita tedesco descisero il boicottaggio delle merci provenienti dalla Germania, i nazisti iniziarono seriamente a pensare a una politica di emigrazione. Il progetto che si voleva realizzare era il piano Madagascar: conformemente ai desideri del sionismo internazionale, che Teodoro Herzl aveva formulato nel Der Judische Staat, i nazisti progettarono l' espulsione degli ebrei nell' isola africana del Madagascar: il progetto andò avanti senza risultati concreti sino al 1940 quando la conquista della Francia e la creazione del governo filo-nazista di Vichy aprì nuove possibilità per il progetto di emigrazione. Nonostante che chiaramente e come riconoscono tutti la politica pre-bellica del terzo Reich nei confronti degli ebrei non prevedeva lo sterminio alcuni parlavano già di stermini di massa: nel 1936 Feuchtwanger in un libro di propaganda antitedesca parlava già di 500.000 ebrei uccisi, Hans Beimler, in Das Nazi Morder lager von Dachau, nel 1933 parlava di stermini di massa5.





    5 settembre 1939: la Giudea dichiara guerra alla Germania

    Il 5 settembre 1939 il Daily Express riportava in prima pagina la dichiarazione di guerra da parte di Charles Weitzmann alla Germania nazista6. Weitzmann che poi sarebbe diventato il primo presidente di Israele era il presidente dell' Agenzia Ebraica, quindi la dichiarazione di guerra era valida a tutti gli effetti e non aveva il valore di quelle già dichiarate da associazioni ebraiche private o da ebrei comuni. Citando Weitzmann, “ gli Ebrei sono a fianco della Gran Bretagna
    e combatteranno a fianco delle democrazie... L'Agenzia Ebraica è pronta a prendere misure immediate per utilizzare la mano d'opera ebraica, la competenza tecnica e le risorse ebraiche, ecc.“7. Secondo il diritto internazionale e secondo i patti della Convenzione di Ginevra del 1907, i nazisti avevano il pieno diritto di internare gli ebrei che vivevano nei territori tedeschi in quanto cittadini di un paese nemico ( il discorso per il problema ebraico è complesso per via della nazionalità, ma il dibattito sulla legittimità dell' internamento è aperto anche tra coloro che considerano una realtà l' Olocausto una realtà storica; Nolte e molti altri considerano l' atto dell' internamento conforme alle leggi internazionali8 ). L' internamento che era riprovevole moralmente, era praticato anche da altre nazioni: il governo democratico degli Stati Uniti internò tutti i cittadini giapponesi e di ascendenza giapponese che vivevano in America9. In definitiva: la Germania attacca la Polonia, Francia e Inghilterra dichiarano guerra alla Germania, l' ebraismo mondiale si schiera dalla parte delle democrazie occidentali; per questo i nazisti intraprendono una politica di internamento nei confronti degli ebrei.

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    Il memoriale Luther e la lettera di Goring

    La linea seguita dalla politica estera nazista durante la guerra è sintetizzata dal documento NG-2586 prodotto come prova a Norimberga dalla pubblica accusa. Il testo datato 21 Agosto 1942 fu stilato come documento ufficiale dall' allora Ministro per gli Affari Esteri, Martin Luther. Il documento non parla assolutamente di sterminio o di un programma di liquidazione fisica affermazioni che sarebbero dovute essere necessariamente presenti se questi fossero stati messi in atto e delinea in successione cronologica lo sviluppo della politica ebraica nazista. Al punto I si afferma: il principio della politica tedesca nei confronti degli ebrei dopo la presa del potere dei nazisti è il favorimento dell' emigrazione ebraica11. Il documento continua con il progetto Madagascar, fallito per l' indisponibilità francese e con la definitiva “Soluzione Finale” stabilita come emigrazione della popolazione ebraica nei territori occupati ad Est12. Viene affermato anche che il piano per il “ristabilimento” ad Est venne precisato nei dettagli nella conferenza di Wannsee. Nessun documento tedesco parla di un piano di sterminio e spesso (Reitlinger, Hildberg) viene citata come prova dello sterminio questa lettera di Goring del 1941 a Heydrich, incaricato di fare i preparativi per la soluzione finale:

    "A integrazione del compito già assegnatole con decreto del 24-1-39, di portare la questione ebraica ad una opportuna soluzione in forma di emigrazione o evacuazione (in Form der Auswanderung oder Evakuirung) il più possibile adeguata alle circostanze attuali, La incarico con la presente di fare tutti i preparativi necessari dal punto di vista organizzativo, pratico e materiale per una soluzione totale (GesamtIösung) della questione ebraica nei territori europei sotto l'influenza tedesca. Nella misura in cui vengono toccate le competenze di altre autorità centrali, queste devono essere cointeressate.
    La incarico inoltre di presentarmi quanto prima un progetto complessivo dei provvedimenti preliminari organizzativi, pratici e materiali per l'attuazione dell'auspicata soluzione finale della questione ebraica (Endlösung der Judenfrage)" 13
    Come si evince chiaramente dal testo l' “Endlosung der Judenfrage” non è lo sterminio degli ebrei come pretendono gli storici ufficiali citando questo documento, ma una soluzione di emigrazione e evacuazione (Form der Auswanderung oder Evakuirung).

    La conferenza di Wannsee

    La data è più in voga come inizio del presunto ordine di sterminio è il 20 gennaio 1942: la conferenza di Wansee. Wansee era un sobborgo di Berlino dove Heydrich aveva convocato una conferenza per decidere il destino degli ebrei nei territori occupati. Alla conferenza parteciparono, attraverso la presenza personale o rappresentanza tutti gli uffici e i ministri del Terzo Reich. Secondo gli sterminazionisti(la maggior parte poiché le visioni sono sempre contrastanti) qui venne deciso definitivamente lo sterminio degli ebrei. La realtà che emerge dai documenti è però un' altra. Nel documento non c'è una sola parola che fa riferimento alla liquidazione fisica o allo sterminio programmato del popolo ebraico e gli storici ufficiali sono dovuti ricorrere necessariamente alla spiegazione che l' ordine sia stato dato a voce, corroborando la loro tesi senza una minima prova, un documento o una testimonianza. Il documento redatto alla fine della conferenza parla del trasferimento ad est degli ebrei. Da questo trasferimento sono esclusi:
    a I veterani della prima guerra mondiale
    b Coloro che abbiano superato i 65 anni di età
    Nel documento non c'è una sola riga che parli di sterminio14.

    Conclusione
    Gli sterminazionisti pretendo che i tedeschi abbiano sempre parlato in codice della Soluzione Finale, indicandolo come un programma di emigrazione mentre in realtà era una politica deliberata di sterminio. Questi stessi storici non riescono a spiegare in nessun modo come una politica di sterminio che avrebbe richiesto una ingente organizzazione logistica e di personale qualificato (SS, medici, costruttori, chimici per l' organizzazione delle camere a gas) si sia potuta avviare con ordini solo orali poiché non esiste un singolo documento, come concordano anche loro, in cui sia contenuto un ordine di sterminio degli ebrei. Considerando che poi stiamo parlando del Terzo Reich, famoso per il suo carattere burocratico e meticoloso, e di un ordine che avrebbe dovuto passare da diversi uffici, amplificando così il numero di copie, si capisce che la spiegazione ufficiale della distruzione non regge.

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    I Campi di concentramento


    Il sistema nazista dei campi di concentramento

    Subito dopo la salita al potere di Adolf Hitler nel 1933, per stroncare la residua resistenza politica, i nazisti istituirono il sistema di prigionia dei campi di concentramento. Il primo campo costruito come campo di concentramento stabile fu il campo di Dachau vicino Munich. Altri furono costruiti dopo. Nel 1933 la popolazione dei campi era stimata nel numero di 27.000, nel febbraio 1934 in seguito alla nuova rilassata situazione politica gli internati erano scesi a 7.00015. Sino al 1938 gli ebrei non furono mai internati nei campi di concentramento per il solo fatto di essere ebrei ma solo se appartenevano alle 5 categorie in cui erano divisi gli internati. I prigionieri in base ai loro crimini portavano un riconoscimento colorato sul braccio:
    Verde- Criminali
    Rosso- Prigionieri politici (principalmente comunisti)
    Rosa- Omosessuali
    Neri- Antisociali(vagabondi, alcolisti, ecc.)
    Viola- Coloro la cui religione era considerata non conforme ai dettami del Terzo Reich(in prevalenza Testimoni di Geova)16. Nel Novembre 1938 dopo l' uccisione di un diplomatico parigino e la KristalNacht 30.000 Ebrei furono internati, ma la maggior parte fu subito rilasciata17. In questi campi erano già attivi ispettori della Croce Rossa Internazionale, che poi avrebbero continuato il loro lavoro per tutta la durata della guerra. Nell' Agosto 1938 J-C. Favez delegato della Croce Rossa a Dachau scriveva così del campo: è costituito da stabilimenti solidi[....] non si lavora il Sabato pomeriggio e la Domenica[...] I pasti sono preparati in cucine pulite e spaziose[...] La punizione dell' isolamento è praticata solo raramente[...] Quando una guardia uccide un prigioniero è severamente punita e espulsa dalle SS[...]. Il trattamento dei prigionieri è duro ma non può essere in nessun modo caratterizzato come inumano.18. Con lo scoppio della II guerra mondiale, e con la successiva crescita dei movimenti di guerriglia partigiana nei territori occupati dal Reich, che secondo la Convenzione di Ginevra erano illegali e in risposta alle quali la potenza occupante poteva legalmente fare rappresaglie tra la popolazione civile, i campi di concentramento videro salire di molto la loro popolazione e poiché la maggior parte della popolazione attiva tedesca era impegnata direttamente nelle operazioni belliche, il sistema dei campi di concentramento cominciò ad essere sfruttato in funzione produttiva. Secondo la storiografia ufficiale i campi di concentramento nazisti erano divisi in 3 categorie: i campi di lavoro, i campi di lavoro e di sterminio, come Auschwitz e Majdanek, che erano usati sia per lo sfuttamento dei prigionieri sia per l' attuazione del programma di sterminio e i campi di sterminio(Treblinka, Sobibor, Belzec, Chelmno), città dai nomi prima sconosciuti dove si dice che tutti i deportati che arrivavano erano gassati. Considerando quindi che i campi di concentramento nazisti, sia quelli occidentali, sia quelli orientali, erano 88, solo una minima parte, 6, sarebbero dovuti servire allo sterminio di massa.

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    Le condizioni di vita

    -Il cibo
    Alla fine della guerra per le pessime condizioni che si erano venute a creare nei campi di concentramento scoppiarono continue epidemie di tifo provocarono moltissimi molti tra gli internati. Le cataste di cadaveri che molto spesso vengono mostrate con gusto macabro non sono il risultato di una politica di sterminio o di gassazioni ma la conseguenza di queste terribili epidemie di tifo. Il fatto che alla fine della guerra le condizioni igieniche fossero pessime non implica automaticamente che durante la guerra. Il rapporto della Croce Rossa, che visitava regolarmente i campi di concentramento tedeschi, parla per il periodo dal 1943 al 1944 di razionie medie giornaliere di 2750 calorie19 per ogni prigioniero. Oswald Pohl, capo dell'Ufficio Centratele Economico e Amministrativo delle SS, che presiedeva alla produzione nei campi di concentramento , e a cui ogni comandante generale di ogni campo era sottoposto mandò a questi una circolare in cui si precisavano le razioni di cibo che ogni internato doveva ricevere: I vegetali devono essere serviti ai pranzi[...] La quantità di cibo servita a pranzo deve essere adeguata ai bisogni dei prigionieri . Non piccole minestre, ma in piatti grandi[...] La distribuzione di cibo aggiuntivo è incoraggiato[....] Se qualcuno si potrà ricostituire con maggiore cibo questo dovrà essere servito. Tadeusz Iwaszko, uno dei direttori del museo di Auschwitz in un articolo sul cibo degli internati scrisse: “ A mezzogiorno, il brodo di carne era servita 4 volte alla settimana, e il brodo di vegetali 3 volte alla settimana, questo consisteva in patate, carote e altri alimenti.”20 Sempre secondo Iwaszko ad Auschwitz a pasto erano dati 300 grammi di pane, 25 grammi di salsa, margarina, marmellata o formaggio con un valore nutrivo di 900-1000 calorie(stima di Iwaszko), il brodo aveva un valore nutritivo di 350-400 calorie. Secondo un documento della resistenza polacca a Majdanek a Majdanek si riceveva alle 6 mezzo litro di brodo, all' una mezzo litro di zuppa, spesso con grasso o carne, il pranzo di sera era alle 5 e consisteva in 200 grammi di pane con marmellata, formaggio o margarine e 2 volte alla settimana 300 grammi di salsiccia 21.
    Questi dati che possono sembrare poco devono poi essere confrontati con lo stesso cibo che riceveva la popolazione civile e i militari durante la guerra.

    -Le cure mediche

    Il documento è uno dei frequenti rapporti che i medici di Auschwitz stilavano sulla situazione ospedaliera del campo22. Il fatto che ad Auschwitz, ma anche negli altri campi di concentramento, ci fossero degli ospedali che curavano gli internati contrasta apertamente con la pretesa di sterminio: perchè i nazisti avrebbero dovuto curare gli ebrei che poi avrebbero dovuto sterminare? Gli internati ricoverati negli ospedali di Auschwitz rappresentavano una parte consistente della popolazione concentrazionaria: ad Auschwitz 67000 internati su 180000 erano ricoverati nei complessi ospedalieri del campo. Secondo Reitlinger, storico ufficiale dell' Olocausto, al 2 Maggio 1944 quando fu stilato un rapporto sulla popolazione del campo 2/3 di questa erano classificato come “Non mobile, non impiegabile, non assegnato”23 ed era fermo nei complessi ospedaliere. Questi numeri sono incompatibili con la pretesa di sterminio.

    -Divertimenti e svaghi

    Come confermato dal libro di Primo Levi Se questo è un uomo24, ad Auschwitz gli internati organizzavano regolarmente partite di calcio e anche gare di nuoto e ogni sabato in una zone del campo suonava un' orchestra. Il professore di medicina Marc Klein internato ad Auschwitz scrive:
    “Tra applausi rumorosi degli spettatori, partite di calcio, basketball, e pallanuoto si giocavano il sabato pomeriggio: l' uomo a bisogno di poco per distrarsi da un pericolo imminente25! L' amministrazione delle SS permetteva agli internati molti svaghi, anche durante i giorni della settimana. Un cinema proiettava notiziari Nazisti e film sentimentali; un cabaret offriva spettacoli spesso inscenati dagli uomini delle SS. Infine c' era una orchestra rispettabile, nella quale all' inizio suonavano solo i polacchi poi musicisti di tutte le nazionalità, specialmente ebrei”26

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    -Punizioni e maltrattamenti

    Anche se sicuramente azioni di maltrattamenti nei confronti degli internati possono essere avvenute, esse non rappresentavano certamente la politica ufficiale che secondo gli ordini ufficiali si doveva adottare nei confronti dei prigionieri dei campi di concentramento. Ogni SS che era impiegata nei campi di concentramento doveva giurare secondo questo rituale: “ Sono cosciente che solo il Furher possiede la vita e la morte dei nemici dello Stato. Io non ho il permesso di ferire o uccidere nessun nemico dello Stato...”28. Le punizione per cattiva condotta dei prigionieri comprendevano squadre di punizione, privazione del cibo e percosse. L' esecuzione di un prigioniero era consentita solo dopo una lunga procedura di approvazione dell' azione da parte dell' RSHA, l' ufficio Generale del Reich.29. Le stesse SS fucilarono Karl Koch, comandante di Buchenwald e Hermann Florstedt di Majdanek per il comportamento non conforme alla politica ufficiale nei confronti degli internati e per aver commesso crimini contro questi.30

    I rilasci

    Un fatto volutamente ignorato dalla critica storica e generalmente sconosciuto è il fatto che molti prigionieri dei campi di concentramento dopo un periodo di lavoro forzato furono effettivamente liberati.
    Un documento di rilascio di una prigioniera dal campo di Auschwitz, quindi un presunto campo di sterminio.31

    Un documento di rilascio di una prigioniera dal campo di Auschwitz, quindi un presunto campo di sterminio.32






    La questione dei rilasci potrebbe costituire una risposta fondamentale alle pretese di sterminio. Il documento è del 1944, data secondo la storiografia ufficiale in cui lo sterminio degli ebrei procedeva a pieno ritmo, i nazisti rilasciavano tranquillamente quindi i presunti testimoni oculari delle sempre presunte gassazione e atrocità che si commettevano nei campi di sterminio?
    Secondo fonti polacche 20.000 prigionieri furono rilasciati da Majdanek, campo di sterminio, 5.000 da Stutthof. Per quanto riguarda Auschwitz nel solo periodo che va da Giugno a Dicembre 1943 furono rilasciati 300 prigionieri, il numero totale deve quindi essere molto più alto.

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    La gestione del campo e le atrocità dei criminali comuni e dei comunisti

    Per via dell' esiguo numero di SS impiegate nell' amministrazione dei campi di concentramento, molte mansioni di controllo e di polizia erano delegate da queste ai Kapò, cioè poliziotti che erano recrutati tra la popolazione del campo, specialmente tra i prigionieri classificati come Verdi o Rossi.
    Questi tiranneggiavano gli altri prigionieri del campo come risulta dalle memorie di Paul Rassinier che ne Le menzoigne d' Ulysses accusa apertamente i suoi compagni di prigionia comunisti, che rappresentavano la maggioranza dei Kapos, a Buchenwald di scaricare la propria frustazione sui deportati ebrei e sui criminali comuni33. Karl Kautsky, altro socialista come Rassinier, che fu internato durante la guerra in diversi campi di concentramento scrive nelle sue memorie che dove i comunisti o i criminali prendevano il controllo del campo era una sentenza di morte per molti degli altri prigionieri34: i Kapò privavano gli altri prigionieri del cibo e si rendevano responsabili di violenze e atrocità nei confronti degli altri internati. Ovviamente la colpa è delle SS che non controllavano la gestione del campo, però la responsabilità diretta degli episodi di violenza era della polizia del campo composta dagli internati stessi.

    Le epidemie di tifo e lo Zyklon-B

    Per il fatto che molte persone dovevano vivere in un ambiente limitato, le condizioni igieniche furono sempre precarie nei campi di concentramento: come risultato diretto di ciò si diffusero quindi nei campi continue epidemie di tifo, specialmente nel campo di Auschwitz che trovandosi in una zone paludosa era più soggetto alle epidemie. La grande quantità di Zyklon-B, gas usato per disinfettare, acquistata dai nazisti, che per gli storici sterminazionisti rappresenta una prova dello sterminio e delle gassazioni, serviva proprio a bloccare attraverso la disinfestazione di indumenti e stabilimenti il dilagare dell' epidemie. Queste morti non avevano niente a che fare con un progetto di sterminio e la dirigenza delle SS fu sempre particolarmente attenta a limitare le morti35, anche con la costruzione di forni crematori per cremare i corpi di coloro che erano morti di tifo.
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    Le camere a gas e le testimonianze
    La verità fluida delle camere a gas

    Secondo quanto sostengono attualmente gli storici ufficiali dell' Olocausto, i campi di concentramento forniti di camere a gas furono solamente quelli dell' est. Prima si credeva che anche i campi dell' ovest fossero funzionati come campi di sterminio con le gassazioni e si avevano anche testimonianze giurate e memorie, sino a quando Martin Broznat, direttore dell' Istituto di Storia Contemporanea di Monaco, nel 1960 con una lettera al Die Zeit, ne negò l' esistenza36. Questa clamorosa azione fu dovuta principalmente al frutto incontestabile delle ricerche del padre del revisionismo olocaustico Paul Rassinier. Socialista e Medaglia d' oro della Resistenza, prima di essere deportato Rassinier era professore di storia al Collège d'Enseignement Général alla Belfort Academie de Besancon. Nel 1943 in seguito alla sua attività nella Resistenza Francese fu deportato prima a Buchenwald, poi a Dachau. Tornato lesse nelle memorie dei sopravvissuti storie di camere a gas e gassazioni che sarebbero avvenuti nei campi in cui lui stesso era stato internato. Tutte queste storie si rivelarono poi delle pure invenzioni come confermato anche dall' ufficiale Istituto di Monaco. Rassinier indagò su The Other Kingdom di David Rousset, Chaines et Lumieres dell' abate Jean Paul Renard, The Women's Camp of Death di Denise Dufournier37: gli autori pur descrivendo precisamente il funzionamento, dicevano di aver parlato per sentito dire(delle cose che poi si sono rivelate menzognere). Paul Rassinier estese poi la sua ricerca alle memorie su Auschwitz, paradossalmente anche qui non si trovò nessuno ad aver visto di prima persona le camere a gas. Se l' esistenza delle camere a gas a Dachau e Buckenwald ,sostenuta da memorie e testimonianze, si è rivelata falsa, il fatto che ci sono testimonianze per le camere a gas di Treblinka, Chelmno, Belzec, Maidanek e Sobibor e Auschwitz dovrebbe essere analizzato attentamente. Il problema delle camere a gas è simile a quello della decisione della Soluzione Finale: anche per le camere a gas, come per il progetto di Soluzione finale, non esistono documenti di costruzione come invece esistono per i forni crematori. La costruzione e il funzionamento avrebbe richiesto un numero non indifferente di documenti che non avrebbero potuto essere tutti distrutti.

  10. #10
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    La scienza contro le testimonianze

    Ernst Zundel, un piccolo editore, fu processato in Canada per aver pubblicato il libro di Harwood Did six million really died. Al processo di appello che si tenne nel 1988 Zundel decise di interpellare un ingegnere chimico Fred Leuchter per dimostrare che ad Auschwitz le camere a gas non hanno funzionato38. Leuchter, consulente del governo degli Stati Uniti per le esecuzioni capitali, partì per Auschwitz, dove prese dei campioni sia dalle presunte camere a gas, sia dalle stanze che servivano a disinfettare i vestiti, sia dalle stanze dove dormivano gli internati39. Si potrebbe contestare alla perizia di essere di parte; i campioni prelevati però furono analizzati da un istituto chimico indipendente che non sapeva niente della provenienza dei campioni40. Il Museo di Auschwitz ordinò una contro-perizia che non è stata mai rivelata al pubblico, forse perchè le conclusioni a cui arriva sono simili a quelle di Leuchter. Il rapporto Leuchter stilato in circa 300 pagine, dimostra che la quantita di acido cianidrico presente sulle pareti delle presunte camere a gas è minima, praticamente nulla se confrontata con le camere di disinfestazione di Birkenau, che pure dovevano avere un contenuto uguale. Lo Zyklon-B forma un composto stabile con il materiale con cui è a contatto e le pareti delle camere a gas avrebbero dovuto conservare ancora dei residui come per altro hanno fatto le stanze di disinfestazione di Auschwitz-Birkenau. Il fatto dell' assenza di residui di Zyklon-B risulta inspiegabile se si considera che i Krema II e III di Auschwitz hanno una ventilazione mediocre e sono costituiti da un cemento assorbente e alcalino. Il rapporto Leuchter si concentra anche sulla costruzione tecnica delle camere a gas: le camere a gas non sono fornite di buchi e di aperture, oltre alla porta non si capisce quindi in che modo si poteva introdurre lo Zyklon-B (la questione delle docce è stata rifiutata anche dagli storici ufficili). Le camere a gas, Krema II e Krema III sono vicino ai forni crematori: ciò avrebbe esposto sia gli aguzzini sia le vittime a un rischio pericolosissimo e continuo di esplosione poichè lo Zyklon-B è facilmente infiammabile. In sintesi il rapporto Leuchter conclude che le camere a gas così come sono non hanno potuto funzionare rilevando la mancanza di buchi di introduzione, non hanno potuto funzionare per la posizione e per l' attuale mancanza di dati scientifici che confortino l' ipotesi del funzionamento. Inoltre le camere a gas di Auschwitz mancano completamente di un sistema di ventilazione. Nel 1996 Germar Rudolph, chimico dell' Istituto Max-Plank scrisse un libro di conferma del Rapporto Leuchter. Walter Luftl presidente dell' ordine degli ingegneri austriaci confermò le conclusioni di Leuchter.

 

 
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