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Risultati da 21 a 30 di 61
  1. #21
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    Io ai Celti preferisco i Germani che, al contrario dei Celti, misero in difficoltà l'Impero Romano. Ricordiamoci di Teutoburgo.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #22
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    I latini "original" erano prevalentemente di estrazione germanico-celtica.Daltronde il rigore morale e la severitas espicavano bene una certa tempra teutonica.
    Stesso discorso per le legioni:erano piene zeppe di celti e germanici.

  3. #23
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    Originally posted by Jenainsubrica
    Quei "barbari" che restituirono dignità all'Europa non arriveranno + una seconda volta (forse i russi)...
    Senza offese per nessuno...ma non avete ancora capito che i russi sono mezzi mongoli?Ma li avete visti bene in faccia?
    Il colore della pelle e la pigmentazione sono importanti,ma anche i lineamenti del viso: i russi non sono per nulla simili ai popoli germanici.

    P.S.
    Ecco...la Brandi ad esempio ha una ghigna "sospetta": vedo parecchio di mongolo in quel faccione largo e in quegli occhi allungati.

  4. #24
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    Non mi sembra proprio che Putin abbia la faccia da mongolo...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #25
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    Originally posted by Dragonball
    I latini "original" erano prevalentemente di estrazione germanico-celtica.Daltronde il rigore morale e la severitas espicavano bene una certa tempra teutonica.
    Stesso discorso per le legioni:erano piene zeppe di celti e germanici.
    Ma infatti Cesare passò il Rubicone con dietro la Legione arruolata tra Brescia Mantova e Verona di cui non ricordo il numero.

  6. #26
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    Originally posted by Der Wehrwolf
    Non mi sembra proprio che Putin abbia la faccia da mongolo...
    E Eltsin?



    E Lebed?




  7. #27
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    Eccoli qui invece 2 esempi di un celtico e un germanico...

    Dal film King Arthur:



    L'attore sulla destra è Clive Owen,nato a il 3 Ottobre 1964 a
    Keresley, vicino a Coventry, Warwickshire, England, UK.
    Celtico.



    Sulla destra della foto l'attore è Stellan Skarsgård,nato nel 1951, Gothenburg, Västergötland,Svezia.
    Sicuramente germanico.
    Sulla sinistra della prima foto l'attore è Til Schweiger nato il 19 December 1963,Freiburg,Germany.
    Anche questo è sicuramente germanico.

    Capita ora la differenza Lupo?

  8. #28
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    Post CONTRA LATINITATE, SEMPER

    FUORI DAI VELTRONI
    Gli Italioni si attribuiscono con una certa generosità fette spropositate del patrimonio artistico mondiale che vanno, a seconda dello slancio patriottico del momento, dal 60 all'80 per cento. Al di là della tricolore prodigalità delle percentuali (non dimentichiamo che a tirarle fuori so¬no gli stessi che "danno i numeri" a proposito di conti pubblici e di bi¬lancio dello stato) va comunque sempre ricordato che larghissima parte di quel di cui si parla non è italiana ma padana e toscana.
    Questa disinvolta italianizzazione del patrimonio artistico e culturale è costruita sulla falsificazione delle origini (che fa diventare romano, latino o italíone anche quel che non lo è) e sulla deliberata cancellazione di quel che è troppo evidentemente padano. Rientra in questo patriottico gioco delle tre tavolette artistiche anche la negazione di tutto ciò che nell'arte antica non è romano, greco o riconducibile al mondo classico. Hanno infatti dignità culturale solo le patacche romane, e se nel corso di qualche scavo sì trova qualcosa di celtico, venetico o longobardo che non può esser gabbato per baciato dalla fecondante luce di Roma, lo si reinterra o lo si caccia in qualche sottoscala di museo, in qualche magazzino abbandonato.
    I fondi si trovano solo per il classicume mediterraneo e tutto il resto può andare in malora. La torre di Pavia è crollata e il Duomo rischia di fare la stessa fine e chi se ne frega: tanto è roba di una città longobarda, quindi barbara, non italiota e, per definizione, incolta. La Padania viene sistematicamente rapinata di tutte le risorse che le permetterebbero tranquillamente di mantenere, restaurare e ingrandire il suo enorme patrimonio artistico e culturale e di preservare la qualità dei suoi paesaggi, Ma, si sa, i soldi finiscono altrove e la materia specifica è in ogni caso gestita da organi periferici dello stato centrale, dalle famigerate Soprintendenze, il corrispondente culturale (si fa per dire) di questure e prefetture. Si tratta di organismi le cui sedi fisiche dovrebbero costituire l'edificante meta di viaggi di istruzione (o di punizione) per tutti i cittadini ancora recalcitranti di fronte alla soluzione secessionista. Assieme a qualche spaesato funzionario capace, nelle Soprintendenze si accalcano infatti frotte di sgangherate zitelle meridionali (che hanno vinto gli appositi concorsi in virtù del solito parafernale di requisiti patriottici), fra scartoffie, mobili e quadri allo sfascio e immancabili macchinette del caffè quasi sempre fuori uso. Si tratta di funzionari che dispensano autorizzazioni sulla base di pareri personali, di amicizie, di umori, di paturnie e di altre meno confessabili pulsioni. Nella gestione del patrimonio artistico non esiste oggettività di giudizio, non esistono criteri e regolamenti, si viaggia sul "mi piace-non mi piace" (anzi sul "mi e ppiac¬
    ce-nnummepiacce"), sul "va bene-non va bene" ("wabbéne-`unvvabbé¬
    ne") tirato fuori a capocchia, sul "si autorizza-non si autorizza", sulla fornitura di elenchi di restauratori "abbillittati" e via sbrodolando.



    Gli stessi testi di storia dell'arte e dell'architettura grondano razzismo: la romanità e il classicismo occupano tomi e volumi mentre la cultura padana è minore, gotica, provinciale. Gente come Gaudenzio Ferrari, il Lanino e tanti altri si beccano al massimo qualche breve riga di citazione: sono troppo "tedeschi" per essere considerati artisti veri. Il nostro passato è tenuto nascosto: delle antichità milanesi si mostrano - ad esempio - solo i cocci romani. In via Brisa si è ricostruito un piccolo pezzo di Italia, fatto di rovine di terme mediterranee con il loro appro¬priato corollario di sporcizia e di gatti maleodoranti. Le scolaresche vi vengono accompagnate e annoiate con lezioncine di regime che ribadi¬scono quanto civili fossero già allora gli Italioni e come siano sempre stati buzzurri e ignoranti gli indigeni. Poco più in là la colonna sotto la quale venivano incoronati i re padani è stata abbandonata a fare da triste ostacolo al posteggio delle automobili dei questurini e degli studenti cattolici.
    Eppure la nostra terra è da sempre cuore dell'arte e della cultura e an¬che quello che hanno loro è stato spesso fatto da artisti padani e toscani e sempre con i nostri soldi, dal Colosseo (ai tempi in cui la Padania veniva significativamente chiamata Italia annonaria), a San Pietro, all'Altare della (loro) Patria per costruire il quale anche le pietre sono state portate via dalla Padania.
    Oggi occorre fare conoscere, salvaguardare e rimettere in giusta luce il nostro patrimonio culturale e di ricreare le condizioni perché si torni a esserne padroni e di goderne il valore. Queste si basano sulla necessità di poter gestire le nostre risorse, di poterle liberamente utilizzare a vantaggio del nostro patrimonio artistico, delle nostre architetture popolari, del nostro paesaggio, del nostro ambiente.
    La vera soluzione si chiama indipendenza. Con l'indipendenza rico¬struiremo la torre di Pavia (come era e dove era) e tutti gli altri pezzi della nostra storia gloriosa che gli Italioni hanno distrutto, cancellato, rapinato, svenduto e lordato. Saranno le nostre comunità, tornate libere, a occuparsi del loro patrimonio culturale e non più i "maneghetta" del compagno Veltroni le cui radici culturali si sono abbeverate ai cineforum di sacrestia, alla corazzata Potemkin, e hanno la consistenza ideale dei film di Ciccio e Franco. Noi siamo gli eredi barbari di alcuni millenni di sottocultura barbara di cui gestiremo con gioia la continuità vitale. Loro sono i figli di una superiore cultura che ha illuminato il mondo co¬me un faro di civiltà e che non può più abbassarsi alla nostra pochezza europea. Perciò ciascheduno si tenga i suoi fari, i suoi fori e i suoi buchi, e se ne vadano fuori dai Veltroni con tutte le loro carabattole romane e fenicie.

    Pubblicato il 19 aprile 1998-dedicate to stercorario-

  9. #29
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    Cool -----------

    Originally posted by Der Wehrwolf
    Io ai Celti preferisco i Germani che, al contrario dei Celti, misero in difficoltà l'Impero Romano. Ricordiamoci di Teutoburgo.
    Ti sei già dimenticato dell'Allia (brenno )e della selva Litana?

    P.S : se a qualcuno non piacciono la Brandi , la Montanarini e la Freddi me le prendo io.

  10. #30
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    Predefinito

    Originally posted by Dragonball
    Eccoli qui invece 2 esempi di un celtico e un germanico...

    Dal film King Arthur:



    L'attore sulla destra è Clive Owen,nato a il 3 Ottobre 1964 a
    Keresley, vicino a Coventry, Warwickshire, England, UK.
    Celtico.



    Sulla destra della foto l'attore è Stellan Skarsgård,nato nel 1951, Gothenburg, Västergötland,Svezia.
    Sicuramente germanico.
    Sulla sinistra della prima foto l'attore è Til Schweiger nato il 19 December 1963,Freiburg,Germany.
    Anche questo è sicuramente germanico.

    Capita ora la differenza Lupo?
    Si capito.
    Ma non penso che ci si possa basare su di un film...
    Tu pensi davvero che OGGI i Germani e i Celti abbiano conservato le originarie caratteristiche morfologiche e razziali?
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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