Hai detto bene.Qui non si taglia nulla Capitano...qui si tagliano le palle ai confusionari in buona o cattiva fede ......Siamo fatti in questo modo ....In avanti ma con la storia ben presente.


Hai detto bene.Qui non si taglia nulla Capitano...qui si tagliano le palle ai confusionari in buona o cattiva fede ......Siamo fatti in questo modo ....In avanti ma con la storia ben presente.


Sul fatto che Comunismo e Comunitarismo hanno la stessa radice tematica: Koinè/Koinonia, come dimostrato da Preve, siamo d'accordo. Ma cos'hanno realizzato di comunitarista, le esperienze di socialismo reale, nel diciannovesimo secolo, se non delle tirannie? Società dirette e controllate da "Partiti-Stato", i quali hanno partorito l'attuale classe dirigente di tali paesi (ora capitalisti).In origine postato da Capitano Nemo
I compagni comunitaristi dicono che "comunitarismo" è "comunismo"(stessa radice tematica : koinè / koinonia - Preve), in termini di prosecuzione storica, filosofica e politica...
Che dire... e poi tutto questo "livore" verso il comunismo storico....piano amici miei....perchè prima che il sottoscritto accetti le critiche borghesi(o peggio) all'Unione Sovietica.....Bush deve diventare un Ajatollah!
Al centro della Comunità, vi è l'individuo emancipato dallo sfruttamento salariato, con i suoi diritti, educato al sacrificio per la sopravvivenza della stessa comunità; cittadino che partecipa attivamente al processo decisionale nella formulazione delle politiche pubbliche (policy), libero di professare qualsiasi culto religioso. Di questi pilastri del comunitarismo, i "socialismi reali" hanno raggiunto neanche 1/4. Ovviamente la mia, non è una critica borghese, poichè utilizzando un ipotetico "metro comunitarista", il giudizio rimane insufficiente. Dagli errori s'impara, certamente. Ma oggi, nel nostro paese, non ho ancora letto una critica decente o un bilancio, sull'esperienza dei Socialismi reali.
Saluti


In origine postato da Meridius
Ma oggi, nel nostro paese, non ho ancora letto una critica decente o un bilancio, sull'esperienza dei Socialismi reali.
Saluti
Prova a leggere
"Il crepuscolo della profezia comunista" di Costanzo Preve,
"Marxismo Filosofia Verità" sempre di Preve,
"Il comunismo fallibile" di Gianfranco La Grassa
tutti e tre editi da C.R.T.
Ciao


Caro Meridius,In origine postato da Meridius
Sul fatto che Comunismo e Comunitarismo hanno la stessa radice tematica: Koinè/Koinonia, come dimostrato da Preve, siamo d'accordo. Ma cos'hanno realizzato di comunitarista, le esperienze di socialismo reale, nel diciannovesimo secolo, se non delle tirannie? Società dirette e controllate da "Partiti-Stato", i quali hanno partorito l'attuale classe dirigente di tali paesi (ora capitalisti).
Al centro della Comunità, vi è l'individuo emancipato dallo sfruttamento salariato, con i suoi diritti, educato al sacrificio per la sopravvivenza della stessa comunità; cittadino che partecipa attivamente al processo decisionale nella formulazione delle politiche pubbliche (policy), libero di professare qualsiasi culto religioso. Di questi pilastri del comunitarismo, i "socialismi reali" hanno raggiunto neanche 1/4. Ovviamente la mia, non è una critica borghese, poichè utilizzando un ipotetico "metro comunitarista", il giudizio rimane insufficiente. Dagli errori s'impara, certamente. Ma oggi, nel nostro paese, non ho ancora letto una critica decente o un bilancio, sull'esperienza dei Socialismi reali.
Saluti
Il punto non è di valutare l'esperienza dei socialismi reali come "parametro" atto ad accreditare la "bontà" ideologica delle proposte rivoluzionarie attuali.
Ma consiste principalmente nel non scadere, nella critica al passato, in quelle coordinate dogmatiche "americaniste" che rappresentano ormai l'ossatura predominante dell'analisi storica di quei fenomeni in occidente.
Dobbiamo stare attenti a non far rientrare dalla finestra ciò che abbiamo buttato fuori dalla porta.
Io critico quelle esperienze dall'interno di un'ottica comunista, che si pone in una logica di continuità dal punto di vista delle finalità eudemoniche che la matrice ideale e politica di quelle esperienze si proponeva.
Marx, Lenin, Gramsci e Guevara NON erano degli "Dei"(così in genere i maoisti occidentali considerano Mao), giunti in terra per dire la "Verità" ponendo così nella storia l'ennesima "cesura" teleologica e finalistica: vi diamo la "legge", seguitela ed entrerete nel "regno dei cieli del comunismo"...questa è giust'appunto l'interpretazione che del "comunismo" hanno dato le infervorate sette pauperistiche italiane degli anni settanta(e che "mostri" hanno generato! in un abbraccio mortale col più schifoso nichilismo americanista)...
Men che meno dobbiamo pensare che la nostra opera si risolva nella "ricostruzione del partito comunista".....
No.
Non è questo il punto: solo che nella progettazione del futuro, noi non dobbiamo ne possiamo tagliare le radici che ci collegano a quel reale di cui siamo espressione.
Se la storia non si fa con le cesure, perchè "tutto si correlaziona in una logica causale al tutto"(il "continuum"), noi non possiamo di punto in bianco dire: "due secoli di movimento operaio" li buttiamo nel cesso.
La storia non è teoria: la teoria può essere falsificata perchè errata nelle premesse, la storia no.
Analizzando la storia non abbiamo il potere di "purificare" il presente rilevando le "impurità" del passato.
Possiamo e dobbiamo capire quali "errati"(per la nostra attuale capacità di giudizio) approcci hanno ingenerato quel tipo specifico di sviluppo che hanno assunto certi fenomeni; ma sempre tenendo in considerazione il fattore della "contestualizzazione": ogni specifico e concreto fenomeno storico è inscindibile ed inseparabile dal tempo e dallo spazio che lo ha ingenerato.
Io posso criticare l'impianto teorico che ha prodotto il deragliamento dell'Unione Sovietica(che sta a monte, in Engels, prima ancora , molto prima che in Stalin); ma non posso nè voglio aderire all'interpretazione dominante che condanna le esperienze del socialismo reale in base a delle coordinate valoriali impostate sulla preconcetta avversione verso ogni forma di riscatto da parte delle masse oppresse in direzione di una società senza classi.
Non posso nè voglio rinunciare a ciò che il contributo delle analisi e della prassi di Marx e Lenin rappresenta, in termini di "fondamenta", per sviluppare un nuovo percorso rivoluzionario che pure tenga conto delle conquiste e delle esperienze(positive e negative) passate.
Non posso non tenere conto del fatto che se l'Unione Sovietica è diventata ciò che è diventata( e quindi è caduta) ciò si deve ANCHE al fatto che, dall'altra parte, l'imperialismo non è rimasto a guardare, ma ha agito costantemente per una sua dissoluzione.
La strada dell'iconoclastia (già percorsa nel novecento dal movimento culturale futurista) non è percorribile, perchè espone troppo, in un contesto di evidente asimmetria nei rapporti di forze, ad una ineluttabile devastazione operata dal potere capitalistico; oggi noi abbiamo in casa il "grande fratello"(la televisione, il computer); abbiamo i "media", e tutto un sistema sociale i cui stereotipi esistenziali grondano di bestialità nichilista e mercificatrice.
Dobbiamo poter affrontare questo moloch.
E per poterlo fare abbisognamo di tutta la forza che può darci il sapere che il "novecento" non fu il "secolo del totalitarismo"(come sostengono la pubblicistica e, ormai, la predominante cultura occidentale; il novecento fu il secolo nel quale alla crescente coscientizzazione politica delle masse oppresse corrispose una feroce e mostruosa reazione dei ceti dominanti.
Fu il secolo in cui i movimenti politici che si espressero furono il frutto del clima culturale e sociale del loro tempo; e anche del tempo che li aveva preceduti.
Noi oggi possiamo criticare lo storicismo "englesiano" perchè abbiamo ricavato, dallo studio della prassi(anche fallimentare) e da una approfondita riflessione, la assoluta follia del positivismo ottocentesco e delle coordinate culturali e sociali che lo ingenerarono.
Ma non possiamo pretendere che quanto avvenne fosse semplicemente "sbagliato" perchè oggi abbiamo raggiunto un livello di superiore coscienza.
I socialismi reali furono una "tappa" nel cammino verso l'emancipazione delle masse subalterne, verso una società che non concepisse sotto alcuna forma "lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo".
Su questa base sono disposto ad una critica, anche serrata e micidiale.
Ma non certo mai mi piegherò al dogma imperialista che vuole "ridurre" il socialismo reale ad un "mostro totalitario".
Non accettando il capitalismo, non ne accetto nemmeno i criteri attraverso i queli esso "legge" la storia; questo pur tentando di aderire ad una prospettiva analitica che mi ponga sul piano della maggiore obbiettività possible(l'oggettività è impossibile).
Io considero e considererò sempre Lenin, Guevara e Gramsci degli eroi e dei maestri, non degli "dei".
A noi il compito di partire da dove loro si sono fermati, in un lavoro di ricerca che naturalmente è difettibile (essendo noi umani), e che non pretende la "perfezione", ma la scoperta di nuovi elementi con cui integrare, correggere o radicalmente riscrivere quei passaggi che, di volta in volta, si riterranno necessari per raggiungere l'obbiettivo di una società socialista; l'obbiettivo dell'uomo nuovo.
Non esisteranno mai "dottrine" politiche atemporali e assolute: ma sempre proiezioni secolari ed immanenti del tempo in cui si vive.
Noi dobbiamo cercare di costruire un futuro possibile, non "il" futuro.
Ecco perchè, da un punto di vista non dogmatico, difenderò sempre il socialismo reale dagli attacchi di matrice nichilista ed americanista.
Che poi oggi io rimpianga l'Unione Sovietica non è un mistero: prima di tutto perchè i popoli che un tempo vivevano in quei regimi, oggi stanno molto peggio.
In secondo luogo perchè senza quel "bilanciamento dei poteri"(balance of power) il mondo è a rischio di autodistruzione molto, ma molto più di trent'anni fa.....
Ma questa....come si suol dire...è un'altra storia.
con rispetto
Vojna i Rivolucija!
Impeto e Rivoluzione!


Io non so quale strana e meravigliosa abilità ti permetta di esprimere così chiaramente ciò che io intimamente sento, ma non riesco a comunicare che in maniera confusa e frammentaria.
Bisogna che ci si faccia una sana bevuta tutti assieme, amici miei!![]()
vedo tanta confusione.......
mettere Il Guevara affianco a Lenin è quanto di più assurdo possa esserci......e lo diceva lo stesso CHE.
Il CHE trae la sua dotrtrina e la sua maturazione politica dal peronismo argentino, cosi come lo stesso Castro.
Parla di un socialismo sudamericano come qualcun'altro parlava del socialismo mediterraneo.
Trovatemi i legami tra CHE GUEVARA e il comunismo sovietico, e io vi darò ragione...altrimenti non portate niente di nuovo nel panorama politico italiano e potete tranquillamente tornare tra le file di rifcom.


Che il Che (scusate il gioco di parole) fosse inizialmente uno dei pochi marxisti-leninisti tra i rivoluzionari sbarcati con la Granma è un dato di fatto storico. Da giovane fu numerose volte fermato per aver partecipato a dimostrazioni anti-peroniste. Egli si appoggiò sempre alle esperienze dell'Unione Sovietica, della Cina Popolare, della Yugoslavia, del Vietnam e degli altri paesi socialisti.In origine postato da ardimentoso
vedo tanta confusione.......
mettere Il Guevara affianco a Lenin è quanto di più assurdo possa esserci......e lo diceva lo stesso CHE.
Il CHE trae la sua dotrtrina e la sua maturazione politica dal peronismo argentino, cosi come lo stesso Castro.
Parla di un socialismo sudamericano come qualcun'altro parlava del socialismo mediterraneo.
Trovatemi i legami tra CHE GUEVARA e il comunismo sovietico, e io vi darò ragione...altrimenti non portate niente di nuovo nel panorama politico italiano e potete tranquillamente tornare tra le file di rifcom.
alcuni passi
ERNESTO CHE GUEVARA
Note per lo studio della ideologia della Rivoluzione Cubana
".......A partire da Marx rivoluzionario, si crea un gruppo politico con idee concrete che, appoggiandosi ai giganti Marx ed Engels e sviluppandosi attraverso tappe successive, con personalità come Lenin, Stalin, Mao Tsetung e i nuovi governanti sovietici e cinesi, costituiscono un corpo di dottrina e, diciamo, un esempio da seguire........ "
Pubblicato in Verde Olivo, ottobre 1960.
La presente traduzione è apparsa in Problemi del Socialismo, n° 27, febbraio 1968.
LETTERA DI ERNESTO GUEVARA ALLA ZIA BEATRIZ, CITTA' DI GUATEMALA, 1954
" Ho giurato davanti all’immagine del caro e compianto compagno Stalin che non avrò pace finché non le vedrò annientate [le terribili piovre capitaliste NDR]. In Guatemala mi perfezionerò e otterrò quanto mi manca per essere un rivoluzionario autentico. Ti abbraccia il tuo nipote con la salute di ferro, lo stomaco vuoto e la lucida fede nell’avvenire socialista."


<<IL PARTITO MARXISTA-LENINISTA>>
Prefazione al libro El partido marxista-leninista, La Habana, 1963. Ernesto Che Guevara
<<Questo libretto è destinato ad iniziare i militanti del partito all'ampio e ricchissimo complesso delle idee marxiste-leniniste.
La scelta dei temi è semplice ed essenziale; si tratta di un capitolo del Manuale di marxismo-leninismo di Otto V. Kuusinen e di una serie di discorsi di Fidel Castro. La scelta è appropriata perché il capitolo del Manuale di marxismo-leninismo sintetizza l'esperienza dei partiti fratelli e delinea uno schema generale di ciò che deve essere e di come deve operare un partito marxista-leninista, mentre nella successione dei discorsi del compagno Fidel si vede sfilare la storia politica del nostro paese attraverso le parole, in alcuni casi autobiografiche, del dirigente della rivoluzione.
Le due cose sono intimamente legate: la teoria generale, come espressione delle esperienze del Partito comunista dell'Unione Sovietica e dei partiti marxisti-leninisti di tutto il mondo, e l'applicazione pratica di queste idee generali alle nostre specifiche caratteristiche. Dalle peculiarità dello sviluppo degli avvenimenti sociali in questa regione del mondo, non si deve argomentare che esistano eccezioni storiche; semplicemente, il caso specifico della situazione cubana rientra nel quadro generale della teoria, figlia dell'esperienza, offrendo nuovi apporti al movimento operaio mondiale.
Il Manuale ci mostra con solare chiarezza che cosa è un partito marxista-leninista: «persone fuse da una comunanza di idee che si uniscono per dar vita alle concezioni marxiste, vale a dire, per portare a termine la missione storica della classe operaia». Spiega inoltre che un partito non può vivere isolato dalle masse, ma deve mantenersi in permanente contatto con esse; deve esercitare la critica e l'autocritica ed essere molto severo riguardo ai propri errori; non deve fondarsi solamente su concetti negativi di lotta contro qualcosa, ma anche su concetti positivi di lotta per qualcosa; spiega infine come i partiti marxisti-leninisti non possano incrociare le braccia aspettando che le condizioni oggettive e soggettive createsi attraverso il complesso meccanismo della lotta di classe abbiano tutti i requisiti necessari perché il potere cada nelle mani del popolo come un frutto maturo. Viene indicato il ruolo dirigente e catalizzatore di questo partito, avanguardia della classe operaia, dirigente della «propria» classe, che sa mostrare ad essa il cammino della vittoria e accelerare il passo verso nuove situazioni sociali. Si insiste sul fatto che anche nei momenti di riflusso sociale è necessario saper retrocedere e mantenere saldi i quadri per sfruttare la prossima ondata e avanzare più lontano, verso il fine fondamentale del partito nella prima fase rivoluzionaria, ossia la presa del potere.
Ed è logico che questo partito sia un partito di classe. Un partito marxista-leninista non potrebbe non esserlo: la sua missione è cercare la strada più breve per arrivare alla dittatura del proletariato, e i suoi militanti più preziosi, i suoi quadri dirigenti e la sua tattica, escono dal seno della classe operaia.
È inconcepibile che si inizi la costruzione del socialismo con un partito della classe borghese, con un partito che avesse tra i suoi membri un buon numero di sfruttatori e questi avessero il compito di fissarne la linea politica. Evidentemente, un raggruppamento di questo tipo può solamente dirigere la lotta in una fase di liberazione nazionale, fino a certi livelli e in determinate circostanze. Nella fase successiva, la classe rivoluzionaria diventerebbe reazionaria e si instaurerebbero nuove condizioni che portano necessariamente alla ribalta il partito marxista-leninista come dirigente della lotta rivoluzionaria. E ormai, almeno in America, è praticamente impossibile parlare di movimenti di liberazione diretti dalla borghesia. La rivoluzione cubana ha polarizzato le forze; di fronte all'alternativa: popolo o imperialismo, le deboli borghesie nazionali scelgono l'imperialismo e tradiscono definitivamente il proprio paese. Sfuma, così, quasi completamente, la possibilità che in questa parte del mondo si verifichi un passaggio pacifico al socialismo.
Se il partito marxista-leninista è capace di prevedere le fasi storiche successive ed è capace di trasformarsi in bandiera e avanguardia di un popolo ancor prima di aver liquidato la fase della liberazione nazionale - nell'ipotesi dei paesi colonizzati - allora quel partito avrà compiuto una duplice missione storica e potrà affrontare i compiti della costruzione del socialismo con più forza, con più prestigio tra le masse.
La seconda parte riguarda l'esperienza cubana; esperienza feconda per tutto quello che ha di nuovo, per tutto quello che ha di vigoroso in quest'epoca di sviluppo della rivoluzione americana, e anche per la ricchezza di insegnamenti derivanti dai suoi errori, analizzati e corretti pubblicamente, in contatto con le masse e di fronte all'opinione pubblica.
Particolarmente importanti sono i discorsi del compagno Fidel che si riferiscono al PURSC e ai metodi di lavoro impiegati nelle ORI (Organizzazioni Rivoluzionarie Integrate), discorsi che definiscono due tappe fondamentali del nostro sviluppo. Nella prima, si ha la franca confessione di un vero rivoluzionario che è arrivato al culmine della parabola ascendente dell'evoluzione del suo pensiero e proclama senza dubbi, davanti al mondo, la sua professione marxista-leninista. Ma lo fa, non come una semplice affermazione verbale, bensì spiegando i caratteri e i fatti più salienti dell'evoluzione del dirigente, dell'evoluzione del movimento e del partito verso la formazione del PURSC.
Analizzando se stesso, il compagno Fidel riconosce la quantità di concezioni retrograde che l'ambiente gli aveva inculcato; racconta come istintivamente lottò via via contro queste concezioni e si forgiò nella lotta; ci parla dei suoi dubbi, ne spiega il perché e come si risolsero.
Nella sua prima fase il Movimento 26 Luglio costituiva qualcosa di difficilmente definibile; Fidel Castro, l'eroe del Moncada, già prigioniero dell'Isla de Pinos, addestra un gruppo di volontari che si propongono di raggiungere le coste della provincia di Oriente, di suscitare l'incendio rivoluzionario nella provincia e separarla in un primo momento dal resto dell'isola, o, se le condizioni oggettive lo permettono, di avanzare irresistibilmente fino alla stessa Avana, in una successione di vittorie più o meno sanguinose.
La realtà ci colpì duramente: non esistevano tutte le condizioni soggettive necessarie perché quel disegno si realizzasse, non avevamo seguito tutte le regole della guerra rivoluzionaria che più tardi avremmo imparato con il nostro sangue e quello dei nostri fratelli in due anni di dura lotta. Fummo sconfitti, e proprio allora iniziò la storia più importante del nostro movimento. Allora si mostrò la sua vera forza, il suo vero merito storico; ci rendemmo conto degli errori tattici commessi e del fatto che mancavano alcuni fattori soggettivi essenziali; il popolo aveva coscienza della necessità di un mutamento radicale, mancava la certezza che questo fosse possibile. Creare questa possibilità era il nostro compito, e sulla Sierra Maestra inizia il lungo processo che funge da catalizzatore dell'intero movimento nell'isola, e che provoca ininterrotti uragani, ininterrotti incendi rivoluzionari in tutto il territorio.
Si incomincia a dimostrare con i fatti che l'esercito rivoluzionario, con la fede e l'entusiasmo del popolo correttamente indirizzati, in condizioni favorevoli per la lotta, può andare aumentando la sua forza mediante un'accorta condotta delle operazioni e distruggere, un giorno, l'esercito nemico. Questa è una grande lezione della nostra storia. Prima di conseguire la vittoria, i rapporti di forze sono via via mutati fino a diventare di gran lunga favorevoli al movimento rivoluzionario; avevamo creato le condizioni soggettive necessarie per realizzare il mutamento voluto e provocato la crisi di potere essenziale al mutamento stesso. Si dà all'America una nuova esperienza rivoluzionaria, si dimostra che le grandi verità del marxismo-leninismo si realizzano sempre; nel caso specifico, si dimostra che la missione dei dirigenti e dei partiti è quella di creare tutte le condizioni necessarie per la presa del potere e non di trasformarsi in nuovi spettatori dell'ondata rivoluzionaria che sta nascendo in seno al popolo.
Nello stesso tempo l'esperienza cubana, dimostrando la necessità che i nuclei armati che difendono la sovranità popolare siano al riparo da sorprese, da attacchi, dal rischio di essere annientati, indica l'importanza del fatto che la lotta armata si svolga sul terreno più favorevole alla guerriglia, vale a dire, nelle zone più accidentate delle regioni rurali. Questo è un altro contributo della rivoluzione alla nostra lotta per l'emancipazione americana; dalla campagna si investe la città, con una crescita progressiva, creando il movimento rivoluzionario che culmina all'Avana.
In un altro passo Fidel ci dice chiaramente: condizione essenziale per il rivoluzionario è saper interpretare la realtà. Riferendosi allo sciopero d'aprile, spiega come in quel momento non abbiamo saputo interpretarlo e per questo subimmo una catastrofe. Perché fu dichiarato lo sciopero d'aprile? Perché nel seno del movimento esistevano una serie di contraddizioni che noi chiamiamo: Sierra-Llano, e che si manifestano nell'analisi che ognuna delle due ali faceva degli elementi considerati fondamentali per decidere la lotta armata, elementi che erano diametralmente opposti.
La Sierra era decisa a sconfiggere l'esercito quante volte fosse necessario, a vincerlo battaglia su battaglia, impadronendosi del suo armamento, e arrivare un giorno alla presa del potere con il suo Esercito Ribelle. Il Llano voleva la lotta armata generale in tutto il paese, che avrebbe dovuto concludersi con uno sciopero generale rivoluzionario che cacciasse la dittatura di Batista e instaurasse il governo dei "civili", trasformando il nuovo esercito in un esercito "apolitico".
Lo scontro tra queste due tesi era continuo e non garantiva certo l'unità di comando necessaria in momenti come questo. Lo sciopero d'aprile viene preparato e dichiarato dal Llano con il consenso della direzione della Sierra, che non si sente capace di impedirlo sebbene avanzi seri dubbi sul suo risultato, e con le espresse riserve del Partito socialista popolare, che aveva avvertito a tempo il pericolo. I comandanti rivoluzionari scendono nel Llano per aiutare lo sciopero e così Camilo Cienfuegos, il nostro indimenticabile capo dell'esercito, incomincia a fare le sue prime incursioni nella zona di Bayamo.
Queste contraddizioni hanno una radice più profonda di una divergenza tattica: l'Esercito Ribelle è ormai ideologicamente proletario e ragiona in termini di classe diseredata; il Llano continua ad essere piccolo borghese, molto influenzato dall'ambiente in cui opera e con futuri traditori nella sua direzione.
Si trattava di una lotta minore per il controllo interno nel quadro della grande lotta rivoluzionaria per il potere. I recenti avvenimenti d'Algeria si spiegano chiaramente per analogia con la rivoluzione cubana: l'ala rivoluzionaria non si lascia scalzare dal potere e lotta conquistandolo integralmente, l'esercito di liberazione è il genuino rappresentante della rivoluzione che trionfa.
Gli scontri si succedono periodicamente e si raggiunge l'unità del comando (però non ancora accettata da tutti) solo quando Fidel viene nominato primo ministro, alcuni mesi dopo la vittoria della rivoluzione. Fino a quel momento, che cosa avevamo fatto? Ci eravamo guadagnati, come direbbe Fidel, il diritto di cominciare. Avevamo solamente portato a termine una fase il cui fine era stato la lotta a morte contro il sistema a Cuba, personificato nel dittatore Batista, ma il fatto stesso di seguire coerentemente una linea rivoluzionaria tendente a migliorare lo stato della nostra società e a liberarla il più possibile da tutte le pastoie economiche, ci portava per forza ad una lotta frontale con l'imperialismo.
L'imperialismo è stato un fattore molto importante per lo sviluppo e l'approfondimento della nostra ideologia; ogni colpo che ci infliggeva esigeva una risposta; ogni volta che gli yankees, con la loro abituale superbia, reagivano prendendo qualche misura contro Cuba, noi dovevamo prendere la contromisura necessaria, e in questo modo la rivoluzione diveniva sempre più consapevole.
Il Partito socialista popolare entrava a far parte di questo fronte e i compagni di vecchia milizia rivoluzionaria, insieme ai compagni che arrivavano al potere dalla lotta sulla Sierra, iniziavano un'opera di fusione. Già allora Fidel ci metteva in guardia contro certi pericoli di settarismo, criticando chi sbandierava sotto il naso degli altri i suoi quindici o vent'anni di milizia rivoluzionaria e il settarismo delle barbe della Sierra o del combattente della città.
Nel periodo della lotta armata, c'era un gruppo di compagni che cercavano di difendere il movimento dall'apparente caudillismo del compagno Fidel e commisero l'errore che si ripeterà poi nella fase del settarismo, di vedere nei grandi meriti del dirigente, nei grandi meriti del leader della rivoluzione e nelle sue innegabili doti di comando, un individuo la cui unica preoccupazione era quella di assicurarsi l'appoggio incondizionato dei suoi e di instaurare un sistema di caudillismo. Fu una lotta impostata su falsi princìpi portata avanti da un gruppo di compagni, lotta che non finì neppure il I° gennaio o quando Fidel assunse la carica di primo ministro, bensì molto dopo, quando l'ala destra del 26 Luglio venne frantumata. Così caddero, perché si opponevano alla volontà popolare, Urrutia, Miró Cardona, Ray, Hubert Matos, David Salvador, e tanti altri traditori.
Dopo la vittoria completa contro l'ala destra, sorge la necessità di strutturare un partito: il PURSC, espressione del marxismo-leninismo nella nuova condizione di Cuba. Questo partito doveva essere un organismo legato alle masse, formato da quadri rigorosamente scelti, dotato di una organizzazione centralizzata e al tempo stesso elastica, e, per fare tutto questo, confidavamo ciecamente nell'autorità guadagnata in molti anni di lotta dal Partito socialista popolare, rinunciando quasi completamente ai nostri criteri organizzativi. In questo modo si creò poco a poco una serie di condizioni tali che maturò il frutto del settarismo.
Nella fase della strutturazione del partito, il compagno Anibal Escalante era preposto all'organizzazione: iniziava allora una fase nera, sebbene per fortuna molto breve, del nostro sviluppo. Si errava nei metodi di direzione; il partito perdeva il suo carattere essenziale ossia il legame con le masse, abbandonava la prassi del centralismo democratico, perdeva lo spirito di sacrificio. Ricorrendo a volte a veri giochi di prestigio, si assegnavano incarichi dirigenti a persone senza esperienza e senza meriti, per il solo fatto che si erano adeguate alla situazione imperante.
Le ORI perdono la loro funzione di motore ideologico - e, attraverso questa funzione, quella di controllo di tutto l'apparato produttivo - e finiscono per diventare un apparato amministrativo; in queste condizioni, la funzione dei compagni, che dovevano venire dalle province per esporre i problemi che colà esistevano, si perdeva completamente, perché quelli che dovevano sindacare il lavoro dei funzionari amministrativi erano precisamente i dirigenti della cellula che assolvevano la duplice funzione di partito e di pubblica amministrazione.
Il periodo dei concetti errati, degli errori madornali e delle trasposizioni meccaniche è fortunatamente finito; le vecchie basi su cui si fondava questo parto abnorme del settarismo sono crollate.
Di fronte alle critiche, la decisione della direzione nazionale presieduta da Fidel fu di tornare alle masse, di ricorrere alle masse, e in questo modo si istituì il sistema di consultazione di tutti i centri di lavoro per l'elezione degli operai esemplari da parte della massa e la possibilità di essere scelti per integrare le cellule del partito, di un partito intimamente unito alle masse.
Uno dei cambiamenti operati nel partito riguarda la riforma del sistema di educazione, per cui si premiano con essa, non come in passato, gli amici, gli "illustri" i "dottori del marxismo"', bensì i migliori lavoratori, gli uomini che con il loro atteggiamento di fronte alla rivoluzione, con il loro lavoro giornaliero, il loro entusiasmo e spirito di sacrificio, hanno dimostrato di possedere le superiori doti di membro del partito dirigente.
Con questo spirito sono stati cambiati tutti i criteri direttivi ed inizia una nuova epoca di rinvigorimento del partito e dei suoi metodi, Si apre di fronte a noi un ampio e luminoso cammino di costruzione socialista, che il partito ha il compito di guidare. Azione di guida che non sarà quella degli ordini meccanici e burocratici, quella del controllo stretto e settario, quella del far fare, quella del consiglio che si deve seguire in quanto espressione verbale e non perché costituisce un esempio vivo, quella del privilegio delle idee o della storia passata.
Il partito del futuro sarà intimamente legato alle masse, e assorbirà da essa le grandi idee che poi si plasmeranno in direttive concrete; un partito che applicherà rigidamente la propria disciplina secondo le regole del centralismo democratico e, nello stesso tempo, un partito in cui esistano sempre la discussione, la critica e l'autocritica aperte, per migliorare continuamente il lavoro. Sarà in questa fase un partito di quadri, degli uomini migliori, e questi ultimi dovranno adempiere al loro compito dinamico di stare a contatto col popolo, di trasmettere le esperienze alle sfere superiori, di trasmettere alle masse le direttive concrete e mettersi in cammino alla testa di esse. Primi nello studio, primi nel lavoro, primi nell'entusiasmo rivoluzionario, primi nel sacrificio; in ogni momento i quadri del nostro partito debbono essere più buoni, più puri, più umani di tutti gli altri.
Perché bisogna ricordare sempre che il marxismo non è una macchina automatica e fanatica, diretta, come un siluro, mediante autocomandi verso un obiettivo determinato. Di questo problema si occupa espressamente Fidel in uno dei suoi interventi: «Chi ha detto che il marxismo è rinuncia ai sentimenti umani, al cameratismo, all'amore per il compagno, al rispetto per il compagno, alla considerazione per il compagno? Chi ha detto che il marxismo è non avere anima, non avere sentimenti? Se fu proprio l'amore per l'uomo che generò il marxismo; fu l'amore per l'uomo, per l'umanità, fu il desiderio di combattere l'infelicità del proletariato, il desiderio di combattere la miseria, l'ingiustizia. il calvario e il continuo sfruttamento subìto dal proletariato, che fa sorgere dalla mente di Karl Marx il marxismo, esattamente quando il marxismo poteva sorgere, quando poteva sorgere una possibilità reale e, più che una possibilità reale, la necessità storica della rivoluzione sociale di cui fu interprete Karl Marx. Ma che cosa lo fece essere interprete, se non la ricchezza di sentimenti umani di uomini come lui, come Engels, come Lenin?»
Queste affermazioni di Fidel sono fondamentali per il militante del nuovo partito; ricordatele sempre, compagni, scolpitele nella memoria come la vostra arma più efficace contro tutte le deviazioni. Il marxista deve essere il migliore, il più retto, il più completo degli esseri umani, ma sempre, al di sopra di tutto, un essere umano; un militante di un partito che vive e vibra a contatto con le masse; una guida che plasma in direttive concrete i desideri a volte oscuri delle masse; un lavoratore instancabile, che dà tutto al suo popolo, un lavoratore che con abnegazione pone al servizio della rivoluzione le sue ore di riposo, la sua tranquillità personale, la sua famiglia o la sua vita, ma che non si estrania mai dal calore del contatto umano.
In campo internazionale il nostro partito avrà doveri importantissimi: siamo il primo paese socialista d'America, un esempio da seguire per altri paesi, un'esperienza viva per essere recepita dagli altri paesi fratelli, un'esperienza vivente e in continua evoluzione, che mostra alla comprensione pubblica tutti i suoi successi e i suoi errori. In questo modo il suo esempio è soprattutto un insegnamento e non aspira ad essere innalzato solamente di fronte a chi ha fatto professione di fede marxista-leninista, ma di fronte alle masse popolari d'America.
La Seconda Dichiarazione dell'Avana è una guida per il proletariato, i contadini e gli intellettuali rivoluzionari d'America; il nostro stesso comportamento sarà una guida permanente. Dobbiamo esser degni del ruolo che abbiamo, dobbiamo lavorare ogni giorno pensando alla nostra America, e rafforzare sempre più le basi del nostro stato, la sua organizzazione economica e il suo sviluppo politico, per potere, attraverso i nostri progressi, convincere sempre di più i popoli d'America della possibilità pratica di iniziare il cammino dello sviluppo socialista nella attuale fase dei rapporti di forze intenzionali.
Tutto ciò, senza scordarci che la nostra capacità emotiva di fronte agli abusi degli aggressori e alle sofferenze dei popoli non può limitarsi ai confini della sola America, e neppure all'America e ai paesi socialisti messi insieme; dobbiamo praticare il vero internazionalismo proletario, sentire come un'offesa personale qualsiasi aggressione, qualsiasi offesa, qualsiasi azione che vada contro la dignità dell'uomo, contro la sua felicità in qualsiasi parte del mondo.
Noi, militanti di un partito nuovo, in una nuova regione libera del mondo e in una condizione nuova, dobbiamo tenere sempre alta la stessa bandiera di dignità umana che alzò il nostro Martí, guida di molte generazioni, presente oggi con la sua freschezza di sempre nella realtà di Cuba: «ogni uomo vero deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato sulla guancia di qualsiasi uomo».
(1) È una citazione di José Martí, ripresa in più casi dal Che.
Da "La costruzione del partito nel pensiero del Che" il Papiro Editrice >>
La liberazione dell'uomo non significa solo realizzare la giustizia sociale, non significa solo sconfiggere l'ignoranza, non significa solo sopprimere la disoccupazione... Questo è solo un aspetto della liberazione dell'uomo, ma fino a che non sarà sconfitto l'egoismo, non avremo ancora compiuto la liberazione dell'uomo; e fino a che non avremo compiuto la liberazione dell'uomo, non avremo realizzato i nostri sogni rivoluzionari... La costruzione del socialismo e del comunismo non è solo un problema di distribuzione della ricchezza, ma è anche una questione di educazione e di coscienza... Dobbiamo costruire le condizioni che conducano al passaggio dal regno della necessità a quello della libertà. E questo non lo può fare il capitalismo, perchè sacrifica al diritto di proprietà gli altri diritti e organizza la vita come una corsa di lupi, identifica la libertà degli affari con la libertà delle persone..."
COMANDANTE ERNESTO GUEVARA, "CHE"
![]()
vi appoggiate a scritti di italiani, quando il che non ha mai rilasciato dichiarazioni a giornalisti italiani e comunisti in quanto li considerava le guardie armate dello stalinismo.
Onde tutto ciuò diventano solo fantasie di qualcuno che non conosce la materia.
Per che guevara si cercano fonti argentine e cubane..........
al contrario è come cercare esperti di gramsci in micronesia.
Juan Domingo Peròn e la rivoluzione cubana
di Javier Iglesias - Juan Carlos Benedetti
Traduzione a cura di Stefano Greco
Riproduciamo il saggio di due esponenti del peronismo radicale:Javier Iglesias e J. C. Benedetti.
Javier Iglesias , assassinato nel settembre 1996, a Buenos Aires dalla polizia menemista, è stato un luminoso esempio di intellettuale e combattente per la libertà e la giustizia sociale.
Includiamo, nell'articolo successivo, un proclama di Peron alla base giustizialista, del '67, in occasione della morte di Ernesto CHE Guevara,dal quale si possono desumere quali fossero le reali convinzioni dell'uomo politico argentino rispetto alla rivoluzione socialista, popolare e nazionale di Fidel Castro.
Il presente lavoro prende in esame uno degli aspetti meno conosciuti della storia del peronismo: l'influenza che le teorie di Peron ebbero rispetto alle forze che realizzarono la rivoluzione cubana nella decade 1940-1950 e in specie su Fidel Castro e sul nascente movimento insurrezionalista. Il presente saggio è un anticipo di un più esteso lavoro trattante non solo sull'influenza delle idee peroniste sulla rivoluzione cubana ma anche sulla successiva gravitazione del castrismo trionfante ('59) attorno al peronismo della resistenza e dell'esilio.
Il tema di questo saggio può apparire solo storico, ma il nostro vero obiettivo è, essenzialmente, politico: intendiamo riscattare in tutta la sua integrità rivoluzionaria, anti-oligarchica e antimperialista di quel gigante libertario che fu Juan Domingo Peròn ,il cui messaggio di liberazione e giustizia ha spaziato oltre le frontiere argentine per assumere una dimensione continentale, con rilevanti ricadute su tutte le lotte di liberazione del cosiddetto Terzo Mondo.
Peron è storicamente un rivoluzionario, non certo il leone sdentato che pretendono di proporre i transfughi liberal-menemisti postisi al servizio dello stesso imperialismo contro il quale Peron,senza soluzione di continuità, ha combattuto. Allo stesso modo poco e nulla vi è di peronista in certo neo-giustizialismo rosa e socialdemocratizzante che, sebbene critico delle innegabili devianze di Menem, coincide con le idee reazionarie di quanti sono intenti nella costruzione di uno pseudo-peronismo, piccolo borghese e intellettualoide spurgato di tutti i contenuti nazionali, proletari, popolari, terzomondisti e rivoluzionari.
A fronte delle commistioni imperialiste e riformiste che caratterizzano i castrati dal centrosinistra argentino e i falsi nazionalismi degli anti-peronisti opponiamo la ferma convinzione nei valori rivoluzionari del terzerismo anti-colonialista. La bancarotta delle dittature burocratico-comuniste dissoltesi con l'Unione Sovietica e il trionfo del blocco imperialista guidato dai super-banditi statunitensi è la conferma della tesi, per noi fondamentale, che l'unico anticapitalismo possibile è rappresentato dal movimento nazionale e popolare della Terza Posizione.
Ricordare il messaggio rivoluzionario di Juan Domingo Peròn è, riaffermando la sua valenza attuale, rammentare anche l'influenza del Giustizialismo sulle prime fasi della rivoluzione castrista cubana come abbiamo avuto modo di sottolineare in passato: "L'evolversi della situazione cubana può trovare il suo riscontro con la Grande Patria latino-americana se questa, prescindendo dalle vecchie formule marxiste, rialzerà di nuovo la bandiera del nazionalismo rivoluzionario terzerista del castrismo iniziale. La fine dell'impero comunista anticipa la crisi di quello capitalista. Ogni popolo deve lottare per la propria emancipazione nazionale e, al tempo stesso, stabilire relazioni solidaristiche con le altre nazioni oppresse dall'imperialismo, dall'ingiustizia e dalla reazione"(Rivista "Patria Obrera", 15/8/90)
INTRODUZIONE
Il 26 luglio '53 il movimento castrista ottiene l'attenzione della stampa internazionale in occasione dell'assalto alla Caserma Moncada. Un'azione di guerriglia il cui scopo è quello di suscitare interesse sulla situazione cubana e sul massacro, ad opera della polizia del dittatore Batista,di un centinaio di combattenti rivoluzionari e semplici oppositori. La reazione degli apparati repressivi è furibonda: la cruenta repressione costringe vari guerriglieri fidelisti a cercare scampo all'interno dell'Ambasciata argentina. È il caso, ad esempio, di Raul Martìnez Araràras e Antonio Lòpez , responsabili dell'attacco, contemporaneo a quello della Moncada, alla caserma del Baymo allo scopo di impedire a questa guarnigione -oltre 400 soldati- di accorrere in soccorso di quelli attaccati dal gruppo di Fidel. ("Fidel y e1 Che", Josè Pardo Llada, Plaza & Janès, Madrid '88, pag. 115)
Nell'Ambasciata argentina de L'Avana trovano altresì asilo numerosi sindacalisti del quotidiano ufficiale "Alerta" e altri dirigenti politici sospettati di essere tra i maggiori responsabili dell'operazione guerrigliera. Ci riferiamo a Josè Pardo Llada, dirigente del Partito del Popolo Cubano "Ortodoxo"in cui milita Fidel Castro, il futuro combattente della Sierra Maestra che, a quel tempo, è uno dei maggiori simpatizzanti del peronismo nell'Isola caraibica e già autore di diversi scritti nei quali si esalta il Terzerismo giustizialista (Pardo Llada pubblicò diversi testi per ATLAS nel '53).
L'evidente solidarietà del governo peronista rispetto ai combattenti anti-batistiani contrasta con la posizione di alcuni gruppi suppostamente antidittatoriali,anti-imperialisti e rivoluzionari: i comunisti filo-sovietici cubani del Partito Socialista Popolare, per citare solo un esempio, condannano, nella "Carta de la Comisiòn Ejecutiva Nazional del PSP a t'odo los Organismos del Partido"(30 agosto '53), il castrismo definendo l'assalto alla Moncada un atto avventurista, golpista e disperato; caratteristica azione di una piccola borghesia compromessa col gangsterismo.
Solo nel luglio '58, pochi mesi prima del trionfo finale, i comunisti cambiarono posizione salendo sul carro del vincitore.
Il rapporto tra la guerriglia castrista e l'Argentina peronista non sarà per nulla sporadico tanto che Carlos Franqui - militante della prima ora, dirigente della guerriglia, sia nei centri urbani che nella Sierra Maestra, segretario organizzativo del Comitato in Esilio del Movimento 26 luglio e, dopo la vittoria fidelista direttore del quotidiano ufficiale Revoluciòn" - in un suo libro ricorda che almeno ai princìpi degli anni '50, Fidel Castro, simpatizzava con il peronismo antimperialista.
Si tratta, come vedremo, di un'attitudine per niente platonica,ma basata su contatti organici e su rapporti politici concreti.
L'ESEMPIO DELLA RIVOLUZIONE PERONISTA
Sebbene non sia tra i nostri scopi analizzare in profondità la Rivoluzione peronista del 1945-'55, non si può comprenderne l'influenza da essa esercitata sulla nascita del castrismo senza collocare questa esperienza nel più ampio contesto latino-americano dell'epoca.
Il peronismo prende il potere e lo consolida in conflitto totale con l'imperialismo statunitense e le oligarchie locali a questo associate. Lo slogan Braden o Peròn con il quale nasce il Movimento Nazional Popolare del quale Peròn è subito leader lo segna profondamente, ne dimostra il suo carattere antimperialista, e che non sia un anti-imperialismo retorico lo dimostrano alcune semplici cifre: il capitalismo multinazionale che nel '45 era il 15,4% del totale nazionale argentino nel '55 era stato ridotto al solo 5,1%.
profitti delle multinazionali che negli anni 1940/'45 assommavano a 382 milioni di dollari annuali (del tempo!) si erano ridotti nel '55 a meno di 34 milioni. Le nazionalizzazioni dei mezzi di comunicazione, dei trasporti, del sistema finanziario e delle assicurazioni, del commercio estero, furono gli strumenti, uniti ad una energica politica di industrializzazione per limitare le importazioni, indispensabile per raggiungere l'indipendenza economica, base imprescindibile della sovranità nazionale e della giustizia sociale.
Contraddicendo quanti affermano la necessità dell'apporto del capitale straniero -in questo caso principalmente inglese e nordamericano- per i paesi a sovranità limitata del Terzo Mondo, l'indipendenza economica si caratterizza, nella prassi peronista, quale garante di un processo di crescita senza eguali nel nostro paese. Le cifre lo dimostrano: tra il '46 e il '55 la produzione nazionale passa da 164 milioni di Pesos a 277 milioni, con una crescita superiore al 12% annuale. Nello stesso periodo il prodotto congiunto dell'industria manifatturiera, dei servizi energetici, dei trasporti e comunicazioni passano da 224,1 milioni di Pesos a 324,5 milioni, un incremento superiore al 30% se confrontato con la decade precedente ('35/'45).
Con ciò si spiega come l'Argentina peronista, a differenza dei paesi capitalisti, godesse in quel periodo di prosperità e piena occupazione. Indipendenza economica e sovranità politica, d'altra parte, ebbero grandi ripercussioni su tutto il popolo lavoratore cosa mai accaduta prima nella storia del nostro Continente.
L'occupazione nei settori salariati passò dal 44,1% al 57,4% (attualmente non è molto sopra il 20%) e i salari reali passarono da un indice 100 nel '45 a un indice 164,7 nel '55. Alla ricaduta di benefici diretti vi sono da aggiungere quelli non meno palpabili dei benefici indiretti: opere sociali, ferie pagate, saldo annuale straordinario (aguinaldo),colonie per le vacanze, assistenza sociale diretta tramite la "Fondazione Eva Peròn",costruzione di scuole e ospedali (nel '46 gli ospedali argentini disponevano di 15.400 camere che nel '51 erano già diventate 114.000), assistenza medica gratuita, scuole tecniche, università nazionali, contenimento dei prezzi, lotta all'analfabetismo crollato, in dieci anni, dal 15 al 3,9%, etc.
LO STATO SINDACALISTA
Tutto questo, evidentemente, colpisce la fantasia dei numerosi rivoluzionari anti-imperialisti latino-americani; anche tenendo conto che Peròn insiste nel dire che questo è solo l'inizio: il principio di una rivoluzione più profonda. Ed il 10 maggio '52, infatti, Peròn proclama: Per il capitalismo il reddito nazionale del capitale appartiene ineludibilmente ai capitalisti; il collettivismo sostiene che il reddito nazionale prodotto dal lavoro comune appartiene allo Stato, perché lo Stato è proprietario totale e assoluto del capitale del lavoro. La dottrina peronista afferma che il reddito del paese è prodotto dal lavoro ed appartiene, per questo, ai lavoratori che lo producono ed è quindi conseguenziale che: i lavoratori acquisiscano progressivamente la proprietà e la gestione diretta dei beni capitalistici e della produzione, sia nel commercio che nell'industria, anche se questo processo per forza di cose sarà lento e graduale.
Si tratta, come scriverà uno studioso del fenomeno peronista, di prospettive largamente imparentate con il Sindacalismo Rivoluzionario: Diversamente dal socialismo marxista, il peronismo, si nutri e adottò le idee fondamentali dell'anarco-sindacalismo italiano, francese e spagnolo del quale vi era una non trascurabile tradizione nel "gremialismo" argentino. Si tratta qui di due esigenze: a) diretto protagonismo politico del sindacato (non attraverso la mediazione di un partito) sugli interessi generali quale strumento di azione; b) l'obiettivo di amministrare direttamente i mezzi di produzione. Già il Congresso sindacale di Amiens (1906) aveva proclamato: il sindacato attualmente è solo un centro di resistenza, ma nel futuro sarà responsabile della produzione e della distribuzione della ricchezza che sono alla base dell'organizzazione sociale .
(Cristiàn Buchrucket, "Nacionalismo y Peronismo", ed. Sudamericana, Buenos Aires, '87)
Questa similitudine è palpabile allorché Peròn definisce lo Stato Giustizialista del futuro come uno Stato Sindacalista giacché:Qui si viene dimostrando come il cammino, diciamo così, della teoria, dentro il politico e il sociale del mondo, si trova in uno stato di transizione. Noi siamo a cavallo di questa evoluzione, questo è il mio concetto. Abbiamo la metà sopra il corpo sociale e l'altra metà sopra il corpo politico. Il mondo si spacca tra politico e sociale. Noi non stiamo decisamente né in un campo né nell'altro, stiamo assistendo alla fine dell'organizzazione politica e all'affermarsi dell'organizzazione sociale (...) Io non posso abbandonare il partito politico per rimpiazzarlo col movimento sociale. Tantomeno però posso rimpiazzare il movimento sociale con quello politico. Al momento tutte due sono indispensabili. Se questo processo continua, noi aiuteremo questa evoluzione. Quando giungerà il momento propizio noi faremo un funerale di prima classe, con sei cavalli, al partito politico e creeremo un'altra organizzazione. Stiamo andando verso lo Stato sindacalista, tutti lo tengano presente ("Discurso a la Confederaciòn Argentina de Intelectuales", pubblicato in Hechos e Ideas, agosto '50.
L'importanza dell'organizzazione sindacale nello Stato e nel Movimento peronista, del quale esso è la colonna vertebrale,l'esistenza di ministri, deputati e governatori operai, il ruolo dei sindacati nella costituzione delle provincie; la sindacalizzazione (con l'acquisizione delle proprietà da parte dei sindacati dei lavoratori) delle birrerie Bemberg e del quotidiano "La Prensa",sono chiari segnali che nel '60 Peròn si periterà di definire quale Socialismo Nazionale, umanista e cristiano, come dire: il socialismo sindacalista autogestionario di liberazione nazionale della Terza Posizione.
IL NAZIONALISMO RIVOLUZIONARIO CUBANO
Grande è l'influenza esercitata dalla Rivoluzione peronista in America Latina, ma è soprattutto a Cuba che il fenomeno giustizialista dispiega tutta la sua forza suggestiva, tanto che nel '56 un articolo sulla rivoluzione castrista asserisce che Cuba è il fuoco peronista che arde nel Caribe ("Libro Negro de la Segunda Tiranìa", '58).
Quest'affermazione é l'eco della congiunzione nell'isola caraibica di due fattori: la presenza diretta del prepotente capitalismo statunitense ed il carattere apertamente controrivoluzionario del comunismo pre-castrista cubano.
Rispetto alla presenza statunitense è importante ricordare che Cuba fu l'ultimo Paese latino-americano a raggiungere l'indipendenza, liberandosi dal dominio spagnolo (1898) grazie soprattutto alla presenza di truppe USA approdate nell'Isola in virtù del mai chiarito attentato alla nave Maine.
Il carattere coloniale di questa Cuba - suppostamente Indipendente - è confermato dalla Carta Costituzionale in cui viene incluso (giugno 1901) il famigerato Emendamento Platt (dal nome del suo estensore Orviolle Hitchcock Platt, senatore del Connecticut) che afferma esplicitamente: Cuba consente che gli Stati Uniti possano esercitare il diritto di intervenire per la difesa dell'indipendenza cubana e per il mantenimento di un governo adeguato per la protezione della vita, della proprietà e della libertà individuale.
A fronte dell'espansionismo yanqui, già denunciato da patrioti come Josè Martì (Ho vissuto dentro il mostro e ne conosco le viscere)sorge un nazionalismo antimperialista intransigente, come scrive il Prof. Robert F. Smith,del Texas Lutheran College, nella sua opera The Usa and Cuba, ma già nel giugno '22 (non nel '59 o nel '60!) un quotidiano de L'Avana aveva titolato su otto colonne, in prima pagina: L'odio per gli USA sarà la religione per i Cubani.
Quando per contenere le spinte antimperialiste gli USA utilizzeranno la sanguinosa dittatura del presidente del Partido Liberal, Gerardo Machado ('24-'33), l'opposizione patriottica e popolare sarà obbligata a far ricorso alla resistenza armata, al terrorismo individuale, al sabotaggio e alla cospirazione insurrezionalista. È in questa esperienza di nazionalismo rivoluzionario che va ricercata, a nostro avviso, non certo nel marxismo, l'etica del castrismo.
IL NAZIONALISMO CUBANO DI FRONTE AL COMUNISMO
Nel settembre '33 una strana mobilitazione delle masse popolari, rivolta generalizzata e contemporaneo sollevamento militare, pone termine alla dittatura di Machado e conferisce il potere ai rappresentanti del nazionalismo rivoluzionario.
Ramon Grau San Martìn e, soprattutto,Antonio Guiteras ,fautore, quest'ultimo di una rivoluzione nazionale antimperialista avente lo sbocco finale in un socialismo autoctono che -come recita il suo programma- non era una costruzione politica capricciosamente immaginata ma una deduzione nazionale basata sulle leggi della dinamica sociale(Germàn Sanchez Otero, "Los partidos polìticos burgueses en Cuba neocolonial 1899-1952", Editoriale di Ciencias Sociales, '85).Questo governo è, sin dal suo esordio, combattuto dalle forze pro-capitaliste statunitensi ed anche dai comunisti indigeni che organizzano ed armano, in diverse province dell'Isola, numerosi Soviets allo scopo dichiarato di scalzare il Governo borghese.
La sedicente ultrasinistra filo-sovietica combatte un governo popolare dichiaratamente antimperialista in base ad un accordo, raggiunto in piena insurrezione anti-machadista (agosto '33) dai dirigenti comunisti Cèsar Vilar e Vicente Alvarez che hanno promesso a Machado di sospendere l'insurrezione in cambio del riconoscimento ufficiale del CONC, i sindacati cubani (cit. da Francisco Lopez Segrera).
Avviluppati nella logica della classe contro la classe -indicata dall'Internazionale Comunista, gli stalinisti Caraibici considerano il borghese Machado più degno degli oppositori (impegnati contro di lui in una sanguinosa lotta), al solo scopo di ottenere particolari benefici per la loro parte politica ed essere pienamente legalizzati. Astiosamente, alcuni anni dopo,Fabio Grobart, fondatore del PC cubano, affermerà che l'ordine comunista di interrompere l'insurrezione non ottenne esito alcuno in quanto gli uomini de L'Avana - che erano gli unici in grado di ottenere un risultato- eliminarono con un'azione ferma e decisa qualsiasi incomprensione sul carattere dell'insurrezione, sia nel partito che nel CONC, rettificando il momentaneo errore e si adoperarono affinché i lavoratori adottassero unanimamente la decisione dello sciopero generale perché Machado venisse estromesso dal potere (Fabio Grobatr, "El movimiento Obrero cubano de 1925 a 1932", Revista della Universidad de Oriente, Cuba '81).
L'azione, come vedremo, risultò comunque esiziale per il governo nazionalpopolare in quanto essa determinò il miracoloso passaggio dei sostenitori di Machado nell'ultrasinistra comunista. Una vomitevole mistura che commise ogni sorta di angherie nei confronti dei patrioti cubani.
LA DITTATURA DI BATISTA
Approvando e attivamente partecipando all'alleanza tra destra reazionaria e stalinisti, volta a porre fine al governo Grau-Guiteras,il colonnello Fulgencio Batista si appropria del potere direttamente o per mezzo di presidenti fantoccio fin dal '39, cancellando ogni spazio democratico e costringendo le opposizioni alla lotta armata. È per questo che Grau San Martìn fonda il Partito Rivoluzionario autentico, le cui basi ideologiche si richiamano a varguismo, cardenismo e peronismo: al MNR boliviano, ad Acciòn Democràtica venezuelana (Germàn Sanchez Otero, op. cit). A sua volta
Guiteras costituisce l'organizzazione rivoluzionaria politico-militare Joven Cubs con con caratteristiche nazionaliste e socialiste. Il gruppo nazionalista influenzato dal fascismo segue operando militarmente i settori insurrezionali del Partito Autentico costituendo numerose organizzazioni di combattenti (Unione Insurrezionale Rivoluzionaria, Organizzazione Autentica, Movimento Socialista Rivoluzionario).
A questo blocco di opposizioni non aderisce il partito Comunista il quale, dal '38, seguendo la nuova linea Antifascista della IIIª Internazionale, considera Batista suo possibile alleato. Il ragionamento degli uomini di Mosca ha una sua logica: il fascismo europeo è il nemico principale dell'URSS, mentre gli Stati Uniti sono il possibile alleato, di conseguenza, i diversi governi filo-statunitensi, come quello di Batista, vanno sostenuti dai PC locali. Nel caso cubano questa strategia ottiene dei risultati evidenti: a) alla fine del '38 viene legalizzato il Partito Comunista cubano; b) il 25 luglio '40 il generale Batista, appoggiato apertamente dal PC cubano, ottiene una smagliante vittoria sul Partito Autentico ottenendo che la nuova costituzione democratica non entri in vigore prima del '43. Il trionfo batistian-comunista viene ottenuto con l'antico metodo dello scrutinio ristretto che permette di votare a meno della metà dell'elettorato; c) il 24 luglio '42, Batista, apre ai comunisti: entrano nel suo governo con l'incarico di ministri Juan Marinello e Carlo Rafael Rodrìguez.
Sono i primi comunisti al potere in America Latina. Rodrìguez, paradossalmente, diverrà anche un influente esponente del governo castrista.
Le prime elezioni libere avvenute nel '44 chiudono la parentesi batistian-comunista giacché il dottor Grau San Martìn ottiene uno strepitoso successo elettorale (oltre il 65%) ridicolizzando
Salgarida sul quale convergono anche i voti comunisti. Tutto ciò presuppone un evidente arretramento degli stalinisti cubani che, privati dell'appoggio statale, sono spazzati via dall'azione dei sindacalisti autentici o, semplicemente, dai gruppi insurrezionali che si opposero alla dittatura di Batista con atti di guerriglia sia contro la dittatura che contro i suoi alleati comunisti.
IL GIOVANE FIDEL CASTRO
Nel '45, anno della rivoluzione peronista, Fidel si iscrive all'Università dell'Avana ed inizia la sua attività politica. La sua naturale vocazione rivoluzionaria lo porta a simpatizzare con i gruppi insurrezionalisti - non smobilitati dopo la vittoria- del Partito Autentico che mantenevano certe caratteristiche nazional rivoluzionarie. Entra così nell'Uniòn Insurreccional Revoluzionaria di Emilio Tro.
Secondo quanto affermano alcuni autori (Yves Guilbert, Pardo Llada, K. S. Karol) egli milita all'interno dell'UIR come Indipendente per evitare di schierarsi col Movimento Socialista Rivoluzionario che, pur essendo parte dell'UIR, vuole sostituire Tro portando al vertice dell'organizzazione per evitare di schierarsi col Movimento Socialista Rivoluzionario che, pur essendo parte dell'UIR, vuole sostituire Tro portando al vertice dell'organizzazione Mario Salabarrìa.
Salabarrìa è precisamente la stessa persona che nel '47 organizza l'Ejèrcito de Liberacion de Amèrica,diviso in quattro battaglioni- rispettivamente denominati "Antonio Guiteras", "Màximo Gòmez", "Josè Martì", "Augusto Cèsar Sandino", con l'intenzione di invadere Santo Domingo, per abbattere la dittatura di Trujillo, e allo stesso tempo progetta di accendere un fuoco guerrigliero nel Nicaragua di Anastasio Somoza.
Fidel Castro, insieme a Carlos Franqui, è parte di questa spedizione nonché uno dei pochi che riesce ad evadere, dopo tre mesi di prigionia, dal campo di concentramento di Cayo Confite, dove i rivoluzionari sono detenuti dall'esercito cubano timoroso delle reali intenzioni di questo numeroso gruppo armato. La prima azione che possiamo definire armata di Castro, anche se è solo una giovane recluta, è del tutto in linea con la prospettiva peronista. Lo storico K. S. Karol, parlando della spedizione di Santo Domingo, assicura che essa ha ricevuto dal presidente argentino Peròn un apprezzabile regalo: 350.000 dollari e numerose armi di vario tipo (K. S. Karol, "Los Guerrilleros en el Poder", Seix Barral, Barcellona '72). Dunque noi crediamo che se questo appoggio fosse reale -non esiste sulla circostanza alcun documento scritto e nessuna testimonianza del governo argentino che possa corroborare l'affermazione- ciò serve ad inquadrare quello che rappresentava il peronismo all'epoca: un movimento rivoluzionario di natura antimperialista, socialista e libertaria.
PERON E FIDEL CASTRO
Il primo contatto documentato tra castrismo e peronismo risale al principio dell'anno seguente. Il dirigente peronista Antonio Cafiero ricorda che si parlava di creare una federazione nazionale degli universitari peronisti: Si intendeva organizzare un congresso, sia nazionale che latino-americano, degli studenti nazionalisti. Informato Peròn ed ottenuto il suo consenso, mi recai accompagnato da un dirigente cubano, Santiago Touriño Velàquez, a Santiago del Cile, Lima, Panama e L'Avana. I referenti politici erano scontati: Albizu Campos, Haya de la Torre, Arnulfo Arias. Nel marzo '48 andammo a L'Avana e a una delle nostre riunioni assistette Fidel Castro. I miei interlocutori, specie Touriño, mi informarono sulle propensioni radicali di Fidel (...) Touriño, che attualmente vive in esilio, lo descrisse come una figura singolare. Non parlai direttamente con lui ma pochi giorni dopo Castro partecipò insieme agli altri studenti cubani alla conferenza di Bogotà.
Sulla partecipazione di Castro al congresso latino-americano degli studenti peronisti, ed alle riunioni preliminari, molte informazioni vengono dal dirigente cubano Pardo Llada: Alla fine del marzo '48 arrivò a L'Avana il senatore argentino Diego Luis Molinari, che si faceva chiamare Luis Priori, con l'incarico di delegato dell'Ambasciata argentina. Questi stabilì contatti con i principali dirigenti universitari cubani e li invitò a partecipare ad una conferenza anti-colonialista a Buenos Aires, nella quale si sarebbe, tra le altre cose, reclamata l'indipendenza delle isole Malvinas. L'ambasciatore peronista si incontrò col presidente del FEU Alfredo Olivares e con il segretario di questo organismo, il comunista Alfredo Guevara appena tornato a Mosca dove si era recato per curarsi, almeno così sosteneva, una malattia ai polmoni. Entrambi si recarono a Bogotà, parlando alla nona conferenza americana, per propagandare il congresso anti-colonialista di Buenos Aires, convocato da Peròn per i primi giorni di maggio. Anche Castro raggiunse Bogotà per unirsi alla delegazione. L'incontro con l'ambasciatore di Peròn avvenne all'Hotel Nacional nel quale Peròn era giunto accompagnato da Rafael del Pino e dallo studente peronista Santiago Touriño.Castro fu quello che più degli altri impressionò favorevolmente Molinari. Il senatore, infatti, si rese conto che il giovane già possedeva il carisma del leader. L'incontro si concluse con l'invito, da parte dell'Ambasciatore, a partecipare ad un viaggio con scali in tre città: Panama, Bogotà e Caracas, con i biglietti, ovviamente, pagati da Peròn. Andarono in Colombia Enrique Ovares, Alfredo Guevara, Fidel Castro e Rafael del Pino. Allo stesso tempo un'altra delegazione di studenti cubani, Touriño, Taboada e Esquivel, su incarico del senatore peronista, visitarono vari paesi del Centramerica col compito di far proseliti e farli convergere alla conferenza anti-colonialista di Buenos Aires (Pardo Llada, op. cit).
L'IDEOLOGIA DEL GIOVANE CASTRO
Il Fidel che mantiene i contatti e le relazioni con l'Argentina peronista non è ancora un franco tiratore dei gruppi armati più o meno vincolati agli Autentici, ma un militante inquadrato nel Partito del Popolo Cubano Ortodoxo.
L'Ortodoxia nasce, per la precisione, come scissione degli Autentici,in opposizione alla corruzione e all'abbandono dei princìpi nazionalisti-rivoluzionari da parte del governo di San Martìn e Pìo Soccaras, e la gangsterizzazione delittuosa delle sue frange armate. Le loro idee centrali sono indipendenza economica, libertà politica e giustizia sociale("Los partidos politicòs burgueses", cit), le tre parole d'ordine del Movimento Giustizialista. È logico che il Partito Ortodoxo sia il luogo naturale di militanza di peronisti quali Pardo Llada e Fidel Castro.
Il nuovo golpe di Fulgencio Batista, marzo '52, ha l'obiettivo esplicito di impedire il trionfo elettorale del Partito Ortodoxo, cui militanti vengono perseguiti e di conseguenza obbligati alla lotta armata. Il gruppo guidato da Fidel Castro che assaltò la Caserma Moncada (Joventud del Centenario o Movimiento)ha lo scopo, come scrive Fidel al dirigente ortodoxodi Santiago Luis Conte Aguero: di porre l'ordine in mano agli ortodossi più ferventi. Il nostro trionfo avrà la conseguenza dell'assunzione immediata al potere della vera ortodossia anche se provvisoriamente. Per il futuro deciderà il popolo mediante elezioni generali.
L'identità ideologica con l'ortodossia permane anche dopo la fondazione del Movimento 26 Luglio.
Nel documento redatto da Castro per il Congresso del Partito Ortodoxo, 16 agosto '55, si afferma Il movimento "26 luglio" costituisce una tendenza all'interno del Partito; essa è un apparato rivoluzionario adeguato per lottare contro la dittatura, tale si è dimostrato quando l'ortodossia grazie alle sue mille divisioni interne si è rivelata impotente (...) un'ortodossia ai vertici della quale sono assurti latifondisti del tipo di Fico Fernàndez Casas, zuccherieri dello stampo di Gerardo Velàquez, speculatori borsistici, magnati dell'industria e del commercio, gli avvocati dalle grandi fortune, potentati provinciali e politicastri ....
Il 19 marzo '56 il Movimento 26 luglio rompe formalmente con il Partito "Ortodoxo" ed entra in piena lotta insurrezionale tentando di attirare a sé il maggior numero di militanti dell'ortodossiaome gruppo si sono convertiti praticamente a satellite della causa castrista, seguendo le sue direttive alla lettera. Erano convinti che il Movimento 26 luglio fosse un ramo del loro partito e alcuni consideravano Castro come un redentore intrepido che predicava l'atto eroico e questo dava loro un immenso coraggio (Mario Llenera, "La revoluciòn insospechada: origen e desarollo del castrismo", EUDEBA, Buenos Aires, '81).
Nuestra Razòn, manifesto-programma del Movimento 26 luglio fu redatto nel '56 e i suoi punti cardine erano in gran parte estrapolati dai princìpi dell'Ortodoxia (quindi dal peronismo) come la lotta per la sovranità politica, l'indipendenza economica e la cultura differenziata, all'interno di una visione democratica, nazionalista e di giustizia sociale.
PERONISMO E MOVIMENTO OBRERO CUBANO
L'influenza del peronismo storico non solo è decisiva nelle organizzazioni politiche del nazionalismo rivoluzionario pre-castrista. Ma in virtù della dimensione continentale di cui erano impregnate le tematiche nazionalproletarie e sindacaliste dell'Argentina peronista è logico che esse abbiano prodotto un grande influsso sul movimento operaio di tutta l'America latina.
Cuba non è un eccezione e il suo Movimento Obrero è la prova lampante delle convergenze esistenti tra il tercerismo rivoluzionario e il nazionalismo antimperialista e socialista non-marxista del nascente movimento dei Barbudos.
Il 2 novembre '52, a Città del Messico, rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori di 19 paesi latino-americani convocati dalla CGT argentina decidono di costituire una organizzazione di lavoratori denominata ATLAS(Aggrupaciòn de Trabaiadores Latinoamericanos Sindacalistas).
Si tratta di una centrale operaia continentale antimperialista opposta tanto allo pseudo sindacalismo filo-statunitense della ORIT quanto all'irreggimentato sindacalismo filo-sovietico della CTAL.
Alla riunione costitutiva dell'ATLAS vi è l'intervento di un dirigente sindacale cubano del settore trasporti,Perez Vidal. Questo militante è stato esiliato da Battista e sarà uno dei futuri dirigenti sindacali castristi; dalla sua fondazione occupa, nell'ATLAS, la funzione di Segretario delle relazioni estere e nel '53 viene designato transitoriamente quale segretario generale dell'organismo continentale d'ispirazione peronista.
Il rapporto tra movimento operaio giustizialista argentino e movimento operaio castrista cubano non ha nulla di occasionale ed effimero: lo prova la fitta corrispondenza intercorsa tra dirigenti operai castristi, già giunti al potere e il segretario generale dell'ATLAS, l'argentino (e peronista) Juan Garrone.
È Pèrez Vidal, il 16 febbraio '60, che sollecita l'invio di un delegato dell'ATLAS nel Caribe o anche solo a Cuba, sottolineando che: grazie alla Rivoluzione che regge i destini delle nazioni, alla nostra testa vi è un grande leader e un grande statista Fidel Castro Ruz; la nostra patria però ha un posto marginale tra le nazioni libere del mondo. Esattamente come la vostra patria quando innalzò le gloriose bandiere del Giustizialismo; della indipendenza economica, della giustizia sociale, della sovranità politica .... Identico il sentire del dirigente operaio cubano Josè Gayoso in una lettera inviata allo stesso Garone:Il fine che il governo cubano persegue è essenzialmente nazionale (...) Per ATLAS credo sia conveniente che lei si rivolga al companero David Salvador, segretario generale della CTC per discuter del fine pratico della riorganizzazione dei rapporti tra noi e l'ATLAS (...) con uomini che si nutrono degli ideali del Giustizialismo (Per tutta la corrispondenza con ATLAS, CGT y ATLAS, Manuel Urriza, ed. Legasa, Buenos Aires, '88).
Per una migliore comprensione va chiarito che il citato David Salvador era un ex-dirigente comunista che nel '47 aveva rotto con i filo-sovietici per finire integrato nel castrismo del quale diresse, durante la Rivoluzione, un braccio sindacale: Secciòn Obrera del M-26 de Julio; più tardi conosciuta come Frente Obrero Nacional Unido (FONU). Salvador dirige numerosi scioperi durante la resistenza alla dittatura di Batista, concomitanti generalmente con azioni armate. Tra la presa di potere castrista e il I Congresso nazionale della CTC (già convertita in sindacato unico) la lista di David Salvador, sostenuta dal Movimento 26 luglio, ottenne il 90% dei voti a fronte di un 5% andato agli Autenticos e un altro 5% ai comunisti. Le pressioni su Fidel, per una lista unica castrista-comunista è respinta e non per un anticomunismo di destra ma perché, come riconosce un marxista studioso della Rivoluzione cubana durante la Rivoluzione il PSP (filo sovietico) non vedeva di buon occhio il Frente Obrero Nacional, fondato dai castristi e diretto da David Salvador, vecchio comunista, il PSP gonfiava simultaneamente le tendenze anticomuniste presenti nel M-26 e taceva sulle esaltazioni di sinistra della lotta armata (...) non vi è un solo caso di partecipazione dei comunisti nella battaglia del fronte urbano;lo sciopero generale del 9 aprile '58 fu infatti organizzato e diretto totalmente dal FONU.
SINTESI
Come una Rivoluzione nazionale e tercerista strettamente imparentata col peronismo storico si è potuta convertire in un sistema marxista-leninista a partito unico? Di sicuro la Rivoluzione cubana ancora il 2 dicembre '61 non può essere definita comunista ma giustizialista! Questo affermavano i dirigenti cubani rispondendo alle preoccupazioni statunitensi:la nostra Rivoluzione non è né capitalista né comunista.
E lo stesso Fidel Castro, sul quotidiano "Revoluciòn", affermava: Di fronte alle ideologie che si disputano l'egemonia mondiale sorge la Rivoluzione Cubana, con nuove idee e nuovi contenuti. Non vogliamo essere confusi con i popoli che si sono fatti abbindolare dal comunismo.
Lo stesso Ernesto CHE Guevara affermava in un documento titolato Bohemia pubblicato il 14 giugno '59:Si fuera comunista no dudarìa pregonarlo a voces.
Era una Rivoluzione nazionale che solo l'embargo imposto dagli Stati Uniti obbligò a radicalizzare le sue posizioni. Quando i cubani, ad esempio decisero di importare petrolio russo, le tre raffinerie gestite dalle multinazionali americane presenti a Cuba si rifiutarono di raffinarlo. Come risposta Fidel Castro nazionalizza le proprietà statunitensi e per rappresaglia gli USA sospendono l'importazione dello zucchero. Castro contrattacca sospendendo le relazioni diplomatiche ed ottenendo un primo credito sovietico e gli Stati Uniti finanziano e organizzano lo sbarco di Bahìa Cochinos (Baia dei Porci) nell'aprile '61. Solo a questo punto Fidel si proclama marxista-leninista. Si tratta di una radicalizzazione in gran parte provocata dagli USA come riconosce Ernesto Guevara in un'intervista a L. Bergquit, "Look" novembre '61:Eccezion fatta per la nostra riforma agraria, che tutto il popolo reclamava, tanto da iniziarla spontaneamente, tutte le iniziative radicali che abbiamo adottato sono la risposta ad atti d'aggressione da parte dei potenti monopoli del vostro paese (gli USA - N.d.T.) e dei suoi massimi esponenti politici. Per sapere quale sarà il futuro di Cuba bisogna prima chiedere al governo USA quali siano le sue intenzioni, quali scelte ci verranno imposte.
La strategia di appoggiarsi ai russi per non cedere ai ricatti yanquis non è, comunque accettata dalla totalità del Movimento castrista. Carlos Franqui distingue almeno quattro correnti interne: i filo-USA, che si confermano per una democratizzazione anti-Batista; i nazionalisti democratici; una corrente proletario-rivoluzionaria socialista ma non filo-sovietica (che comprendeva essenzialmente i sindacati castristi) e, finalmente, la "piccolo-borghese" autoritaria alleata dei comunisti che alla fine fu quella che si affermò (Carlos Franqui, op. cit.).
I simpatizzanti peronisti nazionalisti democratici e socialisti rivoluzionari finirono in esilio (Pardo Llada e molti militanti ortodoxos)o incarcerati (Salvador David e numerosi dirigenti sindacali); essi non vollero scegliere tra democrazia USA e comunismo filo-sovietico. Il definitivo passaggio della ex-Unione Sovietica nel blocco imperialista occidentale ha portato al quasi totale isolamento di Cuba -essa ormai conta solo sull'aiuto dei paesi latino-americani meno compromessi con gli Stati Uniti- ripropone in tutto il suo vigore la questione: potrà la Rivoluzione cubana sopravvivere con la propria forza? Potrà il castrismo evolvere verso una forma di tercerismo rivoluzionario che è parte importante delle sue caratteristiche originarie? Se la storia e la libera volontà del popolo cubano andranno in quella direzione la Grande Isola del Caribe sarà la prima vera trincea dalla quale si combatterà per l'emancipazione dell'America Latina e per un giustizia sociale rispettosa della libertà e della dignità dell'uomo e, per questo, lontana tanto dal capitalismo come dal comunismo.
Proclama di Peròn al Movimento Giustizialista in occasione della morte del Comandante Ernesto Che Guevara
Madrid, 24 Ottobre '67
Compañeros,
Con profondo dolore ho appreso la notizia di un'impareggiabile perdita per la causa dei popoli che lottano per la loro liberazione. Noi abbracciamo idealmente, in quanto ci sentiamo loro fratelli, quanti, in qualsiasi parte del mondo e sotto qualsiasi bandiera, lottano contro l'ingiustizia, la miseria e lo sfruttamento. Ci sentiamo fratelli con quanti con coraggio e decisione affrontano l'insaziabile voracità dell'imperialismo che, con la complicità delle oligarchie antinazionali sostenute dal Pentagono, opprime i popoli. Oggi in questa lotta è eroicamente caduto un giovane, ma già straordinario combattente, al quale la rivoluzione latino-americana deve molto: è morto il Comandante Ernesto CHE Guevara. La sua morte lascia affranta la nostra anima perché era uno di noi, il migliore di noi: un esempio di moralità, spirito di sacrificio, disinteresse. La profonda convinzione della giustezza della causa nella quale ha creduto gli ha dato la forza, il coraggio e il valore che oggi lo elevano alla categoria di eroe e martire.
Ci sono giunte alcune agenzie di stampa che pretendono di presentarlo come nemico del peronismo.Nulla è più assurdo! Anche supponendo fosse certo che nel '51 egli sia stato coinvolto nella congiura golpista (coinvolgimento di cui non esiste alcuna prova ed è tutto da dimostrare) contro il governo popolare di Hìpòlito Yriongoyen questo rimane solo un momento, un fatto isolato, in cui egli fu utilizzato dall'oligarchia. L'importante è riconoscere i propri errori ed emendarli. E nessuno può dire che il CHE non li abbia emendati.
Nel '54 quando in Guatemala lotta in difesa del governo popolare di Jacobo Arbenz,aggredito militarmente dall'esercito statunitense, io personalmente diedi istruzioni al Ministro degli Esteri per trovare una soluzione alla difficile situazione in cui questo giovane e valente argentino si era venuto a trovare, infatti, raggiunse sano e salvo il Messico.
La sua vita, la sua epopea, devono essere esempio per i nostri giovani, per i giovani di tutta l'America Latina.
L'imperialismo tenta di infangarne la memoria perché teme il fascino e l'enorme prestigio che si è guadagnato tra le masse popolari. Masse popolari che vivono la drammatica realtà dei nostri popoli soggiogati. Mi è giunta la notizia che il partito Comunista Argentino suona la campana del disprezzo. Ciò non ci sorprende: essi hanno sempre marciato nella direzione opposta agli interessi nazionali. Sempre sono stati contro i movimenti nazionali e popolari, ciò può essere testimoniato da tutti i peronisti.
L'ora dei popoli, l'ora delle rivoluzioni nazionali in America Latina prima o poi arriverà, si tratta di un processo irreversibile. L'equilibrio è rotto ed è infantile pensare che si possano superare senza rivoluzioni le resistenze degli oligarchi e i monopoli reazionari dell'imperialismo.
La rivoluzione socialista si realizzerà e se cade un combattente un altro è già pronto a prendere il suo posto. Di questo e solo di questo i movimenti rivoluzionari nazionali debbono convincersi per abbattere gli usufruttuari del privilegio. La maggioranza dei governanti dell'America Latina non possono risolvere il problema nazionale perché non rispondono all'interesse nazionale.
Non basta la verbosità rivoluzionaria, è necessaria l'azione rivoluzionaria con una base organizzativa, una visione strategica e tattiche concrete che diano forma fattuale alla rivoluzione. Ci solleveremo dalla nostra condizione solo se ne saremo capaci e per farlo la lotta sarà dura anche se resto convinto che i popoli sono sempre destinati a trionfare. I nostri nemici hanno una forza materiale molto superiore alla nostra; però noi contiamo sulla straordinaria forza morale che ci danno le nostre convinzioni e la giustezza di una causa che ha dalla sua la ragione storica.
Il peronismo, in sintonia con la sua tradizione e con la sua lotta, quale movimento nazionale, popolare e rivoluzionario, rende il suo emozionato omaggio all'idealista, al rivoluzionario, al Comandante Ernesto CHE Guevara,guerrigliero argentino morto in azione impugnando le armi per il trionfo delle rivoluzioni nazionali in America Latina.
Juan Domingo Peròn
Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0