È giusto identificare i docenti che tradiscono le nostre tradizioni culturali e religiose
MARIELLA MAZZETTO
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La proposta del presidente della Provincia di Treviso, dott. Luca Zaia, ospitata su questo giornale, di far uscire allo scoperto quegli insegnanti che, facendosi scudo dell’autonomia scolastica e della sovranità del Collegio dei docenti, presentano e attuano progetti in cui la nascita di Cristo e la famiglia di Betlemme vengono sfrattati da altri che hanno come argomento l’onnipresente tema della pace, di una pace buona per tutte le stagioni, anche per quella del periodo natalizio (dopo aver scoperto quale interprete pacifista un allegro Cappuccetto Rosso), coglie nel segno il disorientamento culturale, civile, cristiano di certi docenti che hanno smarrito la deontologia del loro ruolo, abbagliati da un pacifismo integralista a svantaggio dei valori etici, spirituali e religiosi del cristianesimo.
Quegli insegnanti che rinunciano al presepio (sottraendo le nuove generazioni ai simboli della nostra identità), sia perché una minoranza di alunni non conosce il suo significato, sia perché pensano che l’integrazione tra culture diverse possa concretizzarsi esclusivamente attraverso la rimozione dell’identità cristiana, ossia delle radici della nostra civiltà, non promuovono di certo la multiculturalità come erroneamente reputato, ma alimentano la società del niente che si manifesta nel consumismo, nella logica del profitto, nell’affermazione individuale ad ogni costo, nei disvalori, come fini dell’esistenza umana.
E quando si sceglie la via del rinnegare le nostra tradizioni consolidate per accogliere a braccia aperte religioni, usi e costumi estranei alla nostra storia, non si è né democratici, né tolleranti, né fraterni, ma degli apostati, che, considerando l’uguaglianza di tutte le culture attraverso giochi perversi, mandando in frantumi l’identità di quei minori che sono alla ricerca di modelli e di stili di vita radicati nell’ambiente in cui vivono con le loro famiglie.
Certi insegnanti che rifiutano a scuola i simboli della cristianità, facendo subire agli studenti culture manomesse e che nel contempo credono di poter considerare la scuola come la piattaforma di un’integrazione concreta, perché usufruiscono delle vacanze durante il periodo natalizio che comprende festività religiose e civili celebrate e vissute nel nostro Paese solo dagli alunni cristiani (Santo Natale, il primo martire S. Stefano, Capodanno, il nome di Maria, madre di Dio, la Sacra Famiglia e l’Epifania in cui i Magi sono le primitiae gentium che hanno riconosciuto il Cristo), mentre gli studenti islamici sono inattivi durante questo periodo?
Perché non pensano di restare a scuola a svolgere un benefico (e non buonista) progetto a servizio dell’integrazione di quegli alunni che non sono cristiani e per i quali potrebbero svolgere un regolare programma civico-democratico che si fonda sulla conoscenza della lingua italiana, sulla netta separazione dei poteri tra Stato e Chiesa, sulla parità dei sessi, sulla monogamia, sul dovere da parte delle donne di non mascherarsi con il burqa ed altri argomenti che sono pietre miliari della nostra civiltà occidentale?
Noi, insegnanti di “c’era una volta”, quando volevamo da veri educatori la valorizzazione e la promozione culturale di tutti i nostri studenti, credendo nel nostro ruolo, abbiamo speso molto tempo per favorire l’integrazione culturale e sociale degli alunni svantaggiati con ore pomeridiane e talvolta serali di istruzione volontaria e gratuita. Sempre con spirito di servizio, abbiamo promosso attività di scambio, di colloquio, di accademia, di visite culturali, convinti che insegnare sia sempre esprimere una generosa onestà educativa e intellettuale.
[Data pubblicazione: 10/12/2004]




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