Caro Senatore, alle tue argomentazioni, sempre garbate e intelligenti, rispondo volentieri.
Non credo De Benoist e Tarchi siano particolarmente buonisti e sentimentali, convinti che gli immigrati vanno accolti a braccia aperte. Anzi: nessuno più di loro è convinto che l'immigrazione è un problema contemporaneo evidente, da affrontare politicamente e legalmente. Io stesso che ho molti amici ammigrati, alcuni migliori di tanti italiani, credo che nessuna nazione e nessuna società possa gestire alla leggera una massa di sradicati che, priva di tutele, spesso in balìa dei peggiori influssi culturali, finisce per cedere più di altri al facile richiamo del denaro facile e al miraggio di una civiltà eccessivamente debole.
Però bisogna chiarirsi, soprattutto a destra: un conto è criticare l'immigrazione come fenomeno oggettivo, da gestire, un altro è fare degli immigrati un capro espiatorio, accusarli di contribuire al declino della nostra cultura quando sappiamo che essa è declinata almeno dagli anni del "Boom economico" (qui è come se l'Italia sia peggiorata culturalmente da quando arrivano gli immigrati, mentre sappiamo che i problemi sono altri: Pasolini li aveva ben inquadrati 40 anni fa).
E' facile giocare su questo terreno tanto caro alla destra, soprattutto dalle parti della Lega, ma esso se la prende con le vittime di un fenomeno globale, che ha le sue cause nella globalizzazione dei mercati, nell'Occidentalismo che non permette lo sviluppo di "terze" forme economiche nei paesi altri. L'immigrazione non è il massimo, di per sé comporta forme terribili di sradicamento, non contribuisce certo alla possibilità della persona di realizzarsi creativamente nella sua terra, tra la sua gente, riconosciuta dalla sua comunità. Ma noi, minati culturalmente dagli agenti stessi che generano la necessità di immigrazione altrove, nichilismo e spersonalizzazione da noi, non guadagnamo niente a sfogare la nostra rabbiosa frustrazione sugli immigrati.
Sul resto, la possibilità neocomunitaria ad esempio, si può discutere. Si tratta di una possibilità, da realizzarsi in una Europa diversa da questa: democratica, federalista, imperiale. Il punto è un altro, non sovrapporre all'azione di regolamentazione dell'immigrazione con la xenofobia e il razzismo.
Ciao.
Claudio.
In origine postato da Senatore
Senza riferimento alla diatriba tra ardimentoso e te, commento queste parole. Sono belle, ma non tengono conto dei numeri. eppure è proprio il mutare delle proporzioni che cambia di continuo le carte in tavola.
Per fare un esempio semplice, non credo che oggigiorno un governo europeo sia più in grado di stabilire con efficacia come gli immigrati possano condursi e a quali modelli debbano conformarsi, se l'integrazione o la preservazione delle proprie specificità. Paradossalmente un simile pensiero - quello di Tarchi qui riportato- è autoreferenziale, mentre vorrebbe essere equanime: non è infatti un sopravvalutarsi oltre ogni limite pensare che noi si possa con buona volontà soppesare l'accoglienza, l'ambientamento, la sollecitudine verso chi "bussa alle porte"?




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temi che contesta alla tradizione cattolica, non sono "alcuni" ma tutti, in quanto egli è piuttosto "pagano"......
