Riprende il dibattito sulle fonti energetiche. Il centrosinistra ancora diviso
Il governo insiste sul nucleare
Dopo Berlusconi, un altro esponente del governo prende posizione a favore dell’energia prodotta con la fissione nucleare.
Oggi ci sono le condizioni e i presupposti, secondo Lucio Stanca, ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, per aprire una riflessione sul nucleare, “profonda e senza pregiudizi”. «Sarebbe serio che il nostro Paese riaffrontasse l’esame con una riflessione profonda e razionale e non ideologica e pregiudiziale» afferma Stanca in una nota.
«Sono passati 20 anni dall’orientamento preso dal popolo italiano e 20 anni nei settori tecnologici sono una eternità nel corso dei quali sono stati compiuti passi da gigante sul fronte della sicurezza», osserva il ministro, secondo il quale «la situazione dal punto di vista tecnologico è profondamente cambiata, mentre la nostra dipendenza dalle fonti energetiche tradizionali si è aggravata in termini di quantità e in termini economici e le cosiddette fonti alternative, su cui pure abbiamo investito moltissimo, non sono così vicine come invece abbiamo tutti sperato».
Le parole di Berlusconi devono »essere colte da tutti come una occasione per cominciare un percorso di riflessione, di dibattito e di valutazione». Ciò non vuol dire che il risultato sia scontato, per questo, conclude Stanca, «sarebbe davvero un fatto grave se una parte politica rifiutasse questo confronto che, invece, mi auguro».
Resta il fatto che gli italiani contrari alla presenza del nucleare sarebbero il 55,8%, mentre si attestano al 30,5% i favorevoli. Lo rivela un’indagine realizzata dall’Eures che ha intervistato, tra il 10 dicembre 2003 e il 10 febbraio 2004, un campione di duemila residenti in Italia con più di 14 anni. Al referendum del 1987 l’80% degli italiani aveva votato per lo smantellamento delle centrali nucleari.
Ma se la Casa delle libertà sembra concorde nel rivedere il no assoluto all’energia nucleare, a sinistra che cosa succede? «È oramai evidente a tutti che sul tema del nucleare ci sono due sinistre: una radicale e ideologica e un’altra riformista e senza preconcetti. Mi rivolgo a quest’ultima, in particolare a Enrico Letta e a Pierluigi Bersani, e propongo loro di far nascere un comitato trasversale che attivi un dibattito serio e responsabile nel Paese su come riaprire la strada del nucleare in Italia, a cominciare dalla ricerca e dall’innovazione», afferma Adolfo Urso, viceministro alle Attività Produttive.
Il governo insiste: l’Italia paga la bolletta più alta in Europa, ed è un elemento sempre più importante della competitività internazionale. I costi energetici frenano la competitività delle imprese italiane. Una spesa che, secondo la Confartigianato, pesa come una “tassa”. «Rappresenta una emergenza da risolvere in tempi brevi. Gli imprenditori, che nel primo trimestre 2005 subiranno un ulteriore rincaro del 5% dei prezzi dell’elettricità, non possono attendere i lunghi tempi “politici” del dibattito su un ritorno al nucleare, anche se ci auguriamo un confronto senza pregiudizi». Così il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, commenta le dichiarazioni sui temi dell’energia.
«Un’occasione mancata», secondo Confartigianato, la riforma del settore energetico, approvata a luglio 2004, «per diminuire il costo dell’energia a carico delle imprese». Perché, sottolinea Guerrini in una nota, «per superare le condizioni che penalizzano soprattutto i piccoli utenti, occorre certamente ridurre i costi, ma anche incentivare la riduzione dei consumi di energia, completando la liberalizzazione del mercato e puntando decisamente sulla filiera dell’efficienza energetica negli usi finali».
Se si decidesse di tornare al nucleare, Caorso e Trino Vercellese si potrebbero riavviare nel giro di 12-15 mesi. Lo afferma, in una intervista rilasciata al “Quotidiano Nazionale”, Paolo Fornaciari, uno dei padri storici del nucleare in Italia, ex responsabile dell’attività nucleare di Enel, che interviene sulla possibilità di risvegliare le più moderne delle quattro centrali nucleari che hanno funzionato in Italia per oltre 20 anni.
«Caorso - prosegue Fornaciari - è la più grande e moderna centrale che abbiamo in Italia, avviata alla fine del '78 e spenta alla fine degli anni '80 dopo il referendum, quindi ha funzionato solo una decina d’anni. Uno spreco colossale che potrebbe essere molto conveniente recuperare. Gli italiani, famiglie e imprese pagano l'energia quasi il doppio degli altri consumatori europei, con le immaginabili conseguenze sul fronte della competitività del nostro sistema Paese in Europa».
Non bisogna dimenticare, continua Fornaciari, «che il riavvio di queste centrali costerebbe una frazione infinitesimale dei 7500 miliardi di lire necessari per lo smantellamento, che pesano anche oggi sulle bollette elettriche degli italiani. L'Italia -conclude - è troppo dipendente dal petrolio, un combustibile dai prezzi molto instabili, fonte energetica troppo insicura per farci affidamento. E anche il prezzo del gas è legato alle quotazioni dell’oro nero, quindi non è affidabile».
Non va dimenticato che il nucleare in Italia non è al bando. La moratoria - decisa dal governo di quegli anni all’indomani dell’esito dei quesiti referendari del 1987 - che vietava per 5 anni la costruzione di impianti nucleari per la produzione elettrica è infatti scaduta da oltre 10 anni, dal 1992.
Secondo l’Aduc, associazione dei consumatori, «se il premier, invece di lanciare il sasso nello stagno, presentasse un nuovo piano energetico, si potrebbe discutere con le carte in mano, ma le parole sembrano più efficaci dei fatti». Negli anni Cinquanta e Sessanta il nostro Paese - ricordano i responsabili dell’associazione - era terzo nella produzione di energia elettrica da fonte nucleare, dietro gli Stati Uniti e Gran Bretagna. Oggi non ne produce più.
L'elevata dipendenza energetica dall’estero, spiega l'associazione dei consumatori, «in particolare dagli idrocarburi e il rischio di gravi ripercussioni di non impossibili nuove crisi energetiche, suggeriscono (alcuni) di rivedere la decisione assunta dopo il grave disastro di Chernobyl (allora Unione Sovietica). Non abbiamo preclusioni ideologiche sul nucleare, per cui ci accingiamo con sano pragmatismo a valutare l’opzione suggerita». Ma occorre iniziare «dalla sicurezza, che è il problema che maggiormente angoscia le popolazioni, e discutiamo dei piani di sicurezza che ci interessano, visto che abbiamo a ridosso delle patrie frontiere due impianti nucleari, Creys-Malville (Francia) e Krsko (Slovenia)».
Intanto in Francia, il 2005 si annuncia come un anno di grandi cambiamenti per il settore energetico francese, con i suoi tre gioielli Areva, EdF, GdF già in pista per la loro privatizzazione parziale. Il numero 1 mondiale dell’industria nucleare e gli ex monopoli dell’elettricità e del gas stanno già impegnate nella loro aperture di capitale, previste tutte entro la fine dell’anno.
[Data pubblicazione: 22/01/2005]
Piacentini e vercellesi cosa ne dicono? Con che logica sarebbe giusto stabilire se attivare una centrale nucleare? Il nucleare è un destino ineluttabile oppure non si potrebbero vagliare altre strade?




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