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Discussione: oh, finalmente....

  1. #51
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Predefinito Re: Castelli manda gli ispettori "Un giudice da punire"

    In Origine Postato da Manuel
    Un giudice da punire secondo il ministro della Giustizia Roberto Castelli, una collega da tutelare secondo i membri togati di sinistra del Csm. Magistrati e guardasigilli continuano ad avere visioni diametralmente opposte anche sulla discussa sentenza che distinto tra guerriglia e terrorismo. Castelli, parlando a Radio Padania, ha annunciato: "Ho dato incarico ai miei ispettori di valutare se ci sia stata ignoranza o grave travisamento dei fatti". "Dopodiché - ha aggiunto - io mi riservo di avviare un'azione disciplinare nei confronti di questo magistrato se dovessero emergere dei fatti che ci portino verso questa strada". '

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...5/casini.shtml
    ma insomma... ma questi magistrati sono bravi e non ideologicizzati solo quando assolvono Berlusconi ?

  2. #52
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: oh, finalmente....

    In Origine Postato da Djaspher
    Cossutta è un comunista, quindi ciò che dice non ha nessuna valenza.
    Giusto?
    ragionare per schemi mentali a-prioristici medioevanli (l'ha caio quindi va bene a prescindere l'ha detto tizio quindi è sbagliato in primis) non è sinonimo di grande intelligenza...
    cla

  3. #53
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: oh, finalmente....

    In Origine Postato da sosunturzos
    Puoi citare chi vuoi, ma la Giustizia non deve essere il luogo dove si punisce o si assolve in base alle proprie emozioni o presunzioni. E neppure il posto dove i giudici si fanno corrompre dai capi di governo come negli stati bananas (l'Italia lo è sempre stata e lo è ancora).

    La giustizia è basata sulla legge, finché dura....


    Summum ius, summa iniuria , qualche volta, ma se vi va è così, se no andate negli USA dove al potere è consentito ammazzare anche i Presidenti sgratiti....
    la giustizia dovrebbe tutelare il cittadino, non esporlo al pericolo...

    la giustizia dovrebbe punire chi mi vuole uccidere e per farlo recluta kamikaze pronti a farsi scoppiare in aria domani...

    la giustizia non può venire a parlarmi di "pacifica natura terroristica" cito le parole del giudice a cui cossutta ha dato un giusto consiglio e cioè "si dedichi al tennis"...

    che cazzo vuol dire pacifica natura terroristica??? dove cazzo è pacifico il terrorismo??? non mi sembrava tanto pacifico quando ha ammazzato 3500 persone in una mattina di settembre in una citta che ancora dormiva... ma vi rendete conto della marea di stronzate che sparate???
    cla

  4. #54
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    Predefinito Re: Castelli minaccia sanzioni, la sentenza del GUP non rispetta palesemente la legge

    In Origine Postato da Manuel
    Sono perfettamente in sintonia col ministro Castelli, questa volta i giudici hanno superato il limite tollerabile della provocazione con una sentenza ideologica che consente il libero addestramento di tutti i terroristi in casa nostra compresi quelli che hanno ucciso il maresciallo Cola.
    che c' ejntrra cola? con il reclutamento dei guerriglieri.....speriamo che finscano alla svelta i funerali almeno così non lo tirate piu in mezzo a caso...

  5. #55
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    Predefinito Un giudice coraggioso contro chi vuole la dittatura filoBush in Italia

    Dal guardasigilli primo passo verso un'azione disciplinare
    I membri togati di sinistra chiedono al Csm di tutelare la collega
    Castelli manda gli ispettori
    La Forleo: "Decisione sofferta"
    Il giudice: "Rispettata la legge, ho la coscienza a posto""


    Il ministro della giustizia
    Roberto Castelli

    ROMA - Un giudice da punire secondo il ministro della Giustizia Roberto Castelli, una collega da tutelare secondo i membri togati di sinistra del Csm. Magistrati e guardasigilli continuano ad avere visioni diametralmente opposte anche sulla discussa sentenza che distinto tra guerriglia e terrorismo. Castelli, parlando a Radio Padania, ha annunciato: "Ho dato incarico ai miei ispettori di valutare se ci sia stata ignoranza o grave travisamento dei fatti". "Dopodiché - ha aggiunto - io mi riservo di avviare un'azione disciplinare nei confronti di questo magistrato se dovessero emergere dei fatti che ci portino verso questa strada". '

    Poco prima dell'intervento radiofonico del ministro, i consiglieri togati di Palazzo dei Marescialli eletti nelle correnti di sinistra avevano denunciato invece come le reazioni alla sentenza sui militanti islamici si stessero trasformando da "legittima critica" in "attacchi alla persona", chiedendo quindi al Csm di intervenire a tutela della gup milanese.

    Oggi sulla vicenda era intervenuta anche la stessa gup Clementina Forleo. "Sono serena - ha spiegato - E' stata una decisione sofferta ma ho osservato la legge e ho seguito la mia coscienza, come sempre in tutte le mie decisioni e per qualsiasi imputato".

    Serenità, quella ostentata dal giudice Forleo, che secondo i togati di sinistra del Csm è messa a repentaglio da reazioni che "si sono trasfuse in attacchi alla persona e in denigrazione della funzione". Per questo nel documento presentato al Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli i consiglieri di Magistratura Democratica e del Movimento per la Giustizia chiedono "l'apertura di una pratica" sugli attacchi rivolti nei confronti del magistrato "che consenta un approfondito esame della questione".


    A firmare il documento sono in particolare i membri togati Ernesto Aghina, Paolo Arbasino, Maria Giuliana Civinini, Giuseppe Fici, Luigi Marini, Francesco Menditto, Giuseppe Salmè e Giovanni Salvi. A loro, nella solidarietà alla collega Forleo, si è unito idealmente anche il pm del processo contro gli islamici assolti Armando Spataro. "Pur non condividendo la sentenza - ha commentato il magistrato - intendo qui manifestare tutta la mia solidarietà al gup Clementina Forleo per i rozzi attacchi di cui è stata oggetto".


    (25 gennaio 2005)

  6. #56
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    Arrow Il ministro Pisanu è indignato contro la folle sentenza che libera i terroristi

    Il ministro Pisanu
    «Così possiamo prenderli solo dopo un attentato»
    L’ira del ministro: una sentenza che manda a spasso i terroristi. Nuovi provvedimenti di espulsione


    Il ministro Pisanu con il collega francese de Villepin (Afp)
    ROMA - Il commento pubblico ha i toni pacati che da sempre distinguono le sue esternazioni. Ma quando parla con i suoi collaboratori, quando discute della sentenza di Milano dopo una giornata trascorsa con il capo della polizia e con i comandanti di carabinieri e Finanza che lo hanno accompagnato in Francia per un vertice bilaterale sull’immigrazione, il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu sfoga la sua ira. L’umore è quello dei giorni peggiori. Le conseguenze appaiono inevitabili: sul suo tavolo al Viminale ci sono già le carte che documentano la posizione processuale dei tre imputati islamici. In caso di scarcerazione, Pisanu è pronto a firmare la loro espulsione. Non saranno gli unici. Altri provvedimenti amministrativi arriveranno, iniziative legislative sono già allo studio.
    A prima mattina, dopo la lettura dei giornali, appare chiaro che l’ordinanza milanese è diventata per il ministro una priorità. «Mi sembra - attacca alzando il tono della voce - che in questo modo si trasferisca la distinzione tra terrorista e guerrigliero dal piano politico-culturale a quello giuridico, con la conseguenza che così ragionando si finisce per mandare a spasso i terroristi. C’è da rabbrividire». Non cerca lo scontro il ministro, almeno pubblicamente. E dunque la parola d’ordine è soltanto una: silenzio. Quando arriva a Modane per incontrare il collega Dominique de Villepin, la sua dichiarazione è lapidaria: «Ci appelliamo al buon senso di tutti - dice - ma non faccio polemiche e su questo argomento non voglio rispondere».
    Ai tecnici del suo dicastero ha però già dato disposizioni affinché analizzino la giurisprudenza e le iniziative da prendere «con urgenza». «Cerchiamo di capire le ragioni del giudice - raccomanda - perché voglio scegliere a ragion veduta le sedi istituzionali nelle quali intervenire: di certo non accetterò che si leghino le mani ai nostri investigatori». Pisanu pensa a un dibattito in Parlamento, riflette sull’opportunità di portare il problema all’esame del Consiglio dei ministri. Ma valuta anche l’ipotesi di discuterne con il capo dello Stato e di rivolgersi al Csm.
    Dopo aver parlato con i vertici delle forze dell’ordine manifesta la sua rabbia, ma anche la sua preoccupazione. Sa che decisioni di questo tipo provocano malumori tra chi dedica mesi e mesi alle inchieste. «Indagini scrupolose - sottolinea il ministro - non si possono vanificare con tanta facilità né, peggio ancora, si possono scardinare i presupposti della prevenzione. Sono anni che spendiamo enormi risorse per prevenire il terrorismo di matrice islamica, bloccandolo sul nascere, e ora invece si accampa l’idea che il terrorista è tale solo dopo aver compiuto l’attentato, mentre prima di compierlo è al massimo un romantico guerrigliero».
    Il tono adesso si fa sferzante: «Se dobbiamo dar retta a questa sentenza e decidiamo di arrestare un terrorista dobbiamo aspettare di coglierlo sul fatto. Ma se si tratta di un kamikaze? A questo punto non ci resta che l’espulsione amministrativa del sospetto terrorista, posto che non spunti un Tar a sentenziare con chissà quali motivazioni l’illegittimità della decisione». La collera monta quando il ministro pensa a quella decisione dei giudici amministrativi del Lazio che annullarono l’espulsione dell’Imam di Carmagnola Fall Mamour, ritenendo che non rappresentasse «alcun pericolo per l’Italia».
    L’analisi fatta con i collaboratori più stretti affronta il merito della vicenda. «Se il magistrato di Milano ha escluso l’ipotesi del terrorismo, nonostante la norma di legge che la prevede espressamente - riflette Pisanu - poteva almeno prendere in considerazione il reato di strage, visto che agli atti risulta evidente il proposito di qualche indagato di farsi saltare in aria seminando indiscriminatamente terrore e morte. Peraltro è anche accertato che uno di loro aveva frequentato Mohamed Atta, uno dei capi terroristi dell’11 settembre...».
    L’ipotesi più probabile «se una simile giurisprudenza dovesse consolidarsi», appare quella di riesaminare l’articolo 270 bis che prevede il reato di terrorismo internazionale e valutare altre soluzioni legislative. Norme che possano garantire la permanenza in carcere di chi ha progettato attentati. «Altrimenti - avverte il ministro - i livelli di sicurezza che sinora abbiamo garantito si abbasserebbero drammaticamente». Non nomina mai il giudice Clementina Forleo, ma proprio a lei sembra rivolgersi quando afferma: «So bene che i nostri sistemi giuridici non hanno ancora metabolizzato la realtà del terrorismo e che dunque si trovano in difficoltà al momento di perseguirla efficacemente. Ma proprio per questo i magistrati dovrebbero supplire con intelligenza e buon senso alle carenze dell’ordinamento. Invece qualche volta si ha l’impressione che si giochi con i concetti e le parole».

    Fiorenza Sarzanini

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...6/pisanu.shtml

  7. #57
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    Nessuno di questi signori che alzano polveroni strumentali sulla sentenza sembra voler cogliere il fatto che il giudice ha valutato atti che si sarebbero dovuti svolgere nel teatro di guerra iracheno, giustamaente qualificandoli "atti di guerriglia".Ora capisco che in Italia si nega fermamente sfiorando il ridicolo che in Iraq via una situazione di Resistenza contro l'occupante nella quale l'impiego di kamikaze non si capisce in cosa differisca dall'utilizzo da parte americana di cluster bombs , napalm,e di carri armati dotati di tutti gli armamenti possibili come la Forleo ha giustamente ricordato nella sentenza..ma qui il ragionamento giuridico viene sostituito dal dogma politico della servile obbedienza al filoamericanismo dei nostri politici.Meno male che esistono ancora giudici che applicano la legge e non i desideri del Governo o dobbaimo veramente cosniderarci in una Dittatura bella e buona?Dalle reazioni di Fini, Castelli e Pisanu sembra proprio che o il giudice fa quello che dicono loro oppure passa i guai..Mala tempora currunt..Povera Italia...

  8. #58
    Runes
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    mah...

  9. #59
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    Legittimo sparare ai nostri soldati Post #1 di 2

    Come ha ragione Oriana Fallaci. L'Europa andrebbe ribattezzata Eurabia.
    Ma l'Italia di più. Potrebbe funzionare Itallah?
    Di certo Osama Bin Laden dovrebbe eleggerla come luogo di pellegrinaggio, ed invece di girare intorno alla Pietra nera della Mecca, i suoi discepoli potrebbero adempiere il precetto ruotando intorno al Palazzo di Giustizia di Milano.
    Da qui infatti viene la buona novella per i seguaci dello sceicco saudita e consimili. Con la sentenza ben motivata di un giudice (i cui dettagli racconta a pagina 2 Luigi Gambacorta) viene sancita l'intoccabilità e quasi la sacralità dei kamikaze.
    Infatti come si fa a provare che sono kamikaze? Impossibile. Com'è noto sono gente disarmata. L'arma da essi adoperata è il loro stesso corpo. Mica si può arrestare la gente perché ha un corpo e dice di volerlo adoperare da qualche altra parte del mondo o forse persino in Italia. Non c'è bisogno di porto d'armi per il corpo. Il corpo è mio e lo gestisco io. Su autobomba, su aerei dirottabili. Fuori d'Italia con uso di coltello per decapitare miscredenti e traditori.
    Si sa che i guerrieri di Osama fanno questo. Lo sa tutto il mondo. Ci sono proclami scritti dappertutto. Ma per il giudice di Milano, chi può dirlo che sia sbagliato andare ad arruolarsi con Al Zarqawi? Nessuno. E anche chi li adesca e li spedisce, in fondo non fa nulla di male, giuridicamente parlando.
    Non siamo ironici.
    È quanto predicato dalla sentenza. La quale ha un suo rigore giurisprudenziale: rischia di diventare il nostro rigor mortis, ma che ci possiamo fare?
    C'era un gruppo islamista investigato dai pm e in particolare da Stefano Dambruoso. Hanno scoperto fosse legato ad Ansar Al Islam. Questo nome al profano non dice nulla.
    A chi legge un pochino di queste cose, il nome invece fa rizzare i capelli. È semplicemente la filiale di Al Qaeda in Europa.
    In questi ultimi anni ha mutato intestazione, e si fa chiamare Ansar Al Sunna. Chi è affezionato di analisi sull'attentato di Madrid e sui legami internazionali di Al Zarqawi avrà letto questa sigla in articoli di Libero una ventina di volte. Ma per la magistratura italiana non significa nulla. Occorrono prove, ed è giusto, per carità.
    Non bastano le documentazioni fornite dall'intelligence e dagli esperti internazionali, non sono sufficienti le rivendicazioni via internet, i video con le decapitazioni applauditi da questa o quella diramazione di Ansar Al Islam.
    Troppo facile. Fino quando non sei preso tu con il coltello insanguinato tra le mani, puoi persino arruolare miliziani Osama. Mica è reato. Per i nostri giudici (è già successo a Napoli) Bin Laden resta uno dei tanti predicator i islamici.
    Può essere simpatico o antipatico,ma gli americani non hanno ancora documentato appieno la sua responsabilità per l'11 settembre.
    I testimoni non hanno fornito le loro deposizioni dinanzi ad un avvocato e non si sa se siano disposti a venire a confermare le accuse in Tribunale a Milano.
    Veniamo al caso nostro. E' stato provato che il marocchino Nourredine Drissi e il tunisino Kamel Hamraoui raccoglievano, insieme ai compagni delle "cellule" di Ansar, denaro per donarlo ai gruppi di Al Qaeda. E' acclarato pure questo: reclutavano e spedivano musulmani residenti in Italia in campi paramilitari dove costoro - scienza comune - imparavano le arti preferite:
    1) guida di autobombe in direzione di ignari cittadini (tra cui bambini) in Iraq o altrove nel mondo;
    2) uso del kalashmikov anche contro elicotteri magari italiani,
    3) decapitazione di infedeli o di iracheni fedeli al governo voluto dall'Onu.
    Ma in Italia questo non è considerato reato.
    Essere di Al Qaeda non vuol dire essere perseguibili per terrorismo internazionale. Al massimo, li si può condannare per fabbricazione di passaporti falsi o per aver smerciato droga per la causa. Ma la causa resta buona e santa. Insindacabile.
    Noi avremmo un'idea per fregare Al Qaeda: inasprire le leggi sul fumo, lì magistrati sono durissimi la battaglia è riconosciuta giusta. Stroncare un vizio nobile. Invece, prendersela con chi manda in Iraq kamikaze e non incarcerare il ministro Martino che spedisce elicotteristi in Babilonia, sarebbe un'inaccettabile disparità di trattamento, una rottura della par condicio internazionale.
    Una gravissima violazione dell'imparzialità dei giudici,i quali finirebbero per favorire una «delle opposte fazioni in lotta».
    Non stiamo inventando. Nella sentenza è usata proprio questa formula.
    Soldati italiani della coalizione e miliziani legati ad Al Zarqawi hanno per il gup identica legittimità.
    A questo giunge il formalismo assoluto.
    Con lo stesso criterio si deve lasciar libero chi tu sai con assoluta certezza dirotterà a mani nude un aereo, o arruola un altro per farlo. Roba brutta, certo. Siccome però le idee sono impunibili e la libertà d'opinione inviolabile, non puoi farci niente.
    Solo nell'istante in cui desse un colpo di karate sulla nuca del pilota,si potrebbe cominciare a configurare un reato.
    Un decimo di secondo prima no, il martire ha persino il diritto di avvicinarsi alla cabina,magari con il ritratto di Osama sul petto. Infatti per la nostra giustizia i kamikaze arruolati da Al Qaeda in Italia e spediti ad agire in Afganistan o in Iraq sono idealisti.
    Chi li arruola fa il suo dovere di buon islamico. Non è un terrorista, tutt'altro. Sia chiaro: noi non conosciamo i due nordafricani assolti dall'accusa di terrorismo. Vale anche per essi il principio d'innocenza. Ci mancherebbe.
    Di certo però ora sappiamo che: stante le leggi vigenti; stante l'inter pretazione in uso presso i nostri magistrati delle medesime; stante la cultura dominante che dà supporto etico a ciò; stante tutto questo l'Italia è candidata agli Oscar nella parte di amica cretina del terrorismo islamista.
    Vogliamo dircelo? C'è un problema di buon senso.
    Di informazione specifica: non si può non sapere, se si lavora con presunti terroristi islamici, che cosa sia Ansar Al Islam.
    Ma c'è anche un equivoco legislativo. Fa benissimo Gianfranco Fini ad indignarsi per la sentenza. Bisognerebbe però anche aggiornare il nostro codice.
    Siamo in guerra, e non è una balla retorica. Il fatto che islamici estremisti reclutino tra noi kamikaze ne è la prova.
    Occorre prevedere un reato di terrorismo che tenga conto dell'idea tremenda di "martirio".
    Se no,leggi alla mano, se un tale telefona a qualcuno e dice:
    «Vado a New York, vorrei far saltare la metropolitana »,e ci va davvero, nessuno può fermarlo. A meno che abbia il passaporto falso. Ma quelli furbi ce l'hanno a posto,come i 19 dell'11 settembre, i capi dei quali passarono da Milano.
    Se li avesse fermati Stefano Dambruoso, il gup avrebbe detto: non bisogna violare la par condicio.
    Possibile non ci si renda conto della novità assoluta di questo tipo di aggressione terroristica? Secondo il citato pm Stefano Dambruoso, un magistrato inquirente invidiatoci dall'Occidente intero per scrupolo e competenza, senza nuove leggi non se ne esce.
    Ad esempio da noi reclutare armigeri a pagamento è reato.
    Ma se lo si fa gratis, nessuno può dir nulla, non c'è legge che punisca. Lo diceva proprio lui, testualmente, a Magdi Allam un anno fa. Bisognerebbe che i politici si lamentassero sì con i giudici, ma cambiassero anche le leggi.
    Non viviamo nel migliore dei mondi possibili. Ma in questo, dove si aggira il terrorismo islamico. Sono faccende delicate quelle in cui bisogna coniugare libertà e sicurezza.
    Ma non possiamo più sfuggire alle necessità della vita. Se no quelli sono liberi di organizzare la morte. Lo fanno lo stesso.
    Ma per favore senza la nostra benedizione imbecille.

    Renato Farina su Libero del 25 gennaio

  10. #60
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    Reclutare kamikaze per l’Iraq non è reato

    L'ufficio reclutamento può essere aperto in Via Quaranta o dintorni. Assoldare guerriglieri islamici da spedire in Iraq non è reato. A Milano non si applica il 270bis ( terrorismo internazionale) per chi raccoglie soldi, mezzi e soprattutto uomini per combattere a favore di Saddam Ussein. Lo ha scritto il gip Clementina Forleo, che ha assolto tre imputati "milanesi" e rispedito al giudice di Brescia due "cremonesi", perché si proceda con le vecchie norme e non con la legge approvata dopo l'11 settembre 2001. Un bel colpo per i cinque affiliati ad "Ansar Al Islam" che con azzardo calcolato, hanno scelto il rito abbreviato. Io non prendo parte, non mi schiero, non scelgo tra i combattenti, scrive nella sua maniera togata la Forleo. Che sia proprio il contrario lo documenta lei stessa. Punire « anche gli atti di guerriglia, per quanto violenti, posti in essere nell'ambito dei conflitti bellici in atto tra Stati porterebbe inevitabilmente a una ingiustificata presa di posizione per una delle forze in campo. Questo ( attenzione all'inciso) « a prescindere dagli obbiettivi presi di mira » . Chissà se in quel "a prescindere", vanno inclusi i carabinieri di Nassirja. « Le attività violente o di guerriglia anche se poste in essere da parte di forze armate diverse da quelli istituzionali, non possono essere perseguite neppure sul piano del diritto internazionale, a meno che non venga violato il diritto internazionale umanitario » . Bisogna precisare che due degli imputati ( Bouyahia Maher Ben Abdekaziz, Toumi Alì Ben Sassi, tunisini) sono stati condannati a 3 anni. Ma per « favoreggiamento alla immigrazione illegale e procacciamento dai documenti falsi » .
    Il terzo Mohamed Daki, il più alto in grado nel gruppo, si è preso un anno e 10 mesi e sarà scarcerato alla fine di gennaio. Perché procurassero passaporti italiani, i meglio confezionati e i più appetiti tra gli islamici, la Forleo non se lo chiede, quasi si trattasse di trovare per dei compatrioti dell'ordinario lavoro nero. Piuttosto le è mancato l'ardire di assolverli anche per le carte false, visto che per reclutare combattenti agivano in stato di necessità. La Forleo ha ignorato che Mohamed Daki ( quello che tra sei giorni lascia San Vittore), aveva consegnato a Reggio Emilia il passaporto per Maxamed Ciise, il capo che in Siria doveva procurarsi da Al Qaeda i fondi per Ansar Al Islam. E che ad Amburgo ( dove era tornato prima di essere estradato in Italia) aveva dato alloggio a Ramzi Binalashib, il pianificatore delle strage alla Torri Gemelle.
    Per la Forleo i rapporti dei servizi segreti « le cosiddette fonti d'intelligence sono atti affetti da inutilizzabilità patologica » . Meno ancora contano le « segnalazioni da parte di organismi americani o da fonti del BKA tedesco » .
    Inutili anche gli « atti compiuti all'estero non assistiti dalle garanzie difensive.
    Ci si riferisce - lo scrive sempre il gip - alle audizioni di ex combattenti ristretti in Iraq, assunti dall'autorità norvegese ed acquisite ai nostri inquirenti per rogatoria » .
    Inutile per il processo anche il fatto che due combattenti, reclutati proprio a Milano proprio da questo gruppo ( Morkidi Kamal e Abib Waddani), si sono fatti saltare in Iraq come kamikaze e sono stati celebrati, anche qui, come eroi.
    In più , di azioni terroristiche hanno parlato gli stessi imputati.
    La Forleo riferisce della « maledizione » , contro l'Italia registrata nella cella di sicurezza della Questura ( 1/ 4/ 2003) tra Ciise Maxamed e El Ayashi ( imputati che hanno scelto i rito ordinario). Per lei si tratta di « commenti tutt'altro che inequivocabilmente riferibili ad attività di tipo terroristico concretamente programmate » .
    Nè vede riferimenti al terrorismo in casa nostra nella registrazione telefonica tra El Ayashi e l?imputato Hamraoui che gli spiega: « Non hanno bisogno di uomini lì, hanno bisogno di uomini qui » . In questo caso « è evidente - per il gip - che si riferiscono ai finanziatori di quei combattimenti » .
    Perché la metà dei procacciatori di fondi dovesse essere messa in cassa integrazione non di capisce. Eppure nella stessa telefonata Mullah Fuoad chiede all'interlocutore l'invio di « combattenti adeguatamente addestrati, di gente che colpisca con il ferro, quelli che stavano in jaban ( Giappone) » .
    Ma il giudice trova ambiguo anche « il riferimento ai kamikaze, all'invio di uomini disposti al diretto sacrificio umano » . C'è anche un pentito, Mohammed Tahir.
    Racconta che Ansar Al Islam era in contatto con Al Qaeda e che aveva progettato anche di utilizzare kamikaze » . Ha parlato per « sentito dire, senza fornire alcun elemento di diretta cognizione » . In conclusione « può ricavarsi che Ansr Al Islam era strutturata come una vera e propria milizia islamica, addestrata alla guerriglia, finanziata da gruppi stanziati in Europa » . Ma « gli obiettivi di natura terroristica erano probabilmente propri di alcuni suoi membri » .
    Per rimandare i due imputai di Cremona al giudice di Brescia, il gip osserva infine che le « cellule si muovevano in sostanziale autonomia, anche in presenza dei necessari collegamenti tra le medesime e altre collaterali, stanziate all?estero » .
    Un bell'omaggio alla compartimentazione, proprio di ogni organizzazione terroristica che si rispetti.

    Luigi Gambacorta su Libero del 25 gennaio

 

 
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