Ma chi sei, Wanna Marchi che predice il futuro?In origine postato da Yggdrasill
Probabile, ma tanto tu sei longevo![]()
P.S. Basta col cazzeggio altrtimenti chiudono il thread.![]()


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Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
Racconti senza fine di gente che ha pagato
non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.
Ho su tutta la schiena un pezzo con Paolo Di Canio che corre sotto la curva sud con le dita al cielo che indicano il numero tre. Sulla pancia ho la scritta VEGAN in caratteri gotici. E qualcos'altro.


Sul braccio sinistro ho l'immagine che appare sulla copertina di arancia meccanica e appena sotto un bracciale celtico.
Sul braccio destro ho una croce celtica e un disegno di un teschio con una sfumatura che include una runa algiz, sul gomito destro una ragnatela.
Sul polpaccio sinistro una scritta per un amico morto in un incidente stradale.


primo Di Canio il tre non lo ha fatto sotto la sud!secondo:è meglio quando fa il saluto...In origine postato da Orazio Coclite
Ho su tutta la schiena un pezzo con Paolo Di Canio che corre sotto la curva sud con le dita al cielo che indicano il numero tre. Sulla pancia ho la scritta VEGAN in caratteri gotici. E qualcos'altro.


I tatuaggi, da una quindicina d'anni a questa parte, sono una moda e le mode noi fascisti dovremmo combatterle, magari per imporre le nostre, non certo assecondarle.
Inoltre la bellezza classica, greca e romana, si basa sulle forme del corpo umano nella sua purezza. L'idea del tatuaggio e delle modificazioni del corpo (i piercing e tutto il resto) in genere è tribale, primitiva e anticlassica. Ed è neotribale, perché è legata alle mode giovanili dei suburbi americani e dell'Occidente più degradato, oltre che dei gruppi dell'estrema sinistra.
Se avessi un figlio, se minorenne gli vieterei in modo categorico di tatuarsi e se maggiorenne, non accetterei comunque la cosa, tanto che i rapporti con lui ne risentirebbero.
Con questo non voglio certo gettare la croce addosso a tutti quei camerati (che, ahimé, sono la maggioranza) che hanno deciso di tatuarsi, a maggior ragione se si tratta di tatuaggi ideologicamente caratterizzati: non approvo la loro scelta ma la rispetto e comunque la giustifico: quando un comportamento in un certo ambito è così diffuso, è difficile non aderire.
Però non rinuncio ad additare questa abitudine come un'adesione a mode giovanili rispetto alle quali sarebbe il caso che almeno noi avessimo il coraggio di esprimere una visione critica e autonoma.


Non ti sembra di esagerare?In origine postato da Peucezio
I tatuaggi, da una quindicina d'anni a questa parte, sono una moda e le mode noi fascisti dovremmo combatterle, magari per imporre le nostre, non certo assecondarle.
Inoltre la bellezza classica, greca e romana, si basa sulle forme del corpo umano nella sua purezza. L'idea del tatuaggio e delle modificazioni del corpo (i piercing e tutto il resto) in genere è tribale, primitiva e anticlassica. Ed è neotribale, perché è legata alle mode giovanili dei suburbi americani e dell'Occidente più degradato, oltre che dei gruppi dell'estrema sinistra.
Se avessi un figlio, se minorenne gli vieterei in modo categorico di tatuarsi e se maggiorenne, non accetterei comunque la cosa, tanto che i rapporti con lui ne risentirebbero.
Con questo non voglio certo gettare la croce addosso a tutti quei camerati (che, ahimé, sono la maggioranza) che hanno deciso di tatuarsi, a maggior ragione se si tratta di tatuaggi ideologicamente caratterizzati: non approvo la loro scelta ma la rispetto e comunque la giustifico: quando un comportamento in un certo ambito è così diffuso, è difficile non aderire.
Però non rinuncio ad additare questa abitudine come un'adesione a mode giovanili rispetto alle quali sarebbe il caso che almeno noi avessimo il coraggio di esprimere una visione critica e autonoma.
I tatuaggi se li facevano pure i marinai!! Non è tipico delle tribù del Sud del mondo... ma di tutti i gruppi umani.
I rapporti con tuo figlio ne risentirebbero? Ma sei sicuro di quello che dici? Veramente fai?
P.S. A proposito di greco-romano mi sarebbe piaciuto tatuarmi anche la mitica frase: "Homo sum: humani nihil a me alienum puto."


In origine postato da Peucezio
I tatuaggi, da una quindicina d'anni a questa parte, sono una moda e le mode noi fascisti dovremmo combatterle, magari per imporre le nostre, non certo assecondarle.
Inoltre la bellezza classica, greca e romana, si basa sulle forme del corpo umano nella sua purezza. L'idea del tatuaggio e delle modificazioni del corpo (i piercing e tutto il resto) in genere è tribale, primitiva e anticlassica. Ed è neotribale, perché è legata alle mode giovanili dei suburbi americani e dell'Occidente più degradato, oltre che dei gruppi dell'estrema sinistra.
Se avessi un figlio, se minorenne gli vieterei in modo categorico di tatuarsi e se maggiorenne, non accetterei comunque la cosa, tanto che i rapporti con lui ne risentirebbero.
Con questo non voglio certo gettare la croce addosso a tutti quei camerati (che, ahimé, sono la maggioranza) che hanno deciso di tatuarsi, a maggior ragione se si tratta di tatuaggi ideologicamente caratterizzati: non approvo la loro scelta ma la rispetto e comunque la giustifico: quando un comportamento in un certo ambito è così diffuso, è difficile non aderire.
Però non rinuncio ad additare questa abitudine come un'adesione a mode giovanili rispetto alle quali sarebbe il caso che almeno noi avessimo il coraggio di esprimere una visione critica e autonoma.
Prescindendo dal fatto che il fenomeno cuturale del tatuaggio è tanto ampio e complesso che certe semplificazioni, un po' di maniera e bacchettone, mi fanno alquanto sorridere. C'è da rilevare che, effettivamente, il mondo greco-romano conobbe solo in maniera marginale l'utilizzo del tatuaggio (e del piercing). Questo non tanto in onore di una certa concezione dell'arte classica, che in tale ambito poco rientra, quanto, piuttosto perchè, evidentemente, altre furono le forme espressive privilegiate nell'ambito del linguaggio corporeo. Anzi in tale ragionamento mi pare di ravvisare l'intenzione, più o meno velata, di sdoganare un certo pensiero giudaico-cristiano secondo il quale l'effige umana, in quanto creata ad immagine e somiglianza divina, non deve subire alcuna modifica permanente, mantenendosi integra. Concezione che non mi pare si sia mai manifestata in ambito pagano.
Come precedentemente affermato, comunque, pare che sia tra i greci che tra i romani tale pratica, sebbene ben conosciuta, fosse poco attuata. Comunque è Vegezio ad affermare che: "I soldati romani erano soliti portare inciso sul braccio destro il nome dell'imperatore e la data precisa del loro ingaggio". Così come pare fosse in uso, sempre tra i soldati, perforarsi il capezzolo inserendovi un piccolo anello in bronzo.
Ciò detto, abbandonando l'ambito classico e sorvolando sugli usi delle popolazioni pagane ed ariane che, della "barbarica" pratica, fecero utilizzo sacrale e sociale. Mi piacerebbe sapere se anche l'antico Egitto con i suoi Faraoni, il Celeste Impero, la teocrazia tibetana con i suoi monaci e monasteri, l'india dei bramini e il Giappone feudale ,ed imperiale, sono da considerarsi alla stregua di società primitive e tribali essendo noto a tutti che, in esse, il linguaggio somatico del tatuaggio, e pur anco del piercing in taluni casi, è stato, ed è, molto diffuso.
Questo tanto per sottolineare che nel voler a tutti i costi essere critici, in toto, nei confronti d'un fenomeno tanto antico e complesso (che meriterebbe, come minimo, dei distinguo), si rischia di non riuscire poi ad individuare, in maniera obbiettiva e mirata, quegli aspetti che, invero, tale critica meritano.
Infatti altro tipo di considerazioni merita il tatuaggio moderno che è, innegabilmente, un fenomeno prettamente di massa. Anzi, forse non è azzardato pensare che questo debba la propria riscoperta proprio in risposta al desiderio dell'uomo massificato di riappropriarsi, in qualche modo, di un'individualità perduta.
Così, mentre anticamente il tatuaggio possedeva una funzione sacrale e sociale ben determinata, che ne faceva mezzo privilegiato per stringere, e riallacciare, un rapporto, stabile e duraturo, tra il soggetto tatuato con il mondo sovraumano, ridefinendo e rafforzando, nel contempo, il legame con la comunità d'appartenenza. Oggi questo è, perlopiù, il prodotto dell'impulso narcisista, di un individuo che non riesce più a differenziarsi, a distinguersi dall'altro, a maturare cioè una concezione di sè stesso in quanto unità individuale. Questa incapacità di maturazione porta alla ricerca spasmodica di forme di un linguaggio corporeo, e non solo, che possa, in qualche modo dare una parvenza identitaria. In tale ambito anche il tatuaggio ha subito una forma di decontestualizzazione che lo ha portato a sganciarsi totalmente dal substrato culturale originario per essere utilizzato, indiscriminatamente e ripetitivamente, ovunque un certo tipo di modello culturale, quello moderno occidentale, per intendersi, abbia preso piede. Ed è,oltretutto, proprio in questa perdita valoriale che decade anche il significante attribuibile all'universo iconografico utilizzato. Infatti questo non è più uso esclusivo di un particolare gruppo sociale, culturale (o sottoculturale), religioso, etnico e razziale ma è il prodotto, imbastardito (mondializzato), del tentativo di realizzare un linguaggio sincretico che ha, come unica peculiarità, quella d'aver perso la propria autenticità. Va da sè che, alla luce di tali considerazioni, altri sono gli ambiti verso i quali bisogna volgere lo sguardo, se ci si vuole realmente ribellare a questo sistema di cose, riappropriandosi di sè stessi.
E sia ben chiaro che con la mia analisi non voglio demonizzare una pratica che, oltre a piacermi sotto vari aspetti, mi dà, come si suol dire, il pane (e salame) quotidiano.
Un saluto.


Io ne ho soltanto 2 e mezzo... eheheh.. ma mi sarebbe sempre piaciuto averne 9 come il mio ex... e x giunta i suoi son pure fighi!
Specialmente quello fatto molti anni fa da Henky Penky (o come si scrive) ad Amsterdam (mi pare).
Dunque.. sulla spalla sx ho un triangolo celtico (nn piccolo piccolo che io i piccoli nn li sopporto) colorato internamente di azzurro (ma con l'abbronzatura si è scurito troppo x cui lo devo far schiarire) che mi piace da morire.. fatto a Milano a P.le Maciachini e colorato a Roma da Spillo..
Sopra al seno sx invece ho la classica rondine old school in bianco e nero.. siccome avrei voluto tatuarmi le due rondini sul collo ma il lavoro nn me lo concede.. ho preferito la libertà tatuata direttamente sul cuore.. anche xchè l'ho tatuato il giorno in cui ho deciso di chiudere la mia dipendenza dal mio ex (a Luglio) dopo che ad Aprile era finita... l'ho fatto a Bologna.
Sul braccio destro (e questo è il mezzo tatuaggio xchè manco si vede) ho un piccolissimo svastica che mi ero fatta una mattina del 1998 con un ago e la china in sede di Fiamma (eh nel 98 ero in fiamma gia gia.. che tristezza) cazzeggiando... e infatti fa pure schifo xchè nn si vede nè si capisce nulla.. ma tra un po' vorrei coprirlo solo che nn so che farci sull'avambraccio.. anche xchè nn è la parte interna.. forse un mechanichal
I miei prossimi progetti sono: ragnatela sulla spalla che collega il triangolo con la rondine e arriva dietro, e poi sulla parte dietro della spalla (sulla scapola) vorrei tatuarmi un disegno che nn mi ricordo dove ho visto.. la Morte con la scacchiera davanti, con la clessidra in mano.. il tutto con sfumature che disegnano teschi tra le nubi... YGGRADISL ti viene in mente qualcosa? tipo un disegno? perchè io ho visto da qualche parte (mi sa sul sito di quello tedesco famoso, di cui mi sfugge il nome ovviamente) la morte con la scacchiera ma poi il resto l'ho immaginato..
A proposito, Yggradisl dove hai lo studio? hai un sito web? mi fai vedere qualche "opera"? perchè i tatuaggi se fatti bene e intelligentemente sono opere d'arte...
Prima o poi mi toglierò pure la soddisfazione di farmi l'arcangelo michele e il guerriero celtico.. ma ci voglion sempre troppi soldi e sopratutto un bravo tatuatore.. e son pochi.. molto pochi.. e il tatuatore del mio ex si è trasferito da Nizza a un paesino sperduto della Bretagna e quindi un po' fuori mano.
COMUNQUE SARO' DI PARTE... PERCHE' ADORO I TATUAGGI.. MA VI INVITO TUTTI A RENDERE IL VOSTRO CORPO UN'AUTENTICA OPERA D'ARTE.. ALLA FINE IL NS. CORPO PUO' ANCHE ESSER UNA TAVOLA SU CUI UNO O PIU ARTISTI POSSON RENDER IL BELLO E CREARE OPERE INCREDIBILI!! TATUATEVI.. TATUATEVI.. TATUATEVI
Ovviamente da estimatrice e innamorata dei tatuaggi nn riesco a sopportare i fenomeni di massa come i tribali.. mentre adoro i classici celtici, gli old school, e i mechanical.. x i ritratti si dovrebbe trovare uno veraemnte bravo (ce ne è uno in Germania che è fantastico.. poi il suo sito è qualcosa di spettacolare.. vedere x credere).. Ritengo inoltre che la moda va e viene, e quindi chi si tatua x moda presto se ne stanca e poi se li fa levare (pessimo!!) mentre se si crede in quel che si fa.. allora nn passa mai di moda.. specialmente se i tatuaggi che ci facciamo vogliono dire qualcosa di intramontabile e del quale siamo certi che nn ci pentiremo mai..
"cominciare tutto un giorno forse un giorno maledetto, frequentando certa gente di sicuro differente e un battesimo di rito con il fiato stretto in gola"


Tralasciando i tatuaggi "da esibire al mare" e quelli fatti come "decorazione", il tatuaggio può essere un simbolo profondo e pregno di significato.
Prima o poi mi tatuerò sul polso destro le iniziali di mio padre in suo ricordo.


Chiaramente il mio era un intervento di sintesi.
Non c'è dubbio che anche delle culture superiori abbiano conosciuto forme di tatuaggio e la mia non era una ciritca in senso assoluto, ma appunto, proprio nel senso di ciò che il tatuaggio significa presso la gioventù odierna.
In una cultura in cui si usasse per tradizione tatuare i bambini anche contro la loro volontà, sarei favorevole alla continuazione di questa tradizione.
Ma io mi ritengo orgogliosamente romano e classico. E respingere una relazione fra la concezione artistica greco-romana e la tendenza ad evitare modificazioni vistose del corpo in quelle società mi pare arbitraria, soprattutto tenendo conto che il concetto di arte nel mondo antico è ben diverso da quello moderno e l'arte è raramente una attività di puro diletto estetico, ma ha una funzione sociale e morale che la lega strettamente ai valori sui cui si fonda la società stessa.
L'idea poi che la concezione semitica respinga la modificazione del corpo è palesemente contraddetta dalla pratica millenaria della circoncisione e dal significato profondo che riveste per il giudeo, nel suo rapporto con la divinità.
In ogni caso io credo che la vera sfida sta nel vivere la Tradizione come continuità e quindi nel guardarci alle spalle, nel guardare ai nostri genitori (sfrondando tutto ciò che di retaggio borghese e progressista vi è in loro) e, a maggior ragione, ai nostri nonni e bisnonni, veri custodi della nostra cultura ancestrale, non nelle ricostruzioni più o meno arbitrarie care a tanta pubblicistica della destra culturale contemporanea o nei fossili polverosi, ma nella tardizione vivente, quella che ancora fino a una o due generazioni fa si poteva reperire nelle nostre campagne e di cui ancora hanno memoria i nostri genitori e nonni viventi e, in parte e in via residuale, anche noi stessi.
Non ho niente quindi contro l'orecchino in sé per esempio: lo portavano i contadini in molte zone dell'Italia centrale, anche se il suo uso semitrasgressivo a partire dai giovani negli anni '80 ha altre valenze. Nemmeno dico che i marinai, gli scaricatori di porto o i galeotti non debbono tatuarsi, in fondo lo fanno da molto tempo.
Dico solo che né un reduce della R.S.I., né un antico romano, né un vecchio contadino italiano si tatuerebbe, mentre lo fanno tanti giovani di tutto il mondo, come giustamente in questo caso rileva Yggrdasill, in parte tornata alla serenità dopo certe sue vecchie rivendicazioni sessiste.
Il guaio è che non si riesce a uscire, malgrado tutto, da una logica giovanilista, che è un residuato arrugginito di un sessantottismo antropologico ormai penetrato profondamente nelle coscienze di tutti, mentre invece è proprio sulla continuità generazionale e sul principio di gerarchia dell'età e dei ruoli familiari e sociali che si basa ogni concezione tradizionale e fascista della vita, né da ciò può prescindere per porsi come alternativa e costituire un freno alla dissoluzione moderna.
Quindi sì, con buona pace dell'amico Adriano1897, non dico che disconoscerei, disereredei (per quanto la tentazione sarebbe forte), ma, a qualunque età, una bella lavata di testa non si eviterebbe di certo, con tutte le conseguenze del caso.
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