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Discussione: Il Rametto

  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Il Rametto

    Chi lo avrebbe mai detto? Chi avrebbe mai pensato che sarebbe venuto il giorno in cui avremmo dovuto prendere atto che Sua Mediocrità il candidato premier Ulivista del 2001 è quanto meno una persona che ha un sentimento nazionale e una visione della politica seria, non meramente opportunistica?
    Chi avrebbe mai detto che un ex democristiano, un ex "boiardo di Stato", un ex provinciale in Europa... che ....mister Svendita.... avrebbe cavalcato l'insipienza della sinistretta massimalista per proporsi come collante non fra un presunto centro dell'Ulivo e le sinistrette tutte, ma fra la sinistretta presunta riformista e quella massimalista che tifa per la "resistenza" nazistoide (saddamita) e ...islamista irachena?

    Il laeder dell'UNIONE massimalista ha definito il gruppo di parlamentari (guidati da Rutelli e Marini) favorevoli ad un'astensione riguardo alla questione del voto parlamentare sul rifinanziamento della missione italiana in Iraq......UN RAMETTO dell'Ulivo. Detto da un simile OMETTO, uso sempre più a pronunciare discorsi a metà fra l'eloquio di Trappattoni e il più vuoto politichese....è almeno un elemento di chiarezza. Romano Prodi è quello di sempre, con le sue battutine tra l'andreottese e il togliattese...... Lui, il "capo"....quello che serve alla sinistretta per poter sperare di vincere le elezioni. Un ignaro strumento di politici più abili, più intelligenti di lui.

    A salvare l'Onore dell'Opposizione è comunque rimasto solo.....Il Rametto.


    Saluti liberali

  2. #2
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    Predefinito

    Essì non c'è che dire: a sinistra il rispetto per gli alleati è proprio la prima cosa

  3. #3
    SENATORE di POL
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    teoricamente non sono neppure alleati, sono dello stesso partito....

    Saluti liberali

  4. #4
    SENATORE di POL
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    da www.giornale.it

    " Oggi al Senato il voto sull’Iraq: centrosinistra spaccato

    Si vota oggi in Senato il rifinanziamento della missione militare italiana in Iraq. La Federazione di centrosinistra si appresta a pronunciare un sofferto no, costato una nuova frattura con quella parte della Margherita che fa riferimento a Marini e Rutelli, che aveva proposto l'astensione."L'assemblea dei parlamentari dell'Ulivo ha approvato ieri a maggioranza un ordine del giorno in cui si chiede al governo di accogliere le proposte avanzate dalla Fed; qualora ciò non avvenisse, voterà no al rifinanziamento. Ma Franco Marini ha presentato un documento alternativo, favorevole all'astensione, che ha ottenuto il consenso di 32 parlamentari, tra cui Rutelli.
    Una spaccatura sminuita da Prodi: "Non la definirei una corrente ma un ramo dell'Ulivo, anzi un rametto". Ricordando che ora c'è un impegno da parte di tutti a conformarsi alle decisioni della Fed, Prodi ha inoltre sottolineato che anche negli Stati Uniti è scoppiato il dibattito sul ritiro dell'esercito dall'Iraq. Berlusconi ha attaccato l'opposizione: "Abbandonare ora l'Iraq sarebbe un tradimento delle speranze degli iracheni, la posizione dell'Unione è incomprensibile".
    Ieri in Senato il presidente del Consiglio Berlusconi ha attaccato il centrosinistra, affermando che è incapace di pronunciarsi unito e troppo spiazzato dalle divergenze che lo animano.



    16 Feb 2005
    "


    Cordiali saluti

  5. #5
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    Prodi ormai è diventato l'erede di Saddam, è il leader dell'unione baathista. Onofrio ha detto in parlamento che il mortadella leader dei baathisti italiani è un accattone, è stato troppo gentile

  6. #6
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Il Rametto

    [QUOTE]In origine postato da Pieffebi
    Chi avrebbe mai pensato che sarebbe venuto il giorno in cui avremmo dovuto prendere atto che Sua Mediocrità avrebbe cavalcato l'insipienza della sinistretta massimalista che tifa per la "resistenza" nazistoide (saddamita) e ...islamista irachena?
    . Romano Prodi è quello di sempre, con le sue battutine tra l'andreottese e il togliattese...... Lui, il "capo"....quello che se lo fa mettere in giacca dai comunisti per poi nuovamente servirli?

    Senatore PFB,

    Il Segretario fiorentino uno come Prodi non l'avrebbe mai cooptato negli affari di politica perchè bisogna avere l'intelligenza non solo l'istruzione!
    Poveri comunisti ante e post che non hanno una faccia più presentabile da esibire i propri elettori perchè non hanno l'autorevolezza che reclamano per poter governare!

  7. #7
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    Senza scomodare Niccolò Machiavelli........ ripiegherei su quel tale che parlava degli "Utili Idioti".

    Saluti liberali

  8. #8
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    Dal quotidiano di Via Solferino

    " Corriere della Sera del 16/02/2005


    --------------------------------------------------------------------------------

    Falsa partenza

    Paolo Franchi
    --------------------------------------------------------------------------------

    Infuocata, caotica, tumultuosa. Si sprecano gli aggettivi, per descrivere l’assemblea dei parlamentari della Federazione dei riformisti che si è conclusa confermando a maggioranza (larga) il no al rifinanziamento della missione militare italiana in Iraq. Volendo, certo, si potrebbe parlare anche di un ipotetico bicchiere mezzo pieno. In fondo, si dice, per la prima volta la cosiddetta Fed, dopo le «cessioni di sovranità» in suo favore decretate da Ds, Margherita, Sdi e repubblicani europei sulla politica estera e le questioni istituzionali, era chiamata a pronunciarsi, e sulla più scottante delle questioni. E lo ha fatto discutendo animatamente e alla fine votando in libertà, ma senza che queste divisioni siano destinate a riprodursi in aula.
    Forse in questi ultimi anni in Italia ce ne siamo dimenticati un po’ tutti, ma così funzionano gli organismi democratici, in specie se plurali. Qualcuno, saputo che un paio di cronisti birichini, profittando della confusione, aveva partecipato per celia al voto finale, ha formulato persino un pensierino a mezza strada tra passato e presente. Così capitava, un tempo, anche in certi Consigli nazionali della Dc: e del fatto che la Dc fosse, con tutti i suoi difetti, un grande partito democratico, così democratico da tollerare senza fatica anche una certa dose di democraticissimo disordine, sono ormai in pochi a dubitare.
    Con tutto il rispetto, però, la storia del bicchiere mezzo pieno, formalmente corretta, nella sostanza convince poco. Anzitutto perché la Fed, dopo ampia e vivace discussione, a (larga) maggioranza ha democraticamente deciso di non decidere, o quanto meno di non discostarsi di un millimetro dalla linea del minore rischio possibile. Nessuna iniziativa politica, nemmeno uno straccio di ordine del giorno comune da portare in Parlamento, solo la reiterazione burocratica, come se niente fosse avvenuto, di un no già pronunciato più volte. E, nel dibattito, c’è stato pure chi ne ha spiegato candidamente il perché: la presentazione di un qualsiasi ordine del giorno da parte dei riformisti avrebbe comportato di fatto non il rischio, ma la quasi certezza di un’analoga e contrapposta mossa di Rifondazione comunista e degli altri sostenitori del ritiro senza se e senza ma. Con il bel risultato di svelare sin dalla prima uscita parlamentare che, in politica estera la neonata Unione è disunita.
    Il guaio è che tanta prudenza tattica frutti non ne ha dati, anzi: l’Unione resta unita, ma si sono divisi i riformisti. Romano Prodi assicura di non aver avuto alcun particolare sentore, nelle riunioni dei giorni scorsi, di un dissenso radicale di Francesco Rutelli.
    E si mostra sorpreso che questo dissenso il coordinatore della Margherita lo abbia manifestato solo nell’assemblea di ieri, proponendosi senza troppi infingimenti come punto di riferimento di quanti, nel suo partito come sotto la Quercia, un’astensione, se non proprio un voto favorevole al governo, la considerano ormai un atto più che dovuto. Vada per le assicurazioni e per la sorpresa; e ammettiamo pure che quelli che hanno seguito Rutelli e Franco Marini siano solo «un rametto» dell’Ulivo, secondo l’ironico commento del Candidato. È davvero difficile, però, pensare che in tutto il centrosinistra siano solo quei 32 parlamentari a chiedersi se sia stato saggio, per i riformisti, rinunciare ad esprimere il loro autonomo punto di vista; e lasciare campo aperto a chi sostiene che, dopo tante cessioni di sovranità in proprio favore, la Fed agisce come se fosse in stato di sovranità limitata nei confronti di Fausto Bertinotti. Non sarà una tragedia. Ma una partenza peggio che mediocre, sì.
    "


    Saluti liberali

  9. #9
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Il rametto offeso medita vendetta
    Si convochi l'assemblea federale. « Così vediamo se siamo un rametto » . La richiesta è venuta durante l'ufficio di presidenza della Margherita da parte dei parlamentari che l'altro giorno si sono pronunciati per l'astensione. « Sono sconcertato dai toni usati da Prodi. Invece di unire, divide. Non è questo il comportamento di un leader » . Così Lamberto Dini. Anche Dario Franceschini ha cirticato il leader del centrosinistra. « Non doveva dire quella frase » , si è lamentato. Quindi, rivolgendosi ad Arturo Parisi, è stata chiesta la convocazione di un'assemblea federale del partito. « Così vediamo se siamo un rametto » . Parisi si sarebbe detto pronto a convocare un'assembla federale. Ma solo di fronte ad una richiesta formale.
    "

    Saluti liberali

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    ancora dal quotidiano LIBERO di oggi...

    " Esplode la rabbia dei riformisti « Prodi? Sembra un dittatore »

    di ELISA CALESSI

    ROMA - « Adesso è l'Iraq. Domani? La nazionalizzazione della Fiat? Che credibilità abbiamo di fronte agli elettori? » . Delusione, irritazione, preoccupazione. Il giorno dopo l'infuocata assemblea della Fed che ha deciso per il " no" alla missione in Iraq, tre quarti della Margherita e della Quercia sono scosse da un piccolo tsunami. Il bersaglio dei malumori è lui, Romano Prodi. Nei centristi di sinistra per quella battuta sul « rametto » , come il Professore ha definito il gruppetto che si è pronunciato per l'astensione. Non si sta comportando da leader, lo accusa Roberto Giachetti della Margherita: « Da quando è tornato da Bruxelles non ha perso occasione per esprimere valutazioni che da un leader che dovrebbe governare un ampio schieramento non ci si attendono » . Tagliente è Gerardo Bianco: « Prodi vuole partiti senza autonomia, che rispondano solo a lui » . Ma, caro Professore, loro non ci stanno. Enzo Carra, uno di quelli che ha votato il documento pro- astensione, racconta che una settimana fa, insieme ad altri tre parlamentari ( tra cui un diessino), aveva inviato una lettera a Prodi. « Proprio per spiegargli la nostra posizione che era per il voto a favore o al massimo per l'astensione. Non è arrivata nessuna risposta. Abbiamo scoperto dai giornali che la linea della Federazione era il no » . La maggioranza era su questa posizione, d'accordo « Ma almeno sarebbe stato opportuno che venisse a spiegare il perché di quella scelta » . No. Se n'è stato a Parigi e ha liquidato come un « rametto » chi non la pensa come lui. I malumori diessini non meno pesanti. Intanto per quella che definiscono una « tenaglia mortale » . Salvatore Buglio: « Per seguire Prodi finiamo nella morsa Margherita- Rifondazione » . La sua preoccupazione, dice, è c o m p re n s i b i l e : fino alle primarie non vuole avere contro l'elettorato più radicale. « Ma la politica estera è l'atto fondativo di una coalizione. Su cosa si basa, mi domando, l'Unione? » . A microfoni spenti, parecchi diessini danno ragione a Rutelli. Anche Fassino, all'inizio, era convinto che fosse necessario distinguersi in qualche modo da Bertinotti. Almeno con un ordine del giorno. Invece, niente. Quello che Prodi decide, i Ds fanno. Anche se la logica è « incomprensibile » . Amara conclusione del diessino: « Prima non potevamo mettere in discussione il leader. Adesso, nemmeno la linea politica » . I riformisti della Quercia scalpitano. La Margherita, dicono, è riuscita a smarcarsi. Rifondazione dice la sua. E i Ds? Niente. « Perché noi dobbiamo difendere Prodi. E siccome Rutelli è contro Prodi allora noi, anche se la pensiamo come Rutelli, dobbiamo sostenere la linea di Prodi » . Almeno prima, quando si marciava senza leader in pectore e unioni in costruzione, c'era spazio per un dissenso. « Sinistra divisa, dicevano. Ma almeno c'era la possibilità di esprimere una posizione credibile » . Da quando Prodi è tornato, nemmeno questo possono fare . All'assemblea dell'altro giorno, almeno metà dei Ds non ha votato. Quelli dell'ex correntone non sono andati. Molti liberal sono usciti dalla saletta prima del voto. Per non trovarsi nell'imbarazzo di non poter votare l'unico documento che veramente approvavano ( quello di Marini sull'astensione). I più ottimisti sperano nella fase di passaggio. Dice il diessino Erminio Quartiani: « Quando faremo le primarie, anche Prodi cambierà. Adesso è normale che metta l'unità davanti a tutto » . Per non alienarsi il rapporto con Bertinotti e con quella parte dell'elettorato più radicale. « Poi cambierà. Una volta battuto Bertinotti, tutto sarà diverso » . Forse. A meno che non abbia ragione chi, sempre tra i Ds, è convinto che il problema di Prodi non sia Bertinotti, quanto il disegno di svincolarsi dai partiti. Di fare in modo che contino sempre meno . La Margherita ma anche i Ds.
    "

    Saluti liberali

 

 
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