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  1. #21
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    ...

    " il Giornale del 21/06/2005


    --------------------------------------------------------------------------------
    Fissate le primarie per l'8-9 ottobre. Ma Prodi non si fida degli alleati: l'intesa su soldi e candidati sarà sancita davanti a un pubblico ufficiale

    Ci vuole la firma del notaio per non sciogliere l'Unione

    --------------------------------------------------------------------------------

    Prodi non si fida degli alleati: sui finanziamenti per le elezioni, sulla scelta delle candidature e dei ministeri, gli accordi saranno sottoscritti davanti a un notaio per evitare «brutte sorprese». Intanto è stata anche fissata la data delle primarie: l'8 e 9 ottobre prossimi. Tra i candidati, oltre a Prodi, ci saranno Bertinotti, Di Pietro e anche un candidato dei Verdi. Diliberto ha dichiarato che non parteciperà alle primarie.
    "


    Saluti liberali


  2. #22
    SENATORE di POL
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    " il Giornale del 12/07/2005


    --------------------------------------------------------------------------------

    «Prodi non ha capito: la lotta al terrorismo si combatte in Irak»

    Fabrizio de Feo
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    Roma. Onorevole Mantovano, dopo l'attentato di Londra si sono moltiplicate le proposte anti-terrorismo, da un ministero ad hoc all'adozione di leggi speciali. Partiamo da una premessa: è giusto sacrificare qualche libertà individuale per far fronte a una minaccia di questo tipo?
    «Di una cosa sono certo: non ci sarà alcuna limitazione di libertà o di garanzia del cittadino. Ci sarà al più l'estensione di misure già esistenti nella legislazione nazionale».
    Che cosà dirà oggi il ministro Pisanu alla Camera? «L'intervento del ministro ha il senso non tanto di proporre immediatamente un pacchetto di misure e di elencarle nel dettaglio quanto di fare il punto sulle vicende di Londra e ascoltare il Parlamento, ricevendo degli orientamenti di cui tenere conto».
    Si aspetta una risposta bipartisan alle parole di Pisanu?
    «Un consenso davvero allargato, se non l'unanimità, sarebbe un buon segnale politico».
    Prodi dice no al rifinanziamento della missione in Irak e aggiunge: non sta a noi fare proposte contro il terrorismo. Le sembra l'atteggiamento giusto per un candidato premier?
    «Noi all'opposizione siamo sempre stati propositivi. Quella di Prodi è una posizione soltanto apparentemente attendista. In realtà la difficoltà sta nel comporre le tante anime del centrosinistra nel quale accanto a posizioni ragionevoli ci sono le chiusure degli esponenti della sinistra più estrema».
    Il centrosinistra manifesta solidarietà alle vittime di Londra ma rispetto all'Irak conserva una buona dose di ambiguità.
    «Mi chiedo: ma se dovessimo trovarci con Prodi leader cosa accadrebbe? Prima dice che non bisogna ritirarsi, poi non vota per il finanziamento che è un po' come voler andare in auto senza mettere la benzina. Dobbiamo capire che in Irak c'è la più alta concentrazione di terroristi al mondo e che quella è la frontiera nella lotta al terrorismo. L'aggressione terroristica ha carattere globale ed è necessaria una risposta globale».
    Veniamo alle proposte in discussione. Prorogare da 12 a 24 ore il fermo di polizia potrebbe essere utile? «Sì, di fronte a soggetti con documenti contraffatti avere più tempo può favorire l'identificazione attraverso il contatto con il consolato».
    In Gran Bretagna c'è chi propone di archiviare per un anno i tabulati delle telefonate e delle e-mail. Uno schiaffo alla privacy o un sacrificio tollerabile?
    «Bisognerebbe rimettere la questione alla sensibilità del Parlamento. Se si stabilisce un meccanismo non arbitrario né indiscriminato credo che la sicurezza nazionale debba prevalere. Le stesse fonti comunitarie fanno prevalere la tutela della sicurezza sulla privacy».
    Che cosa pensa della possibilità di introdurre i colloqui investigativi?
    «La norma che concede questa possibilità per organizzazioni criminali di stampo mafioso può applicarsi alla materia del terrorismo internazionale. Ma se è necessaria chiarezza normativa si può fare».
    Crede all'utilità di una magistratura «ad hoc» antiterrorismo?
    «Penso a un decreto legge che estenda alla Direzione nazionale Antimafia la competenza di una nuova Superprocura.
    La novità potrebbe essere per i giudicanti avere un gip e un tribunale distrettuale che rappresenti una sezione specializzata nel terrorismo. In questo modo i giudici saprebbero distinguere certe parole chiave usate dai terroristi. Inoltre sul piano internazionale significherebbe avere un unico interlocutore invece di presentarci con dieci, venti Pm ogni volta».
    "

    Saluti liberali

  3. #23
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    dal quotidiano IL GIORNALE di oggi...

    " il Giornale del 13/07/2005


    --------------------------------------------------------------------------------

    L'ambigua guerra di Romano Prodi

    Massimo Teodori
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    In un momento così drammatico, occorre essere chiari. Nessuno, e tanto meno un commentatore, possiede la ricetta giusta per affrontare adeguatamente la lotta al terrorismo che è globale, ideologico e nichilista. Tutte le strategie contro il nemico più insidioso dell'Occidente vanno messe alla prova dei fatti e quindi possono essere giudicate solo a posteriori. Credevamo tutti che la Gran Bretagna avesse il sistema di polizia e di intelligence più affidabile d'Europa, e invece a Londra è accaduto il peggio. Dobbiamo quindi essere prudenti nell'indicare soluzioni ed emettere giudizi.
    Ciò premesso, ci pare che le considerazioni e le proposte del ministro dell'Interno siano state adeguate al momento. Pisanu non ha avanzato ricette salvifiche e non ha garantito una soluzione della questione antiterroristica. Non ha creato facili illusioni per compiacere questo o quello ma non ha neppure alimentato il panico e l'insicurezza che percorrono il nostro Paese. Il complesso di misure amministrative, finanziarie, legislative, giudiziarie e investigative che ha prospettato in Parlamento per rafforzare la sicurezza sembrano potere incidere sui vari fronti e controbattere il terrorismo islamista.
    V'è tuttavia un punto dirimente da affrontare prima di soffermarsi sull'efficacia dei provvedimenti: è lo spirito con cui la nazione deve affrontare la prova del terrorismo. All'indomani dell'11 settembre gli americani si strinsero intorno al presidente Bush che poté così realizzare la sua strategia antiterroristica con il sostegno della pubblica opinione e l'approvazione del Congresso.
    Allo stesso modo il premier Blair ha registrato il consenso della popolazione britannica e ha proclamato con orgoglio, insieme alla regina, l'intangibilità del sistema di vita inglese. Non così è avvenuto in Spagna dove il terrorismo ha condizionato le elezioni portando alla vittoria Zapatero che aveva promesso il ritiro delle truppe dall'Irak.
    A casa nostra l'orizzonte è molto più ambiguo e frastagliato. La sinistra, infatti, se pure con sfumature da quella graduale a quella massimalista, seguita a mescolare pretestuosamente la lotta al terrorismo in Italia con il ritiro delle truppe italiane dall'Irak.
    Non c'è dubbio che terrorismo e Irak siano strettamente legati. Ma lo sono proprio nel senso contrario a quel che sostiene la sinistra. Nel senso che oggi, a Bagdad, si gioca la più importante partita contro il terrorismo, non minore di quelle in corso in Europa e in America. Se gli occidentali si ritirano dall'Irak sotto pressione delle azioni terroristiche nelle città occidentali, si lascerebbe campo libero al fondamentalismo islamico nichilista.
    È perciò che la disponibilità al dialogo tra maggioranza e opposizione vale ben poco se il candidato della sinistra alla premiership, Romano Prodi, continua a praticare la reticenza e l'ambiguità per tenere insieme il centrosinistra condizionato dal radicalismo antiamericano. Dichiarazioni come «la guerra è stata un tragico errore» che ha aggravato il problema del terrorismo e il ritiro delle truppe italiane deve essere completato «a ritmo accelerato» significano in sostanza l'abdicazione in Italia al terrorismo.
    Il più diffuso quotidiano nazionale ha pubblicato un allarmante sondaggio. Il 63% degli italiani ritiene che «quello terroristico non è un attacco alla cultura occidentale, ma una reazione talvolta giustificata talvolta no al modo con cui gli occidentali hanno trattato il mondo arabo». Ecco il risultato delle idee seminate dalla sinistra che tuttora costituiscono l'humus dietro cui si nasconde Prodi. Che l'intervento in Irak sia stato o no un errore, lo spirito di una nazione si misura dalla capacità di sapere rimanere fermi di fronte al nemico. Come insegna Tony Blair e l'Inghilterra tutta.
    "


    Shalom

  4. #24
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano IL GIORNALE di oggi

    " il Giornale del 28/11/2005


    -----------------------------------------------------------------------
    Il Professore chiude il convegno della Margherita e sfida gli alleati: dobbiamo essere impopolari. Solidarietà a Parisi: «Se tagliano la testa a lui, devono farlo anche a me»

    Nel programma di Prodi libertà di licenziare
    «Sì al modello danese». Ovvero: mano libera alle aziende sul personale, in cambio di sussidi e di una rete che garantisca subito un nuovo lavoro
    Giuseppe Salvaggiulo
    ---------------------------------------------------------------------------

    Milano - Il programma. L'ossessione elettorale dell'Unione si materializza al Big Talk della Margherita. Nell'intervento di chiusura Romano Prodi rompe gli indugi e lancia la sfida. Soprattutto alla sua coalizione: «Faremo un programma radicale, non doroteo, perché non è tempo di aggiustamenti. Non possiamo permetterci più di accontentare, dobbiamo scontentare». E che cosa significhi fare riforme radicali, lo spiega lo stesso Prodi sottoscrivendo il programma dei cento giorni proposto sul Corriere della Sera dall'economista liberale Francesco Giavazzi: «Certo che rispondo sì alle sue domande, perché così l'Italia non può più andare avanti, è davvero nel declino maliziosamente descritto dall'Economist». E quindi: concorrenza tra le università, eliminazione degli albi professionali, immediata rimozione del governatore di Bankitalia Fazio, privatizzazioni, soppressione dei vincoli ai licenziamenti secondo il modello danese. A proposito del mercato del lavoro, nel suo articolo di sabato Giavazzi aveva scritto: «La Danimarca ha eliminato qualunque ostacolo ai licenziamenti, soprattutto togliendo di mezzo i giudici e il diritto di chi è licenziato ad appellarsi a un tribunale. E così le imprese danesi, sapendo che sbagliare un'assunzione non è un dramma, assumono. (...) I sussidi di disoccupazione sono generosi e durano tre anni. Però si perdono immediatamente se l'Agenzia del lavoro trova un posto adeguato e il disoccupato lo rifiuta. Chi si impegna ad adottare il modello danese?». La risposta di Prodi è convinta. «Mi sembra di essere stato chiaro», dirà al termine del discorso.Tutta la prima parte dell'intervento è dedicata al programma. Con uno sfogo iniziale: «Ci chiedono di presentarlo anni, mesi prima delle elezioni, cosa che non si è mai vista nella storia della politica. Non vedo perché dovremmo suicidarci. Ma abbiamo fatto una grandissima preparazione del programma, dai dibattiti della Fabbrica alle riunioni dei diversi partiti. Nessuno lo ha mai fatto prima. Certo che arriveremo alle elezioni con un programma compiuto, ma deve essere anche analitico». Prodi vuole affermare la sua leadership proprio sul programma: «Non bastano tre o quattro messaggi pubblicitari. Il punto fondamentale è che il programma non sarà edulcorato e generico. In questi lunghi mesi mi sono convinto di una cosa molto semplice: per salvare l'Italia dobbiamo costruire un programma radicale di riforme forti e profonde. Non possiamo permetterci più di accontentare: dobbiamo scontentare qualcuno a noi vicino, senza rincorrere tutte le richieste che ci arrivano. La gente non crede più alle promesse astratte».
    Quindi la parola d'ordine è scontentare senza temere l'impopolarità. Per esempio le imprese, portando i contributi sui collaboratori al livello di quelli per i lavoratori dipendenti, «in modo da rendere sconveniente il lavoro precario». Per esempio i sindacati, rompendo il tabù sui licenziamenti: «Abbiamo messo garanzie ai livelli lavorativi alti e precarietà a quelli bassi. La stabilità si acquista con la progressione di carriera. Dobbiamo fare tutto il contrario: chi fa lavori standard ha diritto alla stabilità, gli altri no. Siamo disposti a scrostare questi privilegi per il progresso del Paese? Siamo disposti a dire ai nostri elettori che devono fare sacrifici?», chiede Prodi alla platea della Margherita. E ammonisce: «Il governo non sarà la composizione degli equilibri esistenti, ma una squadra volta all'attuazione del programma». Sul fronte istituzionale, in caso di vittoria il Professore vuole cancellare la riforma elettorale che la Casa delle libertà si appresta ad approvare «ripristinando immediatamente il Mattarellum». E dopo aver contestato la devoluzione, fa autocritica anche sulle riforme federaliste del centrosinistra: «Non è una vergogna rivedere le proprie convinzioni».
    Il logorante dibattito interno all'Ulivo merita solo un accenno: «Non sono mai stato contro i partiti, quello democratico sarà un punto d'arrivo. Non bisogna precorrere i tempi, ma procedere nella direzione giusta con il passo del montanaro. Ora servono gruppi parlamentari unici. Dobbiamo investire sui marchi, sulla Quercia e sulla nostra Margherita, perché nella politica le quote di mercato sono ancora più importanti che in economia». Non è tempo di polemiche, anche perché sembra fatto l'accordo sul finanziamento della campagna elettorale: i Ds pagheranno i due terzi, la Margherita il restante terzo.
    Infine Prodi ribadisce solidarietà ad Arturo Parisi, ancora sull'Aventino: «Se uno pensa di tagliare la testa a lui, sappia che è difficile farlo senza tagliare la mia».
    "


    Saluti liberali

  5. #25
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    Predefinito ... trovato l'accordo sulle candidature ...


  6. #26
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    " il Giornale del 01/12/2005


    ------------------
    Guzzanti (Forza Italia)

    «La prigione di Moro? Prodi sapeva dov'era»

    Il Professore minaccia querela. Cossiga: la sua seduta spiritica fu una messa in scena

    -------------------

    «Abbiamo trovato una quantità di verità pazzesche, sul caso Moro: Aldo Moro fu catturato con una vera e propria operazione di commando. Era presente anche un tiratore scelto straniero che non fu mai preso e del quale non si è mai parlato». È quanto ha affermato il presidente della commissione Mitrokhin, il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, in un'intervista che il canale satellitare «Nessuno Tv» ha mandato in onda ieri sera. «Moro è stato poi tenuto nascosto in un luogo, peraltro noto a Romano Prodi - dice Guzzanti -. Quando l'ho interrogato in Commissione, ha farfugliato sputacchiando. Ma poiché nessuno crede agli spiriti, alle sedute spiritiche o ai piattini che girano, sta di fatto che il professor Romano Prodi sapeva che Moro era prigioniero a via Gradoli. Disse "Gradoli" senza dire "via": qualcuno volle capire Gradoli paese». Nel corso della prigionia di Moro, «scomparvero dalla cassaforte del ministro della Difesa tutti i documenti militari top secret della Difesa Nord dell'Italia, che poi ricomparvero dopo la morte di Moro. Tornarono nella cassaforte del ministro della Difesa con le loro gambe». Il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro, secondo Guzzanti, «furono gestiti dai servizi segreti dell'Est, ci sono le carte, non le chiacchiere».
    Il Professore, che minaccia di rivolgersi al tribunale, ha affidato la replica al suo ufficio stampa, che ha diffuso una nota nella quale si legge che «Romano Prodi risponderà attraverso i suoi legali alle gravissime insinuazioni del senatore Paolo Guzzanti». «Sulla questione legata al nome Gradoli - prosegue la nota dell'ufficio stampa del Professore - Prodi ha infatti già esaurientemente risposto in tutte le sedi giudiziarie e parlamentari in cui è stato convocato».
    Chiamato in causa per l'equivoco su Gradoli via-Gradoli paese, è intervenuto anche l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ministro dell'Interno all'epoca del sequestro Moro, che a proposito della seduta spiritica parla di «messa in scena». L'ex capo dello Stato ha diffuso una nota nella quale sostiene di essere arrivato alla conclusione che Prodi acquisì quell'informazione «da qualche militante dell'area eversiva ben presente nell'Università di Bologna, cui era evidentemente pervenuta da ben informati ambienti delle Br o strettamente contigui a esse». «Nel passaggio tra fonte, informatore, partecipante alla finta seduta spiritica e il Professor Romano Prodi - si legge ancora nella nota di Cossiga -, l'informazione fu travisata e così l'indicazione di via Gradoli, covo Br in Roma, poi scoperto, subì il mutamento in paese di Gradoli, deviando gravemente le indagini degli investigatori». "


    Shalom

  7. #27
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Che l'uomo sapesse credo che nessuno possa ormai contestarlo. Nemmeno lui... e non sarà certo una querela a toglierlo dai sospetti.

    Il problema, allora, è sapere per quale motivo ha sentito la necessità di rivelare quel particolare... Perché rischiare di mettersi nei guai...?!?

  8. #28
    colleziono trofei
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi
    dal quotidiano IL GIORNALE di oggi

    "
    Quindi la parola d'ordine è scontentare senza temere l'impopolarità. Per esempio le imprese, portando i contributi sui collaboratori al livello di quelli per i lavoratori dipendenti, «in modo da rendere sconveniente il lavoro precario». Per esempio i sindacati, rompendo il tabù sui licenziamenti: «Abbiamo messo garanzie ai livelli lavorativi alti e precarietà a quelli bassi. La stabilità si acquista con la progressione di carriera. Dobbiamo fare tutto il contrario: chi fa lavori standard ha diritto alla stabilità, gli altri no. Siamo disposti a scrostare questi privilegi per il progresso del Paese? Siamo disposti a dire ai nostri elettori che devono fare sacrifici?», chiede Prodi alla platea della Margherita. E ammonisce: «Il governo non sarà la composizione degli equilibri esistenti, ma una squadra volta all'attuazione del programma». Sul fronte istituzionale, in caso di vittoria il Professore vuole cancellare la riforma elettorale che la Casa delle libertà si appresta ad approvare «ripristinando immediatamente il Mattarellum». E dopo aver contestato la devoluzione, fa autocritica anche sulle riforme federaliste del centrosinistra: «Non è una vergogna rivedere le proprie convinzioni».
    [/I]"


    Saluti liberali
    Grande Professore, lo sapevo che era il numero uno.

    Gli amici bananas invece di fare le comarine acidule perchè vedono in pericolo il tronetto del Silvietto dovrebbero leggersi bene quello che ha detto il Presidente Prodi e meditare su cosa sarebbe meglio per il Paese.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik
    Grande Professore, lo sapevo che era il numero uno.

    Gli amici bananas invece di fare le comarine acidule perchè vedono in pericolo il tronetto del Silvietto dovrebbero leggersi bene quello che ha detto il Presidente Prodi e meditare su cosa sarebbe meglio per il Paese.

    Il numero uno si è cimentato in una delle migliori perfomance cabarettistiche di questo primo lustro del XXI secolo. Come ha documentato la solita "Striscia", addirittura ha emulato i poeti futuristi.......

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Prodi tenta di arruolare Ciampi


    Pagina 10

    ROMA Persino nel centrosinistra la sfuriata di Romano Prodi ha lasciato esterrefatti. Prova ne è il tono decisamente diverso, se non il silenzio, con cui hanno reagito i principali alleati del Professore: Ds e Margherita. In una conferenza stampa al Senato, il leader dell'Unione ha infatti accusato la maggioranza di « minacce » e « lusinghe » nei confronti niente meno che di Carlo Azeglio Ciampi. La lusinga sarebbe stata l'idea, lanciata da Gianfranco Fini, di un mandato bis per il Capo dello Stato. Obiettivo: indurlo ad approvare la legge elettorale. Poi Prodi ha definito questa riforma « indegna » , « incompatibile con le regole democratiche » , « antipatriottica » . E ha promesso che se il centrosinistra andrà al governo si tornerà al sistema attuale, il Mattarellum. In attesa di trovare una legge che vada bene a tutti. A sollevare un polverone, però, è stato quel passaggio su Ciampi. Prodi ha ricordato come « cinque anni fa questa maggioranza, che allora era opposizione, gridò con tutta la forza di cui era capace che mai e poi mai avrebbe accettato una riforma della legge elettorale imposta dalla maggioranza di allora » . E che « mai e poi mai il presidente della Repubblica avrebbe potuto promulgare una legge approvata contro l'opposizione » . Cinque anni dopo, ha accusato, la situazione è ribaltata: « Queste medesime forze politiche sembrano pretendere, ora, con minacce neppure molto velate, che talvolta si alternano a lusinghe neppure troppo eleganti, che il presidente della Repubblica assicuri senza indugio la promulgazione di una legge di comodo, adottato dalla sola maggioranza per suo esclusivo interesse di parte » . Immediata la reazione del centrodestra. Da Sandro Bondi che invoca un « giurì d'onore per stabilire il grado di veridicità delle gravissime dichiarazioni di Prodi » ad Andrea Ronchi, portavoce di An, che denuncia la « pochezza culturale » del leader dell'Unione. Fino a Lorenzo Cesa, leader Udc, che chiede « rispetto » per il Capo dello Stato e a Prodi dice: « Si vergogni » . Più dell'ovvia risposta del centrodestra colpisce, però, l'atteggiamento del centrosinistra. Fatta eccezione per i prodiani di stretta osservanza ( Willer Bordon, Marina Magistrelli), gli altri hanno lasciato cadere nel vuoto il sospetto lanciato da Prodi. Francesco Rutelli si è limitato a definire la riforma elettorale « un passo indietro » . Nelle stesse ore si riuniva la segreteria Ds e proprio sullo stesso tema. Ma il comunicato finale era ben lungi dai toni usati dal Professore. Illustrava, invece, la strategia decisa dai Ds per aggirare i « trabocchetti » contenuti nella nuova legge. In particolare si guarda a Palazzo Madama e al premio di maggioranza regionale che è stato previsto. Si ribadiva, certo, che « se fossimo noi a vincere, nella prossima legislatura, questa legge non sopravviverà, la cambieremo radicalmente » . E nella nota diessina non mancavano critiche sul ritorno al proporzionale. Mai una volta, però, si cita il Quirinale, né si fa riferimento all'opportunità o meno da parte di Ciampi di firmare la legge. Piuttosto si annunciano liste « aperte alla società » , una « significativa presenza di donne » e regole per assicurare un « legame con il territorio » . Infine la segreteria della Quercia dichiara di puntare ad « articolare la strategia elettorale regione per regione, in modo che si adatti il quadro delle alleanze al contesto territoriale a cui si riferiscono » . Ben diverso il tono del Professore: « Non lasceremo sopravvivere questa indegna legge adottata con unmetodoe con intenti incompatibili con il più elementare rispetto delle regole democratiche e della dignità degli elettori » , aveva detto. Quindi, citando l'appello di 100 giuristi, aveva elencato i motivi per cui ha l'assoluta « certezza » che la legge sia incostituzionale. Perché introduce « una molteplicità di premi di maggioranza » . Perché « individua in modo irrazionale soglie di sbarramento diverse da regione a regione e da Camera e Senato » . Perché « non garantisce che i premi di maggioranza previsti, e che costituiscono una distorsione del voto popolare, impediscano agli eletti di una medesima coalizione e ai partiti a cui questi appartengono di dividersi in Parlamento subito dopo aver ottenuto, anche attraverso il premio di maggioranza, i seggi assegnati » . Infine perché « non garantisce pari opportunità » tra uomini e donne. Dal Quirinale, nessuna reazione ufficiale alle parole di Prodi. Ma è evidente che l'aver tratteggiato un Ciampi " succube" della maggioranza, schiavo di « minacce » e « lusinghe » , non deve essere stato molto apprezzato. Forse anche per questo, Ds e Margherita si sono ben guardati dal fare sponda al Professore. el. ca.
    "


    Saluti liberali

  10. #30
    Nuova Frontiera Democratica
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    "E poiché sono in vena di confessioni, ne faccio ancora una, forse superflua: detesto i fanatici con tutta l'anima"
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    el.ca ? el ca....?!
    mah, che strani sti giornalisti......

 

 
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