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  1. #31
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    La rabbia di Prodi
    A capo di una coalizione che rischia di sfaldarsi da un momento all'altro


    Il Capo dello Stato non si fa lusingare e non si fa minacciare, e chi soltanto lo suppone infama il presidente della Repubblica e manca di senso patriottico. E' la sola risposta che può avere il professor Romano Prodi, che ha proferito parole inaccettabili, tanto più gravi in quanto scritte ed evidentemente meditate. Se il leader del centrosinistra vuole aprire la campagna elettorale con un conflitto istituzionale, è libero di farlo, ma crediamo che ne pagherà le conseguenze.

    E' possibile che la legge elettorale non piaccia - a noi tecnicamente piace poco - ma da qui a definirla una minaccia per la democrazia ce ne passa. Una legge elettorale proporzionale sarà pur sempre più rappresentativa della volontà popolare di quanto possa esserlo una legge maggioritaria: pura, a doppio turno o pasticciata come era la nostra. E meglio di tutti lo sa la sinistra italiana che si oppose al premio di maggioranza voluto da De Gasperi, ed è stata proporzionalista tutta la sua vita fino al 1994. E con Bertinotti lo è ancora. Oltretutto, se il centrosinistra è davvero maggioranza nel paese, una legge proporzionale dovrebbe ancora maggiormente esaltare questa sua forza, senza accorgimenti ulteriori. Quindi non capiamo davvero i timori di Prodi per un eventuale risultato elettorale alterato. A meno che il professor Prodi voglia nascondere il rischio di sfaldamento della sua maggioranza, causa una scarsa coesione politica conseguente al proporzionale. Uno sfaldamento che metterebbe a rischio la sua leadership visto che, di fronte ad un sistema che esalta il ruolo dei partiti in quanto tali, occorrono qualità politiche per guidare una coalizione di soggetti diversi, quelle qualità che Prodi ha confermato ancora una volta di non possedere. Peggio ancora, questa sua insicurezza di fondo, data dal fatto di essere estraneo alla sinistra - rischiando di esserlo diventato anche nei confronti del mondo cattolico democratico di cui è stato pure a lungo un esponente - finisce per condizionarlo, al punto da voler dare ogni volta possibile una prova della sua autentica capacità di leadership: un giorno con le primarie, un altro con il partito unico, un altro ancora con una legge elettorale di suo gradimento. In questo modo il professore sfibrerebbe prima la sua stessa coalizione, poi metterebbe alle corde l'intero Paese.

    Roma, 14 dicembre 2005

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da FreeFlag
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    Gestito in proprio a cura dell'A.P.E. (Associazzzione Prosciuttari Emiliani).

    Peppereppé... Perepereppeppereppeééé...

    Bevi anche TU un

    PRO - DI - NO !!!

    L'anal colico tondo che fa girar le balle a tutto il mondo...

    Peppereppé... Perepereppeppereppeééé...
    mannò, a me quello scimmione pare più Previti che Prodi

  3. #33
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    Dal quotidiano LIBERO di oggi, 11 febbraio

    " Mezzo Ulivo scappa dal programma di Romano

    Pagina 6

    ROMA Litigi, ripicche e veleni in crociati. Con queste premesse oggi a Roma andrà in scena la convention dell'Unione voluta da Romano Prodi per la presen tazione del programma. Non si placano, infatti, gli scontri sul programma tra le forze della coa lizione. Dopo l'abbandono del vertice del centrosinistra di gio vedì da parte della Rosa nel Pu gno, perché le loro richieste sulla scuola e sui pacs sono rimaste inevase ( e oggi Boselli e Pannella diserteranno la kermesse), ora a fare i capricci ci sono anche i Re pubblicani europei di Luciana Sbarbati. « Dopo non aver visto riconosciuto il nostro ruolo di soggetti fondatori dell'Ulivo » , spiega la Sbarbati, « ho deciso di non firmare il programma e di non partecipare alla manifesta zione al Teatro Eliseo, ma anche di sospendere la partecipazione dei nostri rappresentanti alle ini ziative elettorali dell'Unione su tutto il territorio nazionale » . In somma, la Sbarbati fa la voce grossa e minaccia addirittura di abbandonare l'alleanza: la deci sione verrà presa dall'assemblea nazionale del partito convocata giovedì prossimo a Roma. Sbar bati a parte, i contrasti nell'Unio ne non si placano. « Firmo il pro gramma, ma rimango contrario all'accordo raggiunto sulle unio ni di fatto. Sui principi non dero ghiamo » , afferma Clemente Ma s te l l a . Continua intanto l'imbarazzo dei riformisti e dei moderati per la scelta da parte di Rifondazione di candidare Francesco Caruso. « Ci sono atteggiamenti sprez zanti, inopportuni e ai limiti del buongusto e della follia politica. Dire che Hamas è meglio del sot toscritto mi sembra francamen te eccessivo » , afferma ancora Mastella, commentando le paro le del no global napoletano nei suoi confronti. Solidarietà aMa stella è arrivata anche da Marco Pannella, mentre la Rosa nel Pu gno e il Professore hanno rico minciato a parlarsi dopo lo scon tro di due giorni fa. Parole sprez zanti nei confronti dei Radicali sono giunte, invece, da Oliviero Diliberto: « Noi siamo sempre stati contrari al loro ingresso nel centrosinistra. A questa punto chi li ha scelti si gratti la rogna » , dichiara il leader dei Comunisti italiani. « Si vede che l'unica scuola che Diliberto ha frequen tato è quella cubana » , gli ha ri sposto Boselli. Infine, la scenografia. Al Teatro Eliseo dominerà il giallo, il colore della Fabbrica di Prodi e del tir con cui il Professore ha girato l'I talia. A presentare la manifesta zione sarà l'attrice Sandra Ceccarelli, preferita a Ottavia Piccolo. Il momento clou sarà la sotto scrizione del programma da par te dei leader dei partiti davanti al loro candidato premier. ( g. l. r.) "


    Saluti liberali

  4. #34
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " È ufficiale: Prodi ha ceduto a Bertinotti

    Pagina 9

    ROMA Un giuramento sancito con una stretta di mano. Così Romano Prodi ieri a Roma ha firmato a modo suo il contratto con gli italiani. Ieri, infatti, il Professore ha presentato il suo programma di governo, sottoscritto da tutti gli alleati: 280 pagine in cui è notevole l'influenza esercitata dall'ala massimalista, a cominciare da Rifondazione comunista. Già, perché rispetto al 1996 la differenza è questa. Dieci anni fa col Prc venne stipulato solo un patto di desistenza: i programmi dell'Ulivo e di Bertinotti erano differenti e poi tutti sanno come andò a finire, con la caduta del Professore e al sua sostituzione con Massimo D'Alema. Ora, invece, tra i partiti del centrosinistra c'è un accordo di programma che, se da una parte rende un po' più sicura la posizione del Professore, dall'altra vede il piano di governo della coalizione ben orientato sulle posizioni di Rifondazione, Verdi e Pdci. Ieri, però, in un affollatissimo Teatro Eliseo, non c'erano tutti. Mancavano i Repubblicani di Luciana Sbarbati, ma soprattutto la Rosa nel Pugno di Marco Pannella ed Enrico Boselli, che non ha firmato il programma perché le loro richieste sulla scuola e sui pacs non sono state accolte. « Il 24 febbraio ( giorno di presentazione delle liste, ndr) il programma lo firmeremo, ma nel frattempo daremo battaglia per modificare e migliorare il testo presentato da Prodi. Mobiliteremo cittadini e insegnanti. Comunque la nostra scelta di schieramento non è in discussione » , ha spiegato nel pomeriggio Emma Bonino in una conferenza stampa della Rosa. Ma torniamo a Prodi. « E' ora di voltare pagina. Questo programma è un impegno vincolante per tutti noi, l'impegno a governare insieme per cinque anni » , ha detto il Professore davanti alla platea unionista. Poi è andato subito all'attacco degli avversari e di Berlusconi. « A differenza della destra, noi ci presentiamo alle elezioni con un unico candidato alla guida del governo e non tre. C'è chi getta un secchio di sterco la mattina e la sera addosso agli avversari. Berlusconi è talmente ossessionato dal rosso che lo disturba anche il passaggio di una Ferrari » . Poi si è rivolto direttamente anche agli elettori della Cdl: « Chiediamo un voto che mandi all'opposizione chi ha avuto il potere e lo ha usato male, per mandare a casa chi ha fallito e ha fatto male all'Italia » . Dopo che il Professore ha illustrato i punti salienti del programma ( dalla lotta all'evasione al lavoro, dagli asili nido a un fisco vicino alle famiglie), l'attrice Sandra Ceccarelli ha letto il giuramento che impegna i partiti della coalizione. E i vari leader, da Fassino a Rutelli, da Bertinotti a Mastella, sono saliti sul palco sancire il patto con una stretta di mano col Professore. Infine, Prodi si è concesso una passeggiata fino alla sua sede, a piazza santi Apostoli. E per strada ha incrociato il corteo di auto di Berlusconi diretto al Quirinale. E quando un fan gli ha urlato « mandiamo Berlusconi a Sant'Elena, come Napoleone » , Prodi ha risposto: « Prima di Sant'Elena c'è stata Waterloo » . Ma per capire quanto la barra del timone sarà in mano a Rifondazione, basta ascoltare le parole pronunciate ieri da Francesco Caruso, il no global candidato per il Prc: « Vorrei garantire un reddito sicuro per tutti i disoccupati. Come si fa? Ci prendiamo la barca di D'Alema e i 14 mila miliardi con cui Berlusconi ha incrementato il suo reddito » . Bertinotti, intanto, canta vittoria. Ed è talmente soddisfatto del programma che Liberazione, il quotidiano del partito, ieri ha bruciato tutti pubblicando in quattro pagine diversi punti del programma dell'Unione, evidenziando in grassetto le parti che il Professore ha scritto sotto dettatura del subcomandante Fausto. Uno stipendio per tutti. Reddito minimo di inserimento per tutti. Le regioni devono estendere anche i servizi sociali ai senza lavoro. Retribuzioni, aumenti superiori all'inflazione. Superare il criterio d'inflazione programmata nel rinnovo dei contratti, ridistribuzione di una quota dell'incremento produttivo ai lavoratori, riduzione delle imposte, estensione dell'integrazione al minimo per tutti i pensionati. Ammortizzatori sociali. Rifonda - zione vuole riformare profondamente gli ammortizzatori sociali ( cassintegrazione, trattamento di disoccupazione, mobilità, ecc). Primo fra tutti l'estensione dell'indennità di disoccupazione ai tutti lavoratori. Basta case sfitte. Penalizzare fiscalmente i proprietari di case sfitte. Tassa sui risparmi. Armonizzazio - ne delle rendite finanziarie, lotta all'evasione e all'elusione, restituzione del fiscal drag, ripristino della tassa di successione. Tassazione delle operazioni finanziaria. Rifondazione ha ottenuto che la tassazione delle operazioni finanziarie speculative, la Tobin Tax. Scuola. Cancellazione della riforma Moratti. Poliziotti mai più in borghese. Ob - bligo di indossare la divisa per le forze dell'ordine. Commissione sugli scontri al G8 di Genova. Rifondazione ha ottenuto una commissione sugli scontri noglobal forze dell'ordine a Genova. No al Ponte di Messina. Stop della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Pensioni. Adeguamento al costo della vita, cancellazione della riforma Berlusconi, ripristino delle finestre d'uscita. Iraq. Immediato ritiro delle truppe italiane da Iraq e Afghanistan.
    Andrea Valle
    "

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  5. #35
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    dal quotidiano LIBERO di oggi...

    " Rivolta contro il Prof boccia- tutto

    ROMA A colpi di piccone contro le leggi, i decreti, le riforme del governo Berlusconi, si fa strada lo sfascismo del neoesecutivo di Romano Prodi, che però comincia a sollevare malumori, critiche, riserve, quando non veri e propri malumori e condanne, con la prospettiva di mobilitazioni a tutto spiano. Già sul piede di guerra i penalisti contro l'intenzione del governo di cancellare la riforma dell'ordinamento giudiziario e la legge Pecorella. Forti malumori nel mondo della scuola per l'intenzione di riscrivere la riforma della scuola superiore firmata Moratti. Altolà da Confindustria sulle minacce alla legge Biagi, mentre dal fronte sindacale spuntano i primi segnali d'insofferenza. I PENALISTI PROTESTANO « Uno strappo alla Costituzione » : l'Unione delle Camere penali protesta e annuncia la propria mobilitazione, pronta a sfociare in uno sciopero, contro l'intenzione del governo di « intervenire sulla giustizia attraverso la decretazione d'urgenza » , non solo sull'ordinamento giudiziario, ma anche e soprattutto sulla riforma delle impugnazioni, cioè la cosiddetta legge Pecorella. Un decreto legge su quest'ultima materia, « oltre a dimostrare che il governo non dispone di alcuna autonomia rispetto ai diktat della magistratura, sarebbe un provvedimento incostituzionale » , denunciano gli avvocati, « perché adottato al di fuori dei casi di cui parla l'articolo 77 della Costituzione, e tale da svuotare di fatto le funzioni della Consulta » , che si dovrà pronunciare sulla legge in questione. La minaccia fa già effetto e spaventa il ministro della Giustizia Clemente Mastella, che si affretta a dichiarare, con una nota ufficiale, che « non esiste nessuna volontà di porre in essere un'attività demolitoria della precedente attività normativa » . SCUOLA IN BILICO Lo stop all'attuazione del secondo ciclo della riforma Moratti prelude ad un tentativo di cancellare la legge stessa. Con conseguenze disastrose dal punto di vista gestionale ed economico. Lo spiega il senatore Giuseppe Valditara, responsabile di An per l'istruzione, secondo il quale « si prospetta una scuola più debole e meno formativa » . Senza contare i costi che " la riforma della riforma" comporterebbe: « Siccome l'obiettivo è quello di sdoppiare i ministeri della Pubblica Istruzione e quello dell'Università » , spiega ancora l'esponente di An, « questo significherà almeno due anni di lavoro aggiuntivo, con decreti ad hoc, il raddoppio delle strutture - due capi di gabinetto, due diversi uffici legislativi, e così via - e le conseguenti spese di cospicua entità » . Non solo. Nell'accorpare i due ministeri, come avvenuto nella precedente legislatura, alcune indennità riconosciute al personale del ministero dell'Università sono state automaticamente riconosciute anche a quello dell'Istruzione. Ora, da parte di alcune componenti sindacali, si fa presente il rischio che i lavoratori di quest'ultimo ministero, se tornerà ad essere sdoppiato, perdano le indennità prima acquisite. Con tutti i ricorsi legali che un simile atto produrrebbe. E ancora. Il decreto Moratti sulla riforma delle scuole superiori, con i corsi di formazione professionale, ha fortemente limitato il fenomeno della dispersione scolastica, mentre gli iscritti ai corsi che dal 2001 a 2005 sono aumentati del 13,8 per cento: « Questa riforma » , ricorda Valditara, « ha avuto il consenso di tutte le associazione di categoria, dalla Confindustria alla Confartigianato alle Camere di Commercio e così via. Da parte di queste ultime potrebbe montare la protesta, se si realizzasse appunto il ritorno al biennio di orientamento ai licei, con il liceo unico o un surrogato fino a 16 anni » . L'opposizione « difenderà con decisione la legge Moratti » , promette il senatore. CONFINDUSTRIA E LAVORO « Le sparate non vanno raccolte, noi giudicheremo il governo per le cose ufficiali che farà. Di chiacchiere se ne sono fatte tante, l'importante è parlare di meno e fare di più » . Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria, preferisce glissare sulle dichiarazioni del sottosegretario allo sviluppo, Alfonso Gianni, che ha definito la relazione del presidente di Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo « un assalto alla diligenza del governo per dirottarne il percorso » . Ma le parole di Bombassei fanno trapelare un C O N T E STATO Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha ricevuto le prime contestazioni ( Contrasto) certo fastidio per quelle " sparate". E anche Savino Pezzotta, ex numero uno della Cisl, frena la smania della sinistra di voler fare piazza pultia. Sulla legge Biagi « bisogna uscire da un dibattito ideologico. La legge va verificata per come ha funzionato, per le contraddizioni che ha generato, poi si eliminano le contraddizioni, si aggiungono gli ammortizzatori sociali e la legge può funzionare » , avverte. Quanto poi alle dichiarazioni rilasciate dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, Pezzotta aggiunge: « Il ministro dice che bisogna riscrivere la legge Biagi. Vorrei capire come » . Caterina Maniaci
    "


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  6. #36
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    Conti pubblici
    La suprema arte del rinvio di ogni possibile decisione

    Ma se davvero l'eredità dei conti del governo Berlusconi fosse tanto grave (e tanto incauta è stata l'Europa ad avallarli) sorprende la tranquillità con cui il governo Prodi rimanda gli interventi in materia. L'ultima dichiarazione del premier in merito recita che "non è stato ancora deciso niente".



    Ora è vero che il governo è in sella da una decina di giorni, ma essendo passati due mesi dal voto, auspicavamo una maggiore prontezza di riflessi per fronteggiare una situazione che si è sempre definita di emergenza. Tanto più che le dichiarazioni del professor Prodi erano tutte un "ora partiamo", "ora siamo pronti". Oltretutto il centrosinistra sostiene che il governo Berlusconi abbia sfasciato i conti pubblici dai tempi della campagna elettorale. Siamo a giugno, ma più della preoccupazione e degli allarmi non sappiamo. I ministri sono stati molto loquaci in queste settimane, ma su questo si osserva uno scrupoloso silenzio. Forse sarà il caso che il ministro Padoa Schioppa esibisca, almeno, questi famigerati conti.

    Nel frattempo il professor Giavazzi dispensa eccellenti consigli proprio sulla strada che l'immobile governo Prodi deve prendere. Giavazzi è un riformista sincero e dunque, ricordando l'assemblea di Confindustria, rilancia, tra l'altro, la difesa della legge Biagi: "per ottenere un po' più di flessibilità occorrerà investire qualche risorsa negli ammortizzatori, un ottimo investimento se in cambio il ministro Damiano riuscirà a modificare qualche regola nel mercato del lavoro. Risparmiare sugli ammortizzatori e non cambiare le regole, sarebbe una scelta miopie". Non vorremmo dare un dispiacere a Giavazzi, ma l'aria che tira non è proprio delle migliori. Forse bisognerà accontentarsi del fatto che il ministro Damiano non identifica gli industriali con "il nemico". Lo ha detto e gli crediamo volentieri.

    Crediamo meno al fatto che la Cgil, di cui Damiano è stato comunque un esponente, rinunci a farsi sentire in questo contesto, al punto di dare il via libera alla Biagi, piuttosto che alla liberalizzazione dei servizi, o ad eventuali tranche di ulteriori privatizzazioni.

    Allora tanta prudenza da parte di Prodi è obbligata. Semmai stupisce che si voglia chiedergli fretta da parte dei suoi sostenitori! I primi cento giorni di Prodi serviranno a mediare fra le parti in conflitto, sperando che non ci si riduca a quest'arte anche nei secondi cento giorni.

    Roma, 29 maggio 2006

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  7. #37
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    dal quotidiano LIBERO di oggi


    " Prodi dice di no Ma è in arrivo la stangata da 8 miliardi di euro


    ROMA Manovra correttiva da 8/ 10 miliardi di euro in arrivo. Il primo viaggio ufficiale a Bruxelles per il premier Romano Prodi inizia sotto lo spettro di un intervento " pesante" per riportare in equilibrio i conti pubblici. Il Professore, per ora, posticipa: « Non abbiamo preso ancora nessuna decisione » , assicura. Resta il problema di riportare sotto il 3,8% il rapporto deficit/ Pil così come concordato con l'Ue. Sull'onda lunga delle allarmanti dichiarazioni del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, Prodi è volato a Bruxelles per un primo incontro con il presidente della commissione, Jose Manuel Barroso. Sia il presidente dell'eurogruppo, Jean- Claude Juncker, che il commissario agli Affari Economici, Joaquin Almunia, hanno esortato l'Italia a proseguire sulla strada del rigore. « L'Italia » , ha sottolineato Juncker, « deve rispettare gli impegni presi e ridurre in modo strutturale il deficit nel 2006 e 2007 dell' 1,6% del Pil » . L'allarme lanciato da Padoa Schioppa - sulla mancanza di liquidità finanziaria per Anas e Ferrovie - rappresenterebbe solo una parte del " buco" che il centrosinistra sostiene di aver riscontrato controllando i conti pubblici. Il rapporto deficit/ Pil sarebbe lievitato al 4,5%, mentre il debito pubblico sfiorerebbe il 107,5%. Entro la fine di questa settimana - e solo dopo le considerazioni del governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi - i tecnici di via XX Settembre termineranno il lavoro di ricognizione. Secondo le prime stime per riportare il rapporto al 3,8% servirebbe una manovra correttiva da 8- 10 miliardi di euro. Intervento che Prodi vorrebbe evitare anche per non « perdere il treno della ripresa » . Neppure l'ipotesi di una proroga - per rientrare del deficit - sembra prendere corpo. Più avanti si vedrà. « Non abbiamo fatto ancora richieste specifiche » , ha assicurato Prodi, « un rinvio di un anno non è in agenda. È chiaro che guarderemo al quadro con l'ottica di costruire una politica di risanamento e rilancio » . Resta comunque l'allarme per i cantieri aperti e - stando alla maggioranza - a rischio chiusura. Secondo il primo monitoraggio servirebbero circa 2 miliardi di euro per proseguire i lavori. Ieri a Palazzo Chigi, per questo motivo, si è tenuto un minivertice tra il sottosegretario alla presidenza, Enrico Letta, e il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. « Abbiamo un enorme numero di cantieri già avviati a cui far fronte economicamente e non sappiamo dove pescare le risorse: i soldi non ci sono, neanche in conto competenza » , ha spiegato l'ex Pm. Diversa la lettura dell'ex viceministro dell'Economia, Giuseppe Vegas. Secondo l'autore della Manovra 2006 l'allarme del governo Prodi sui conti pubblici e sui cantieri a rischio « è sicuramente un pretesto politico per mettere nuove tasse e chiudere i cantieri, perché i soldi per il 2006 dei cantieri di Fs e Anas sono in Finanziaria. Magari non sono tantissimi, ma per i cantieri di quest'anno ci sono » , assicura. Per l'economista azzurro Renato Brunetta, è in atto invece una « drammatizzazione » che punta a creare le condizioni per trattare con la Ue ed evitare l'assalto al portafogli degli alleati di governo. Entro la prossima settimana - in coincidenza con la riunione dell'Eurogruppo - Padoa Schioppa fornirà una prima stima sui conti. E solo allora si potrà parlare di " buco" e di manovra- bis. An. C.
    "

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  8. #38
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " I ministri di Mortadella lavorano alla rovescia
    di RENATO BESANA

    I NOMI NON SONO IL PROGRAMMA

    Ancora un piccolo sforzo, signor presidente: 102 tra ministri e sottosegretari ci sembrano pochi. Da lei, in tutta sincerità, ci aspettavamo di più, un colpo d'ala o almeno di pedale. Per la piena attuazione del suo programma, manca per esempio il ministero della Felicità, ovviamente senza portafoglio, perché i soldi, ammonisce il proverbio, non fanno felici e di conseguenza lei si appresta a togliercene. Comprendiamo però che preferisca tenersi questa delega tutta per sé, senza inutili formalità; è una questione di stile. A quota 103 si potrebbe però facilmente arrivare con un ulteriore, e a questo punto auspicabile, spacchettamento di competenze, scorporando la Grazia dalla Giustizia, visto che l'attuale titolare del dicastero sembra interessato soltanto alla prima, forse sulla base della considerazione che ogni carcerato è un voto da non sprecare, con tutti quei bravi guaglioni - mondo crudele - finiti dietro le sbarre per un nonnulla, magari per uno scippo da niente a una vecchietta che aveva in tasca sì e no 50 euro e voi, per 50 euro, volete sbattere qualcuno in galera? Liberi tutti. Mastella, quando stava col Cavaliere, amava ripetere che in politica non esistono figli e figliastri. Aveva ragione: tutti figli di, e non se parli più (a proposito: cambi la tinta dei capelli, la sfumatura tendente al rosso Tiziano non gli dona, sarebbe meglio che si rassegnasse a ingrigire, come Rutelli e Richard Gere). Combattere l'aumento dei reati con la loro cancellazione - in questo consiste un'amnistia - potrebbe apparire contraddittorio; risponde invece a una più profonda logica di sistema, la stessa per la quale la parola Pravda, che in russo significa verità, figurava sulla testata del più bugiardo quotidiano mai uscito da una rotativa. Con identica piroetta semantica, nel Prodi bis la denominazione di quasi ogni dicastero allude al suo contrario. Così Bersani, insediato allo Sviluppo economico, auspica più tasse, che equivalgono a un impoverimento, cioè al sottosviluppo. Con encomiabile faccia tosta, il diessino Morando ha asserito che i ceti medi dovrebbero essere contenti di contribuire in misura maggiore alla solidarietà. Di che cosa si tratti, l'ha ribadito D'Alema parlando ai giovani imprenditori: risanamento e sviluppo vanno di pari passo, ovvero i soldi che ci apprestiamo a rapinarvi li passeremo subito al capitalismo assistito, le cambiali contratte in campagna elettorale vanno onorate e noi siamo gente d'onore. Bindi Rosaria in arte Rosi, ministra alla Famiglia, il femminile in questo caso aiuta, si è subito schierata dalla parte dei pacs, ovvero per la negazione della famiglia. Dal canto suo, il margheritino Gentiloni, che dovrebbe, a onta della rima, occuparsi di Comunicazioni, ha già annunciato che intende ridurre le frequenze e sfoltire le reti esistenti. Si è prontamente allineato anche il ministro alle Infrastrutture, Tonino Di Pietro, che ricopre l'incarico per la seconda volta. La prima, lo cacciarono per eccesso d'attivismo, ma lui, che è svelto, come ha ribadito a Ballarò, non si è fatto ripetere la lezione: così si appresta a chiudere orgogliosamente i cantieri e cestinare i progetti, cancellando strade, ponti e ferrovie decenti dalle speranze degli italiani in coda. Purtroppo, una torbida manovra di palazzo, ordita dai fascisti con la complicità dei servizi segreti deviati, ha impedito che a presiedere la commissione difesa andasse la compagna partigiana Menapace, cui era stata affidata la missione salvifica di liberare l'Italia dal suo esercito. Non tutti i buchi riescono con la ciambella, o il contrario, vedete voi.
    "

    Saluti liberali

  9. #39
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    dal quotidiano LIBERO di oggi.......

    "ECCO L'UOMO DELLA SPERANZA

    di VITTORIO FELTRI

    Dopo i tassisti, ora anche i farmacisti costringono Prodi a calare le braghe. Ormai è un premier in mutande
    Ma che storia questa storia. Romano Prodi in campagna elettorale disse tante corbellerie, come tutti del resto nell'imminenza delle consultazioni. Per un voto in più si raccontano cose che ne fanno perdere dieci. Succede. È successo anche a Silvio Berlusconi, specialmente all'apertura dei comizi (poi l'uomo si è ripreso e per poco non ha rivinto). Tuttavia i deliri verbali di Mortadella erano meritevoli di finire nell'antologia del bischero perfetto e ci sono finiti. Ricordate quando egli disse senza vergogna e con grande sprezzo del ridicolo: «Darò la felicità agli italiani»? Governa ormai da tre mesi e, poveraccio, non ne ha azzeccata una; gli ultimi giorni sono stati un susseguirsi di topiche memorabili. Fantastica la faccenda delle liberalizzazioni. Sembrava l'asso nella manica del centrosinistra con cui il premier avrebbe spiazzato la Casa delle libertà in depressione. Prodi nell'annunciare la rivoluzione ghignava compiaciuto: adesso vi dimostro come si fa a risolvere i problemi nazionali; mi accingo a riformare mestieri e professioni, esattamente quanto avrebbe dovuto compiere Berlusconi, sedicente liberale, e che invece non ha saputo nemmeno abbozzare. Oddio come sono bravo, oddio come sono bravo. Palpitante attesa del pubblico. Fiato in sospeso. E dal cilindro prodiano è spuntato il coniglio mannaro incaricato di sbranare i tassisti, i panettieri e, perché no, i farmacisti famosi - secondo la sinistra più scema - per essere ricchi sfondati. Il coniglio digrigna i dentoni, parte all'attacco e va a sbattere contro le auto bianche fracassandosi il muso di bronzo. Non appena divulgata la notizia che il ministro Bersani, ex comunista, aveva dato il via allo sterminio degli autisti di piazza, i medesimi autisti hanno reagito rabbiosamente mettendo in ginocchio il Paese: scioperi, manifestazioni, casini ad oltranza. Risultato, il governo ha fatto marcia indietro. Ragioniamo, trattiamo. Tarallucci e vino. In pratica, trionfo dei tassisti pur privi dell'appoggio dei sindacati ufficiali, notoriamente in stato di prefallimento. Bersani e Prodi: figura barbina. I commentatori di pronto intervento hanno sprecato ettolitri di saliva per lodare il governo molto più avanti dei cittadini, tutti schierati a difesa di corporazioni e privilegi. Articoli incredibili favorevoli ai riformatori traditi, e ostili ai tassisti, considerati mascalzoni. Balle naturalmente. Chiunque sa che nessuno si è arricchito stando dodici ore al volante nel traffico impestato delle nostre città, in cui non esistono corsie preferenziali per i mezzi pubblici e quand'anche esistano vengono percorse, impunemente, da qualunque furbastro. Idem per i panettieri. Presi di mira da Bersani si sono giustamente ribellati. Di argomenti ne avevano a iosa. Primo. Già sono stati storditi dalla concorrenza dei supermercati nei quali, chi fa la spesa, per guadagnare tempo e fatica, compra anche la michetta con tanti saluti al fornaio. Secondo. I prestinee, i pochi sopravvissuti, non trovano personale se non extracomunitario. Ovvio. Non c'è italiano disposto a sgobbare dalle due di notte all'alba, nonostante l'ottima paga prevista per la categoria. Terzo. I figli d'arte (se ci passate il termine) preferiscono l'aria condizionata di qualsivoglia ufficio alle temperature soffocanti del forno. Quindi? Bisogna avere cervello di una gallina per fare la guerra a chi l'ha persa da un pezzo: i panettieri. Altra figura barbina per l'esecutivo mortadellato.
    La guerra delle supposte
    Prodi e Bersani si concentrano sul terzo obiettivo: i capitalisti delle supposte. Almeno questi - si propongono - bisogna affettarli. Campa cavallo. I farmacisti, pur con atteggiamenti più controllati, hanno fronteggiato i paraculi dell'Ulivo con straordinaria efficacia. Giù la saracinesca e ciao. Prodi e Bersani hanno compreso l'antifona e, prima ancora che la vertenza assumesse i caratteri dello scontro, si sono esibiti in un clamoroso calo di brache. Massì, negoziamo, cerchiamo un accordo. La rivoluzione non c'è più, non ci sarà più. E le supposte, indovinate dove finiranno? Questo avvilente spettacolo rammenta quello inscenato dal centrodestra cinque anni orsono a proposito dell'articolo 18. Tuoni, fulmini e neanche una goccia di buon senso. Le liberalizzazioni sono sacrosante, vanno realizzate. Ma non a capocchia colpendo due o tre corporazioni e trascurando le altre. Serve un piano complessivo che non divida in figli e figliastri. Nessuna riforma è giusta se penalizza Tizio e salva Caio. Perché invece i genietti prodiani hanno agito sconsideratamente? Sconsideratamente un corno. Avevano in testa una maialata: picchiare in testa a panettieri, tassisti e farmacisti allo scopo di agevolare le cooperative rosse. Chi avesse dubbi e perplessità vada a rileggersi gli articoli illuminanti del nostro esimio professor Francesco Forte. Aprire gli occhi, per cortesia.

    L'esercito disarmato di D'Alema
    Vamos adelante. Il governo fintoproletario e autentico burino si è dato un sacco d'arie per aver organizzato sul bordello libanese il summit farsesco di Roma. Il quale è stato dipinto in Patria (dai soliti lacché della stampa con birignao) come un capolavoro di diplomazia; mentre il mondo lo ha valutato alla stregua di una barzelletta. Vabbé, transeat. Il governo dell'Unione ha deliberato: invieremo laggiù addestratissime truppe con l'ordine di ristabilire la pace. Un dettaglio. Truppe disarmate. Che simpatico D'Alema. Mobilita dei soldati ma impedisce loro di sparare, perché i proiettili fanno la bua. Esultano i pacifisti. Pardon. Che differenza c'è tra militari disarmati e dame di san Vincenzo? Verificheremo cosa accadrà nel momento in cui l'esercito prodiano della salvezza avrà di fronte gli Hezbollah. Ad ogni schioppettata risponderà offrendo un mazzo di fiori? Paranoia. Ieri al Senato è giunto, approvato dalla Camera, il provvedimento che rinnova la missione italiana in Afghanistan. La maggioranza non dispone dei numeri sufficienti. Dunque? State attenti. La Casa delle libertà (coi suoi senatori) esce dall'aula e la maggioranza non ha nemmeno il numero legale. La prassi (la tradizione) prevede che il presidente di Palazzo Madama non partecipi alla votazione dovendo dirigere i lavori. Ma nella presente circostanza, salta ogni fair play, e Marini si schiera come un peone qualsiasi. Cosa non si fa per conservare la cadrega. Pietoso. E questo è il governo che avrebbe dovuto assicurare ai compatrioti la felicità? Guardatelo il Prodi smutandato: ecco l'uomo della speranza. La speranza che in un soprassalto di dignità si decida a sventolare mutanda bianca.
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    Saluti liberali

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    Beh, certo: vuoi mettere i "bei tempi" delle "Borzàte de mijioni" e dei libretti al portatore?

 

 
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