i giapponesi prendono a piene mani dalla lingua inglese
ma come trascrivono le parole ?
non fanno riferimento alla forma scritta ma a quella orale, e trascrivono alla loro maniera, secondo la loro pronuncia, le parole inglesi quindi come le sentono.
E dato che sono golosi, non chiedono mai "un" wafer, ma tanti, tanti "wafers", e dato che questi wafer li chiedono agli Americani, si sentono dire "wafers" e non "wafer" come diremmo noi, dato che da noi le parole straniere sono invariabili al singolare e al plurale, mentre gli Americani si ostinano, chissà perché, ad usare il loro dannatissimo plurale che spesso, ma non sempre, si ottiene aggiungendo semplicemente una "s".
(Ovviamente sto scherzando).
Allora, come sarà questa parola che loro trascrivono nella loro lingua e che in originale si scrive "wafers" ?
sarà "uefaasu"
Inanzitutto, notiamo che essendo parola straniera sarà trascritta in katakana, quel sillabario fin troppo lineare che usano per questo tipo di parole;
la "w" la sentono come una "u" e non come una bella "v" come la pronunciano alcuni tedeschi quando parlano inglese (tipico il loro "vottàim isìt?");
la "a" la sentono "e";
la "r" non la sentono e non la trascrivono, per cui "er" diventa una "a" lunga, trascritta in romaji come "aa";
la "s" da sonora com'è nell'originale (cioè una "s" come nella parola italiana "rosa"), diventa sorda come le "s" finali italiane (es. "lapis");
una parola giapponese non può finire in consonante e quindi aggiungono una "u", che però in genere è breve, e spesso non si pronuncia ("arimasu", per esempio, si pronuncia "arimàs").




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... dai Portoghesi) 