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  1. #51
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    In origine postato da asti_sinistra
    tu invece non hai mai avuto problemi monetari e ti diletti nel fare il borghese gentiluomo, ma ti viene pure male per quanto la parte sia delle piu' semplici e dequalificanti.
    io ho avuto una vita piccolo borghese come la tua, ma di licenziamenti nella mia famiglia ne ho visti anche troppi, da far veramente perdere le staffe a chiunque.....non mi lamento nè mi vanto.

  2. #52
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    In origine postato da Claude
    io ho avuto una vita piccolo borghese come la tua, ma di licenziamenti nella mia famiglia ne ho visti anche troppi, da far veramente perdere le staffe a chiunque.....non mi lamento nè mi vanto.
    Io non ho mai avuto una vita piccolo borghese, ecco la differenza fra me e te, la parte cmq ti riesce benissimo!

  3. #53
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    Predefinito RISPONDO VOLENTIERI

    Rispondo anche se sei fuori tema.

    Un Francese forse non ti avrebbe risposto, perché per loro andare fuori tema non é un gioco, come in Italia, ma é una colpa da farsi perdonare.

    A parte gli scherzi (che poi é pura verità, anche per questo i Francesi sanno gestire un Paese e noi no..);

    Io vivo a Parigi dal ' 82, non ho mai chiesto la cittadinanza, perché non mi servirebbe. Da europeo della U.E. tu hai diritto di trovar lavoro in Francia (visto che in Italia é troppo difficile). Soltanto se puoi dimostrare che sai fare qualcosa di serio, se sei efficiente (raro in Italia, mi sembra) e..... se poi segui le regole (qui non é Italia , si é seri).


    FRANCIA, IL PAESE DELLE REGOLE
    ITALIA, LE REGOLE SONO COME IL TEMPO: DIPENDE....

    Discorrendo con un altro emigrato a Parigi, facciamo il punto. La crisi in atto in Italia, conveniamo, potrà meglio essere combattuta se facciamo qualche paragone con il resto dell’ Europa. Dopo, sarà più facilmente possibile identificare qualche handicap di cui forse occorrerà liberarsi.

    L’ amico mi dice “le nostre regole sono antiquate”. Gli rispondo: “Prima di dire che abbiamo delle regole, dimostrami che esse non stanno solo sulla carta, ma sono applicate”. Come é in genere nei Paesi della U.E.

    Il dialogo allora si sposta: “Cerchiamo di capire perché gli Italiani sono l’ eccezione della U.E.. Seguono le regole quando ...... il tempo é buono. Ma, se il tempo cambia......”.

    L’ esempio francese.

    Nella cultura e nel DNA dei Francesi ci sono geni latini e geni germanici (i Franchi erano germanici). Dai latini i Francesi hanno ereditato una certa tendenza alla confusione (le bordel, in francese). Ma la loro logica, molto diffusa in ogni angolo del Paese, forse dovuta anche al posto privilegiato che la matematica ha nell’ insegnamento, ha permesso loro di ridimensionare questa tendenza alla confusione. Anche per il grande uso, sempre di derivazione germanica, della disciplina. E con l’ inquadramento di ogni situazione sociale in una casistica o in un quadro esplicativo. E, infine, con molta regolamentazione.

    Nella vita sociale francese, a ogni situazione ci puo’ essere la relativa regola da seguire. Tante regole sembrano inalterate da decenni. Esse infatti danno risultati costanti e possono ostacolare le evoluzioni. Di conseguenza, la vita di un Francese (o almeno di un parigino) non é semplice. Anche perché i Francesi le seguono, le regole. Sarà questo il motivo per cui i Francesi sono stati definiti degli “Italiani di cattivo umore” ? A Parigi, infatti, il cattivo umore é facilmente visibile.

    La stampa nazionale parla del problema, coll’ avvento della U.E., della mancanza di creatività e d’ iniziativa. Con ripercussioni sul quadro economico. Ma non spiega come la creatività e l’iniziativa potrebbero svilupparsi nel Paese delle regole. Nel Paese dove, in classe, é spesso mal tollerato che un alunno prenda la parola.

    Ci si accorge anche, a Parigi, che le variazioni di comportamento fra diverse persone sono limitate. Mi sono persino chiesto se ci sono variazioni nei processi mentali di persone diverse, le quali seguono, con costanza e convinzione, le stesse regole.

    Ma le regole sono troppe. Persino gli alberi dei giardini pubblici sono soggetti ad una regolamentazione. Come le intelligenze sono modellate (si potrebbe dire stampate) dal sistema scolastico, granitico, quasi staliniano (il cui più grosso problema é l’échec scolastico), cosi gli alberi sono standardizzati dai giardinieri. Nei giardini prevalgono i coni e i cubi. Con un po’ di fantasia, un giardiniere puo’ arrischiare una sfera. L’ incanto della natura, dello sviluppo vegetale, con tali eccessi, ha difficoltà ad apparire. Ma, per un Francese, i giardini devono essere cosi, inquadrati. Come la loro vita.

    L’ esempio italiano

    Uno dei motivi per cui la società italiana funziona sempre meno (in talune regioni c’é oggi un’ evoluzione, negativa purtroppo): ognuno puo’ farsi la sua interpretazione personale delle regole. Severgnini ha scritto “tanti Italiani si fanno il proprio codice à la carte”. In tante situazioni sociali, la reazione del sistema alla richiesta del cittadino é, troppo spesso, imprevedibile. Quando non nulla. Un altro fattore che concorre alla inaffidabilità sociale in aumento, ormai. Purtroppo non é il solo.

    La mia valutazione: se le nostre regole fossero scritte come in Francia, chiare, precise, indiscutibili, metalliche, una sola interpretazione, allora gli Italiani forse le seguirebbero. Ma per poter arrivare a tanto, parecchie condizioni sarebbero necessarie. La prima: condannare ed estirpare il doppio linguaggio (in pratica, avvicinarsi all’ Europa). Il quale é una delle tante fonti della inaffidabilità sociale odierna. Occorrerebbe imparare che c’é una sola verità. E anche una sola giustizia. Sarà possibile ? Per ora no, bisognerebbe, io credo, prima eliminare la confusione. Il casino cioé. Ma non é la sola condizione, ce ne sono ben altre.

    Se la società italiana si avviasse verso la chiarezza di espressione (cristalclear), ne avremmo alcune conseguenze. Anzitutto nella vita sociale diminuirebbero i contenziosi. Manderemmo qualche avvocato a spasso, ma forse disintaseremmo i corridoi dei palazzi di giustizia. Quei corridoi ove oggi ci vogliono i semafori. La gestione dei contratti, privati o pubblici, sarebbe meno costosa. L’ interesse privato in atti d’ ufficio, ora diffuso mi sembra, sarebbe meno facilitato. Potremmo persino immaginare che i funzionari pubblici diventino responsabili. Oggi non lo sono, con la regolamentazione e il codice che ci ritroviamo. Nel sistema fiscale poi, per fare un altro esempio, si potrebbe eliminare la specialità italiana del condono, annuale o semestrale. Nelle assemblee infine, di qualsiasi tipo, parlamentari o condominiali, sarebbe più facile concordare delle conclusioni e delle linee di azione. Cioé fare come in Europa........Molto meglio che litigare......

    Un sogno

    Ancora un esempio delle conseguenze della chiarezza (se la instaurassimo un giorno come obbligatoria). Forse sarebbe scoraggiata l’ approssimazione, oggi troppo diffusa. Inoltre non avremmo più il primato europeo dei giorni di sciopero. Ma, sopratutto si potrebbe dire agli Italiani: le regole ora sono chiare, seguitele. Si potrebbe allora cominciare con la severità, buttando dalla finestra l’ impunità garantita.

    La società italiana potrebbe divenire affidabile. L’ economia ne guadagnerebbe.

    E solo un sogno, o potrà essere realtà ?

    Io credo che dipenda dalla maturità di una società. Nel senso che una società matura e responsabile sa rinnovarsi (anche per divenire europea).

    Riletterci su ?

    Italiani e Francesi, popoli cugini. Fratelli, non direi, siamo agli opposti. E se collaborassimo in qualche settore ?

    Allora i Francesi potrebbero mostrarci come si gestisce efficacemente un macrosistema (un Paese, una regione, una multinazionale). Noi potremmo mostrare loro come nasce sui banchi della scuola la creatività, l’ iniziativa. Permetteremmo loro di commercializzare meglio i prodotti della loro organizzazione e della loro industria. Ma soprattutto, essi potrebbero liberarsi, col nostro aiuto, del problema nazionale: l’ échec scolaire.

    Se invece restiamo ognuno col nostro orgoglio, rischiamo di essere stritolati dal Villaggio Globale. Sarebbe come darla vinta agli asiatici.

    Antonio Greco
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  4. #54
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Ecco cosa pensa la gente comune.....

    In origine postato da Claude
    Beh, ma intanto l'esperienza te la fai, e sappiamo quanto purtroppo conta l'esperienza per le assunzioni...

    Ripeto, mia madre, per farti un es., fu licenziata per fallimento aziendale alla tenera età di 45 anni. Ebbene, sai quanto ci mise a trovare un nuovo lavoro? 9 giorni!

    Perchè aveva un'esperienza, una rete di conoscenze e delle conoscenze (soprattuttoa livello fiscale e amministrativo del lavoro) da essere superspendibile in un mercato del lavoro che era al tempo miserando, perchè eravamo nella crisi del '92-'94, non so se la ricordate....


    I corsi di form della regione non funzionano (non sempre) perchè sono fatti sostanzialmente per dare da lavorare ai dipendenti delle agenzie formative. Se fossero ad obbiettivi vedi che le cose cambiano, perchè se non riesci ad occupare almeno un tot dei corsisti entro tot mesi, nell'ambito formativo del corso, ovviamente, allora il prox corso lo organizzi col cavolo!

    Ma chiedere alla nostra PA di ragionare in questo modo è forse chiedere troppo.....infatti non dico che fine dovrebbe fare la suddetta PA

    A questo proprosito ti consiglio di utilizzare il voucher, che è una pratica che andrebbe generalizzata, invece di spendere tanti soldi per creare figure professionali che nascono e muoiono col corso di formazione stesso.
    Ricordo solo che i "grandi" del mio tempo venivano da quella fucina di tecnici che tutto il mondo ci invidiava e che erano cresciuti all'ombra della SNAM, della MONTEDISON della FINSIDER, quando queste erano, a detta dei neolib, palle al piede dell'azienda Italia.

    Oggi queste aziende non sono più "palle al piede" ma bensì ossi spolpati da affaristi senza criterio, hanno si, i bilanci in ordine, ma l'impoverimento delle risorse è esponenziale, e questo grazie alle politiche liberiste e privatiste che fanno solo ed esclusivamente l'interesse del grande capitale senza prendere minimamente in considerazione laa crescita del paese.

    Non abbiamo più un'impresa capace di essere competitiva fuori dai confini nazionali, la Francia si...la Germania pure... i Britannici pure,come mai? Sono più intelligenti di noi? Mah....penso proprio di si.

    Dalla tiritera sulla flessibilità siamo passati al ritornello sulla competitività, per non parlare degl'imbecilli che sproloquiano sulla qualità...quale? Dove?

    Senza il "pubblico", in Italia, siamo destinati a fallire, il "privato" italiano non esiste se non a livello medio basso e di bottega.

    Una nazione non sopravvive con i Della Valle o i Dolce e Gabbana, men che meno con i Riva o i Lucchini, serve la grande industria statale che costa al contribuente ma nello stesso tempo è indispensabile alla crescita della nazione....

    La privatizzazione selvaggia ha portato, precariato, impoverimento e cosa ancor più preoccupante l'incertezza cronica accompagnata da un livello professionale da terzo mondo.

    Nel caso mio, specifico, assumiamo a mezzo agenzie tecnici specializzati dalla Croazia perché l'offerta interna non è all'altezza di soddisfare i requisiti minimi richiesti...i pochi, ancora sul mercato, (ultracinquantenni) sono impegnati, se hai la fortuna di trovarne uno, costa una tombola.

  5. #55
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    Purtroppo il discorso di Antonio Mansi è di una grave attualità e ritorna al mio discorso fisso... quasi un disco rotto ormai.. del nostro essere "italiani".

    Anche per questo ci vogliono dei freni, per evitare che l'imprenditore "italiano". per fare i propri interessi..schiavizzi limpiegato o l'operaio.

    Come è pure vergognoso il comportamente dei dipendeti pubblici... anche dei semplici impiegati.. a questo proposito vi racconto un episodio.

    Mio padre ha lavorato per oltre 20 anni come operaio in una industria privata. Un suo collega... vinse un concorso per un posto ai Monopoli di stato.
    Arrivato al nuovo posto di lavoro, memore della sua esperienza con il "privato", dove bisogna fare il proprio lavoro , ha cominciato a lavorare ..diciamo in stile "industria privata".. producendo di piu dei suoi colleghi dei monopoli... tanto che un giorno i "suoi colleghi" gli dissero testualmente "datti una calmata, lavori troppo!!"

    bene, come si puo far funzionare un sistema se NOI tutti siamo il Problema... gli italiani sono un popolo egoista e disonesto.... questa è la tragica verità... (naturalmente generalizzo) e per poter fare della nostra società (anche a livello lavorativo) una società migliore..bisognerà cambiare la "mentalità" degli italiani.

    Sino a quel momento dovremo tenerci le regole odierne.. sia per il pubblico sia per il privato, potenziando le tutele e proporre nel frattempo una nuovo modello di "educazione civica, sociale e morale".. altrimenti saremmo sempre quel che siamo.. lo zimbello dell'Europa... con un populista che detiene i media ed una sinistra "ambigua" dalla politica estera a quella interna.

    Danny

  6. #56
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    In origine postato da danny78
    Purtroppo il discorso di Antonio Mansi è di una grave attualità e ritorna al mio discorso fisso... quasi un disco rotto ormai.. del nostro essere "italiani".

    Anche per questo ci vogliono dei freni, per evitare che l'imprenditore "italiano". per fare i propri interessi..schiavizzi limpiegato o l'operaio.

    Come è pure vergognoso il comportamente dei dipendeti pubblici... anche dei semplici impiegati.. a questo proposito vi racconto un episodio.

    Mio padre ha lavorato per oltre 20 anni come operaio in una industria privata. Un suo collega... vinse un concorso per un posto ai Monopoli di stato.
    Arrivato al nuovo posto di lavoro, memore della sua esperienza con il "privato", dove bisogna fare il proprio lavoro , ha cominciato a lavorare ..diciamo in stile "industria privata".. producendo di piu dei suoi colleghi dei monopoli... tanto che un giorno i "suoi colleghi" gli dissero testualmente "datti una calmata, lavori troppo!!"

    bene, come si puo far funzionare un sistema se NOI tutti siamo il Problema... gli italiani sono un popolo egoista e disonesto.... questa è la tragica verità... (naturalmente generalizzo) e per poter fare della nostra società (anche a livello lavorativo) una società migliore..bisognerà cambiare la "mentalità" degli italiani.

    Sino a quel momento dovremo tenerci le regole odierne.. sia per il pubblico sia per il privato, potenziando le tutele e proporre nel frattempo una nuovo modello di "educazione civica, sociale e morale".. altrimenti saremmo sempre quel che siamo.. lo zimbello dell'Europa... con un populista che detiene i media ed una sinistra "ambigua" dalla politica estera a quella interna.

    Danny
    appunto, una delle cose da fare è quella di eliminare il lavoro pubblico. Secondo me si può fare; si risparmierebbero un sacco di soldi che si potrebbero spendere per chi ne ha davvero bisogno!

  7. #57
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    In origine postato da Claude
    appunto, una delle cose da fare è quella di eliminare il lavoro pubblico. Secondo me si può fare; si risparmierebbero un sacco di soldi che si potrebbero spendere per chi ne ha davvero bisogno!
    ma dico.. ma leggi quel che dico?

    ti sto parlando di mentalità... non di lavoro pubblico o privato.. se elimini il lavoro pubblico.. chi te le fa le analisi a 30 euro? ... ma che dici?

    se vogliamo parlare seriamente bene, altrimenti ...

  8. #58
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    In origine postato da asti_sinistra
    IL LIBERISMO E' UN CANCRO E CHI SI INCHINA AD ESSO, E' UN SERVO,COME CHI VOTA BERLUSCONI, E' UN SERVO CHE SPERA DI DIVENTARE PADRONE E NON LO DIVENERA' MAI

    MANGIATO PESANTE?

  9. #59
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    Predefinito SE VOLESTE DIVENIR EFFICIENTI.....

    [QUOTE]In origine postato da T34
    [

    Non abbiamo più un'impresa capace di essere competitiva fuori dai confini nazionali, la Francia si...la Germania pure... i Britannici pure,come mai? Sono più intelligenti di noi? Mah....penso proprio di si.

    Dalla tiritera sulla flessibilità siamo passati al ritornello sulla competitività, per non parlare degl'imbecilli che sproloquiano sulla qualità...quale? Dove?

    Fine citazione

    Amici, le cose sono leggermente diverse, viste da chi lavora fuori del Paese Confuso dall' 82..

    Non abbiamo più imprese capaci di essere competitive ! Verissimo ! Ma non possiamo fermarci qui. Bigna capire perché, seno' quando mai ci sarà una correzione per divenire competitivi ?

    E molto semplice la verità: LA MENTALITA ITALIANA ATTUALE E LE EFFICIENZE OPERATIVE ATTUALI SONO DEL TUTTO INCOMPATIBILI COLLO SVILUPPO ECONOMICO ! ! !
    Ve lo dice che ha paragonato il lavoro italiano all' Europa per decenni.... Chi vuole approfondire ha due possibilità:

    - legge la mia Lettera dall ' Europa: "Italia Desnuda", poi "Complotto contro economia", poi "Definizione dell' Italiano" su:
    http://angrema.blogspot.com
    www.accademiaonline.net (le lettere dei mesi precedenti sono nell’archivio del sito, argomento “società”)

    - oppure mi organizza una presentazione delle CAUSE DELLA PERDITA DI COMPETITIVITA, con microfono e sala. Verro' apposta dalla Francia. VI varo' una presentazione seria, completa o quasi, vi diro' tutto quello che non sapete sul vostro modi di lavorare (che hanno poche speranze talvolta, in un contesto glmobale di competizione).

    Antonio Greco
    ANGREMA@wanadoo.fr

  10. #60
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    In origine postato da danny78
    ma dico.. ma leggi quel che dico?

    ti sto parlando di mentalità... non di lavoro pubblico o privato.. se elimini il lavoro pubblico.. chi te le fa le analisi a 30 euro? ... ma che dici?

    se vogliamo parlare seriamente bene, altrimenti ...
    Ma guarda che io parlo seriamente. In Italia il lavoro nel pubblico è visto come un privilegio, mentre l'ottica col quale esso dovrebbe essere svolto è quella del servizio. Esso dovrebbe essere sempre temporaneo, e ridotto all'osso in quanto a organico.

    Qualcosa si sta facendo, ma serve un maggior ricorso al privato e all'outsourcing e una maggior precarizzazione. Io vorrei che chi viene pagato coi soldi delle tasse esibisse una produttività fuori dalla norma, se possibile, e entro quantomeno la media se proprio non è possibile. Ma purtroppo quando il datore di lavoro è la burocrazia diventa tutto più difficile.

    Il problema è che a sx si pensa che questo crei chissà quale perdita, mentre un programma di efficienza reale nella PA si tramuterebbe immediatamente in un maggiore efficacia e quindi anche in un maggior pari trattamento di tutti i cittadini. Ma gli uffici pubblici continuano a essere pieni di inetti e fannulloni e intanto la competizione con la Cina tocca farla a me e a te....

 

 
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