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Discussione: Intervista alla Sgrena

  1. #1
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    Predefinito Intervista alla Sgrena

    Dal Corriere della Sera

    Il racconto della giornalista rilasciata «I miei rapitori? Mai considerati nemici» Sgrena parla dal suo letto d'ospedale: «Dicevano di lottare per la liberazione irachena, non erano sgozzatori».

    ROMA - Mentre parla ha lo sguardo rivolto alla televisione, dove scorrono le immagini che rimarranno. Lei che al mattino scende malferma dalla scaletta dell’aereo, il presidente Ciampi che a notte fonda accarezza la bara di Nicola Calipari. Giuliana Sgrena non ha ancora capito. Non si è ancora resa conto che ogni sua parola, adesso, verrà messa sotto a un microscopio, analizzata, letta in ogni sua possibile sfumatura.

    A vederla sul suo letto d’ospedale, a sentire la velocità con la quale articola il suo ragionamento, ci si accorge che lei per prima ha bisogno di parlare. Per esorcizzare, per tentare un bilancio personale.

    Lei ha detto di essere stata trattata bene dai rapitori.
    «Confermo. Perché?»

    Nel suo primo video sembrava disperata.
    «Lo ero. Non ero ancora riuscita a versare una lacrima fino a quel momento, e io sono una che piange spesso. Quando ho parlato di Pier, mi sono messa a piangere».

    I rapitori cosa le avevano detto?
    «Mi avevano chiesto di drammatizzare. Era un momento difficile, perché ero in una fase di grande incavolatura. Ero rabbiosa, litigavo. Non capivo i loro motivi».

    Quali erano le sue sensazioni nei loro confronti?
    «Non mi sono mai sentita una loro nemica. Non era facile, la mia era una posizione di sottomissione. Ma ho cercato di capirli, attraverso le frasi che scambiavamo».

    E cosa ha capito?
    «Dicevano di lottare per la liberazione dell’Iraq, sostenevano di essere in guerra e quindi costretti a usare ogni mezzo. Si definivano resistenza irachena. Ma non sono sgozzatori come Al Zarkawi o quelli delle autobombe».

    Esiste questa differenza?
    «Certo. Mi facevano il segno del taglio alla gola e dicevano: "Noi non siamo quelli"».

    Non che il sequestro di persona sia un’attività encomiabile.
    «Io ho sempre appoggiato la resistenza civile irachena. Ma in guerra, posso capire che si arrivi a questi eccessi».

    Si riferisce ai sequestri?
    «Certo. Per chiarire: Al Zarkawi non è resistenza. E’ terrorismo. Le autobombe sono terrorismo. C’è una resistenza armata che usa metodi inaccettabili».

    Per lei in Iraq è in corso una guerra?
    «Sì. Lo pensano anche i miei sequestratori. "Non tornare mai più", mi dicevano. Perché in guerra non ci sono regole».

    Lei vive questo sequestro come una sua sconfitta.
    «Ho perso, ed è il motivo per cui non tornerò più in Iraq. Non ora, almeno. Io volevo raccontare gli effetti devastanti di questa occupazione. Ma per loro in questo momento non c’è distinzione tra militari o giornalisti, tra italiani o francesi».

    Secondo Pier, il suo compagno, lei aveva informazioni che avrebbero potuto dare fastidio agli americani.
    «Credo sia stato frainteso. Non ho nessuna informazione riservata, magari le avessi. Però mi imbestialisco se sento parlare di "tragico incidente"»

    Ha parlato di «pioggia di fuoco». Ma Calipari è stato ucciso da un solo colpo.
    «Io ricordo che sul sedile accanto a me c’era una montagna di proiettili. Non sono in grado di quantificarli. Ma posso dire che in un attimo tutti i vetri della macchina sono andati in frantumi».

    Qual è la sua opinione?
    «Non ho la verità in tasca. Penso, ma è solo una ipotesi, che l’esito felice della trattativa possa aver dato fastidio. Gli americani sono contro questo tipo di operazione. Per loro la guerra è guerra, la vita umana conta poco».

    C’è chi la accusa già di essere antiamericana.
    «Non è un reato. Il dibattito su questi temi viene fatto da gente che a Bagdad non ha messo piede. Io sfido chiunque ad andare a vedere quel che succede in Iraq e a non essere poi antiamericano».

    Questa vicenda l’ha cambiata?
    «Non ha cambiato le mie convinzioni personali sulla guerra e su quello che sta succedendo in Iraq».

    Non teme di passare per «ingrata», come accadde alle due Simone?
    «Mi ferirebbe, ma non escludo che possa accadere. Sarebbe un po’ ipocrita. Ho ringraziato di cuore chi dovevo ringraziare. Certo, ho le mie opinioni. Ma anche prima della mia liberazione si sapeva come la pensavo».

    Marco Imarisio

    07 marzo 2005

  2. #2
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    Predefinito

    In tutta onestà, sono perplesso sul fatto che siano stati pagati milioni di euri, che saranno con tutta probabilità per compiere attentati o attacchi, per liberare questa persona.

    La Sgrena "capisce che si possa arrivare ad eccessi" come i sequestri di persone inermi. Al tempo stesso, però, ritiene che "per gli americani la guerra è vita": in altre parole, pensa che gli Stati Uniti siano un paese guerrafondaio.

    La sua opinione sulla guerra non è cambiata; non l'hanno cambiata né il fatto che sia stata presa come ostaggio, né il fatto che ci siano state elezioni vinte da partiti che sono contrari al ritiro immediato delle truppe straniere.

    La Sgrena ha giocato a fare la giornalista militante, a spese dei contribuenti e sulla pelle di un'altra persona; ma le sue convinzioni rimangono granitiche, tanto che non sembra neanche chiedersi per cosa, esattamente, "combattano" i suoi sequestratori. Vogliono un Iraq democratico o un ritorno al regime precedente, o cosa? E questo non dovrebbe fare una differenza nella valutazione della condivisibilità dei loro scopi?

  3. #3
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    Predefinito testimone scomodo

    Sì, me ne sono convinto, che qualcuno avesse interesse ad eliminare un testimone scomodo.
    Scomodo sì!
    Per chi è comodo, sentire Giuliana Sgrena affermare che stava bene nella prigionia, e che quando piangeva ed implorava a mani giunte, lo faceva perché "le avevano chiesto di drammatizzare"?
    Scomodo, davvero scomodo, questo testimone; scomodo testimone di un'Italia davvero da non salvare.

  4. #4
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    Predefinito

    8 milioni di euro....

  5. #5
    Quin igitur expergiscimini?
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    Citazione da Intervento Principale di by Jan Hus


    a) che siano stati pagati milioni di euri, per liberare questa persona.

    b) pensa che gli Stati Uniti siano un paese guerrafondaio.

    c) che ci siano state elezioni vinte da partiti

    d) per cosa, esattamente, "combattano" i suoi sequestratori.

    e) Vogliono un Iraq democratico o un ritorno al regime precedente?

    a) Insomma, dillo chiaramente, per te era meglio se crepava.

    b) Non è la Sgrena che lo pensa, è un dato di fatto chiaro come il sole, o vuoi venirci anche a raccontare che gli USA sono un paese pacifico e tranquillo, rispettosi del diritto internazionale, ecc.

    c) sulle "elezioni" abbiamo ricevuto solo le informazioni che gli yankee hanno consentito che filtrassero, adesso che gli ultimi giornalisti non "embedded" sono stati buttati fuori a revolverate, avremo l' informazione oggettiva che tanto desideri, ossia il "panino" : 1/3 l' opinione del comando militare di occupazione amerikano; 1/3 l' opinione degli sciiti di maggioranza di Sistani; 1/3 l' opinione degli sciiti di Allawi - per tutelare democraticamente le minoranze...

    d) per l' indipendenza della propria Patria e per cacciare via l' invasore straniero, esattamente come Giuseppe Mazzini in Italia più di un secolo fa. Che poi quella Patria sia musulmana può non piacerti, ma è un dato secondario rispetto all' assunto principale.

    e) sicuramente un Iraq democratico non lo vogliono gli amerikani e i loro fantocci che fino ad oggi hanno ammazzato oltre 100.000 civili iracheni, ne hanno sbattuti in galera altrettanti, ne hanno fatti "sparire" almeno 10.000 perchè "oppositori", ne hanno torturati migliaia, per cui non c'è il pericolo di un ritorno al regime precedente, nel senso che il regime precedente di terrore, oppressione, miseria e ingiustizia non se n'è certo andato grazie agli amerikani, anzi si è rafforzato.
    Lucio Sergio Catilina

  6. #6
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    Qualche osservazione sull'intervista, più e meno importante.

    Mi sembra molto lucida e credibile la Sgrena, quando parla dei suoi rapitori. C'era tra loro probabilmente un clima tranquillo, quasi di reciproca solidarietà, e su questo non trovo niente di scandaloso. La Sgrena infatti un po' si tradisce quando dice che le avevano chiesto di drammatizzare nel video. In effetti, la sua a me era parsa da subito una petulanza innaturale, un pianto senza lacrime, in parole povere, un piagnisteo. Soprattutto ripensandoci oggi, che la giornalista si conferma una donna forte e decisa, diversa dalla Aubenas (quella sì disperata).

    Mi sembra invece inattendibile quando si pronuncia sugli americani. La "gragnuola" di colpi, che Scolari aveva quantificato in 300-400, si sono rivelati soltanto otto. D'altronde una potenza di fuoco come quella ventilata in prima battuta non avrebbe lasciato scampo davvero a nessuno. Posso immaginare che chi viva quegli attimi terribili non possa rendersi conto di quanto succede e di come succede, e anzi, tenda ad esasperare ogni cosa. Ciò che la Sgrena afferma sugli americani, quindi, va preso con le molle.
    Il fatto piuttosto che i soldati abbiano sventagliato una leggera mitragliata (ripeto, otto colpi), a mio avviso è già un fortissimo indizio sulla natura impulsiva, emotiva e istintivamente autodifensiva del gesto. Alla luce di questo, la tesi del complotto, dell'agguato premeditato, appare davvero un'allucinazione un po' infantile, un boomerang per chi continua ad insinuarla, armato solo da un cieco antiamericanismo, per la verità un po' isterico.

    Infine, due parole sulle considerazioni di Jan. Non trovo affatto criticabile l'attività dei rapitori. Chi non ha mai approvato questa guerra, non può sentirsi da una parte o dall'altra. A prescindere dalle elezioni (parzialmente democratiche e ancora troppo poco rappresentative) che hanno comunque sancito una nettissima vittoria degli sciiti in chiave antiamericana, in iraq la gente rivuole la propria indipendenza. I civili sono vessati dai bombardamenti, rancorosi verso truppe che hanno ammazzato familiari innocenti, devastato case, cambiato il volto delle loro città. In guerra tutto è lecito. Anche forme di lotta come quelle adottate dai sequestrtori della Sgrena.
    Se vogliamo essere onesti, poi, condanniamo gli sgozzatori e i terroristi, ma mettiamoli sullo stesso piano dei torturatori di Abu Grahib e dei militari inglesi e americani che ammazzano civili inermi, famiglie in viaggio, coppie in matrimonio, bambini che giocano.

  7. #7
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    Predefinito Ehi Hus,

    Ma allora sei recidivo!Te le vai proprio a cercare.
    E poi ti vieni a lamentare se ti viene da vomitare!
    La prossima volta ti ci mando...
    omar proietti

  8. #8
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    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
    Alla luce di questo, la tesi del complotto, dell'agguato premeditato, appare davvero un'allucinazione un po' infantile
    ma non eri tu, che sostenevi la tesi dell'agguato?
    Alla luce di che?
    E che luce c'era prima? quella del conteggio delle pallottole fatto a distanza da Pier?

    In guerra tutto è lecito. Anche forme di lotta come quelle adottate dai sequestrtori della Sgrena.
    No, non è vero; non è mai stato vero; i civili non andrebbero mai considerati "l'obiettivo"; che si chiami terrorismo o stragi naziste.
    Se non siamo d'accordo neppure su questo..

    Se vogliamo essere onesti, poi, condanniamo gli sgozzatori e i terroristi, ma mettiamoli sullo stesso piano dei torturatori di Abu Grahib e dei militari inglesi e americani che ammazzano civili inermi, famiglie in viaggio, coppie in matrimonio, bambini che giocano.
    forse non voglio essere onesto, ma i primi sono eccessi condannati; i secondi episodi involontari.

  9. #9
    laico progressista
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    Al di là delle primissime sgomente reazioni che hanno propiziato il titolo del thread sull'argomento, non mi pare di aver sostenuto le tesi "complottiste". Ti riporto i miei interventi di ieri:

    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
    Due precisazioni.
    La prima. Trovo le supposizioni di Catilina intriganti e avvalorate dal fatto che spesso la verità delle cose è molto più complessa di quanto non appaia, specie in situazioni belliche e in contesti così difficili.
    In ogni caso, come poteva trasparire anche dal mio precedente intervento, sono più propenso a credere che si sia trattato di un "banale" incidente, cagionato dal clima di terrore in cui operano militari giovani, sprovveduti e abituati a sparare con troppa facilità. Anche e soprattutto perché, se si fosse voluta fare una rappresaglia contro la Sgrena, avrebbero potuto portarla a termine senza problemi, ammazzando tutti, portando via i cadaveri, senza lasciare tracce e testimoni. Si sarebbe poi parlato di un agguato del terrorismo o del banditismo iracheno.
    Ciò non attenua tuttavia la nostra richiesta di fermezza e severità con i responsabili e la pretesa di scuse e spiegazioni adeguate.

    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
    La versione che sembra prendere corpo con maggiore accredito è questa.
    E' nota la contrarietà degli Stati Uniti alle trattative con terroristi e banditi. Per questo l'Italia ha dovuto condurre in segreto tutta l'operazione, tenendo più o meno all'oscuro le forze americane, o informandole solo in linee molto generali. Questo il motivo per cui Calipari (o chi per lui) probabilmente non ha avvertito gli alleati del suo passaggio in macchina.
    I soldati americani, poi, sono avvezzi a sparare al primo battito di ciglio. Un amico reporter che ha viaggiato più volte laggiù nei mesi scorsi, mi riferì a questo proposito qualcosa di sorprendente. I mezzi americani non possono essere sorpassati, durante un tragitto, pena la mitragliata preventiva. Un po' per ordini superiori, un po' per paura, infatti, l'affiancamento di un autoblindo americano, viene subito interpretato come un potenziale atto terroristico. Se vi ricordate, una famiglia irachena con bambini a bordo fece una brutta fine, qualche tempo fa, per questo motivo.
    Se il clima è questo, se la tensione è così alta, se i soldati sono in preda al cieco terrore e sparano per un nonnulla, di sacrifici inutili e gratuiti come questo, ne è pieno l'Iraq.

    Quanto al fatto che i rapimenti dei pacifisti siano orchestrati dagli occupanti, mi sembra un'ipotesi improbabile, tanto più oggi che la discussione sulla guerra è meno isterica, e la vittoria elettorale di Bush ha smorzato ogni critica, imponendo un po' a tutti la presa d'atto di questo stato di cose.

    Aspettiamo chiarimenti, ma suppongo che la verità non sia lontana da questo quadro.
    Quanto alla volontarietà di colpire i civili e al fatto che essi costituiscano o meno un "obiettivo", caro Lucifero, qui entriamo nel campo dell'ipocrisia della guerra.
    Da che mondo è mondo gli interventi bellici si consumano sulla pelle delle popolazioni civili. Lo hanno provato anche i nostri nonni durante i bombardamenti degli alleati nella lotta di liberazione dai nazifascisti. Chi orchestra una guerra non può ignorare il tributo di sangue innocente a cui va incontro. Semplicemente se ne frega, come hanno dimostrato le stragi di decine e decine di migliaia di cittadini iracheni, dall'inizio del conflitto ad oggi. Fregarsene di uccidere chiunque passi sotto tiro, o scegliere deliberatamente di sgozzare qualche innocente, per me pari sono.

  10. #10
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    Predefinito

    per me no;
    un conto è sapere che dei civili ci vannodi mezzo, quando sono mischiati a militari o ad obiettivi militari;
    un conto è eleggerli come obiettivi strategici

 

 
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