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    dal quotidiano LIBERO di oggi, 22 aprile 2005:

    " « Il nuovo governo faccia poche cose, ma bene e spiegate con umiltà »

    « Contribuire a ridar fiducia a quegli elettori che ci hanno lasciato, ma soprattutto dare stimoli all'azione della maggioranza e alle iniziative del governo » : questi gli obiettivi di una serie di incontri promossi da Raffaele Costa ( FI) con i cittadini per sostenere le ragioni della Cdl e con gli amministratori. La prima assemblea si svolgerà a Savona il 23 aprile, presso l'Hotel Riviera Suisse, in Via Paleocapa 24 alle ore 16,30. « Non mi rivolgerò soltanto ai liberali » , spiega Costa, « bensì a tutti coloro che, delusi per la conflittualità endemica delle forze politiche e degli uomini della Cdl, non ci hanno più votato, magari astenendosi dalle urne » . L'esponente azzurro è determinato a riconquistare la fiducia dei cittadini: « Ci impegneremo a far sì che il governo sia sensibilizzato ai temi liberali contribuendo a smantellare i tanti marchesati ( Eni e sorelle, Enel, società autostradali ecc.) che condizionano e rendono più costosa la vita del consumatore e del contribuente » . E ancora, Costa assicura « una seria opera di delegificazione » e una lotta « contro sprechi e privilegi » . Quanto agli sviluppi della crisi, il deputato si ritiene fiducioso: « Mi auguro che il nuovo governo faccia pochissime cose, soprattutto poche leggi, ma le faccia bene e soprattutto le spieghi, con umiltà, agli interessati » .
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  2. #42
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    dal quotidiano LIBERO di oggi, 23 aprile 2005:

    " È solo un rimpastino: pronti per il governo La Malfa, Scajola e Storace

    di MATTIAS MAINIERO

    CI VOLEVA TANTO A FARE UNA COSA COSI'?

    CIAMPI INCARICA BERLUSCONI. OGGI IL GIURAMENTO DEL NUOVO ESECUTIVO - È praticamente fatta: il Cavaliere succede a se stesso, l'Udc applaude, An è contenta, la Lega soddisfatta, il Nuovo Psi pure, i repubblicani anche. Il Berlusconi-bis che sta per venire al mondo nasce sotto la stella del compiacimento. Domanda: perchè tanta allegria nella maggioranza? Cosa è successo di così appagante e gioioso da far increspare con un sorriso persino l'impeccabile e stiratissimo cranio di Follini? Esaminiamo i fatti punto per punto, e partendo naturalmente dagli ultimi sviluppi. Ieri, come previsto, al termine delle rituali consultazioni, Carlo Azeglio Ciampi ha convocato al Quirinale Silvio Berlusconi. Sempre come previsto, il Cavaliere è entrato e poco dopo è uscito con l'incarico di formare il nuovo governo. Possiamo assicurarvi che tra il prima e il dopo, non è cambiato nulla. Trattasi sempre dello stesso Cavaliere che a colloquio ultimato si è però trovato accanto al nome anche un piccolo suffisso: Silvio-bis (alcuni preferiscono dire Silvio III, ma è questione di lana caprina). Motivo di gioia? Permetteteci di dissentire: un bis non fa un presidente del Consiglio. Per la verità, non fa neppure un sottosegretario o un semplice usciere ministeriale. Non fa nulla. Se Berlusconi era bravo ieri lo è anche oggi, e viceversa. Eppure, questa parolina magica mette tutti di buon umore. Sembravano così arrabbiati e si sono rasserenati grazie a tre letterine appena. Spiacenti, non riusciamo a condividere i salti di gioia. P ro c e d i a m o. Ridisceso il Cavaliere in compagnia dei suoi scudieri dal Colle, per poter apporre il fiocco azzurro al portone di Palazzo Chigi restava però qualche piccola imcombenza. Prima incombenza: la lista dei ministri o delle poltrone che dir si voglia. Puntualmente è uscita fuori. Divertitevi a consultarla. Ci sono, ovviamente, promossi e bocciati. C'è Stefano Caldoro, "nuovo socialista", che guadagna posizioni, e anche qualche ministro tecnico che ritornerà a fare il tecnico a tempo pieno. Nessuna questione personale, si intende. Tutti nomi al di sopra di ogni sospetto, gente rispettabilissima e preparatissima. Solo un piccolo dubbio: ma dov'è la discontinuità di cui tanto si è parlato? Signor Follini e signori folletti della maggioranza, tra un sorriso e l'altro potreste spiegarci? Un ministro che lascia la sua vecchia poltrona di ministro per sedere su una nuova poltrona di ministro è una discontinuità vera oppure è solo il frutto di una vostra discontinuità intellettuale? Noi, francamente, non ci vediamo nulla di rivoluzionario. Esaminiamo meglio voci, indiscrezioni e fatti concreti, forse ci siamo sbagliati. Claudio Scajola, indicato come uno degli uomini destinati alla promozione già prima dell'incontro tra Ciampi e Berlusconi. Benissimo, siamo a cavallo e anche sul treno. Ottima scelta. Ma non si tratta per caso dello stesso Scajola titolare dell'Interno che lasciò il Viminale per una frase di troppo, che ritornò in sella con l'Attuazione del Programma e che fra poco riandrà a giurare al Quirinale? Qui - se tutto andrà come nelle previsioni - l'unica vera discontinuità, a parte Francesco Storace governatore in corsa per il governo della Sanità, rischia di essere Giorgio La Malfa, figliolo di Ugo, cognome quasi risorgimentale, politico di lungo corso, età non più giovanissima. Se è contento Marco Follini che aveva fatto fuoco e fiamme chiedendo strappi col passato, perchè dovremmo essere contenti anche noi tutti? Perchè al governo sono cambiate un po' di poltrone (leggere)? Oppure perchè quello che Berlusconi avrebbe voluto e potuto fare in ventiquattro ore è stato fatto dopo giorni di incontri e nervosismo, accuse, critiche, litigi e bizantini riti? Fateci caso. Arrivata la batosta elettorale, il Cavaliere disse: cari alleati, bisogna cambiare. Gli alleati risposero: caro Silvio, hai ragione. Il Cavaliere promise: ritoccheremo la squadra di governo e pure il programma, ci occuperemo del Sud, della famiglia non dimenticando le imprese. Gli alleati convennero: carissimo Silvio, hai ragione di nuovo. Dopodichè, a furia di toccatine strane e pure proibite, di caro Silvio e carissimo Pincopallo, è trascorso un tempo infinito (politicamente parlando). E sapete qual è il risultato finale? Esattamente quello che si poteva ottenere senza impuntature liturgiche e protodemocristiane. E senza che nel frattempo (sondaggi alla mano) la Casa delle Libertà subisse un nuovo calo. A prestar fede a certi pronostici, oggi Prodi sarebbe al 61%, Berlusconi al 39. Chi vogliamo ringraziare? I bombardieri della maggioranza che hanno fatto di tutto per affondare il governo Berlusconi e farlo rinascere più o meno simile a se stesso? Gli amanti della discontinuità ufficiale, quella che vive di passaggi formali e se ne infischia se la sostanza non cambia o se addirittura la liturgia finisce per stritolare l'unità della coalizione? Una sola persona - e qui il discorso va fatto fino in fondo - non bisognerebbe ringraziare: Marco Follini, il leader dell'Udc che sfidando i musi lunghi di molti suoi stessi uomini ha messo il proprio marchio sulla crisi, ha fatto sfiorare al centrodestra il puno di liquefazione, ha ottenuto i passaggi e le piroette che desiderava e alla fine ha pure deciso di non essere più vicepremier. Come mai? Se questo Berlusconi-bis (che fra qualche giorno, sempre sorprese permettendo, sarà nel pieno delle sue funzioni) sta per nascere, lo si deve anche alla lucida testa del segretario dei centristi. Calcando un po' la mano, potremmo dire che è in buona parte una sua creatura. E allora perchè Follini se ne va dalla vicepresidenza? Azzardiamo. Meglio, ascoltiamo le parole pronunciate da Bruno Tabacci al termine dell'ufficio politico dell'Udc: «Follini mi è sembrato entusiasta di restare a tempo pieno al partito. È una scelta che conferma l'autonomia del partito dal governo, perché un conto sono le Follini torna al partito. Più libero di sparare sul premier coalizioni e un conto i partiti. La scelta di Follini rafforza l'Udc». Che significa? Per caso vuol dire che Follini ha le mani più libere per continuare a menare fendenti? Altro dubbio: per «restare a tempo pieno al partito» non bastava dimettersi dal governo e tornare al partito, così, semplicemente, come avrebbe fatto chiunque senza chiedere questo e quello? No, non bastava. Ci voleva la Via Crucis della crisi con approdo finale al rimpasto che è solo un rimpastino. Misteri folli più che buffi. Fortuna che ora (almeno così pare) sia tutto concluso. Follini sorride e pensa al partito, la Lega è soddisfatta, An pure, gli uscieri di Palazzo Chigi già preparano la scala per appendere il fiocco azzurro. La farsa è finita. Signori della maggioranza, tornate a lavorare, e non concedete altri bis: ci è bastato questo. E occhio ai sondaggi. Vietato concedere ulteriori favori al centrosinistra, che è disunito, che litiga persino per andare dal Capo dello Stato per le rituali consultazioni, che non ha un programma vero. Ma che a furia di favori guadagna terreno e si prepara alle elezioni.
    "


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  3. #43
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    Abbiamo il Berlusconi-bis ragazzi! Tutto questo "casino" per un rimpastino governativo che i democristiani (e poi anche Fini) hanno voluto transitasse....attraverso ad una formale crisi di governo, con tanto di reinvestitura del Capo da parte del Presidente della Repubblica e di "voto di fiducia" parlamentare(per nulla scontato, dice qualche esponente dell'UDC). Follini è "tornato al Partito", non è più vice-premier, e quindi ha di fatto preso le distanze dalle responsabilità dell'esecutivo e dai risultati che questi saprà ottenere, forse per poter passare più facilmente nel campo opposto, qualora si renda definitivamente conto che questo corrisponderà ai suoi interessi, ossia, democristianamente agli "interessi del Paese", magari per "spostare più al centro" l'armata di Brancaleon Prodinotti.

    dal quotidiano LIBERO di oggi:

    " L'Udc avverte: la nostra fiducia non è scontata

    di PIERGIORGIO LIBERATI

    ROMA - Sul nuovo governo Berlusconi, che ha giurato ieri davanti al Capo dello Stato, aleggia l'ombra della sfiducia parlamentare. Il rafforzarsi dell'asse nordista, con il rientro di Giulio Tremonti come vicepremier, potrebbe infatti portare qualche problema in Parlamento. L'Udc che si ritrova nel Berlusconi- bis senza il suo leader, Marco Follini, è in prima linea. Dentro il partito, infatti, sono in pochi a scommettere che questo esecutivo possa durare a lungo. Di più. Un alto dirigente del partito ha detto, davanti ad alcuni parlamentari, che i nodi potrebbero venire al pettine addirittura ad ottobre, con la discussione della Finanziaria. Se non prima. A confermare alcune di queste voci il vicepresidente del Ppe a Bruxelles, il parlamentare dell'Udc Lorenzo Cesa. È stato lui per primo a ricordare che il Berlusconi- bis ha bisogno della fiducia in Parlamento, soprattutto sul programma politico. « Il presidente del Consiglio ha ovviamente compilato la lista dei ministri con l'autonomia che proprio la Costituzione prevede, ma altrettanto ovviamente, il confronto con l'esecutivo avverrà in Parlamento e verterà non sulla composizione del governo ma sulle scelte innovative che sarà capace di promuovere » , ha detto l'europarlamentare. « Per il nostro partito restano le priorità del rigore nei conti pubblici, della progressiva riduzione dell'Irap, della graduale adozione del quoziente familiare e di un più efficace sostegno al Mezzogiorno » , ha poi aggiunto, confermando che l'appoggio dell'Udc al governo è tutt'altro che scontato. E non aiutano certo a rasserenare il clima le uscite del ministro del Lavoro, Roberto Maroni, al centro ieri di un botta e risposta con il capogruppo dell'Udc a Luca Volontè. Oggetto, la nomina a vicepresidente del Consiglio di Giulio Tremonti. Per Maroni si tratta di una svolta: « Ora è come se avessimo tre ministri e mezzo della Lega » , ha detto. Frase che non è piaciuta a Volontè: « Il governo che nasce oggi ha la responsabilità e l'onere di dimostrare quel cambiamento che gli elettori hanno chiesto a gran voce. Non sarà un compito facile e la prima dichiarazione di Maroni non sembra proprio andare nella direzione giusta » . Altro nodo da sciogliere quello del programma politico. Fonti interne ai centristi della Casa delle libertà dicono di non aver potuto scorrere il nuovo programma e di aver appreso la nomina di alcuni ministri solamente dalle agenzie. Certo è che Rocco Buttiglione non ha smentito queste voci: « Ho saputo della mia nomina ai Beni Culturali pochi minuti prima del giuramento » , ha detto l'ex ministro delle Politiche comunitar ie. A smorzare i toni, Mario Baccini, riconfermato ieri alla guida della Funzione pubblica. « Non credo che l'Udc intenda prendere le distanze dal Berlusconi- bis. La nostra vocazione come partito è sempre stata quella verso la democrazia parlamentare, quindi quelle dette sono cose ovvie » . Nessun problema quindi per Baccini che anzi vede ne Berlusconi- bis « un rilancio convinto per sviluppare quei contenuti che sono stati oggetto di discussione, a partire dal supporto alle famiglie, su cui interverremo con grande efficacia » . Anche sul federalismo, tema scottante per l'Udc, Baccini ha le idee chiare: « Porteremo il federalismo in tutto il Paese, proprio per spiegarlo. Dobbiamo spiegare a ogni italiano che il federalismo non è un male ma significa migliorare la qualità della vita » . Oltre ai ministri Baccini e Buttiglione, i centristi della Casa delle libertà, a conti fatti, hanno avuto anche la riconferma di Carlo Giovanardi come ministro per i Rapporti con il Parlamento. Resta però la perdita di Follini come vicepremier. Risponde almeno alle richieste avanzate dai centristi della Casa delle libertà, la creazione di un ministero ad hoc che si occupi di Mezzogiorno e famiglia. La guida del Dicastero dello Sviluppo e della coesione territoriale è stato affidato al forzista Gianfranco MIccichè. I centristi della Cdl hanno anche salutato positivamente la decisione presa dal primo Consiglio di ministri del Berlusconi- bis, riunitosi ieri sera alle 19: quella cioè di dare il via libera ad un decreto che scorpori dal ministero dell'Economia le funzioni di coordinamento delle misure per il Mezzogiorno e le affidi al neo ministro Miccichè.
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  4. #44
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    Già......ma ci son democristiani...e.....democristiani.....

    Shalom

  5. #45
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  6. #46
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    dal sito di IDEAZIONE

    " Dalle nebbie della crisi all'intuizione del partito unico


    di Pierluigi Mennitti
    [29 apr 05]

    Non ci pare che vi sia molto da salvare nella travagliata vicenda post-elettorale della Casa delle Libertà. Il nuovo governo che ha appena ottenuto la fiducia di Camera e Senato si ripresenta agli elettori sostanzialmente identico al precedente. Poche novità negli uomini al livello ministeriale, con alcuni cambi tra gli esponenti tecnici che, secondo la maggioranza ne aumentano lo spessore politico, secondo l’opposizione accontentano puri appetiti di partito. Maggiori sono le novità al livello dei sottosegretariati: ma qui il Berlusconi-tre ci offre il poco invidiabile record dei “partecipanti”, una carica di sottogovernatori che appaga la visibilità di uomini e simboli e appesantisce la macchina amministrativa.

    Il presidente del Consiglio ha rimodulato l’agenda governativa, evidenziando la priorità dell’anno pre-elettorale in maggiori sostegni al Mezzogiorno, alle famiglie e alle imprese. Un programma minimo mirato a restituire fiducia e rassicurazioni ad un paese, e soprattutto a un ceto medio, spaventato dalla lunga crisi economica. Le grandi riforme, che toccano privilegi consolidati e che andavano realizzate nei primi anni della legislatura, sono accantonate, a parte quelle in dirittura d’arrivo. Tra queste la devolution, che però è prevedibile sarà ancora un terreno di scontro tra i diversi partiti. Insomma, nessuno è uscito bene dal logorio della crisi, sviluppatasi secondo i binari e i riti della prima Repubblica. In tre settimane, Berlusconi ha consumato lo smalto della sua leadership, Fini s’è ritrovato un partito lacerato dalle scelte ministeriali e Follini, che pure ha ottenuto la fine del governo, si confronta con un nuovo esecutivo che ha Giulio Tremonti (cioè l’uomo che aveva silurato appena un anno fa) alla vice-presidenza. In più, il battagliero leader centrista dovrà scrollarsi di dosso quell’immagine da “signor no” che, alla lunga, può nuocergli in vista di successivi sviluppi, anche interni all’Udc stessa.

    Tutto male, dunque? Non resta che attendere la consunzione del Berlusconi-tre e consegnare, attraverso il passaggio elettorale, il paese ad una nuova stagione prodiana? Non è detto. Nelle nebbie della crisi, il premier Berlusconi ha lanciato una parola d’ordine che da qualche tempo circola con insistenza negli ambienti culturali di centro-destra: partito unico. E’ qui la svolta che può riaccendere gli entusiasmi nell’ambiente moderato, rimettere in moto l’elaborazione culturale e politica, ravvivare la passione dell’elettorato. Uscire dalla crisi con uno scatto d’orgoglio e un progetto sul quale indirizzare la strategia politica dei prossimi anni. Con Berlusconi, oltre Berlusconi e anche senza Berlusconi, se le vicende politiche condurranno a questo esito. Il partito unico delle libertà come sbocco politico dei moderati dopo il lungo decennio della leadership del Cavaliere. Apriamo dunque il dibattito, fornendo tre spunti di riflessione.

    Primo spunto: la struttura del partito. Guardiamo la scena da Washington. Che cosa hanno in comune il moderato John McCain o il falco Donald Rumsfeld, il tecno-conservatore Newt Gingrich o il libertarian John Reed, il paleo-conservatore James Buchanan e il neocon Paul Wolfowitz, il texano George W. Bush o l’austro-californiano Arnold Schwarznegger? E cosa Condoleeza Rice e Jeb Bush, Rudolph Juliani e Dick Cheney? Un partito politico, il Grand Old Party, capace di accogliere nella grande mole dell’elefante – simbolo del partito – le cento anime che da sempre compongono l’universo dei conservatori americani. Guardiamo ora una scena simile da Roma. Cosa unisce il democristiano Marco Follini al nazionalista Gianfranco Fini, il federalista Umberto Bossi al liberista Antonio Martino, il socialista Gianni De Michelis al comunitarista Gianni Alemanno? E cosa Francesco Storace a Roberto Formigoni, Sandro Bondi a Roberto Maroni, Pierferdinando Casini a Giulio Tremonti? Un uomo, Silvio Berlusconi, che ha racchiuso in una leadership forte le cento e più anime che costituiscono il centrodestra italiano.

    Quello che negli Stati Uniti fa un partito, con le sue strutture, i suoi luoghi di confronto, i think tank e le riviste di dibattito culturale, l’articolazione sul territorio e nelle università, in Italia fa “un uomo solo al comando”. Silvio Berlusconi è stato, ed è tuttora, il centrodestra italiano. L’obiettivo, dunque, è di costruire tutto quello che negli Stati Uniti fa dei conservatori un partito: un processo lungo e complesso che va molto al di là del breve tempo che ci separa dalle elezioni del 2006.

    Il secondo spunto riguarda gli elettori del centrodestra che sembrano già comportarsi come se il partito unico ci sia. Cambiano voto all’interno della coalizione piuttosto che lasciarsi attirare dalle sirene del centrosinistra, rafforzano il fragile sistema bipolare italiano nonostante gli sforzi centrifughi dei partiti. Riconoscersi in un polo, a prescindere dai simboli che lo compongono, è molto più semplice per un elettore che per un politico del centrodestra. Motivo sufficiente per provare a ridurre questo divario, riavvicinando la politica agli elettori.

    Terzo spunto: il modello di riferimento. Si parla da più parti del partito popolare europeo. Se da un lato è comprensibile il raffronto con le realtà istituzionali del nostro Continente, dall’altro non sembra davvero l’esempio più beneagurante. L’Europa, e le sue espressioni partitiche non hanno di questi tempi un grande appeal e dimostrano in questi tempi tutta la cifra retorica e burocratica che le caratterizza. Il partito popolare europeo, lungi dal diventare il catalizzatore continentale di un rassemblemant liberal-conservatore, è rimasto un contenitore delle diverse esperienze politiche nazionali che trovano spazio negli organi direttivi secondo una logica non troppo dissimile da quella dell’italianissimo manuale Cencelli. Semmai un processo unificatore dovesse prender piede in Italia, sarebbe meglio guardare a modelli più vitali e dinamici come il partito repubblicano americano. Se il progetto è serio, guardiamo alle esperienze migliori.

    29 aprile 2005
    "





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  7. #47
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    Dal quotidiano IL GIORNALE di oggi, venderdì 17 giugno 2005:

    " il Giornale del 17/06/2005


    --------------------------------------------------------------------------------
    La crisi del centrosinistra

    Professore in contorsioni

    Renzo Foa
    --------------------------------------------------------------------------------

    Dal gioco della scissione al gioco dell'unità. Dal gioco della propria lista al gioco del rientro nella Margherita. Dal gioco del simbolo elettorale unico al gioco del ciascuno con il proprio, ma dando la precedenza al gioco delle primarie. Le contorsioni di Romano Prodi riservano ogni giorno una sorpresa. A voler usare il linguaggio della sinistra, c'è da chiedersi cosa c'entri questa sequenza di piccole mosse con i grandi problemi del Paese. Nell'interminabile partita fra le forze dell'opposizione non c'è un cenno al programma, alle scelte da compiere, all'idea di come governare l'Italia. Domina su tutto la pretesa di una leadership debole e contestata di apparire, invece, forte ed incontrastata. Si tratta di un copione già recitato nel 1998 e, nello stesso tempo, dell'anticipazione di quello che accadrebbe se l'Unione - si chiama ancora così - dovesse vincere le elezioni del prossimo anno. Cioè una crisi infinita.
    Ciò che è accaduto nelle ultime ore si chiama tregua o, se si preferisce, frenata: frena Prodi, rinunciando a lasciare il suo partito, dopo l'offensiva condotta da Arturo Parisi, e mostrando così di non credere neppure lui al sondaggio che lo colloca al 18 per cento. Frenano Fassino e D'Alema, ammorbidendo la loro diffidenza verso le primarie che lascerebbero in ombra i Ds. Frena Rutelli, disposto a scendere a patti con colui che ambisce a svuotargli la rappresentanza parlamentare e a metterlo in un angolo. Vedremo cosa accadrà nelle prossime ore, da qui al vertice di lunedì prossimo, vedremo chi per primo tornerà a calcare il piede sull'acceleratore e con quali conseguenze.
    Di certo c'è che al momento la questione della leadership resta aperta. Non c'è nella storia politica italiana un precedente simile. La guida di una coalizione si è sempre definita attraverso la forza e l' appeal di una personalità e la capacità di attrazione di una proposta programmatica. E la prima volta che si decide un candidato per Palazzo Chigi con giochi e giochetti di questo livello e prima ancora di aver trovato una comune piattaforma. Certo, si può concludere che è l'effetto di questo bipolarismo. Ma è un giudizio riduttivo. In questo caso c'è l'esplosione di una miscela composta da rivalità personali e da divergenze profonde su tutte le possibili scelte di governo. E c'è soprattutto un Romano Prodi che, dopo essere stato accolto come il «salvatore della patria», resta un'anatra zoppa, la cui forza consiste solo nell'impossibilità dei Ds di presentare un proprio candidato e nel potere di ricatto, che cerca di esercitare, per inventare a tavolino un gruppo parlamentare di fedelissimi.
    Non ha altro Romano Prodi. Non ha un programma, anzi quando lo ha lanciato con il proclama scritto a Creta, la proposta è stata subito rispedita al mittente. Non ha una sua base, al punto da dover chiedere il sostegno della Quercia, come ha fatto ieri. Non ha un credito durevole presso i suoi alleati. Basti ricordare che era stato incoronato dopo le elezioni regionali e che ora è costretto a zigzagare ogni giorno alla ricerca dello scettro. Ora ha riproposto le primarie, contando su una facile corsa e su una competizione con il solo Bertinotti, sempre pronto a cercare di piegare dalla sua parte l'asse dell'alleanza. Ma se alla fine ci si arriverà, queste primarie saranno ben diverse da quelle prospettate nei mesi scorsi. Saranno rose dal tarlo della credibilità. Troppo forte è stata la frattura di queste settimane per pensare che Prodi possa essere il candidato dei moderati contro il candidato degli antagonisti. Anzi, configureranno lo scenario in cui una parte del centrosinistra, quella di governo, quella che non ha votato al referendum, è costretta al silenzio. Non sarà una conta vera. La conta vera sarebbe tra Prodi e Rutelli.
    "

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  8. #48
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    In origine postato da Pieffebi
    ...La crisi del centrosinistra

    Professore in contorsioni...
    Penso a come ci resterete male quando un centrosinistra così scassato sarà più che sufficiente per mandare a casa questa congrega di incompetenti che governa, ancora, purtroppo, l'Italia....

  9. #49
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    L'oggetto di questo 3D andrebbe modificato, corretto..."Il Tonfo della Sinistretta!
    "Cirno

  10. #50
    Ex ore tuo te judico
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    A dà venì Baffone....

 

 
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