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Discussione: Il Conclave

  1. #41
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    2005-04-17

    Il prossimo Papa, uomo di fede, profeta e padre; secondo il cardinal Sandoval

    Celebrando l’Eucaristia in una parrocchia di Roma

    ROMA, domenica, 17 aprile 2005 (ZENIT.org).- La Chiesa prega perché Dio le dia un Papa che sia “uomo di fede”, “profeta” e “padre”, ha affermato il cardinal Juan Sandoval Iñiguez, Arcivescovo di Guadalajara, nella Messa domenicale da lui celebrata a Roma.

    Il porporato messicano ha presieduto nella chiesa romana assegnatagli da Giovanni Paolo II, la Basilica di Nostra Signora di Guadalupe e San Filippo Martire, l’Eucaristia parrocchiale, alla quale hanno partecipato varie migliaia di fedeli romani ed alcuni messicani.

    Dopo aver ricordato Giovanni Paolo II, definendolo “pastore” secondo il cuore di Cristo, il porporato ha chiesto le preghiere dei fedeli perché, nel Conclave che inizierà questo lunedì, sia eletto l’uomo che Dio ha pensato per la Chiesa.

    Che sia un “uomo di fede indistruttibile”, ha auspicato il settantaduenne porporato messicano, successore del cardinale Juan Jesús Posadas Ocampo, assassinato nel 1993.

    Sia un “profeta che proclami a questo mondo secolarizzato ed edonista” “Cristo Resuscitato”, ha aggiunto poi, ricordando che le congregazioni generali dei Cardinali per la preparazione del Conclave si sono già concluse.

    Sia “padre”, “degno rappresentante di Cristo, il Buon Pastore”, ha concluso.

    tratto da agenzia Zenit

  2. #42
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    18 Aprile 2005
    In tutta l’India preghiere per il Conclave
    di Nirmala Carvalho

    New Delhi (AsiaNews) – In numerose chiese in ogni stato dell’India si sono celebrate questa mattina diverse messe per il Conclave che si aprirà nel pomeriggio a Roma. Alcuni fedeli pregano per un papa indiano, ma in generale si elevano preghiere allo Spirito Santo per un pastore santo alla guida della Chiesa universale.

    In occasione del Conclave padre Augustine Kanjamala, verbita, noto teologo indiano, ha condiviso con AsiaNews alcune sue opinioni sulle sfide che a suo giudizio il nuovo pontefice dovrà affrontare, in particolare riguardo l’India.

    “La Chiesa cambia sempre” afferma Kanjamala, “e dopo un pontificato eccezionale come quello di Giovanni Paolo II, il nuovo papa porterà una creatività di governo e riforme teologiche nella Chiesa”. In India ad esempio, paese multiculturale e società pluralistica, “sarebbe apprezzato e benvenuto un certo grado di potere ai vescovi locali”. Secondo il pensatore “la collegialità fra i vescovi sarà un tema fondamentale per una nuova primavera della Chiesa”.

    Secondo il teologo in India bisognerebbe incoraggiare alcune riforme liturgiche “tenendo ben presente lo spirito del Concilio Vaticano II”. “La diversità non si oppone all’unità” afferma Kanjamala. “L’India ha una Chiesa viva e vibrante, non si possono ignorare le varie tradizioni della gente: gli usi dei popoli dovrebbero essere rispettati e incorporati nelle liturgie”.

    Su una popolazione di oltre 1 miliardo di abitanti, i cattolici indiani sono 16 milioni.

    tratto da Asianews.it

  3. #43
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    18/4/2005 80
    CONCLAVE: “L’OSSERVATORE ROMANO” SUL TEMPO DELL’ATTESA

    “L’Osservatore Romano”, quotidiano della Santa Sede, pubblica sul numero di oggi, a firma di Andrea Riccardi, una riflessione sul Conclave che, dopo la Messa in San Pietro di stamattina, si riunirà a partire dal pomeriggio nella Cappella Sistina. Eccone i passaggi salienti:

    “La gente, nelle lunghe file per salutare il Papa, ha mostrato una grande pazienza. Centinaia di migliaia di persone, raccolte a Roma per le esequie, hanno avuto un comportamento esemplare, come mai avviene in eventi di massa. Per tante ore uomini e donne di ogni categoria hanno saputo aspettare il rapido momento in cui passare vicino al corpo di Giovanni Paolo II. I cristiani, molto concretamente, hanno saputo attendere anche a prezzo della fatica. Infatti, dagli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II, si è aperto un tempo di attesa. Intanto, com'è normale, i media si sono scatenati: ogni giorno c'era bisogno di una notizia dopo la morte del Papa. Il nome di un candidato, un'ipotesi, un'indiscrezione, una fantasia... hanno occupato le pagine dei giornali. Nei media si è manifestata la fretta a identificare la decisione dei Cardinali, insomma a indovinare chi sarà l'eletto. Ma i tempi della Chiesa cattolica non sono quelli dei media. Infatti il tempo dell'attesa non vuol dire un periodo di pronostici o, peggio ancora, di intrighi. Dopo il tempo del dolore, mentre resta l'amarezza del distacco da un così grande Papa, viene il tempo della maturazione (....)che coinvolge i Cardinali con la loro responsabilità, ma riguarda anche tutta la Chiesa. Con pazienza, si lascia spazio alla preghiera per il Papa scomparso e per illuminare la Chiesa nelle sue scelte. Si lascia spazio anche al dolore del distacco da una figura che ha rappresentato tanto per i credenti. Così le emozioni si maturano nella riflessione e nella preghiera. Il Conclave non è l'agorà delle passioni, ma il luogo del discernimento e delle scelte. Bisogna saper attendere. Il Conclave è un'istituzione secolare, levigata dalle difficoltà della lunga storia dalla Chiesa di Roma che ha conosciuto tempi bui. La sapienza storica della Chiesa ha voluto, con una serie di provvedimenti che si sono succeduti, proteggere la libertà di scelta dei Cardinali dalle ingerenze delle potenze di questo mondo. La clausura, nata come misura protettiva, diventa anche uno spazio di ritiro dai dibattiti e dalle passioni. È uno spazio che sottolinea chiaramente le motivazioni religiose, prima tra tutte invocare l'assistenza dello Spirito Santo. La clausura assume così un valore spirituale, creando un ambiente in cui i Cardinali si ritrovano tra di loro, pregano, scelgono. È una separazione che non è divisione, ma comunione nella fede e nei sentimenti con tutta la Chiesa ovunque diffusa. Il popolo di Dio sa vivere anche quest'ultimo tempo dell'attesa. Non c'è fretta o impazienza. Ogni giorno è buono per accogliere l'annuncio dell'elezione avvenuta del nuovo Papa. Intanto si prega e si attende. C'è un'intensa comunione con coloro che sono chiamati a compiere la scelta del nuovo Papa. C'è fiducia negli uomini, che la Chiesa conosce come pastori saggi e ora circonda di simpatia. C'è fiducia nello Spirito del Signore che non abbandona la Chiesa specie nei momenti di passaggio. Questo è il tempo dell'attesa. Ed è un'esperienza utile a tutti i credenti. È un'esperienza che mostra il vero cuore della Chiesa, rivelatrice della sua diversità — sia detto senza disprezzo — dalle istituzioni politiche. Questo tempo di attesa, passato attraverso la mestizia, si scioglierà nell'abbraccio e nel sorriso all'eletto. Il suo volto non sarà più quello di Giovanni Paolo II, ma è sempre il Papa, colui che guiderà la Chiesa nel cuore del Terzo Millennio.”

    [CO]
    tratto da agenzia MISNA

  4. #44
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    INDONESIA 18/4/2005 124
    CONCLAVE: LE SPERANZE DEL SUD DEL MONDO, “UN PAPA DEL DIALOGO”

    Un Papa che prosegua sulla linea del dialogo inter-religioso perseguita da Giovanni Paolo II: è l’auspicio di gran parte della popolazione dell’Indonesia, il Paese musulmano più popoloso del mondo. Nel giorno dell’apertura del conclave per scegliere il futuro Pontefice, padre Kees Böhm, missionario del Sacro Cuore di Gesù ad Ambon, nell’arcipelago delle Molucche, ritiene che il nuovo Papa “dovrà continuare a promuovere il dialogo tra cristiani e musulmani”. Contattato dalla MISNA nell’isola che da gennaio 1999 alla primavera 2002 fu teatro di violenti scontri tra le due comunità religiose, il sacerdote ribadisce la necessità di un Pontificato che superi le barriere tra fedeli di credi diversi. “In questo senso Giovanni Paolo II ha fatto un buon lavoro, che deve essere ulteriormente sviluppato; nei giornali indonesiani si parla poco di conclave e non si citano i possibili candidati, ma gli abitanti restano convinti dell’esigenza di un Papa aperto all’Islam”. Lo stesso Islam, a quel punto, si aprirebbe sempre più verso i cristiani: a questo proposito padre Böhm cita un ulema (capo religioso islamico) chiamato A. A. Gym Astiar, oratore carismatico e moderato che domenica scorsa ha tenuto un discorso ai fedeli radunati in una moschea di Giakarta, in cui ha invitato i musulmani a comprendere ed accettare le ragioni dei cristiani. “È questa – sostiene – la linea reciproca che le due comunità dovrebbero adottare in favore del dialogo”. Da una diversa zona dell’arcipelago indonesiano un altro missionario, padre Ferdinando Severi, esprime concetti analoghi: “Cinque giorni fa - dice alla MISNA il francescano dei frati minori conventuali, da decenni a Banda Aceh, capoluogo dell’omonima provincia indonesiana travolta dal maremoto del 26 dicembre scorso – ho incontrato il capo degli ulama della provincia di Aceh, Muslim Ibrahim, che mi ha detto di essere profondamente dispiaciuto per la morte di Giovanni Paolo II, un Pontefice che ha lavorato per l’unità dei credenti di ogni fede. Io stesso gli ho ricordato che è stato il primo Papa a pregare in una moschea. Ecco, gli indonesiani vorrebbero un Santo Padre ugualmente aperto nei confronti delle altre religioni; inoltre hanno apprezzato l’intransigenza di Karol Wojtyla su importanti questioni morali come la protezione della vita e la bioetica, e desidererebbero che si continuasse su questa strada”. Padre Severi, che vive in una provincia travagliata da decenni di guerriglia separatista e dove vige la sharía (legge islamica), ricorda infine che persino i quotidiani locali di Aceh, improntati spesso al fanatismo religioso, hanno dato ampio spazio alla morte di Giovanni Paolo II e auspica che ne sia riservato altrettanto al suo successore. Dalle vicinanze della capitale Giakarta, padre Giuseppe Carbonel, missionario salesiano, sottolinea che “chiunque sarà il nuovo Papa sarà accettato con entusiasmo e fede dalla popolazione”. Il religioso, che vive a Tigaraksa, 30 chilometri da Giakarta, rileva che né sulla stampa locale né sui giornali cattolici indonesiani si fa alcun accenno al nome del successore di Wojtyla. “È la Chiesa – prosegue parlando con la MISNA – che si è manifestata attraverso Giovanni Paolo II e ci si aspetta di continuare sulla stessa linea: il defunto Pontefice è stato uomo di pace, tolleranza e riconciliazione, quello che serve in un Paese come l’Indonesia”.
    [LM]

    tratto da agenzia MISNA

  5. #45
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    PHILIPPINES 18/4/2005 13:42
    CONCLAVE: LE SPERANZE DEL SUD DEL MONDO, UN PAPA DALLA PARTE DEI POVERI

    Tempo per pensare o per agire? Dalle lontane Filippine, la maggiore nazione cattolica dell’Asia, si guarda al conclave apertosi oggi in Vaticano con attese in parte differenti, rispecchiando forse una diversità di opinioni diffusa anche in altre parti. Per padre Peter Geremia, missionario del Pontificio istituto missioni estere (Pime) contattato dalla MISNA a Kidapawan, sull’isola meridionale di Mindanao, l’elezione di un Papa originario dei Paesi poveri significherebbe anche “avere un Pontefice che condivide l’esperienza umana della maggioranza del persone del mondo”. “I miliardi di poveri – continua - potrebbero sentirsi meglio compresi e difesi, soprattutto dagli effetti negativi di una globalizzazione senza veri valori, che in teoria dovrebbe portare prosperità a tutti ma nei fatti non lo fa, come ha ribadito anche Giovanni Paolo II”. In questa nuova sfida avviata dal precedente pontefice “la Chiesa, con il suo messaggio e i suoi valori, potrebbe aver un grande ruolo di mediazione e dialogo con quelle popolazione che considerano la globalizzazione uno strumento dei ‘cristiani’ che vuole distruggere la loro identità culturale” continua il missionario che da 33 anni lavora con le neglette comunità tribali delle Filippine in un territorio dove vive anche una consistente minoranza musulmana. Padre Geremia riferisce inoltre che i fedeli filippini si aspettano un ulteriore impulso alla via già indicata da Giovanni Paolo II sui temi della pace, della difesa della vita e della giustizia sociale. Ma c’è anche chi guarda avanti pensando a tempi più diradati. “Forse in questo momento ci si aspetta un pontificato di ‘transizione’, non lungo come il precedente, che aiuti tutta la Chiesa a riflettere sull’opera intrapresa da Giovanni Paolo II” dice alla MISNA da Manila padre Victor Dias missionario comboniano di origini portoghesi. “Un periodo di riflessione – continua - direi quasi di ‘calma’, ma sempre sulle orme di quanto già seminato, piuttosto che il rilancio di antiche discussioni e nuove sfide, come il tema del celibato dei preti o la globalizzazione”. E sull’ipotesi di un Papa dal sud del mondo? “La nazionalità non ha tutto questo peso: l’attenzione ai poveri e ai deboli è di ogni pontificato. Ma – sottolinea padre Dias – questo è soprattutto il momento della preghiera nel mondo cattolico, in profonda comunione con i cardinali in conclave. Accetteremo con gioia la persona che verrà indicata dallo Spirito Santo”.
    [BF]

    tratto da agenzia MISNA

  6. #46
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    THAILAND 18/4/2005 15:45
    CONCLAVE: LE SPERANZE DEL SUD DEL MONDO, “UNA GUIDA ADATTA AI TEMPI”

    Preghiamo ed aspettiamo con fiducia la volontà dello Spirito Santo che ci darà anche questa volta una guida per la Chiesa adatta ai tempi” così dice alla MISNA il monsignor Joseph Prathan Sridarunsil, vescovo di Surat-Thani, estremo sud della Thailandia, una delle zone colpite dallo tsunami del 26 dicembre scorso. E sull’ipotesi di un pontefice dal sud del mondo? “Non ha importanza la nazionalità, chiunque sia abbiamo fede che sarà la risposta alle sfide della storia” conclude il vescovo. In questo senso, rispetto ad altre giovani Chiese, la società tailandese sembra portare alla ribalta nuove esigenze; la pensa così padre Adriano Pelosin, missionario del Pontificio istituto missioni estere (Pime), da quasi trent’anni nel Paese: “I laici cattolici e le religiose chiedono un maggior ruolo, formazione e fiducia per lavorare con lo stesso peso al fianco dei sacerdoti. In questa società piena di mali, laici con una fede ‘matura’, sicura ma rispettosa dell’altro, sono una risorsa importante per far crescere la comunità cristiana e la società intera tailandese” sostiene il missionario che lavora nelle baraccopoli al fianco dei più poveri e dei giovani. “La Chiesa in Thailandia, però, tende ad essere gerarchica e comunque focalizzata sulla figura dei sacerdoti. Ma i cattolici tailandesi stanno crescendo, non si sentono più ‘minorenni’ e chiedono un maggiore protagonismo. Il nuovo Pontefice e con lui la Chiesa tutta – conclude – si troveranno davanti anche queste esigenze poste dai tempi”.
    [BF]

    tratto da agenzia MISNA

  7. #47
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    URUGUAY 18/4/2005 17:09
    CONCLAVE: LE SPERANZE DEL SUD DEL MONDO, “UN PAPA CHE GUARDI ALL’AMERICA LATINA”

    “I cattolici uruguayani credono che il prossimo Papa debba seguire la strada tracciata da Giovanni Paolo II, seguendo il suo solco”: lo ha detto al telefono alla MISNA Alvaro Marquez Martinez, dal 1997 economo della Diocesi di Melo, capitale del dipartimento di Cerro Largo, nel nord dell’Uruguay, vicino confine col Brasile e a 400 chilometri dalla capitale Montevideo. “La speranza dei cattolici uruguayani è di avere un nuovo Papa vicino all’innovazione, che abbia il coraggio di cambiare le cose e che sia aperto al mondo come lo era Giovanni Paolo II” ha spiegato Martinez, ricordando che “l’Uruguay è il meno cattolico dei Paesi latinoamericani, ma nonostante questo anche grazie ai canali televisivi satellitari e a Internet si è creata una grande aspettativa tra le persone. C’è grande curiosità per quello che sta accadendo in Vaticano, forse per la prima volta in questo Paese. I cattolici uruguayani hanno capito che è possibile che il prossimo Papa non sia sudamericano, e certamente non sarà uruguayano, visto che non abbiamo neppure un cardinale elettore nel conclave; ma la cosa più importante è che il nuovo Pontefice riconosca il ruolo del nostro continente per la Chiesa cattolica e che guardi a noi in modo speciale, come faceva Giovanni Paolo II, per il quale l’arcivescovo di Montevideo ha ottenuto dal nuovo governo di poter realizzare una statua nella capitale”. Chiunque sia il prossimo Papa, una cosa per l’economo della Diocesi di Melo è comunque certa: “Gli uomini riuniti in conclave potranno proporre qualsiasi cardinale, ma a scegliere il nuovo Pontefice sarà sempre e comunque lo Spirito Santo”.[LL]


    tratto da agenzia MISNA

  8. #48
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    2005-04-18

    Il Conclave garantisce fermamente la totale indipendenza di voto dei Cardinali

    Di fronte ad influenze esterne e tra gli stessi elettori

    CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 18 aprile 2005 (ZENIT.org).- Le norme che Giovanni Paolo II ha scritto per il Conclave avevano come primo obiettivo quello di evitare ai Cardinali elettori pressioni dall’esterno o anche tra di loro.

    La Costituzione Apostolica “Universi Dominici gregis”, scritta dal Papa nel 1996, punisce con la “scomunica latae sententiae” “tutti e singoli i Cardinali elettori” nel caso in cui accettino “da qualsivoglia autorità civile l'incarico di proporre il veto” nei confronti di uno dei possibili candidati (n. 80).

    Per incorrere nella scomunica è sufficiente esporre il veto “sotto forma di semplice desiderio”, “sia prima dell'inizio dell'elezione che durante il suo svolgimento”.

    “Tale proibizione intendo sia estesa a tutte le possibili interferenze, opposizioni, desideri, con cui autorità secolari di qualsiasi ordine e grado, o qualsiasi gruppo umano o singole persone volessero ingerirsi nell'elezione del Pontefice”, scriveva il Papa nella Costituzione Apostolica.

    “I Cardinali elettori si astengano, inoltre, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni”, si legge ancora nel documento.

    Se si verificasse quest’ultima eventualità, “sia pure sotto giuramento, decreto – aggiungeva Giovanni Paolo II – che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d'ora commino la scomunica latae sententiae ai trasgressori di tale divieto”.

    “Non intendo, tuttavia – spiegava –, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l'elezione”.

    Ai Cardinali è proibito anche “fare, prima dell'elezione, capitolazioni, ossia di prendere impegni di comune accordo, obbligandosi ad attuarli nel caso che uno di loro sia elevato al Pontificato” (n. 82).

    Queste promesse, anche se venissero fatte sotto giuramento, sono state dichiarate da Giovanni Paolo II “nulle e invalide”.

    tratto da agenzia Zenit

  9. #49
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    2005-04-18

    Il Conclave, “trovare ciò che Dio si aspetta da noi”, secondo il cardinal Lustiger

    Spiega tre segni caratteristici che aiuteranno a scegliere il nome del nuovo Papa

    ROMA, lunedì, 18 aprile 2005 (ZENIT.org).- Tre segni propri del Conclave permettono di comprendere il suo senso e la volontà di Dio sul nome del prossimo Papa, ha spiegato il Cardinal Jean-Marie Lustiger nella Messa che ha celebrato questa domenica a Roma.

    L’Arcivescovo di Parigi ha affermato che questi segni sono raccolti nella Costituzione Apostolica –“Universi Dominici gregis” – che Giovanni Paolo II ha scritto per l’elezione del nuovo Pontefice: la maggioranza dei “due terzi”; il luogo dell’elezione – la Cappella Sistina –; l’abito dei Cardinali durante il Conclave.

    Al termine della celebrazione, il prelato si è rivolto ai fedeli riuniti nella chiesa di San Luigi dei Francesi, della quale è titolare, con queste parole: “Non ci abbandonate!”. Il Conclave è infatti “tutta la Chiesa che intercede presso Dio”.

    Dopo aver confessato di non aver seguito negli ultimi giorni di proposito le notizie sulla radio, la televisione o i giornali, il Cardinale ha affermato che il suo compito consiste nel vivere questo momento con lo spirito stabilito dalla Costituzione del Papa.

    In questo contesto, ha ricordato che in base al documento il nuovo Pontefice deve essere eletto con i due terzi dei voti (nei primi 34 scrutini, se questo lunedì pomeriggio si procederà con la prima votazione).

    Si tratta di un “processo della Chiesa che non cerca un consenso fondato sul compromesso”, ma sul voler “trovare ciò che Dio si aspetta da noi nella designazione di qualcuno”, ha spiegato.

    Con spirito di “comunione”, ha sottolineato, quanti partecipano al Conclave devono “riconoscere che colui per il quale votiamo è l’uomo che riteniamo più adatto a servire Dio nel compito di vegliare sul gregge di Cristo”.

    Per questo motivo, ha aggiunto, la Costituzione Apostolica offre tutta “una serie di precisazioni per preservare i Cardinali da ogni pressione esterna”, come ad esempio il fatto che la scheda sia anonima – “con grafia quanto più possibile non riconoscibile” (UDG n. 65) – e che in seguito venga bruciata.

    Realizzando quest’atto, il Cardinale deve pronunciare questo giuramento: ““Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto”.

    Il secondo elemento menzionato dal Cardinale come caratteristico dello spirito del Conclave è il luogo, la Cappella Sistina, dominata dall’affresco del Giudizio Universale di Michelangelo, che ricorda “ad ognuno di noi ciò che stiamo facendo”.

    Il terzo elemento, ha aggiunto, è l’“abito corale” dei Cardinali (UDG n. 50), vale a dire quello che si utilizza per una “celebrazione liturgica”.

    “La vita claustrale che condurremo è una vita di preghiera e silenzio. I nostri scambi di idee devono aver luogo in questo spirito”, ha affermato il porporato francese di origine ebraica.

    Il Cardinale ha spiegato, infine, la ragione della preghiera come mezzo per poter giungere ad un accordo sul nome del futuro Papa.

    “Perché non dipende solo da noi”, ha detto. “Non ci aspettiamo un’illuminazione o una visione, anche se il Signore può fare ciò che vuole”.

    “Gli chiediamo di purificare la nostra intelligenza da ogni tipo di interesse che possa oscurare il nostro spirito perché possiamo vedere colui che Dio vorrà designare: siamo noi che votiamo, in coscienza davanti a Dio – ha spiegato –. E’ necessario che il clamore, le voci, i commenti siano purificati dalla volontà di essere docili alla verità di Dio”.

    E questo, ha concluso, “dipende dalla preghiera di tutta la Chiesa, noi non siamo altro che delegati incaricati di fare questo. E’ tutta la Chiesa che intercede presso Dio”.

    tratto da agenzia Zenit

  10. #50
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    18 aprile 2005

    Il Cenacolo del mondo
    da Roma Mimmo Muolo

    Extra omnes. La famosa frase risuonerà tra poche ore nel segreto della Cappella Sistina. E i 115 cardinali elettori rimarranno soli per eleggere il nuovo Papa. Soli, ma non certamente divisi dal resto della comunità ecclesiale. Perché come ricorda la Universi Dominici Gregis in questi giorni speciali «la Chiesa è unita in modo del tutto particolare con i sacri Pastori e specialmente con i cardinali elettori del Sommo Pontefice, e implora da Dio il nuovo Papa come dono della sua bontà e provvidenza». In altri termini, se è vero che il segreto del Conclave è inviolabile, è anche vero che tutti i fedeli del mondo potranno "entrare" da oggi nella Sistina con la loro preghiera e sostenere spiritualmente coloro cui è demandato il compito di scegliere il 265° Papa della storia. Questo è anche il fine della Messa per l’elezione del Romano Pontefice che verrà celebrata questa mattina alle 10 nella Basilica di San Pietro. A presiederla sarà il cardinale decano, Joseph Ratzinger, che avrà intorno a sé, come concelebranti, gli altri 114 elettori, oltre ai cardinali ultraottantenni, i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, religiosi e religiose e naturalmente un gran numero di fedeli che gremiranno la chiesa più grande del mondo, trasformandola in una specie di cenacolo, sull’esempio della prima comunità cristiana, di cui si parla negli Atti degli Apostoli. «La Chiesa universale, spiritualmente unita con Maria, Madre di Gesù, – ha scritto a tal proposito Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica che regola la Sede Vacante e la scelta del suo successore – deve perseverare unanimemente nell’orazione.

    Così l’elezione del nuovo Pontefice non sarà un fatto isolato dal Popolo di Dio e riguardante il solo Collegio degli elettori, ma in un certo senso, un’azione di tutta la Chiesa». La Messa odierna sarà semplice e solenne al tempo stesso. Come faceva notare il 5 aprile scorso il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Piero Marini, in un incontro con i giornalisti, «da una normativa macchinosa e complicata e da riti appesantiti da esteriorità e ridondanza che hanno accompagnato in passato il periodo della Sede Vacante, si è passati a riti caratterizzati da nobile semplicità e bellezza, maggiormente rispondenti alla mentalità e alle esigenze del nostro tempo secondo i principi e nello spirito del Concilio Vaticano II». La conferma si ha scorrendo il libretto della celebrazione. La Messa avrà inizio con il Canto d’ingresso (Cantate Domino canticum novum), eseguito dal Coro della Cappella Sistina, diretta dal maestro, monsignor Giuseppe Liberto. E proseguirà secondo il suo normale svolgimento, rendendo palese, però, fin dal principio la particolare intenzione di preghiera dell’assemblea. Alla colletta prima della Liturgia della Parola, infatti, il cardinale Ratzinger invocherà: «O Dio, pastore eterno, che governi il tuo popolo con sollecitudine di padre, dona alla tua Chiesa un Pontefice a te accetto per santità di vita, interamente consacrato al servizio del tuo popolo». Non sarà questo l’unico momento in cui l’orazione pro eligendo Papa si eleverà esplicitamente nella Basilica. Al momento della preghiera dei fedeli l’intenzionista inviterà a pregare «per i cardinali chiamati ad eleggere il Romano Pontefice: perché illuminati dalla grazia dello Spirito Santo, indichino un degno padre e pastore alla Chiesa, che si dedichi con tutte le forze al servizio del Popolo di Dio». E infine, nell’orazione dopo la comunione, ancora il cardinale Ratzinger dirà: «O Padre, che in questo sacramento di salvezza ci hai ristorato con il Corpo e Sangue del tuo Figlio, donaci un pastore santo che illumini il tuo popolo con la verità del Vangelo e lo edifichi con la testimonianza della vita».

    Orazioni semplici, ma profonde, come si vede. Alle quali si aggiungerà (sempre nella preghiera dei fedeli) il ricordo di Giovanni Paolo II, «che sulla terra ha guidato il popolo di Dio con apostolica carità, con la parola e con le opere: perché riposi con Cristo, Buon Pastore – pregherà l’intenzionista – nella beatitudine, nella luce e nella pace». La prima lettura sarà tratta dal libro di Isaia («Lo Spirito del Signore è su di me»), il salmo è il numero 88, la seconda lettura sarà un brano della lettera agli Efesini («Cristo ha stabilito alcuni come apostoli, altri come prefetti...»), il Vangelo sarà quello di Giovanni («Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi»). Subito dopo, l’omelia del cardinale decano e, al termine della Messa, i cardinali elettori rientreranno nella Domus Sanctae Marthae dove sono alloggiati da ieri sera. Lì aspetteranno l’ora fissata per l’ingresso in Conclave. Extra omnes, entra lo Spirito.

    tratto da Avvenire

 

 
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