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Discussione: Il Conclave

  1. #51
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    18 aprile 2005
    Stefano Zamagni: «Aggiornare la dottrina sociale della Chiesa all’era della globalizzazione puntando sull’inclusione dei poveri Idea che Giovanni Paolo II già aveva ma non ha fatto in tempo a realizzare»
    di Paolo Lambruschi

    Aggiornare la dottrina sociale della Chiesa all’era della globalizzazione, puntando sull’inclusione dei poveri e affrontando nuove sfide come la responsabilità sociale delle imprese. Ma anche condurre il mondo a ridiscutere un ordine economico che crea disuguaglianze. Per l’economista Stefano Zamagni il nuovo pontificato è atteso da una serie di nodi in campo economico e sociale che Giovanni Paolo non ha avuto il tempo di affrontare pur fissando riferimenti precisi.
    «Con Karol Woytjla – spiega l’economista bolognese – la dottrina sociale della Chiesa ha compiuto una svolta: fedele ai principi di sempre, ha giocato un ruolo propositivo. Giovanni Paolo II aveva in animo di pubblicare per il Giubileo del 2000 una super enciclica di sintesi del suo Magistero sulla dottrina sociale che affrontasse la globalizzazione e soprattutto il passaggio alla società post industriale. Non c’è riuscito a causa della malattia. Si è realizzato, però, il compendio uscito nel 2004 ad opera del Pontificio consiglio di Giustizia e Pace, opera meritoria. Spero che il nuovo Papa possa realizzare questo aggiornamento».

    Da dove bisognerebbe partire?
    «La Chiesa dovrebbe riconoscere esplicitamente che l’economia di mercato è diversa dal capitalismo. Sono due cose distinte, l’economia di mercato nasce in casa cattolica, alla fine del 1400, da francescani e domenicani. Solo alcuni secoli dopo l’economia di mercato è diventata capitalista con l’impronta protestante. Le critiche della Chiesa sull’ineguaglianza e i diritti umani toccano il capitalismo, non il mercato».

    Cambia dunque la lotta alla povertà?
    «Si, finora abbiamo pensato che la lotta alla povertà si risolvesse redistribuendo la ricchezza. La vecchia dottrina sociale della chiesa predicava la redistribuzione ad opera dello Stato. Ma le differenze di reddito tra ricchi e poveri sono mediamente aumentate almeno di 30 volte rispetto a 50 anni fa in Occidente. Se la Chiesa vuole combattere le ingiustizie, deve stimolare l’intervento sui meccanismi di produzione».

    Come?
    «I poveri sono esclusi dal gioco economico, bisogna consentire loro di accedervi. La nuova dottrina sociale non deve tutelare il diritto all’elemosina, cioè a raccogliere qualche briciola di pane dalla tavola dei ricchi. La scuola francescana alla fine del 1300 diceva: "l’elemosina aiuta a sopravvivere, ma non a vivere, perché vivere è produrre e l’elemosina non aiuta a produrre. Dare lavoro a tutti vuol dire farli vivere". Questa è la grande sfida, dare a tutti il diritto di sedere a tavola. Altro principio per me essenziale, non ha futuro una società che elimina dal proprio orizzonte culturale e dalla pratica il dono. Se pensa lo Stato a tutto, la persona è meno motivata al volontariato. E senza lo spirito del dono, le nostre società regrediscono. Pensiamo che i bisogni siano soddisfatti dai beni, invece ci servono più relazioni. Non bastano solo l’efficienza e la redistribuzione, occorre anche donare. Oggi il concetto di dono è al massimo tollerato ed è deficitario nelle leggi».

    Insomma occorre valorizzare il non profit?
    «Si, la ricchezza non viene prodotta solo dall’impresa capitalistica, che legittimamente produce per il profitto, ma anche dall’impresa sociale e civile, che producono per il bene comune. Serve pluralismo anche nella sfera economica, il solo capitalismo porta alla crescita delle disuguaglianze. Poi la Chiesa non deve dimenticarsi delle grandi imprese».

    Cosa significa?
    Nel 2000 è partita una campagna mondiale per promuovere la responsabilità sociale delle imprese, la Chiesa cattolica finora non ha preso posizione ufficiale. Una lacuna che a mio avviso va colmata rapidamente per dare orientamenti su una questione fondamentale».

    Grazie a Giovanni Paolo II la Chiesa cattolica comincia il nuovo millennio con una forte autorevolezza morale in campo economico – sociale. Come dovrà usarla con i Paesi più ricchi?
    «La globalizzazione è nata nel 1975 nel castello di Rambouillet, alle porte di Parigi, durante una riunione dei sei Paesi più industrializzati. In quell’incontro si decise la liberalizzazione di beni e servizi in assenza di autorità dotate di poteri sanzionatori. I risultati non sono stati positivi, si sono acuite le ingiustizie e scatenate nuove guerre per il possesso di risorse come l’acqua e le fonti energetiche. Secondo me la Chiesa deve esercitare la propria forza morale per creare un nuovo ordine economico internazionale. Serve ad esempio un’agenzia mondiale che governi le migrazioni, fenomeno destinato ad aggravarsi. E un’autorità planetaria dell’ambiente. La Chiesa è l’unica agenzia di valori in grado di rinnovare i processi di sviluppo perché non ha interessi temporali in gioco. Il Papa può utilizzare la sua autorità morale per mediare con i leader del Nord affinché ridisegnino l’intero ordine economico internazionale, come fecero nel 1944 a Bretton Woods».

    tratto da Avvenire

  2. #52
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    Vorrei solo ricordare che gli aspetti sociali per un Pontificato sono secondari e non principali. La Chiesa, infatti, non è un'istituzione di beneficienza o di mutuo soccorso o di assistenza. Essa è la mistica Sposa di Cristo.
    Pertanto, gli aspetti sociali, pur importanti, non sono fondamentali, essendo altro il ministerium petrinum, che è di confermare i fratelli nella fede e nella Verità.

  3. #53
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    18 aprile 2005
    Conclave: dopo l'«Extra Omnes» si chiudono le porte della Sistina

    I 115 cardinali di 52 Paesi chiamati a eleggere il successore di Papa Giovanni Paolo II questo pomeriggio si sono chiusi nella Cappella Sistina per dare il via al conclave.

    Le porte della Sistina si sono chiuse alle 17.27, poco dopo che il maestro delle Celebrazioni pontificie, l'arcivescovo Piero Marini, aveva chiesto di uscire a tutti coloro che non prenderanno parte alle votazioni, con la rituale formula latina "Extra omnes" (tutti fuori). La chiusura della porta nella cappella rinascimentale affrescata con il Giudizio Universale di Michelangelo è stata accolta da un applauso in Piazza San Pietro. I cardinali - che dopo essere entrati nella Cappella Sistina in processione hanno fatto giuramento di segretezza - potrebbero decidere di tenere già questa sera una prima votazione, che presumibilmente si conluderà con una fumata nera.

    Nella Sistina sono rimasti solo temporaneamente anche il cerimoniere e il cardinale ceco Tomas Spidlik, che terrà agli elettori un discorso prima dell'inizio vero e proprio del conclave.
    Chiunque sia scelto come guida dei circa 1,1 miliardi di cattolici nel mondo, si troverà ad operare dopo uno dei pontificati più dinamici della storia e ad affrontare sfide che vanno dalla povertà all'Aids nei Paesi in via di sviluppo, al declino della fede in Occidente.

    I 115 cardinali elettori - coloro che avevano meno di 80 anni al momento della morte di Giovanni Paolo II, tranne due che non sono arrivati per motivi di salute - stamattina si sono uniti ai cardinali più anziani, a vescovi, preti, suore e gente comune per la messa "Pro eligendo papa" nella Basilica di San Pietro. Durante la celebrazione il cardinale conservatore Joseph Ratzinger - 78 anni, considerato un "papabile" - ha detto che bisogna scegliere un nuovo pontefice che difenda gli insegnamenti tradizionali e respinga i tentativi di modernizzare la dottrina.La fede di molti cristiani è scossa "da così tante correnti, ideologie e modi differenti di pensare" e la Chiesa cattolica affronta un futuro incerto sotto la minaccia del crescere delle sette cristiane nel mondo, ha detto Ratzinger nell'omelia. "Avere una fede chiara in accordo col credo della Chiesa è spesso tacciato di fondamentalismo", ha sottolineato, aggiungendo che la Chiesa deve respingere "una dittatura del relativismo" che nega l'esistenza di verità assolute. "Una fede adulta non segue le mode... Per essere adulta e matura la fede dev'essere profondamente radicata nell'amicizia con Cristo", ha concluso.Nella sua preghiera di apertura, il cardinale ha invocato Dio perché conceda alla sua Chiesa "un pontefice a te accetto per santità di vita, interamente consacrato al servizio del tuo popolo".


    VOLONTA' DIVINA

    Il voto del conclave appare completamente aperto senza nessun indizio su chi sarà indicato come il nuovo leader dei cattolici del mondo. "Penso che lo Spirito Santo lo sappia già, ma non ce lo ha ancora detto", ha detto il cardinale messicano Norberto Rivera Carrera.

    Durante i nove giorni di lutto che hanno seguito la morte di Giovanni Paolo, media e bookmaker hanno indicato come favorito il più stretto collaboratore del Pontefice e ultra-conservatore Ratzinger. Ma la maggior parte degli esperti di affari vaticani dubitano che Ratzinger, il cui dogmatismo ha polarizzato il mondo cattolico, sarà in grado di guadagnarsi la maggioranza di due terzi necessaria all'elezione. I cardinali sottolineano tuttavia che la loro scelta sarà dettata dall'influenza divina più che da azioni di lobby e accordi di corridoio.

    Come nel Medioevo, i cardinali non potranno comunicare con il mondo esterno, ma il Vaticano ha preso precauzioni high-tech per assicurare la segretezza di un Conclave del XXI secolo. Cellulari, giornali, televisione, radio e Internet saranno banditi. E' stato costruito un contropavimento al di sotto della Cappella Sistina per fare posto a una complessa serie di dispositivi elettronici che la
    schermeranno contro tentativi di intercettazione.


    tratto da
    Avvenire

  4. #54
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    18 aprile 2005
    Clausura, contro le ingerenze di Gian Maria Vian
    Un’istituzione antichissima eppure moderna, che da un millennio assicura la successione dei vescovi di Roma sulla cattedra di Pietro. In sintesi ecco il conclave, che nel pomeriggio di oggi a Roma "si chiuderà": è infatti questo il verbo da usare per l’istituto definito da un termine latino che significa appunto "luogo chiuso". Chiuso non per amore di segretezza, ma per favorire l’esercizio di una responsabilità altissima: quella di scegliere chi calzerà - come recitava il titolo di un fascinoso e preveggente romanzo di Morris West, che nel 1963 narrò in anticipo l’elezione di un papa slavo - "i sandali del pescatore", portati per più di ventisei anni da Giovanni Paolo II.

    Ed è proprio questa responsabilità la chiave più adatta per comprendere l’invito rivolto "all’unanimità" dal collegio dei cardinali ai giornalisti di non richiedere interviste. Responsabilità a cui i cardinali elettori, al di là delle loro qualità umane, hanno saputo far fronte. In genere in modo eccellente, soprattutto nell’età contemporanea. Come appunto mostra la storia delle elezioni papali dei due ultimi secoli. Una storia complessa e drammatica, certamente, ma nella quale spiccano due costanti: l’indubbio spessore personale dei papi eletti e la sostanziale imprevedibilità della scelta (con le due sole eccezioni, nel Novecento, di Pio XII e Paolo VI) che testimoniano la riservatezza e la serietà con le quali il collegio dei cardinali ha provveduto a eleggere il vescovo di Roma.

    La storia delle successioni papali è comunque molto più antica del conclave, che nasce nel cuore del medioevo. In età antica la designazione dei vescovi avveniva a Roma più o meno come nelle altre comunità cristiane, cioè secondo processi che coinvolgevano principalmente il clero (presbiteri e diaconi), con qualche partecipazione del popolo, e dal V secolo con l’intervento dell’autorità imperiale, indiscussa nella Chiesa - è sempre l’imperatore a convocare sino al 787 i sette concili poi definiti ecumenici - ma a Roma mai realmente bene accolta.
    Con una costante che percorre tutta la storia della sede romana e di buona parte delle altre Chiese cristiane: il rifiuto tendenziale di successioni di tipo dinastico, come adombra l’attribuzione a san Pietro, nelle leggende agiografiche, di una figlia (santa Petronilla), per ciò stesso impossibilitata a succedergli. Il canone 23 del sinodo tenutosi ad Antiochia nel 341 afferma infatti che non è "lecito a un vescovo designare il proprio successore", e nello stesso senso papa Simmaco nel 499 proibisce di accordarsi sulla successione mentre il vescovo di Roma è ancora vivo.

    Il lento processo di affermazione della sede romana sulle Chiese di Occidente passa in età altomedievale per l’affrancamento dalle ingombranti pretese dell’imperatore di Costantinopoli, accompagnato dalla fondazione di un incipiente potere temporale e dal ricorso all’emergente potenza - e presto alla nuova autorità imperiale - dei sovrani franchi. Per proteggersi da questa inevitabile nuova ingerenza la Chiesa di Roma tende a rinchiudersi anche nelle successioni sulla sede di Pietro, che soprattutto durante il X secolo diviene preda quasi esclusiva della rapace aristocrazia romana.

    La riforma arriva allora dalla Germania. È infatti l’impero tedesco a cavalcare l’onda riformatrice crescente in diversi ambienti cristiani, soprattutto monastici, e a imporla con energia al papato. E non a caso è proprio uno dei pontefici - che sono spesso tedeschi - esponenti di questo movimento riformatore, Niccolò II, a ridisegnare nel 1059 anche l’elezione papale, riservata prioritariamente ai cardinali vescovi e, dal 1179, con Alessandro III, ai soli cardinali.
    Tra i secoli XI e XII prende appunto forma il conclave, che da allora - con gli adattamenti imposti da mutevoli vicende e dallo scorrere dei tempi - è rimasto sostanzialmente immutato.

    Anche se proprio Gregorio VII, il pontefice che darà il suo nome alla grande riforma papale (detta appunto "gregoriana" ma avviata prima di lui), viene eletto nel 1073 dai cardinali riuniti a San Pietro in Vincoli sotto una pressione popolare forse pilotata. Nel 1198 invece i cardinali si rinchiudono nel Septizonio, ascoltano il discorso per scegliere il pontefice e si servono di schede, proprio come oggi: e viene eletto Lotario, conte di Segni, che prende il nome di Innocenzo III, uno dei più grandi papi della storia.

    Nel corso del Duecento - quando il papa e la curia vivono una mobilità senza precedenti, che porta a lunghissime assenze da Roma, dove ben sei papi non mettono piede - si rafforza la clausura degli elettori, con il caso clamoroso dell’interminabile elezione di Viterbo, che dura dal 1268 al 1271 e provoca subito dopo, nel 1274, la normativa di Gregorio X, dove appare il termine "conclave".

    Le tempeste vissute dal papato in età medievale e tardomedievale hanno come risultato l’affinamento delle norme elettorali, sino alle legislazioni moderne e contemporanee (da quella di Pio X nel 1904 a quella di Giovanni Paolo II). Che hanno tutte un denominatore comune: quello di favorire la libertà e la responsabilità degli elettori. Perché ognuno di essi sa di dovere rispondere a un unico e imprevedibile "grande elettore".

    tratto da Avvenire

  5. #55
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    REP.DOMINICANA 18/4/2005 190
    CONCLAVE: LE SPERANZE DEL SUD DEL MONDO, “UN PAPA CHE STIA TRA LA GENTE

    “I dominicani sarebbero felicissimi se eleggessero Papa il nostro cardinale, Nicolas Jesús Rodríguez”, 68 anni, arcivescovo di Santo Domingo, uno dei 115 principi della Chiesa riuniti da oggi in conclave per scegliere il nuovo Pontefice: lo ha detto telefonicamente alla MISNA don Paolo Benvenuto, religioso che svolge il suo ufficio nella periferia della capitale Santo Domingo. “Papa Giovanni Paolo II è stato da noi tre volte: appena eletto, nel 1979, poi nel 1985 e infine nel 1992. La gente lo ricorda con affetto e ha pregato per lui. Ora c’è la giusta attesa per il nuovo Pontefice, fermo restando che alla fine è lo Spirito Santo a fare la scelta, indipendentemente dalle speranze dei dominicani” ha spiegato il religioso, secondo cui “la Repubblica Dominicana è un Paese profondamente credente, ma con una percentuale di praticanti bassissima: nella mia parrocchia si calcola che venga ad assistere alle funzioni domenicali circa il 3% dei fedeli, ma altrove non si supera il 5%. La società dominicana è molto complessa, per cui non è facile capire che cosa voglia la gente: senz’altro che il nuovo Papa continui l’opera intrapresa da Giovanni Paolo II, che viaggi, insomma che stia tra i fedeli”. Poche preoccupazioni per il ruolo della Chiesa locale durante il prossimo pontificato: “Può darsi che Giovanni Paolo II abbia accentrato in sé il ruolo missionario e forse questa tendenza si avverte nella scelta dei vescovi, che gli sono sempre stati molto fedeli, come d’altronde è dovuto. Tutto questo, però, non si sente particolarmente a livello locale” ha concluso don Benvenuto.[LL]

    tratto da agenzia MISNA

  6. #56
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    I Cardinali raggiungono la Sistina, partendo dalla Sala delle Benedizioni del Palazzo Apostolico, dopo che il Card. Decano ha introdotto le litanie dei Santi

    I cardinali entrano nella Cappella Sistina



    Il Card. Ratzinger introduce il Veni Creator Spiritus

    I Cardinali in coro cantano il Veni Creator Spiritus

  7. #57
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    I Cardinali prestano giuramento dopo il Card. Decano, che ha letto la forma di giuramento collettivo

    Il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Pietro Marini, colui che ha pronunciato l'extra omnes, cioè il "fuori tutti". Restano solamente il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche e il Cardinale Tomáš Špidlík (cardinale non elettore, in quanto ultraottantenne), per la meditazione, terminata la quale anch’essi lasciano la Sistina. Ha inizio così il Conclave.

    Mons. Marini quindi chiude le porte della Sistina


  8. #58
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    Predefinito la prima fumata nera: ore 20.05












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    Per la prima votazione sono state necessarie un paio d'ore
    In piazza 40 mila persone attendevano con trepidazione

    Conclave, nera la prima fumata
    grande delusione tra i fedeli


    CITTA' DEL VATICANO - E' nera la prima fumata del Conclave che deve eleggere il successore di Giovanni Paolo II. Le porte della Cappella Sistina si sono chiuse alle 17.27 con la formula "extra omnes". Meno di tre ore dopo, intorno alle 20.05, dal comignolo è uscito un fumo tenue. Tanto tenue da sembrare inizialmente bianco. Ma poi si è capito che era nero: il nuovo Pontefice non è stato ancora eletto. E i 40 mila fedeli che affollavano piazza San Pietro sono passati in pochissimi secondi dall'attesa, all'entusiasmo alla delusione.

    Non era affatto scontato che i cardinali elettori votassero già oggi. Ma hanno deciso di farlo. Per la prima votazione del Conclave sono state necessarie circa due ore. I cardinali, infatti, hanno iniziato intorno alle 18. Un calcolo, ovviamente, approssimativo: dopo l'"extra omnes" era infatti prevista la "monizione" del cardinal Tomas Spidlik.

    LE INTERPRETAZIONI. Gli osservatori ritengono che la fumata nera rappresenti una prima bocciatura per i candidati "di bandiera" di entrambi gli schieramenti. Per quello conservatore, dovrebbe essere il cardinale Joseph Ratzinger che, nell'omelia della messa di oggi, aveva confermato la sua visione piuttosto pessimistica sul mondo di oggi caratterizzando così ulteriormente la sua collocazione tradizionalista. Per i progressisti potrebbe essere stato votato l'altro cardinale 78enne, l'ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini.

    Il fronteggiarsi oggi dei due schieramenti potrebbe aver consentito una valutazione più concreta delle posizioni aprendo la porta a candidati meno nettamente caratterizzati. Non è ovviamente possibile stabilire quanto tempo occorrerà ad individuare il porporato in grado di catalizzare un consenso generale ma non si può escludere che proprio le votazioni di domani possano essere quelle decisive.

    Nella seconda e terza votazione quasi certamente non si insisterà nel votare cardinali che oggi non hanno raggiunto una maggioranza perlomeno significativa. Dunque seconda e terza votazione potrebbero servire proprio a individuare chi sarà in grado di raggiungere un largo consenso. Le ricostruzioni giornalistiche di quanto accaduto nei conclavi precedenti rendono possibile immaginare che la situazione possa sbloccarsi assai rapidamente.

    LA DELUSIONE DEI FEDELI. Decine di migliaia di persone hanno affollato per tutto il pomeriggio piazza San Pietro. Hanno seguito dai maxi schermi l'ingresso dei cardinali nella Cappella Sistina e poi hanno rivolto lo sguardo al comignolo. L'accenno di fumo bianco uscito poco dopo le 20 ha scatenato l'entusiasmo dei fedeli: in migliaia hanno cominciato a cantare, applaudire e urlare all'unisono. Poi la delusione, quando è stato chiaro che la fumata era nera.

    In breve tempo piazza San Pietro si è svuotata e già verso le 20.30 via della Conciliazione è stata riaperta al traffico.

    IL PROGRAMMA DI DOMANI. Non è possibile prevedere quanto dureranno le votazioni di domani. Ne sono previste 4. I cardinali potrebbero anche fare un po' prima, avendo preso la mano rispetto alla complessa procedura prevista dalla Costituzione Apostolica "Universi Dominici Gregis".

    In ogni caso le votazioni sono fissate per le 9, la prima, e alle 16.30 la terza, mentre la seconda e la quarta avranno luogo subito dopo le precedenti, senza l'interruzione per la fumata. Sostanzialmente, dunque, ci si potrebbe aspettare l'eventuale fumata bianca già attorno a mezzogiorno, forse anche un po' prima. Questo se il successore di Giovanni Paolo II fosse eletto nella seconda votazione.

    (18 aprile 2005)

    Fonte: Repubblica

 

 
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