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Discussione: Dove va l'ulivo?

  1. #451
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Prodi in silenzio

    Quali sono le idee del centrosinistra per arrestare il declino?

    Non ci stupisce che il "Corriere della Sera", che rappresenta l’elettorato moderato e altoborghese del nostro Paese, accolga la manovra del governo ed il relativo taglio delle tasse, con gli argomenti di Giavazzi e Sergio Romano, preoccupati delle coperture e dei tagli delle spese, secondo un’impostazione liberale classica. Stupisce invece che parte dell’opposizione, e illustri giornalisti che si richiamano alla causa progressista e della sinistra democratica, sostengano la stessa tesi, arrivando persino a disprezzare le improvvisazione keynesiane, o supposte tali, del premier e dei suoi suggeritori.

    Siamo costretti ad insistere su questo concetto, che non rappresenta certo solo un problema ideologico - culturale, come pure pensa, anche a ragione "il Riformista", l’unico giornale di area dell’opposizione ad accorgersi del vuoto di idee della stessa. Il problema infatti riguarda i dati fondamentali del Paese, l’idea che esso sia in declino e dunque la necessità di trovare delle soluzioni per risalire la china. Oppure si coltiva l’illusione che le cose si aggiustino da sole, d’incanto, appena si sarà spazzato via questo governo? Noi aspettiamo ancora di avere una posizione coerente del centrosinistra fra chi ritiene che occorra una patrimoniale, perché pensa che bisogna comunque difendere lo stato sociale quale che sia, e chi invece è disposto a riconoscere la necessità di tagliare per lo meno la spesa improduttiva o fra chi infine non si preoccupa del deficit per il rilancio dell’economia, se gli investimenti venissero gestiti con cognizione di causa e non per interessi clientelari. Ci chiediamo a questo punto se l’opposizione è in grado di trovare una linea comune che la maggioranza, per quanti difetti di impostazione abbia, ha indicato. Il governo ritiene utile il taglio delle spese improduttive ed un taglio fiscale nelle misure annunziate, dichiarando che questa è la strada che si intende percorrere ed approfondire negli anni a venire, se il Paese confermerà ad esso la fiducia.

    Il centrosinistra la pensa altrimenti e va a protestare in piazza: è legittimo. Ma vorremmo sapere come ritiene di poter evitare al Paese il declino prospettato. E aspettiamo con ansia a questo punto che il professor Prodi rompa il suo inatteso silenzio.

    Roma, 29 novembre 2004

  2. #452
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    Predefinito tratto da VIRGILIO News 30 novembre 2004

    FISCO/ PRODI LANCIA CONTROPROPOSTA MA NON METTE TUTTI D'ACCORDO

    29/11/2004 - 21:45

    Dubbi sulla scelta di seguire Berlusconi sulle tasse

    Roma, 29 nov. (Apcom) - Il centrosinistra lancia la propria controproposta sulle tasse, Romano Prodi incontrando i leader della coalizione illustra lo schema messo a punto insieme a Pierluigi Bersani (presente all'incontro) e Vincenzo Visco, progetto che prevede una riforma dell'Irpef basata su quattro aliquote. Sono però diverse le perplessità nell'Alleanza e non è ancora chiaro se tutto questo verrà tradotto in un emendamento alla Finanziaria.

    In particolare, obiezioni sarebbero venute, sia pure per motivi non perfettamente identici, da Sdi, Margherita, Udeur, Mre, Verdi e Pdci.

    Verdi e Pdci si sono lamentati soprattutto per il metodo seguito, non è piaciuto l'asse Prodi-Ds-Prc intorno al quale è stata costruita la proposta. Inoltre, Pecoraro Scanio lamenta la scarsa presenza di riferimenti alla fiscalità ambientale.

    Boselli e Rutelli, poi, hanno sollevato un'altro problema: non si può, hanno detto, dare l'impressione di seguire Berlusconi sulla questione delle tasse, "tanto più - è stato fatto notare - che persino i sindacati e Confindustria sostengono che bisogna andare oltre la semplice questione dell'Irpef", occupandosi per esempio del rilancio della competitività del sistema. Un'obiezione che ha trovato d'accordo Verdi e Pdci, ma anche Udeur e Mre.

    D'altro canto, Prodi e i Ds hanno ribattuto che non si può nemmeno passare per il partito delle tasse e che una controproposta va messa in campo. Impostazione che, alla fine, è prevalsa.

    copyright @ 2004 APCOM
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/VIVALAMAMMA.mid[/mid]

  3. #453
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    Predefinito Della serie....

    come fotografare alla perfezione in due righe lo stato della sinistra in Italia;dall'intervista di Maurizio Sacconi(sottosegretario, exPSI)a "Il Giornale"di oggi,30 Novembre:
    "Ma questa è un altra sinistra,parente alla lontana dell'altra che a suo tempo era rappresentata da forze politiche come i REPUBBLICANI e i socialisti.Questa,è una sinistra statalista oscurantista,incapace di capire le esigenze di modernità del Paese.Lontana mille miglia da Tony Blair.Ecco,se portassimo Blair in Italia ci sarebbe un ondata di scioperi contro di lui.Perfino il governo rosso-verde di Schroeder non andrebbe bene alla nostra sinistra.Da noi pesa ancora la radice comunista.E' un DNA che non gli consente di comprendere i cambiamenti".
    omar proietti

  4. #454
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    E se portassimo il presidente UE in Italia cosa farebbe questa sinistra piena zeppa di ex ministri?

    Lincoln, ma quando tu eri comunista, com'è che non ti dispiaceva quella sinistra?

  5. #455
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE DELLA SERA 6 dicembre 2004

    Prodi ci ripensa: «I mercenari? Era una battuta»

    Dietrofront del leader dell'Alleanza dopo le polemiche: «Sono stupito da questo battage. Ma non volevo offendere nessuno»
    ROMA - Uscendo dal vertice ha spiegato ai giornalisti che non si attendeva «tutto questo battage». Ma ai colleghi dell'Ulivo avrebbe confessato molto di più. Per ora non c'è niente di ufficiale, ma in base alle indiscrezioni che filtrano dal summit romano del centrosinistra, convocato in realtà per discutere delle candidature alle regionali e della manifestazione di sabato contro la Finanziaria, Romano Prodi ci avrebbe ripensato.

    IL VERTICE - Dopo giorni vissuti sulla graticola, il Professore ha rinnegato quelle frasi sui «mercenari» di Forza Italia che hanno scatenato le ire del centodestra. Fino ad arrivare a formulare quelle scuse che fin qui si era rifiutato di fare. «La mia era solo una battuta, volevo sdrammatizzare e non offendere qualcuno», avrebbe detto Prodi ai suoi. Sarebbe stato lo stesso Professore ad affrontare per primo la questione dei «mercenari». Una mossa per anticipare i malumori degli alleati. Il segretario Mre avrebbe infatti fatto notare che sarebbe stato il caso di parlare di giovani con contratto a termine e dunque comunque da rispettare. A quel punto si sarebbe inserito Massimo D’Alema affermando: «Dunque, si tratta di precari...».

    LE REAZIONI - La retromarcia di Prodi non convince però del tutto la Casa delle libertà. Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, parla di «mezze scuse» e attacca: «Il mezzo passo indietro di Prodi, rivelano soprattutto il cinismo strafottente e il politicantismo privo di valori di cui è impregnata la loro cultura e la loro personalità».

  6. #456
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    Predefinito che burlone quel romano!

    Mi sembrava strano infatti! è solo brunik allora che non ne conosce il profondo lenisci sopisci democristiano che ne caratterizza l'indole bonaria. Ed io stolto che dubitavo!

  7. #457
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    Predefinito

    Ho deciso di farmi bannare dal forum: riporto i volgari insulti di Prodi che stanno facendo indignare i pollisti da ben quattro-giorni-quattro.

    Il mio è un gesto provocatorio e di rottura, spero che venga capito.

    ELEZIONI/ PRODI: NON POSSIAMO ARRUOLARE 1.000 MERCENARI
    04/12/2004 - 13:45
    "Abbiamo bisogno di persone che si spendano per un progetto"


    Montecatini (Pt), 4 dic. (Apcom) - "Noi non possiamo arruolare mille mercenari, ma ad ogni mercenario dobbiamo far fronte con mille volontari". Romano Prodi, parlando all'Assemblea nazionale della Rete dei cittadini per l'Ulivo, commenta così l'iniziativa di Silvio Berlusconi di individuare mille giovani per la campagna elettorale.

    "I mercenari - ha aggiunto il leader della Gad - come si sa non hanno mai difeso il suolo della patria, e anche stavolta non accadrà: dovremo farlo noi con centinaia di migliaia di persone che ci parlino, e ci aiutino anche nell'elaborazione del programma. Non abbiamo bisogno di persone che si facciano pagare, ma che si spendano per un progetto. Nel 1996 ne bastarono 70-80 mila, nel 2006 ne serviranno molti di più".

  8. #458
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 16 dicembre 2004

    Formica sfida lo Sdi e lancia una sua lista fuori dall’Ulivo

    di Aldo Torchiaro

    Elezioni regionali con sorpresa: una lista socialista, nel centrosinistra, sarà presente in tutte le regioni. Ma non è lo Sdi. E’ la sorpresa di Natale che un agguerrito gruppo di socialisti farà trovare sotto l’albero di casa Boselli, casa Villetti, casa Intini. Una sorpresa che L’opinione ha scartato in anteprima, introducendosi in una riunione riservata. Nei panni del Babbo Natale della politica, un Rino Formica tornato alla piena attività di una volta, che percorrerà lo Stivale con la slitta di Socialismo è Libertà.

    La struttura è quella che ha attentamente tessuto in questi anni, rimettendo insieme i cocci della diaspora per dare vita, il 14 marzo 2004, ad una formazione politica vera e propria. “C'è bisogno di un nuovo progetto, di nuove iniziative, di nuovi protagonisti - dice Formica -. C'è bisogno di un nuovo inizio. Noi, che abbiamo compiuto in questo decennio scelte diverse o siamo stati fuori dalla politica organizzata vogliamo tornare protagonisti”. E non in punta dei piedi. Ci si avvicina a grandi passi all’appuntamento con le elezioni regionali. Il Viminale informa che al momento della presentazione delle liste mancano 77 giorni, e non c’è tempo da perdere.

    All’idea della lista autonomista dei socialisti, che non prenderà il nome del movimento di Formica, hanno dato il loro supporto dirigenti dello Sdi, intellettuali come Antonio Landolfi, della “Fondazione Mancini”, ed esponenti sindacali della Uil, tra i quali il segretario confederale della Uil Pubblico Impiego, Antonio Foccillo. Il ragionamento di Rino Formica è semplice: stare a sinistra ma con un soggetto politico autonomo e distinto dallo Sdi. Per quale ragione? Contrapporre ad una eminente scomparsa, quella del Garofano nel centrosinistra, il lancio eclatante e visibile di un nuovo soggetto dichiaratamente socialista.

    Il suicidio elettorale dei socialisti di Boselli, coperti e allineati sotto l’ombrello della Federazione unitaria - in aria di ripetere l’esperimento di Uniti nell’Ulivo - lascia nei fatti un vuoto elettorale che non può ragionevolmente essere trascurato. Formica lo fa capire nel modo più diretto: “Non possiamo rinunciare ad una scommessa: quella di ricomporre l’area socialista”, dice. “Senza essere autoreferenziali, perché se non avessimo chiaro in mente l’obiettivo di mettere insieme i pezzi di questa diaspora, ricomponendo una unità elettoralmente vasta, non avrebbe alcun senso investire in una lista elettorale”.

    Il nome? Pronto: quello di Unità Socialista. Una sigla sfruttata da Gianni De Michelis alle elezioni europee e che ha decisamente deposto a favore del rilancio del Nuovo Psi a Strasburgo. Con lo Sdi il rapporto va intrecciato, emerge tra le righe, su un doppio binario: dare ai militanti e agli elettori socialisti una nuova prospettiva a sinistra, non più subordinata agli ordini di scuderia della Quercia, e nel contempo esaminare tutte le strade possibili per definire insieme le liste di Unità Socialista. In quali regioni? “In tutte quelle dove questo sarà possibile”, dice Formica. Anche se i socialisti autonomisti puntano proprio al mortale abbraccio dei boselliani con Fassino e D’Alema.

    La scomparsa del simbolo socialista dalla scheda è un clamoroso assist che i marcatori di Socialismo è Libertà vogliono cogliere. Roberto Biscardini, senatore dello Sdi, è socio fondatore di Socialismo è Libertà e presiede all’incontro con Formica, non risparmiando al suo partito gli appunti che merita: “Nello Sdi ci sono elementi di stanchezza, dopo dieci anni non superare un risultato del due per cento è logorante”, ammette. “Il gruppo dirigente dello Sdi ha confuso la tattica con la strategia”, prosegue, “ed a questo punto dobbiamo chiederci cosa fare alle regionali per non scomparire elettoralmente”.

    La soluzione è evocata, uno dopo l’altro, da tutti gli intervenuti. E in serata si formalizza l’ingresso nel gruppo dei socialisti autonomisti dei Riformatori per l’Europa, una formazione riformista che aveva aderito ai Ds. “In quel partito la sfida riformista è persa in partenza”, dicono con amarezza. “E lo Sdi è parte di un processo involutivo, anziché aprire i Ds ad una cultura più autenticamente socialista sono in preda ad una sindrome di Stoccolma che li rende ormai parte dell’organico del partito di Fassino”, commentano.

    I dirigenti della Uil delle cinque provincie calabresi, Castagna, Di Iacovo, Zito, Tomaino e Prestia, hanno annunciato il loro ritorno in casa socialista proprio con l’avvicinarsi delle elezioni regionali. I giovani dirigenti della nuova formazione, da Daniele Del Bene a Tommaso Greco, affilano le armi per la battaglia elettorale. Realisticamente, sanno che non sarà facile. “Ma sono i demeriti degli altri che predispongono la nostra vittoria”, rassicura Formica.

    Aldo Torchiaro
    torchiaro@opinione.it

  9. #459
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  10. #460
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 28 dicembre 2004

    Avanti miei Prodi!

    di Maurizio Bonanni

    Come si litiga a sinistra? Esattamente allo stesso modo bizantino di coloro che discettavano sul possesso, o meno, da parte di Gesù, del mantello che indossava (vedi “In Nome della Rosa”)! Per chi, invece, è appassionato di battaglie campali, la si potrebbe mettere così: il condottiero Prodi ha i suoi generali che litigano fra di loro e con lui stesso, su come condurre la guerra contro Berlusconi. Per vincerla, Prodi non ha che due strade: o far tagliare la testa ai suoi aiutanti dissidenti, sostituendoli con altri ufficiali a lui fedelissimi, oppure scendere da cavallo e farci salire qualcun altro al suo posto, rimettendogli le insegne del comando. Adesso, però, vediamo la situazione reale, al di fuori delle pur indispensabili metafore.

    In primo luogo, verifichiamo questa nuova “Cosa”, che qualcuno chiama “Fed” e che Prodi insiste ad etichettare come “Gad”. Praticamente, nella prima dovrebbero fondersi, mantenendo però intatte le loro prerogative partitocratriche, i Ds e la Margherita, per poi coinvolgere in un cerchio “elettorale” più esterno anche Rifondazione e gli amici di Di Pietro. La seconda, invece, comprende fin dall’inizio anche questi ultimi due. E qui si scatenano i veri dolori di pancia. Sarà pure vero, come dicono gli ulivisti, che il cuore degli italiani batte, in linea maggioritaria, a sinistra, ma bisogna vedere di “quale” sinistra si tratti. In merito, alcuni capiclan, alleati di pura facciata, come Rutelli, da un lato, Fassino, D’Alema e Parisi dall’altro, hanno visioni diametralmente contrapposte di questa introvabile araba felice dell’unità di sinistra.

    Secondo l’ex primo cittadino di Roma, infatti, per vincere alle elezioni (quelle più prossime, per la scelta dei “governatori” regionali) bisogna differenziare l’offerta a sinistra, consentendo che, localmente, si possano fare “anche” scelte non perfettamente unitarie, con la presentazione, ad esempio, di “liste del presidente” da parte degli aspiranti governatori.

    Il ragionamento è semplice: più si differenzia l’offerta (cioè, più le maglie della rete si fanno fitte), maggiore è la possibilità di prendere i pesciolini elettorali che viaggiano indisturbati nelle acque internazionali dell’astensionismo o, peggio, dell’indifferenza/diffidenza verso i Partiti, di qualunque forma e natura essi siano. La qual cosa, ovviamente, è vista malissimo da Prodi e dai suoi, che ritengono un autentico tradimento quello di Rutelli, per aver prematuramente segato le gambe al disegno unitario ulivista destinato, da subito, a ricompattare tutti in una bella federazione, sotto la bandiera prodiana del simbolo della pace in campo bianco.

    Da qui dichiarazioni da “infarto” (come dice giustamente Fassino) di Prodi contro Rutelli ed i suoi sodali della Margherita, che l’ex presidente della Commissione di Bruxelles ha accusato, addirittura, di voler ricostruire il “grande centro” democristiano, tirandosi dentro, per il 2006, Casini e Follini. Ovviamente, anche se questa “Cosina” avesse un senso, dovrebbe fare senz’altro i conti con un’inevitabile scissione della Margherita che, nata come “creatura” prodiana ed affidata “pro-tempore” alle cure di Rutelli (il quale, tuttavia, è oggi il “vero” capo del Partito, in quanto eletto dal Congresso della Margheri-ta!), ha tra i suoi fondatori tali Letta (Enrico) e Parisi (Arturo), che non ci penserebbero un attimo a schierarsi dalla parte di Prodi.

    I maligni dicono che, in realtà, bruciato dal “niet” antifederalista di Rutelli, Prodi intenda tagliargli l’erba sotto i piedi, favorendo lo scivolone del “Francesco nazionale” (secondo solo a Totti, naturalmente!) alle prossime elezioni regionali, in modo da poter precostituire una “fronda mariniana” (e non “marinettiana”, come invece io avrei personalmente preferito!), affidata all’iniziativa dell’ex segretario Generale Cisl, che dovrebbe in tal modo sfidare la leadership di Rutelli in un eventuale Congresso straordinario della Margherita. Capito che bel pasticcio-bisticcio di idee?

    Detto in soldoni: la Margherita resta un Partito molto affezionato alle poltrone (perfettamente in sintonia con la vecchia Dc), mentre i Ds sono molto più attenti a trovare una via di fuga ideologica, per cercare di mettere nell’angolo Berlusconi con proposte che l’elettore medio non potrebbe mai rifiutare. Il problema, appunto, è capire “quali”, visto che appare imparabile lo slogan del Cavaliere, che ha propagandato l’immagine della sinistra come il “partito delle tasse”!
    In sintesi: così come stanno le cose, nel 2006 Prodi rischia di essere un condottiero alla guida di truppe mercenarie, al soldo dei suoi generali (infedeli!).

    Deve, quindi, “sparigliare” le carte, gettando a mare i suoi diretti concorrenti ed insediarsi saldamente alla guida di una Margherita “riformata”, senza Rutelli ed i suoi “colonnelli”, copiando disperatamente Forza Italia, in cui Berlusconi ha dimostrato di essere il vero “dominus” della Cdl (non meno litigiosa, per la verità, delle stesse fronde uliviste!), imponendo ai suoi riottosi alleati l’agenda della riduzione, ora e subito, delle tasse e tirando un macigno, lassù in piccionaia, al patto di Stabilità” al quale Bruxelles fa buona guardia.
    Mi riservo, cari lettori, una prossima puntata, dato che mi aspetto grosse novità, alla ripresa della pausa natalizia! A tutti, comunque, augurissimi di buon anno 2005!

    Maurizio Bonanni

 

 
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