La missione impossibile dell’Ulivo: dimenticare un anno vissuto tra le liti
di Claudio Romiti
Il 2004 si è chiuso con lo spettacolo, ben poco edificante, di un centrosinistra affetto da un tasso di litigiosità estremo. Sembra proprio che in queste lande politiche vi sia una tale aggressività che, quando non si canalizza nella demonizzazione dell'avversario Berlusconi, prende la strada diretta della faida interna. In realtà questo crescente nervosismo nell'opposizione si è manifestato all'indomani dei tagli fiscali annunciati dal governo. E proprio da questa vicenda è emersa ancora una volta l'abissale differenza che caratterizza la coalizione di maggioranza rispetto all'arlecchinesco Gad.
Infatti, mentre la Casa delle libertà, pur nell'ambito di una marcata articolazione dialettica, alla fine è riuscita a ritrovare una formidabile compattezza e identità di intenti sul piano della svolta epocale delle tasse, gli avversari del centrosinistra si sono trovati gravemente divisi sulla risposta da dare all'iniziativa del governo, così come è troppo spesso accaduto su molte altre questioni, a cominciare da quelle economiche e per finire a quelle legate alla politica estera.
Sempre profondamente spaccati tra pseudo moderati e radical-conservatori, gli appartenenti a questa nebulosa politica anche in quest'ultimo frangente hanno mostrato i segni di uno sfaldamento tanto culturale che politico.
Tra chi cercava maldestramente - come il traballante candidato premier Prodi col suo ridicolo emendamento - di mettere in piedi una proposta di facciata da contrapporre alla riforma fiscale della maggioranza, chi si inventava nuove tasse - pensiamo alla patrimoniale bertinottiana, riproposta in questi giorni- e chi si opponeva tout court ai tagli paventando inverosimili riduzioni dei servizi pubblici offerti ai cittadini, lo spettacolo offerto dai leader dell'opposizione è stato penoso.
L'immagine che possono averne ricavato i cittadini più neutrali è quella di una coalizione priva sia di una guida forte e autorevole e sia di un indirizzo comune di fondo sulle tematiche più importanti. In sostanza, sulla riduzione delle imposte il centrosinistra ha ripresentato il suo solito volto di compagine tenuta insieme più da ragioni elettoralistiche che non da una filosofia politica sostanzialmente condivisa da tutti i partiti e le fazioni che la compongono. D'altro canto, sebbene non lo confesserebbero nemmeno sotto tortura, gli uomini alla guida di questo impresentabile schieramento sanno bene di non poter contare su un piano programmatico serio ed unitario da contrapporre al centrodestra, e dunque per vincere le prossime elezioni - a cominciare dalle amministrative del 2005 - confidano solo ed unicamente sulle defaillance del governo e dei partiti che lo sostengono.
E sotto questo profilo il momentaneo empasse che la riforma delle tasse aveva subito nei mesi scorsi ha rappresentato una manna per questa gente, spingendoli a “vendere la pelle dell'orso prima ancora di averlo ammazzato”. Ma ora che l'azione riformatrice della maggioranza ha ripreso il suo corso deciso è venuta meno la carta principale di questa opposizione. Da qui in avanti le cose si faranno assai più dure per il Gad ed il suo contestatissimo timoniere: se costoro vorranno ottenere quella affermazione che i sondaggisti di parte davano già per scontata dovranno rimboccarsi le maniche e presentarsi al Paese con qualcosa di più che una semplice critica distruttiva. Impresa quest'ultima la quale, conoscendo i miei polli, allo stato attuale appare più che disperata.
Claudio Romiti




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