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Discussione: Dove va l'ulivo?

  1. #521
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    Predefinito tratto da L'ARENA 21 maggio 2005

    la Margherita dice no
    Rutelli boccia la lista unica del centrosinistra: il partito si divide
    Il movimento dell’ex sindaco di Roma da solo alle elezioni 2006

    Roma. Francesco Rutelli celebra i funerali della Lista unitaria dell’Ulivo con la benedizione di Ciriaco De Mita, Franco Marini e Dario Franceschini. Con 224 sì, 58 voti contrari e 16 astensioni, la Margherita ha deciso che si presenterà da sola, con il proprio simbolo, alle elezioni politiche nella quota proporzionale nel 2006. Per il segretario è una vittoria in difesa dell’identità centrista minacciata dall’egemonia diessina. Ma la Margherita si spacca: per fautori di Romano Prodi la scelta è un passo indietro, un errore gravissimo, la dispersione del patrimonio unitario di dieci anni di Ulivo. Parisi, Rosy Bindi, Monaco, Bordon hanno tentato fino all’ultimo almeno di rinviare la conta, magari dopo un mese di consultazioni.
    Ma Rutelli e i suoi erano ben determinati a chiudere la partita subito perché un rinvio avrebbe creato solo «ulteriori fibrillazioni». «Se ci dobbiamo dividere», ha detto lo stesso leader, «è bene che avvenga il più lontano possibile dalle elezioni e prima della costruzione del programma di centrosinistra». Rutelli ha rivendicato con orgoglio le scelte fatte alla guida del partito nei momenti difficili.

    Rutelli e Marini, respingendo anche la mediazione di Enrico Letta e Rosi Bindi per un rinvio della conta, hanno fatto chiarezza su un punto: la Margherita andrà alle elezioni col proprio simbolo e non sotto quello dell’Ulivo. Senza che questo, avverte Rutelli, debba essere interpretato come uno «strappo» o espressione di una volontà neocentrista. Anche se nelle parole di Rutelli, Marini e altri è facile leggere un certo scontento per atteggiamenti troppo unilaterali di Prodi, o per le tentazioni egemoniche lette nei comportamenti dei Ds.
    «C’è stato l’Ulivo dei cento giorni in cui ho tirato la carretta, ho mangiato pane e cicoria per costruire il centrosinistra e consegnarlo a Prodi», ha detto quasi urlando Rutelli che nella sua replica ieri ha assicurato che la «vocazione ulivista unitaria» della Margherita resta in piedi con la «coscienza di fare la nostra parte, affinché ci sia unità e al momento decisivo ci sia l’Ulivo che abbiamo sempre sognato». E ancora: «Questo non significa che gli argomenti di chi ha votato no o di chi si è astenuto non faranno parte del nostro patrimonio comune. Continueremo a lavorare insieme».
    Ma Parisi gli ha rinfacciato che i suoi tre sì all’Unione, alla Federazione e alla Margherita, equivalgono un «no» all’Ulivo, all’Ulivo come «risposta forte, stabile unita per il governo del Paese»: «Il sogno che qui viene proposto è il ritorno alla normalità». E Marini attacca: «Si legge che Prodi ha incontrato Fassino per un’ora, magari per prendere un caffè, ma mai si è visto un’ora con Rutelli».
    Consumato lo strappo, i prodiani (che preferiscono oggi più che mai essere chiamati «ulivisti») forti del 20% dei voti ottenuti, si preparano a riunirsi il 17 maggio per un’assemblea autoconvocata, dove decideranno che fare. Il fantasma della scissione, magari con la scelta di presentare liste dell’Ulivo nell’Unione, aleggia ancora, ma c’è anche chi invita a non considerare catastrofica la spaccatura. «Non sarò mai protagonista o comprimario di scissioni», assicura Enrico Letta rivendicando di essere insieme «prodiano e rutelliano». «Se adesso qualcuno drammatizzasse si prenderebbe una responsabilità molto grave», avverte intanto il coordinatore dell’esecutivo Franceschini. «Lavoreremo perché la Margherita cambi parere», dichiara Willer Bordon definendo una «sciocchezza» la parola scissione.
    Ma per i sostenitori di Uniti per l’Ulivo l’abbandono del progetto politico unitario , circoscrive la leadership di Prodi soltanto ai temi di governo e non più, spiega Andrea Papini, «al sostegno di una forza politica vera e grande». «Con questo no a Prodi si è aperto un problema gravissimo, si è snaturata la Margherita, si è posto un atto che scardina lo schema unitario con il quale abbiamo vinto le elezioni, grave è la responsabilità di chi ha deciso in tal senso», accusa Franco Monaco.

  2. #522
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    ... vedi, caro Brunik, il fatto che tu cerchi di minimizzare l'accaduto e' dimostrativo di quanto tu poco capisca la politica "espressa" e quella "sottintesa" .... dunque, vediamo di fare il punto della situazione ... L'Unione non dovrebbe essere altro che una alleanza elettorale che mette insieme tutti i partiti massimalisti che vanno dalla Margherita sino a Rifondazione ... con l'intento di dare vita al prossimo governo (non si sa pero' con quale programma ... sic) ... all'interno di questa Unione c'e la Fed (la Federazione) formata dai due grossi big Ds e Margherita ... piu' altri piccoli gruppi ... che avrebbe lo scopo di "comandare" tutta l'Unione ... solo che i due Big ... Ds e Margherita non sono d'accordo tra di loro su chi deve avere il bastone del comando ....
    Prodi che doveva incarnare il punto di coagulo di questa strategia ... viene sconfessato da circa l'80% del suo stesso partito .... quindi viene ad essere contemporaneamente ostaggio di piu' linee ... quella bertinottiana che cercava di tenere coesa con "evasivita' programmatiche di stampo demagogico" ... quella fassiniana che non puo' rinunciare a quella che per i Ds e' l'ultima spiaggia ... per entrare nelle stanze dei bottoni .. gettando definitivamente alle ortiche le tute blu da Pautasso di tutta una vita ... ed infine quella rutelliana della Margherita smarcatasi dai segnali di imperio e prevaricazione diessini ...
    Insomma .... Prodi ... un leader azzoppato e dimezzato ... non padrone nemmeno in casa sua .... ostaggio degli altrui voleri ... senza uno straccio di programma per governare il Paese ... e la crisi la cui ombra si allunga sempre di piu' in questi giorni sulla societa' italiana ...
    Insomma un leader di tale stampo quale affidabilita' puo' rappresentare per dare garanzia e stabilita' al Paese ? ... nessuna ...

  3. #523
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    Predefinito tratto da IL GIORNALE DI VICENZA 26 maggio 2005

    La Margherita non molla: l’Ulivo è di tutti
    Nessuna marcia indietro sul simbolo autonomo per il proporzionale alle politiche

    Roma. «Confermo di aver concordato con gli altri amici dei partiti della Federazione che la lista che unisse il nome di Prodi ad altri partiti non avrebbe assolutamente nulla a che fare con l’Ulivo». Il vertice della Federazione dell’Ulivo si è concluso senza un accordo. Le strade di Romano Prodi e Francesco Rutelli, dopo lo strappo della Margherita sulla lista unica, sembrano dividersi. Ma il Professore rilancia una lista dell’Ulivo. E il presidente della Margherita lo stoppa.
    Lo scontro, dunque, continua. In una conferenza stampa serale, svoltasi nella sede della Margherita in largo del Nazareno, dopo essere stato il bersaglio del popolo dell’Ulivo che lo ha accolto a Santi Apostoli gridando «vergogna» e «Cicoria, cicoria», in riferimento alla frase pronunciata nel corso dell’assemblea nazionale della Margherita per difendersi dalle accuse dei prodiani di voler indebolire l’Unione («io ho mangiato pane e cicoria per consegnare a Romano Prodi un centrosinistra competitivo»), dice in sostanza che la decisione a sorpresa di Prodi lo stupisce.
    «Stento a credere che Prodi avanzi iniziative personali che, escludendo la Margherita, indebolirebbero la coalizione, sarei incredulo». Infatti, «l’Ulivo è un patrimonio di tutti», prosegue Rutelli, precisando che la Margherita metterà un ramoscello di ulivo nel suo simbolo.
    Nella riunione di stamattina, spiega il leader dei Dl, «abbiamo espresso la nostra preoccupazione perché ci troviamo in ritardo rispetto alla gravissima crisi economica» di fronte alla quale sarebbe meglio «accelerare le nostre proposte positive. C’è una grande ansia nel Paese, non possiamo far passare altri mesi prima di esprimere grandi indirizzi programmatici», continuando a discutere di «scelte organizzative». La decisione presa dalla Margherita per quanto riguarda la quota proporzionale sarà «uno strumento decisivo per vincere, intercettando una parte decisiva dei consensi».
    Rutelli insiste nel suo ragionamento, che cioè il partito sta già intercettando i voti in uscita dalla Casa delle libertà, dopo il tracollo seguito alla sconfitta alle regionali. È anche un modo per far vincere la coalizione di centrosinistra nel 2006. E questo, conclude Rutelli, lo dico con «la serenità di chi sa di avere un consenso largo e crescente nella Margherita».
    I Democratici di sinistra, invece, aprono alla lista Prodi. In serata, quando tutti si cominciano a chiedere come finirà il muro contro muro, una nota del botteghino di via Nazionale chiarisce l’orientamento di Piero Fassino. Il segretario dei Ds annuncia che il suo partito porterà la proposta del Professore «all’esame degli organismi dirigenti». Precisa che i Ds sono convinti «unire il centrosinistra e tenere aperta la prospettiva dell’Ulivo», afferma Fassino, «è oggi prima di tutto un’esigenza del Paese: i Ds a questa priorità hanno sempre ispirato la loro azione e continueranno a farlo».
    Non condivide le critiche alla decisione di Prodi nemmeno Enrico Boselli, leader dello Sdi. Anzi. «Apprezzo la decisione presa per rilanciare l’Ulivo», sottolinea Boselli, «Questa scelta che considero positiva sarà al centro dei lavori del nostro consiglio nazionale che si terrà domenica».

  4. #524
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 1 giugno 2005

    Caos a sinistra, Prodi al mare. Marini: “Basta con le cartoline”
    Il leader del centrosinistra? “Non è raggiungibile”

    di Aldo Torchiaro

    Romano Prodi si trova a Creta da ormai tre giorni. Non a caso, al centro di un labirinto inestricabile. Il caso Rai esplode, la Margherita si spacca, in Italia fervono i negoziati. E lui è lì, nella ridente Creta, dopo essere rientrato da un viaggio di tre giorni in Cina. Si sa, la politica stanca, e il personaggio compirà sessantasei anni ad agosto. Si gode il sole di Micene, e cerca di seguire, come può, l’attualità. Blindato da una cortina di collaboratori.
    “Nessun commento”, dichiarano. Lo staff del Professore fa sapere che lui, steso al sole, non intende commentare né la proposta di Monorchio come presidente della Rai, né il no annunciato dall'Unione sulla proposta dell’ex ragionere generale dello Stato al vertice di viale Mazzini. “E’ in vacanza”, sottolineano ai giornalisti. Fanno quadrato. “Non ha avuto più contatti con la maggioranza dopo la rottura delle trattative”. Stessa litania quella che ripete Franco Monaco, esponente della Margherita: “Prodi è del tutto all'oscuro del ‘blitz’ della maggioranza su Petruccioli”. Ed ha aggiunto, senza riuscire a celare un velo di imbarazzo: “Non conosco la posizione di Prodi sulle nomine Rai, mi dispiace”. D’altronde la giornata delle nomine in viale Mazzini non risulta di particolare rilevanza per il Professore, che non l’ha messa in agenda. E l’irritazione tra gli esponenti del centrosinistra non si tiene più.
    Il diessino Giuseppe Giulietti, che di Rai si è sempre occupato, batte i pugni sul tavolo. “E’ necessario decidere ai massimi livelli la nostra posizione sulla Rai”, dice allarmato. “Anche perché abbiamo davanti un anno di campagna elettorale”. E fa la voce grossa. Insiste per avere subito Prodi a Roma, fa presente come sia il caso di fare un vertice con i segretari dei partiti dell'Unione. Il suo richiamo è di quelli che fanno capire come l’insofferenza verso il leader in ritirata sia ormai ingestibile. Tutti se la prendono con la figura che manca: un leader, un riferimento per tutta l’Unione. La presa di posizione di Marini contro Massimo D’Alema, reo di voler “imbrogliare” i Dl perché, a suo avviso, dietro le critiche del presidente della Quercia, si nasconderebbe la volontà di imporre il partito unico (“non accetto cartoline precetto né dai Ds né da altri”); che contro i prodiani (anche se Marini definisce Papini e Santagata, voluti da Prodi per la cabina di regia, come politici che “non conoscono la Margherita”, insomma degli estranei). Fatto sta che a reagire in modo duro sono stati quegli esponenti della Margherita che, benché in minoranza, insistono sulla lista unitaria: Monaco, Papini, Santagata, Bordon.
    Il rutelliano Paolo Gentiloni: “L'impressione che abbiamo avuto noi della Margherita è stata che da parte del leader dell'Unione non ci sia stata una reale opera di convinzione e di persuasione e invece si è preferito procedere per ukase, per strappi e per comunicati stampa che arrivavano da lontano”. Un giorno dalla Cina, una volta dall’Egeo. Quanto a Parisi, il presidente dell’ Assemblea Federale ha risposto a Marini (“non ci facciamo piegare dai diktat”) con una nota inviata dal portatile sistemato in albergo. Dove? A Creta, dove è in vacanza con Romano Prodi. E così, dalla spiaggia dell’isola greca, si scruta l’orizzonte in attesa del temporale che si preannuncia nel giorno del ritorno di Prodi. D’altronde la vacanza vera è sotto gli occhi di tutti: è la leadership dell’Unione, sede vacante.

  5. #525
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  6. #526
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Ulivo/Nucara: finita unita' politica centrosinistra

    Prima ne prende atto Rutelli, meglio e'

    ''L'unita' politica del centrosinistra e' finita. Prima il partito di Rutelli ne prendera' atto e ne trarra' le dovute conseguenze, meglio sara' per gli interessi del Paese''. Lo ha detto il segretario del Pri, Francesco Nucara, parlando a Bologna sull'ipotesi di una scissione della Margherita.

    Roma, 16 giugno 2005 (Adnkronos)

  7. #527
    Golia
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    Prodi mistifica la realtà e insulta il premier. Il Presidente Berlusconi ha detto il vero, al contrario di quello che fanno il professore e la sinistra.

    La nostra economia è sana e ha tutti i numeri per rilanciarsi, come testimonia il sommerso. Un fenomeno che il governo sta combattendo davvero con interventi mirati. Cosa mai fatta dal governo Prodi. Questa triste realtà l'abbiamo ereditata dagli esecutivi ulivisti.

    Inoltre il professore dimentica che nel 96 la maggioranza degli italiani, nel proporzionale, votò Silvio Berlusconi e il Polo. Se la Lega fosse stata con noi nel maggioritario, come lo è ora, Prodi avrebbe perso. Quindi si dia una calmata e pensi alla sua coalizione sgangherata che perde i pezzi per strada. Ormai il professore non rappresenta nemmeno se stesso.

  8. #528
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  9. #529
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 22 giugno 2005

    Il quorum, croce e delizia

    di Arturo Diaconale

    La quota proporzionale del quattro per cento del Mattarellum è la croce e la delizia dei politici italiani. Soprattutto quelli del centro sinistra. E’ in nome di quella quota e della certezza di poterla superare che Francesco Rutelli ha fatto la guerra alla lista unitaria di Romano Prodi. Ed è per paura della stessa quota e nella convinzione di non poterla superare che tutti i partitini ulivisti si sono battuti per una lista unitaria che avrebbe comunque garantito un pugno di collegi per tutti.
    Delizia per Rutelli, quindi, la quota proporzionale è diventata croce per i vari Enrico Boselli, Antonio Di Pietro, Oliviero Diliberto, Alfonso Pecoraro Scanio e per lo stesso Clemente Mastella. Se la legge non cambia e la quota proporzionale si abbassa, come faranno i nostri eroi a ritrovare i collegi scomparsi nelle pieghe della polemica tra i massimi dirigenti del centro sinistra?
    La questione non è di poco conto. Anzi, è di vitale importanza. Sia per i partiti minori, che se non trovano una soluzione sono destinati ad essere assorbiti da quelli maggiori; sia per questi ultimi, che potrebbero essere tentati di fare piazza pulita una volta per tutte di ogni concorrente minore.
    Fausto Bertinotti, ad esempio, non fa alcun mistero di voler sfruttare l’occasione per saldare i conti con i Comunisti italiani. Inutilmente Diliberto lo sollecita a dare vita ad una aggregazione unitaria di tutte le sigle della sinistra antagonista. Il leader di Rifondazione comunista risponde picche nella convinzione che non potendo superare il quattro per cento i Comunisti italiani saranno costretti a gettare le armi ai suoi piedi e ad arrendersi a discrezione.
    A loro volta i Ds appaiono ben felici di fare da chioccia amorosa dei Verdi, dello Sdi o dell’Italia dei Valori. A condizione che Pecoraro Scanio, Boselli e Di Pietro si lascino annettere e fagocitare e si accontentino di pochi e striminziti collegi.
    Identico discorso, infine, vale per l’Udeur che o accetta di fare la costola minoritaria della Margherita, o si prepara ad uscire dalla scena politica nazionale.
    Nessuno è in grado di prevedere quale piega prenderanno le diverse faccende del centro sinistra legate al sistema elettorale. Tra tutte, però, merita di essere segnalata quella socialista. Fino a quando è stata viva l’ipotesi della lista unitaria di Prodi, il vertice dello Sdi ha respinto con alterigia e disprezzo le proposte di ricomposizione socialista lanciate dai vari Bobo Craxi.
    Ora che la possibilità di sistemarsi nell’Ulivo è saltata, Boselli riscopre il valore dell’unità socialista. Non per l’impresa impossibile di superare la quota del quattro per cento, ma per trattare da posizioni migliori l’annessione ai Ds.
    Gianni De Michelis ringrazia sentitamente!

  10. #530
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