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Discussione: 25 aprile

  1. #21
    Il cinismo ci salverà
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    In Origine Postato da RedBull
    Buona sera,Logos..
    Il problema è quale significato dare al termine "pacificazione".
    Quando l'on.Fini ha dichiarato ,tempo fa ,che "il Fascismo è stato il male assoluto"io come antifascista l'ho aprezzato ed onestamente mi sarebbe bastato che avesse detto"la perdita della libertà è il male assoluto , questa condizione in Italia coincise con il fascismo",perchè per me non esistono (sia chiaro) dittature "buone" e "cattive";ho piena consapevolezza che in altri Paesi la libertà negata alla gente non è stata "merito" del fascismo..
    Dopo di che delle due l'una l'affermazione di Fini è puramente "tattica"volta cioè ad accreditare epidermicamente An presso la pubblica opinione per così dire "centrista" (antifascista e anticomunista sui generis ) ovvero il frutto di una riflessione,di un punto di arrivo che taglia nettamente le radici con il passato del MSI dalle origini.
    Se il fascismo fu la negazione della libertà in Italia,quale riccorenza celebra la libertà ritrovata e l'inizio di un percorso democratico tra gli Italiani che unitariamente si opposero al regime?
    Credo che sia proprio il 25 Aprile.

    La pacificazione in termini giuridicivi è stata fatta quando,nel 1946 il guardiasigilli del Governo De Gasperi firmo l'amnistia per migliaia di detenuti fascisti ancora incarcerati;a partire dal 1948 gli eredi del fascismo hanno potuto riorganizzarsi in movimento politico e partecipare alle competizioni democratiche,al di là di quanto contenuto nelle disposizioni transitorie e finali della Costituzione..
    Io vorrei capire cosa intendi tu per pacificazione..allora?
    Riconoscere che molti di quei giovani aderirono alla RSI in buona fede e che loro "colpa" fu quella di essere stati ingannati dalla retorica fascista? Nessun problema...Puo essere che essi "in limpida coscienza" parteciparono alle attività di rastrellamento contro i partigiani o alle persecuzioni contro i civili sospettati di fiancheggiarli,all'arresto di ebrei deportati poi nei lager,alla guerra a fianco dei nazisti e alla disperata difesa di un regime che aveva,vent'anni prima,eliminato le libertà democratiche con la violenza ed instaurato la dittaura...pensando con ciò di servire la "Patria".
    D'altro canto in "limpida coscienza" migliaia di giovani e non,cittadini italiani di ogni condizione avevano un'altra opinione di come dovesse essere la Patria ,si batterono per porre fine alla guerra,ritrovare la libertà negata e costruire per il Paese un futuro migliore
    Se questo è lo spartiacque ed ovviamente se l'analisi è condivisa ..in termini etici..questi sono le condizioni.
    Non c'è conciliazione tra le due scelte,Logos..non vi potrà essere oggi come non vi è stata allora(perchè mai allora vi sarebbe stata questa guerra civile?).
    Affermare che dopo sessant'anni è "giusto" considerare anche le ragioni dei vinti è un contronsenso assoluto sotto un profilo etico oltrechè un'impostazione errata da un punto di vista logico quelle "ragioni" erano tali,da un punto di vista morale anche allora,oppure..come io credo.. non lo sono mai state;dire che dobbiamo "pacificare" il Paese è come affermare che vi sono delle ragioni..rifiutate dagli Italiani di allora..per le quali il giudizio morale verso quell'esperienza storica deve essere mutato.

    Il giudizio è già stato dato da chi allora visse,da chi allora conobbe in prima persona quegli avvenimenti molti anni fa:rifiutando il nazifascismo.

    Nessuno in Francia pensa ad una " pacificazione" che valuti le ragioni dei Valois o dell'ancien regime ( quella fu oltre che una rivoluzione una sanguinosa guerra civile);nessuno pensa negli Stati Uniti di riconsiderare la secessione sudista (ed anche quella fu una guerra civile dove le crudeltà non mancarono).
    Certo,vengono fatte analisi storiche ed approfondimenti (cosa fatta da anni anche in Italia)...ma non si vuole tendere con quelle riflessioni,a far mutare il giudizio storico.


    Se le Istituzioni dal 2 giugno del 1946( a seguito della liberazione) sono rappresentative della volontà democratica,se gli italiani vivono in PACE da allora,se il Paese ha goduto di un indubbio progresso economico-sociale..cos'è la "pacificazione"che viene richiesta,suggerita da certi "intellettuali" e da alcuni esponenti politici?
    Qual'è il fine ultimo che si vuole perseguire?

    "Il fascismo è il male assoluto"..così la pensarono la grande maggioranza dei nostri concittadini in quei giorni del 1945..qualche anno prima dell' on.Fini.
    Cosa altro possiamo aggiungere a distanza di sessant'anni?
    Saluti
    "Il male assoluto" è un termine di comodo che serve a fissare paletti. Io sono un convinto relativista e penso che tutto, male compreso, sia relativa, con buona pace di Benedetto xvi e della sua crociata antirelativistica, ma qui entriamo nel campo della filosofia e divaghiamo. Tornando al punto, adesso ti spiego, riguardo alle drammatiche vicende che ogni volta il 25 aprile suscita, ora ti dico cosa intendo io per "pacificazione": intendo che occorrerà, per ottenerla, rendere onore a quegli Italiani, che pur sbagliando, combatterono dalla sponda degli sconfitti. E non dico pari dignità o chissà mai quale importanza: dico rendere loro onore nel senso di ammettere che fecero quella scelta in buona fede, combaterono per un ideale, e bada, per noi è facile oggi, dire cosa è stato giusto e cosa non lo è stato, noi non lo abbiamo vissuto quel periodo, abiamo solo la "memoria storica" a rammentarci chi sono stati i vincitori e chi i vinti. Poi c'è la memoria individuale, quella delle famiglie fasciste che hanno avuto dei lutti a causa dei partigiani, e quella delle famiglie partigiane che hanno avuto dei lutti a causa dei nazifascisti.
    Allora, per concludere, fintanto che il 25 aprile verrà festeggiato come giorno della Liberazione e di tutti gli Italiani, TRANNE QUELLI CHE SBAGLIARONO COMBATTENDO DALLA PARTE SBAGLIATA, ecco, la pacificazione rimarrà una bella intenzione. Ammesso poi, ad esempio, che siamo tutti interessati ad essa, perché di questo non ne sono convinto.

  2. #22
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    Caro RedBull purtroppo perdi solo tempo a spiegare a Logos e compagnia con dovizia di spiegazioni e saggezza da condividere pienamente la verità dei fatti. Loro sono imbevuti di odio e rancore per la sconfitta della loro idea tra l'altro avvenuta molto prima della loro nascita. Credono in un Fascismo buono che non è mai esistito e in un onor di Patria sui generis ... .
    Anch'io non ero nato allora ma mio padre e mia madre e molti miei zii hanno vissuto quel periodo già nell'eta della piena ragione molti hanno vestito la divisa nei vari teatri militari e la loro testimonianza diretta mi è stata utilissima per capire che vuol dire una dittatura (tutte indistintamente) e nel lottare con ogni forza per impedire che ritornino. Il 25 aprile ci aiuta in questa lotta.

  3. #23
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    Ma quante cazzate che dice!
    Vediamo un pò di confutare la "disonestà intellettuale" (per usare un eufemismo" di questi "destrorsi".


    La guerra partigiana (1943-1945)

    L’Italia come campo di battaglia (1943-1944)

    Il mantenimento della monarchia sabauda nelle zone di occupazione angloamericana.
    Da Brindisi il re giustifica la propria fuga da Roma con la necessità di garantire la continuità dello Stato italiano e delle sue istituzioni. Ma fino al febbraio 1944 la sovranità del governo regio si estenderà solamente alle province pugliesi di Bari, Brindisi, Lecce e Taranto (il cosiddetto "Regno del Sud"), mentre le altre zone liberate dagli anglo-americani rimarranno sotto il controllo del governo militare alleato.

    Liberazione di Mussolini e ripresa del fascismo nell’Italia occupata dai tedeschi.
    Il 12 settembre 1943 un reparto di paracadutisti tedeschi libera Mussolini dalla prigione di Campo Imperatore (sul Gran Sasso d'Italia) e lo trasporta in Germania. Il giorno 18, da Monaco di Baviera, lo stesso Mussolini annuncia con un proclama radiofonico l'imminente istituzione di una repubblica fascista nell'Italia controllata militarmente dai tedeschi. Negli stessi giorni si ricostituisce il partito, con il nome di partito fascista repubblicano. Il 23 settembre Mussolini rientra in Italia e quattro giorni dopo presiede, a Rocca delle Caminate (Forlì) la riunione del nuovo governo fascista. Il giorno 28 viene decisa (su pressione dei tedeschi) la dislocazione dei ministeri in diverse località dell’Italia settentrionale, tra Veneto e Lombardia; le sedi principali sono quelle di Salò, Desenzano e Gargnano, sul versante bresciano del lago di Garda.

    Lotta antifascista e la Resistenza: bande partigiane e prime rappresaglie tedesche nell’Italia settentrionale.
    Agli episodi di resistenza anti-tedesca verificatisi subito dopo l’armistizio, fanno seguito altre scelte e iniziative di lotta: nello stesso mese di settembre, gruppi di antifascisti prendono con decisione la via della clandestinità e della lotta armata, soprattutto nelle zone collinari e montuose dell’Italia settentrionale: nascono così le prime “bande” partigiane in Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia, Veneto. Nuclei partigiani si formano anche in alcune zone dell’Italia centrale.
    Il 19 settembre la popolazione civile di Boves (Cuneo) sperimenta la prima, sanguinosa rappresaglia tedesca alla resistenza di soldati e partigiani italiani: il paese viene interamente dato alle fiamme, e sono uccise 23 persone. I tedeschi hanno deciso di adottare anche in Italia la politica del terrore.

    La lotta contro i tedeschi nel Mezzogiorno e le quattro giornate di Napoli (settembre 1943).
    L’insurrezione delle “quattro giornate di Napoli” (27-30 settembre 1943), condotta da antifascisti e popolani per la liberazione della città dall’occupazione tedesca, era stata preceduta da altri, importanti scontri, come a Bari, all’indomani dell’8 settembre, o a Matera, il giorno 21; importante anche il combattimento impegnato da una banda partigiana il 25 settembre a Bosco Martese (Teramo). Anche nel Mezzogiorno i tedeschi mettono in atto sanguinose rappresaglie, come a Rionero in Vulture (Potenza) il 16 settembre (18 civili uccisi) e in tutta l’area del Casertano.

    Il fascismo repubblicano subordinato ai tedeschi.
    Il “governo nazionale fascista”, costituitosi alla fine di settembre del 1943, subisce immediatamente la perdita di importanti territori nord-orientali: per esigenze militari tedesche le province di Belluno, Trento e Bolzano costituiscono l’«Alpenvorland», quelle di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana l’«Adriatische Künstenland» e di fatto vengono annesse alla Germania. E’ un ulteriore, lampante esempio della assoluta subordinazione del nuovo stato fascista alle autorità tedesche; in tutti i principali aspetti della vita politica dell’Italia di Salò l’autorità del fascismo repubblicano risulterà sempre in secondo piano rispetto alle strategie politiche e militari dell’alleato tedesco.

    Il «Regno del Sud» dal settembre 1943 al febbraio 1944.
    Il 29 settembre, a Malta, Badoglio e il generale Eisenhower firmano i protocolli aggiuntivi dell’armistizio, che di fatto sanciscono il pieno controllo politico-militare degli anglo-americani sul territorio italiano da essi occupato. Nel mese di ottobre il quadro politico interno vede grandi discussioni sul ruolo della corona: il CLN centrale approva, il giorno 16, un documento che richiede “la costituzione di un governo straordinario” espresso dalle forze dichiaratamente antifasciste e mette in discussione la permanenza del re (assai compromesso con il fascismo) e dello stesso Badoglio alla guida politica del paese; otto giorni più tardi è Badoglio a proporre al re di abdicare, ma questi rifiuta decisamente.
    Intanto, il 13 ottobre, il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania: l’Italia viene riconosciuta dagli alleati come paese cobelligerante.
    Negli ultimi mesi del 1943 riprende il dibattito politico tra le forze antifasciste, in vista del congresso dei CLN dell’Italia meridionale (Bari, gennaio 1944).
    Nel febbraio 1944, gli Alleati restituiscono alla sovranità italiana tutte le province a sud di Napoli e Foggia e le due isole maggiori: la sede del governo regio si trasferisce quindi da Brindisi a Salerno.

    Lotta antifascista e guerra partigiana tra il novembre 1943 e il marzo 1944.
    Negli ultimi mesi del 1943 le forze della Resistenza sviluppano, nelle più importanti città del Centro-Nord, vere e proprie azioni di guerriglia urbana contro i tedeschi e i fascisti, principalmente ad opera dei Gap (Gruppi di azione patriottica). Le bande e i gruppi partigiani della montagna e della collina tendono intanto ad irrobustirsi: concorre, ad aumentare le fila di coloro che scelgono la clandestinità e la lotta armata, il bando di leva della Repubblica sociale italiana (9 novembre 1943): solo il 40% dei giovani di leva (classi 1924 e 1925) risponderanno alla chiamata.
    Nei primi mesi del 1944 la Resistenza assume una organizzazione militare più compiutamente strutturata: si formano le brigate partigiane (al cui interno operano distaccamenti e squadre), che concorreranno, nell’estate, alla formazione delle divisioni partigiane. La politicizzazione delle diverse formazioni è rispecchiata dai nomi: “Garibaldi” (partito comunista), “Giustizia e libertà” (partito d’azione), “Matteotti” (partito socialista), “Fiamme verdi” (cattolici); esistono anche numerose formazioni autonome di orientamento liberale, monarchico, ed anche formazioni che si dichiarano apolitiche.

    Le Fosse Ardeatine.
    Il 23 marzo 1944, a Roma, un reparto tedesco di SS viene attaccato dai partigiani in via Rasella: 33 tedeschi rimangono uccisi. Per rappresaglia verranno uccisi, il giorno successivo, 335 italiani: tra essi vi sono detenuti politici e comuni prelevati dalle carceri romane di Regina Coeli ed anche ebrei ed antifascisti vittime di rastrellamenti. L’operazione di rappresaglia è organizzata e condotta dalle SS del maggiore Herbert Kappler e ha il suo tragico epilogo alle Fosse Ardeatine.

    L’offensiva del movimento partigiano tra la primavera e l’autunno del 1944.
    Soprattutto a partire dal maggio-giugno 1944, si afferma in modo crescente (in concomitanza con l’offensiva angloamericana nell’Italia centrale) l’attività partigiana nelle zone collinari e montuose del Centro-Nord, malgrado le numerose operazioni di rastrellamento promosse dai nazifascisti fino ai mesi di marzo e aprile.
    Tra i risultati principali dell’offensiva partigiana va ricordata la vicenda delle “repubbliche partigiane”, a cominciare da quella di Montefiorino, nel Modenese, il cui territorio viene liberato dalla presenza tedesca il 22 giugno 1944 e amministrato dai partigiani fino alla fine di luglio, quando un rastrellamento in forze di tedeschi e fascisti ne provoca la caduta. Con l’estate e l’autunno del 1944 fioriscono altre importanti esperienze di autogoverno partigiano: le principali, anche per le dimensioni dei territori amministrati, riguardano la Val d’Ossola, l’Alto Monferrato, la Carnia.
    L’organizzazione militare della lotta di Liberazione aveva intanto conseguito un fondamentale risultato con la costituzione (19 giugno 1944) del Corpo volontari della libertà (Cvl), nel quale confluiscono tutte le formazioni partigiane.

    Lo sfondamento della “linea Gustav”.
    Nel maggio 1944 inizia l’offensiva anglo-americana verso la “linea Gustav”, a Cassino, quattro mesi dopo lo sbarco di truppe alleate ad Anzio, sul litorale romano. Roma viene liberata il 4 giugno 1944; l’avanzata alleata prosegue in direzione di Firenze, raggiunta e liberata in agosto.
    L’offensiva alleata era andata avanti, pur tra molte difficoltà, anche lungo il litorale adriatico, dopo la lunga “battaglia del Sangro”; i principali centri dell’Abruzzo vengono liberati tra l’11 e il 13 giugno 1944, il 18 giugno è liberata Ascoli Piceno, il 18 luglio Ancona. Importante, nel corso di questa avanzata, il contributo dell’esercito regolare (organizzato nel «Corpo italiano di liberazione») e di gruppi partigiani, tra i quali spicca la “banda della Maiella”.

    L’offensiva sulla “linea Gotica”.
    Alla fine di agosto del 1944 prende il via l’offensiva alleata contro la linea Gotica. L’attacco, prevalentemente concentrato sul versante adriatico, è meno efficace del previsto; sarà decisivo il contributo del movimento partigiano nel conseguire alcuni parziali, importanti risultati. All’inizio di settembre è liberata Pesaro (con l’importante contributo dei partigiani della “Maiella”); assai ostacolata è la successiva marcia verso Rimini, dove gli alleati riusciranno a entrare solo il 21 settembre. Occorrerà poi attendere il 20 ottobre per la liberazione di Cesena e il 9 novembre per la liberazione di Forlì; molto importante, nel Forlivese, il ruolo svolto dalle formazioni partigiane, in particolare dall’8ª brigata “Garibaldi”. Sul versante appenninico, alla liberazione di Firenzuola non faranno seguito significativi avanzamenti, anche se all’inizio di ottobre gli alleati riusciranno ad attestarsi nella zona di Loiano, sull’Appennino bolognese.

    Rastrellamenti, stragi, attacchi alle postazioni partigiane da parte dei tedeschi.
    Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto del 1944, ben prima dell’attacco alleato alla linea Gotica, i nazifascisti avevano già compiuto diverse offensive nei confronti delle forze partigiane (tra gli altri, l’attacco a Montefiorino, 30 luglio - 1° agosto); inoltre, rastrellamenti e stragi avevano già caratterizzato il ripiegamento dei tedeschi dopo la liberazione di Firenze (strage di Sant’Anna di Stazzema, 12 agosto 1944). Il 29 settembre si compie l’eccidio di Marzabotto (1800 uccisi, di cui circa 1500 civili) ad opera delle SS del maggiore Reder. Con il procedere dell’autunno le forze nazifasciste intensificano gli attacchi contro le “zone libere” e i principali insediamenti partigiani.

    Arresto dell’offensiva alleata e crisi militare della Resistenza; il difficile inverno 1944-45.
    Alla fine di ottobre l’offensiva anglo-americana lungo la linea Gotica si arresta; il 13 novembre il comandante delle forze alleate, generale Alexander, diffonde un proclama con il quale annuncia la sospensione delle operazioni militari nell’Italia settentrionale ed invita i combattenti partigiani alla temporanea smobilitazione. Ma, pur tra numerose difficoltà, la lotta di liberazione proseguirà anche nel duro inverno 1944-45, come dimostrano le vicende della “battaglia di Porta Lame” (Bologna, 7 novembre 1944) e la liberazione di Ravenna e Faenza (dicembre 1944). Il quadro generale costringe comunque alla difensiva la maggior parte delle formazioni partigiane dell’Italia settentrionale.
    In questa situazione, lo stesso fascismo repubblicano sembra riprendere fiato (discorso di Mussolini al Teatro Lirico, Milano, 16 dicembre 1944).

    la fine della guerra e la Liberazione (1945)

    Riorganizzazione del movimento partigiano.
    Nel febbraio-marzo 1945, malgrado le azioni di rastrellamento operate dai nazifascisti, il movimento partigiano si riorganizza e riprende l’iniziativa nelle città e nelle campagne del Nord; si avverte ormai vicina la ripresa delle operazioni militari da parte delle truppe alleate. Il governo della Rsi perde progressivamente il controllo della situazione, anche se Mussolini sostiene, ancora il 6 marzo 1945, che “la Germania non può essere battuta”; ma il comando tedesco in Italia ha già segretamente avviato proprie trattative di resa con gli anglo-americani.

    Ripresa dell’avanzata alleata (5-9 aprile 1945).
    Il 5 aprile 1945 parte l’attacco alleato sul versante tirrenico; l’offensiva principale, però, è quella del 9 aprile, quando partono le operazioni di attacco alla valle del Po. Superato il Senio, gli alleati giungono a Imola il 14 aprile, mentre in città i partigiani hanno già scatenato l’insurrezione. Sul fronte tirrenico, Carrara insorge il giorno 10, e due giorni dopo vi giungono gli anglo-americani. Alla metà del mese molte zone dell’Italia settentrionale vivono già in una situazione pre-insurrezionale (sciopero generale di Torino, 18 aprile), mentre Mussolini abbandona la residenza di Gargnano per trasferirsi, assieme al governo della Rsi, a Milano.

    Insurrezione partigiana, ingresso degli anglo-americani nelle principali città del Nord e resa definitiva dei tedeschi (21 aprile - 2 maggio 1945).
    Il 21 aprile viene liberata Bologna; il giorno 25 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ordina l’insurrezione generale; a Milano inizia lo sciopero generale, mentre Mussolini fugge dal capoluogo lombardo in direzione di Como. Tra il 25 e il 29 aprile le principali città dell’Italia settentrionale vengono liberate, con il concorso decisivo delle formazioni partigiane. Il 28 aprile vengono fucilati Benito Mussolini a Giulino di Mezzegra e numerosi altri gerarchi a Dongo, l’uno e gli altri catturati sulla via della fuga in direzione del confine svizzero. Gli ultimi, importanti combattimenti si svolgono tra la fine di aprile e l’inizio di maggio nell’area veneto-friulana, in alcuni casi anche dopo la resa definitiva delle truppe tedesche in Italia, annunciata ufficialmente il 2 maggio 1945.

    CONTRO OGNI REVISIONISMO FILO-POST-NEO FASCISTA

    IERI, OGGI E DOMANI

    SEMPRE

    RESISTENZA!!!!

  4. #24
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    In Origine Postato da Mauam
    Caro RedBull purtroppo perdi solo tempo a spiegare a Logos e compagnia con dovizia di spiegazioni e saggezza da condividere pienamente la verità dei fatti. Loro sono imbevuti di odio e rancore per la sconfitta della loro idea tra l'altro avvenuta molto prima della loro nascita. Credono in un Fascismo buono che non è mai esistito e in un onor di Patria sui generis ... .
    Anch'io non ero nato allora ma mio padre e mia madre e molti miei zii hanno vissuto quel periodo già nell'eta della piena ragione molti hanno vestito la divisa nei vari teatri militari e la loro testimonianza diretta mi è stata utilissima per capire che vuol dire una dittatura (tutte indistintamente) e nel lottare con ogni forza per impedire che ritornino. Il 25 aprile ci aiuta in questa lotta.
    Spett.Le mauam, lo spieghi a Fini, dal quale pezzo parte il thread... Lei deve capire che chi l'ha vissuto, quel periodo, può averlo vissuto o dall'una o dall'altra parte, della barricata, e qualunque sia stato poi il verdetto storico di quella vicenda, ognuno di quelli che l'hanno vissuto personalmente, quell'evento, lo raccontano secondo la loro esperienza. E le assicuro, caro mauam, che ogni suo sforzo dialettico sarà vano, nel tentativo di farmi passare per "fascista" o filo tale o fiancheggiatore e quant'altro. Cerco solo di smascherare, come molto meglio di me Fini fa, le varie insopportabili ipocrisie che si annidano dietro certe celebrazioni, che appaiono così sacrali che appena uno si permette di criticarle viene subito tacciato di chissà quale nostalgia o idealismo fascista. Non è così, gentile Mauam, non è così. Dico ridico e stradico che per oltre venti anni il popolo al quale immagino anche lei si onori di appartenere, ha accolto in maniera compatta un regime autoritario, che pareva comunque promettere, nelle intenzioni, quella giustizia sociale che tanto oggi, dalla vostra parte, invocate. Poi è chiaro, che le promesse non furono mantenute e che la dittatura non è il regime ideale per attuare riforme, specie in campo di giustizia sociale. detto ciò, o troviamo il coraggio di "assolvere" quei nostri nonni, zii, mamme , padri, che "compattamente" sbagliarono, e che nessuna Ressitenza riabiliterà mai da quell'errore, oppure continueremo a festeggiare il 25 aprile come la Festa della Liberazione ma anche, e nemmeno troppo velatamente, la vittoria di un pezzo di Italia su un altro pezzo di Italia... faccia lei, caro Mauam...

  5. #25
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    Predefinito Relativismo?

    In Origine Postato da Logos
    "Il male assoluto" è un termine di comodo che serve a fissare paletti. Io sono un convinto relativista e penso che tutto, male compreso, sia relativa, con buona pace di Benedetto xvi e della sua crociata antirelativistica, ma qui entriamo nel campo della filosofia e divaghiamo. Tornando al punto, adesso ti spiego, riguardo alle drammatiche vicende che ogni volta il 25 aprile suscita, ora ti dico cosa intendo io per "pacificazione": intendo che occorrerà, per ottenerla, rendere onore a quegli Italiani, che pur sbagliando, combatterono dalla sponda degli sconfitti. E non dico pari dignità o chissà mai quale importanza: dico rendere loro onore nel senso di ammettere che fecero quella scelta in buona fede, combaterono per un ideale, e bada, per noi è facile oggi, dire cosa è stato giusto e cosa non lo è stato, noi non lo abbiamo vissuto quel periodo, abiamo solo la "memoria storica" a rammentarci chi sono stati i vincitori e chi i vinti. Poi c'è la memoria individuale, quella delle famiglie fasciste che hanno avuto dei lutti a causa dei partigiani, e quella delle famiglie partigiane che hanno avuto dei lutti a causa dei nazifascisti.
    Allora, per concludere, fintanto che il 25 aprile verrà festeggiato come giorno della Liberazione e di tutti gli Italiani, TRANNE QUELLI CHE SBAGLIARONO COMBATTENDO DALLA PARTE SBAGLIATA, ecco, la pacificazione rimarrà una bella intenzione. Ammesso poi, ad esempio, che siamo tutti interessati ad essa, perché di questo non ne sono convinto.
    No,Logos...non tutto può essere relativo.

    Gli occhi dei protagonisti sono soggettivi ..colgono l'attimo che vivono e magari non si rendono conto di essere parte di una storia più grande;le emozioni ed i sentimenti personali possono ofuscare il giudizio..renderlo suscettibile di errori.

    Invece i valori NON sono relativi,MAI.
    Altrimenti si annullano le differenze,altrimenti tutto è giustificabile,altrimenti tutto trova una "comprensione" nella buona fede,nella passione,nella giovinezza.,nella incapacità soggettiva o contingente di comprendere esattamente giusto e sbagliato.

    Esistono nella vita degli uomini il bene ed il male (ed ovviamente non mi riferisco ad entità metafisiche).
    Il bene..in termini assoluti..è tutto ciò che va nella direzione di dare dignità all'Uomo,alla sua libertà ed autonomia,alla sua sete di giustizia,conoscenza e verità.
    Il male è "semplicemente" tutto ciò che vi si oppone,ciò che lo rende servo,ignavo,ignorante e moralmente miserevole perchè reso incapace di stare con la schiena diritta e gli occhi alzati.
    Queste "differenze" non sono relative...non posso essere mutevoli nel tempo o nel luogo.
    Sono valori,principi...punto e stop.
    I sistemi poltici vanno giudicati per come si pongono nei confronti di questi valori perchè essi compongono la vita quotidiana delle persone e la loro possibilità di essere uomini e non servi (o al massimo sciocchi servi"felici").

    Un'altra cosa è la compassione per i sofferenti,il silenzio per i morti,un'altra cosa ancora è il perdono verso coloro che fecero il male..questo fa parte della pietas cristiana o laica che sia:riguarda aspetti e riflessioni personali dei "contendenti",lodevoli da un punto di vista personale.

    Ma se tutti i morti ..sotto terra..sono uguali è altrettanto vero che non tutte le ragioni e i valori dei vivi lo sono...non trovi?

    Se la memoria pubblica li onora allo stesso modo..che differenza c'è tra libertà e tirannia,tra democrazia e totalitarismo..tra Uomo e suo simulacro?
    Essere abbagliati dalla retorica,dall'idrottinamento,da un faudolento concetto di "onore" e "patria" non è una "purificazione" rispetto alla scelta compiuta e non la rende moralmente meritevole di essere giustificata nè compresa.
    Paradossalmente anzi sono proprio i "puri",i disinteressati a servire la "causa" con zelo,fervore e alacrità.


    Vedi Logos ... relativizzare i valori (quindi considerare tutti sullo stesso piano e solo per una casualità vincitori "quelli" del 25 Aprile) è possibile solo perdendo la memoria storica e questa operazione si inizia inficiandola,sminuendola...si parte così "contro la retorica del 25 aprile".."Non furono i partigiani a liberare l'Italia"(ed altre ovvietà)per arrivare "Anche tra i partigiani ci furono crudeltà(capirai,in una guerra civile che fa seguito a vent'anni di prepotenze e soprusi di una parte sola ci si scambierà "carezze"..)e "chiederne la abolizione"ovvero
    la "pacificazione per tutti..perchè tutti combatterono con buonafede".
    Tutti combatterono..certo:MA PER COSA e PER QUALE IDEALE DI SOCIETA?
    E' qui che devi partire Logos..PER QUALE "UOMO" combatterono gli uni e gli altri?
    Da qui si parte per definire cosa dobbiamo ricordare e rispettare pubblicamente.

    Ti saluto e ti invito a riflettere.
    Io non ho altre ragioni da esporti sul 25 Aprile.

  6. #26
    Il domani appartiene A NOI...!
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    Wink Logos................E' una questione di........ CIVILTA'...............!!!

    In Origine Postato da Logos
    "..................... riguardo alle drammatiche vicende che ogni volta il 25 aprile suscita, ora ti dico cosa intendo io per "pacificazione": intendo che occorrerà, per ottenerla, rendere onore a quegli Italiani, che pur sbagliando, combatterono dalla sponda degli sconfitti. E non dico pari dignità o chissà mai quale importanza: dico rendere loro onore nel senso di ammettere che fecero quella scelta in buona fede, combaterono per un ideale, e bada, per noi è facile oggi, dire cosa è stato giusto e cosa non lo è stato, noi non lo abbiamo vissuto quel periodo, abiamo solo la "memoria storica" a rammentarci chi sono stati i vincitori e chi i vinti. Poi c'è la memoria individuale, quella delle famiglie fasciste che hanno avuto dei lutti a causa dei partigiani, e quella delle famiglie partigiane che hanno avuto dei lutti a causa dei nazifascisti.
    Allora, per concludere, fintanto che il 25 aprile verrà festeggiato come giorno della Liberazione e di tutti gli Italiani, TRANNE QUELLI CHE SBAGLIARONO COMBATTENDO DALLA PARTE SBAGLIATA, ecco, la pacificazione rimarrà una bella intenzione. Ammesso poi, ad esempio, che siamo tutti interessati ad essa, perché di questo non ne sono convinto.

    .................. Logos................ Naturalmente potrei fare un discorso molto simile al Tuo ribaltando i termini............... Ma mi va benissimo così (sforzandomi di vedere le cose dalla tua prospettiva e cioè con gli occhi di un uomo che si riconosce nei valori dei "vincitori" ) ................. Una sola cosa voglio evidenziare per rimarcare la "diversità" di chi si riconosce nella nostra "visione della vita"................. Io non ho particolari simpatie per Francisco FRANCO ma ............... Rappresentando un'area diametralmente contrapposta a quella "rossa" ed avendo VINTO in Spagna una guerra civile anche più sanguinosa della nostra.............. Dopo aver vinto............... RACCOLSE TUTTI I CADUTI (di una parte e dall'altra) .................. Nella Valle di Los Caidos............... Per poterli ricordare ................Ogni anno............ INSIEME ............. Perchè................ Come diceva Giulio Cesare qualche anno fà............... Dalle guerre civili ................. NESSUNO ESCE VINCITORE..............!!!

  7. #27
    Il cinismo ci salverà
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    "Invece i valori NON sono relativi,MAI.
    Altrimenti si annullano le differenze,altrimenti tutto è giustificabile,altrimenti tutto trova una "comprensione" nella buona fede,nella passione,nella giovinezza.,nella incapacità soggettiva o contingente di comprendere esattamente giusto e sbagliato."

    E invece, caro Red, per me è proprio così: i valori sono anch'essi realtivi, non fanno eccezione. Quello che è giusto per me, può non esserlo per te. E sono talmente relativi che cambiano nel tempo. E non è una legge "divina" a stabilirli, siamo noi, coi nostri difetti e le nostre debolezze. Pensa che nel Medioevo, fino all'Illuminismo, l'intolleranza religiosa era la regola, il valore principe e nessuno si sognava di contraddirlo. Nell'antichità la pedofilia era ampiamente praticata, ed anzi veniva considerata una pratica formativa, soprattutto per i giovanetti che la subivano. Io non posso pretendere che tutti considerino la democrazia come il migliore dei regimi possibili, ed è comunque evidente che più un valore è condiviso più si avvicina all'assoluto, ma al massimo, secondo me, appunto, lo tange. Di più non può. Se prendo in considerazione la dittatura del proletariato e l'abolizione della proprietà privata, dico che per me rappresentano dei disvalori, ma non posso nascondermi o tacermi l'evidenza che in su di essi sono stati costruiti modelli di convivenza sociale che hanno riguardato una sostanziosa fetta di umanità. Un saluto

  8. #28
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    "Invece i valori NON sono relativi,MAI.
    Altrimenti si annullano le differenze,altrimenti tutto è giustificabile,altrimenti tutto trova una "comprensione" nella buona fede,nella passione,nella giovinezza.,nella incapacità soggettiva o contingente di comprendere esattamente giusto e sbagliato."

    E invece, caro Red, per me è proprio così: i valori sono anch'essi realtivi, non fanno eccezione. Quello che è giusto per me, può non esserlo per te. E sono talmente relativi che cambiano nel tempo. E non è una legge "divina" a stabilirli, siamo noi, coi nostri difetti e le nostre debolezze. Pensa che nel Medioevo, fino all'Illuminismo, l'intolleranza religiosa era la regola, il valore principe e nessuno si sognava di contraddirlo. Nell'antichità la pedofilia era ampiamente praticata, ed anzi veniva considerata una pratica formativa, soprattutto per i giovanetti che la subivano. Io non posso pretendere che tutti considerino la democrazia come il migliore dei regimi possibili, ed è comunque evidente che più un valore è condiviso più si avvicina all'assoluto, ma al massimo, secondo me, appunto, lo tange. Di più non può. Se prendo in considerazione la dittatura del proletariato e l'abolizione della proprietà privata, dico che per me rappresentano dei disvalori, ma non posso nascondermi o tacermi l'evidenza che in su di essi sono stati costruiti modelli di convivenza sociale che hanno riguardato una sostanziosa fetta di umanità. Un saluto

  9. #29
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    "Invece i valori NON sono relativi,MAI.
    Altrimenti si annullano le differenze,altrimenti tutto è giustificabile,altrimenti tutto trova una "comprensione" nella buona fede,nella passione,nella giovinezza.,nella incapacità soggettiva o contingente di comprendere esattamente giusto e sbagliato."

    E invece, caro Red, per me è proprio così: i valori sono anch'essi realtivi, non fanno eccezione. Quello che è giusto per me, può non esserlo per te. E sono talmente relativi che cambiano nel tempo. E non è una legge "divina" a stabilirli, siamo noi, coi nostri difetti e le nostre debolezze. Pensa che nel Medioevo, fino all'Illuminismo, l'intolleranza religiosa era la regola, il valore principe e nessuno si sognava di contraddirlo. Nell'antichità la pedofilia era ampiamente praticata, ed anzi veniva considerata una pratica formativa, soprattutto per i giovanetti che la subivano. Io non posso pretendere che tutti considerino la democrazia come il migliore dei regimi possibili, ed è comunque evidente che più un valore è condiviso più si avvicina all'assoluto, ma al massimo, secondo me, appunto, lo tange. Di più non può. Se prendo in considerazione la dittatura del proletariato e l'abolizione della proprietà privata, dico che per me rappresentano dei disvalori, ma non posso nascondermi o tacermi l'evidenza che in su di essi sono stati costruiti modelli di convivenza sociale che hanno riguardato una sostanziosa fetta di umanità. Un saluto

  10. #30
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    "Invece i valori NON sono relativi,MAI.
    Altrimenti si annullano le differenze,altrimenti tutto è giustificabile,altrimenti tutto trova una "comprensione" nella buona fede,nella passione,nella giovinezza.,nella incapacità soggettiva o contingente di comprendere esattamente giusto e sbagliato."

    E invece, caro Red, per me è proprio così: i valori sono anch'essi realtivi, non fanno eccezione. Quello che è giusto per me, può non esserlo per te. E sono talmente relativi che cambiano nel tempo. E non è una legge "divina" a stabilirli, siamo noi, coi nostri difetti e le nostre debolezze. Pensa che nel Medioevo, fino all'Illuminismo, l'intolleranza religiosa era la regola, il valore principe e nessuno si sognava di contraddirlo. Nell'antichità la pedofilia era ampiamente praticata, ed anzi veniva considerata una pratica formativa, soprattutto per i giovanetti che la subivano. Io non posso pretendere che tutti considerino la democrazia come il migliore dei regimi possibili, ed è comunque evidente che più un valore è condiviso più si avvicina all'assoluto, ma al massimo, secondo me, appunto, lo tange. Di più non può. Se prendo in considerazione la dittatura del proletariato e l'abolizione della proprietà privata, dico che per me rappresentano dei disvalori, ma non posso nascondermi o tacermi l'evidenza che in su di essi sono stati costruiti modelli di convivenza sociale che hanno riguardato una sostanziosa fetta di umanità. Un saluto

 

 
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