(il che è poi è parallelo al fatto che l’odierno territorio geo-linguistico dell’Arborea venga definito spesso come “zona grigia “) messo dunque da parte tutto ciò, noi preferiamo parlare, d’accordo con Antonio Sanna, di una autonoma varietà arborense che ha avuto una sua originale storia e un suo particolare sviluppoOriginally posted by Lutzianu
Caru Sardinie Pars, si vede che non hai letto bene i documenti del gran consgilio di iRS in cui c'è scritto che, non solo chi non conosce il sardo Arborense verra buttato dalla Sella del diavolo a mezzanotte, c'è anche scritto che se sopravivera non potrà più poggiare alcun piede in sardegna, sarà esiliato.
comunque se ti vuoi documentare ti dò uno spunto:
L’arborense, così possiamo chiamare la varietà del sardo in cui è redatto il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, presenta delle caratteristiche che risultano essere assi interessanti per la ricostruzione dell’evoluzione, più in generale del sardo e, più in particolare, della sua frantumazione dialettale. Messe da parte definizioni che vorrebbero vedere, nella particolare varietà linguistica del nostro testo , un campidanese con alcuni tratti logudoresi, oppure viceversa un logudorese in fase di evoluzione innovativa di tipo campidanese, dovuta a influssi che proverrebbero dal meridione dell’ isola (il che è poi è parallelo al fatto che l’odierno territorio geo-linguistico dell’Arborea venga definito spesso come “zona grigia “) messo dunque da parte tutto ciò, noi preferiamo parlare, d’accordo con Antonio Sanna, di una autonoma varietà arborense che ha avuto una sua originale storia e un suo particolare sviluppo . Se parleremo, nel corso di queste pagine, di fenomeni di tipo di logudorese e di tipo campidanese, compresenti sia nel nostro testo, sia odiernamente, nell’area arborense, lo faremo dando ai termini un significato puramente empirico-constatativo e del tutto relativo ai fenomeni singoli e senza che si volgia minimamente intendere l’arborense, antico e nuovo , come un testo di “misto” campidanese e logudorese.
Cercheremo invece di proporre un ipotesi sullo sviluppo storico di questa varietà originale e ben definita per quanto possano essere definite le varietà dialettali le quali, come è noto, non hanno confini ne esterni (geografico-territoriali) ne interni (grammaticali) se non arbitrariamente. Sarà la fonetica…..
L129 - ENRICO BESTA (a cura di)
Il condaghe di Santa Maria di Bonarcado.
Testo riveduto da Maurizio Virdis, Saggio introduttivo di Giampaolo Mele.
1995, pp. 144, ill., 2ª ediz., 17x24, euro 26,00.
Ritorna in edizione rinnovata, e adeguatamente curato ed emendato da studiosi di linguistica e paleografia, questo importante documento del Medioevo sardo: si tratta di una serie di schede redatte tra il XII e il XIII secolo, relative all'amministrazione del patrimonio della chiesa di Santa Maria di Bonarcado, presso Oristano.
http://www.editricesalvure.it/storia1.html
se volete fare polemiche almeno documentatevi prima.
e con questo chiudo nuovamente questo post.
est goi e bo!!!!!!![]()
L
basta leggere la parte in neretto.
comunque hai veramente rotto, vede un milgio che vuoi solo polemizzare...
così non sio arriva da nessuna parte.




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