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Discussione: GMG 2005

  1. #61
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    Discorso del Santo Padre BENEDETTO XVI al Suo arrivo all'aeroporto di Koln/Bonn

    Signor Presidente della Repubblica,
    illustri Autorità politiche e civili,
    Signori Cardinali e Venerati Fratelli nell’Episcopato,
    cari cittadini della Repubblica Federale,
    carissimi giovani!

    Con profonda gioia mi trovo oggi per la prima volta, dopo la mia elezione alla Cattedra di Pietro, nella mia cara patria, la Germania. Con viva emozione ringrazio Dio che mi ha concesso di iniziare le visite pastorali al di fuori dei confini dell’Italia proprio con la visita alla Nazione che mi ha dato i natali. Vengo a Colonia in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù, che da tempo il mio Predecessore, l’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II, aveva programmato e predisposto. Sono sinceramente grato a tutti voi qui presenti per la calorosa accoglienza che mi è stata riservata. Il mio deferente saluto va innanzitutto al Presidente della Repubblica Federale, Signor Horst Köhler, che ringrazio per le cortesi parole di benvenuto rivoltemi a nome di tutti i cittadini della Repubblica Federale di Germania. Estendo questo mio rispettoso e grato pensiero ai Rappresentanti del Governo, ai Membri del Corpo diplomatico e alle Autorità civili e militari. Con affetto fraterno saluto poi il Pastore dell’Arcidiocesi di Colonia, il Cardinale Joachim Meisner. Insieme con lui saluto gli altri Presuli, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e quanti prestano la loro preziosa collaborazione alle diverse attività pastorali nelle Diocesi di lingua tedesca. Desidero in questo momento abbracciare col pensiero e con l’affetto tutti gli abitanti dei diversi Länder della Repubblica Federale di Germania.

    In questi giorni di più intensa preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, le Diocesi della Germania e, in particolare, la Diocesi e la Città di Colonia si sono animate per la presenza di tanti giovani, provenienti da diverse parti del mondo. Ringrazio quanti hanno offerto la loro competente e generosa collaborazione per l’organizzazione di questo evento ecclesiale di portata mondiale. Il mio pensiero riconoscente va alle parrocchie, agli istituti religiosi, alle associazioni, alle organizzazioni civili ed ai privati cittadini per la sensibilità dimostrata nell’offrire una calorosa e adeguata ospitalità alle migliaia di pellegrini qui convenuti dai vari continenti. La Chiesa che vive in Germania e l’intera popolazione della Repubblica Federale Tedesca possono vantare una vasta e consolidata tradizione di apertura alla mondialità, come testimoniano, tra l’altro, le tante iniziative di solidarietà, in particolare a favore dei Paesi in via di sviluppo.

    Con questo spirito di sensibilità e di accoglienza verso quanti provengono da tradizioni e culture diverse, ci apprestiamo a vivere in Colonia la Giornata Mondiale della Gioventù. L’incontro di tanti giovani col Successore di Pietro è un segno della vitalità della Chiesa. Sono felice di stare in mezzo ai giovani, di sostenerne la fede e di animarne la speranza. Al tempo stesso, sono certo di ricevere anche qualcosa dai giovani, soprattutto dal loro entusiasmo, dalla loro sensibilità e dalla loro disponibilità ad affrontare le sfide del futuro. A loro, e a quanti li hanno accolti in queste giornate ricche di eventi, giunga fin d’ora il mio più cordiale saluto. Oltre agli intensi momenti di preghiera, di riflessione e di festa insieme con i giovani e con quanti prenderanno parte alle diverse manifestazioni in programma, avrò l’opportunità di incontrare i Vescovi, ai quali rivolgo fin d’ora il mio fraterno saluto. Vedrò poi i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, farò visita alla Sinagoga per incontrare la Comunità ebraica, ed accoglierò anche i rappresentanti di alcune Comunità islamiche. Si tratta di incontri importanti per intensificare il cammino di dialogo e di cooperazione nel comune impegno per la costruzione di un futuro più giusto e fraterno, che sia veramente a misura d’uomo.

    Nel corso di questa Giornata Mondiale della Gioventù rifletteremo insieme sul tema "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2). Si tratta di un’opportunità da non perdere per approfondire il significato dell’esistenza umana come "pellegrinaggio", compiuto sotto la guida della "stella", alla ricerca del Signore. Guarderemo insieme alle figure dei Magi che, provenendo da terre diverse e lontane, furono tra i primi a riconoscere in Gesù di Nazaret, nel Figlio della Vergine Maria, il Messia promesso, ed a prostrarsi davanti a Lui (cfr Mt 2,1-12). Alla memoria di queste figure emblematiche sono particolarmente legate la Comunità ecclesiale e la Città di Colonia. Come i Magi, tutti i credenti, in particolare i giovani, sono chiamati ad affrontare il cammino della vita alla ricerca della verità, della giustizia, dell’amore. E’ un cammino la cui meta risolutiva si può trovare soltanto mediante l’incontro con Cristo, un incontro che non si realizza senza la fede. In questo cammino interiore possono essere di aiuto i molteplici segni che la lunga e ricca tradizione cristiana ha lasciato in modo indelebile in questa terra di Germania: dai grandi monumenti storici alle innumerevoli opere d’arte sparse sul territorio, dai documenti conservati nelle biblioteche alle tradizioni vissute con intensa partecipazione popolare, dal pensiero filosofico alla riflessione teologica di tanti suoi pensatori, dall’eredità spirituale all’esperienza mistica di una schiera di santi. Si tratta di un ricchissimo patrimonio culturale e spirituale che ancora oggi, nel cuore dell’Europa, testimonia la fecondità della fede e della tradizione cristiana. La Diocesi e la Regione di Colonia, in particolare, conservano la memoria viva di grandi testimoni della civiltà cristiana. Penso, tra gli altri, a san Bonifacio, a sant’Orsola, a sant’Alberto Magno e, in tempi più recenti, a santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e al beato Adolph Kolping. Questi nostri illustri fratelli nella fede, che lungo i secoli hanno tenuto alta la fiaccola della santità, siano "modelli" e "patroni" della Giornata Mondiale della Gioventù che si sta qui celebrando.

    Mentre rinnovo a tutti voi qui presenti il mio più caloroso ringraziamento per la cortese accoglienza, prego il Signore per il futuro cammino della Chiesa e dell’intera società in questa Repubblica Federale di Germania, a me tanto cara. La sua lunga storia e i grandi traguardi sociali, economici e culturali raggiunti, siano di stimolo a proseguire con rinnovato impegno sulla via dell’autentico progresso e dello sviluppo solidale non solo per la Nazione tedesca, ma anche per gli altri popoli del Continente. La Vergine Maria, che presentò il Bambino Gesù ai Magi giunti a Betlemme per adorare il Salvatore, continui ad intercedere per noi, così come da secoli veglia sul Popolo della Germania dai tanti Santuari sparsi nei Länder tedeschi. Il Signore benedica voi qui presenti, come pure tutti i pellegrini e gli abitanti del Paese. Dio protegga la Repubblica Federale di Germania!

    [00979-01.01] [Testo originale: Tedesco]

    fonte: www.vatican.va

  2. #62
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    Originally posted by LIBERAMENTE


    Non è mica colpa tua, ma della persona speciale che oramai non saprei più con che termini offensivi qualificare...
    Mi dispiace soltanto che tu, inevitabilmente, ci tenga così tanto a quel tizio ( tanto da desiderare di condividere con lui un'esperienza così stupenda, e tanto da soffrirci )
    Spero che Colonia, in un modo o nell'altro, ti faccia trovare serenità e rinsaldi la tua fede ( in Dio, in realtà già saldissima, e soprattutto nelle persone, che riescono sempre a deluderti e a farti male ).

    Un abbraccio ( e un bacetto), Lib.
    ti risp in pvt...grazie....

  3. #63
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    Palazzo del Quirinale, 18 agosto 2005
    Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia, ha inviato a Sua Santità Benedetto XVI il seguente messaggio:
    "Santità,
    nel momento della Sua partenza per Colonia, dove si svolge la XX Giornata Mondiale della Gioventù, sono certo di interpretare i sentimenti del popolo italiano manifestandoLe il plauso e la fiducia suscitati dall'attenzione che Vostra Santità riserva al dialogo con le giovani generazioni. I giovani, che Ella incontrerà nella Sua terra natale, provenienti da ogni parte del mondo, esprimono la speranza in un futuro migliore per tutti gli uomini. La ferma richiesta di pace, di giustizia, di valori etici, sia all'interno delle nostre società che nei rapporti tra gli Stati, di cui la gioventù è portatrice, costituisce un elemento fondamentale per consolidare una comunità internazionale fondata sulla centralità della persona umana e sul dialogo tra civiltà e religioni. L'Europa, attraverso un rinnovato sforzo per ricercare un proprio indispensabile e costruttivo ruolo nella realtà mondiale, deve proporsi come cardine di un sistema internazionale che poggi su un ampio consenso di Stati e di popoli. Con questi sentimenti e nello stimolante ricordo della Sua visita al Quirinale il 24 giugno scorso, desidero rinnovarLe, Santità, il mio apprezzamento per la Sua alta missione apostolica al servizio della fratellanza universale e dell'umanità intera".

  4. #64
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    Palazzo del Quirinale, 17 agosto 2005
    "In questa giornata di festa e di speranza il vostro incontro ripropone un patto fra le generazioni di intenso contenuto etico religioso. Ribadisce la necessità di un impegno collettivo in nome della verità umana, dell'uguaglianza, della giustizia e della solidarietà fra le persone e le Nazioni". Con queste parole il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un videomessaggio si è rivolto ai partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia.
    Dopo avere sottolineato come la "scelta di Colonia nel cuore dell'Europa è altamente simbolica per l'intreccio delle sue radici umanistiche e cristiane" e che dalla "città renana il Consiglio Europeo lanciò, nel giugno del 1999, il progetto di una Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea indicando così la strada per la costruzione di un'Europa dei popoli e dei cittadini", il Presidente Ciampi ha così proseguito: "Colonia, memore di una storia e di una saggezza antiche, è dunque il luogo ideale per rilanciare con forza quelle scelte coraggiose, indispensabili per promuovere un futuro di pace e di fratellanza fra tutti i popoli della terra".
    Il Presidente della Repubblica Ciampi ha così concluso: "È ancora profonda e viva l'emozione del raduno di Roma nel 2000, lo ricordate bene, a Tor Vergata: la voce di Papa Giovanni Paolo II rimane nei nostri cuori e in quelli delle migliaia di voi che ascoltarono con entusiasmo le Sue parole. Quello spirito ideale, quell'anelito di pace fra i popoli continuano oggi con Sua Santità Benedetto XVI arricchiti dalla forza del Suo pensiero".

    Dal messaggio del Presidente della Repubblica Ciampi ai partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia

  5. #65
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    Discorso del Santo Padre BENEDETTO XVI davanti alla Cattedrale di Colonia

    Cari fratelli e sorelle!

    Sono lieto di essere con voi stasera, in questa città di Colonia che amo per tanti ricordi che ad essa mi legano. Per alcuni anni ho vissuto nella vicina città di Bonn come professore e di là venivo spesso a Colonia dove ho trovato molti amici. Ritengo una speciale disposizione della Provvidenza il fatto che ben presto si sviluppò un rapporto di amicizia con l’Arcivescovo di allora, Card. Joseph Frings, che mi concesse la sua piena fiducia e mi chiamò come suo teologo per il Concilio Vaticano II, così che io potei partecipare attivamente a quell’evento storico. Conobbi anche il successore, Card. Joseph Höffner, che frequentai per lunghi anni come fraterno collega prima nella Conferenza Episcopale tedesca e poi nella comune collaborazione in vari Dicasteri della Curia romana. Un amico sincero è anche il vostro attuale Arcivescovo, il Card. Joachim Meisner, al quale sono grato per le parole di calorosa accoglienza e per l’impegno profuso in questi mesi nella preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù. Desidero esprimere la mia sentita riconoscenza per tutto il suo impegno anche al Card. Karl Lehmann, Presidente della Conferenza Episcopale tedesca, e, attraverso di lui, ai Vescovi e a quanti si sono dati da fare per mobilitare le forze vive della Chiesa di questo Paese in vista dell’odierno grande evento ecclesiale.

    Ringrazio tutti coloro che per mesi e mesi hanno preparato questo momento forte, tanto atteso da tutti: in particolare, il Comitato organizzatore di Colonia, ma anche le diocesi e le comunità locali che hanno accolto i giovani in questi ultimi giorni. Posso immaginare che cosa significhi tutto questo in termini di energie spese e di sacrifici sopportati e mi auguro che si riveli fecondo per la riuscita spirituale di questa Giornata Mondiale della Gioventù. Tengo infine a manifestare la mia profonda gratitudine alle autorità civili e militari, ai responsabili comunali e regionali, ai corpi di polizia e agli agenti di sicurezza della Germania e del Land Nordreno-Westfalia. Ringrazio nella persona del sindaco di questa città tutta la popolazione di Colonia per la comprensione dimostrata di fronte all’“invasione” di tanti giovani venuti da tutte le parti del mondo.

    La città di Colonia non sarebbe quella che è senza i Re Magi, che tanto hanno inciso sulla sua storia, la sua cultura e la sua fede. Qui la Chiesa celebra, in un certo senso, tutto l’anno la festa dell’Epifania! Perciò, prima di rivolgermi a voi davanti a questa magnifica cattedrale, ho voluto raccogliermi qualche istante in preghiera davanti al reliquiario dei tre Re Magi, rendendo grazie a Dio per la loro testimonianza di fede, di speranza e di amore. Partite da Milano nel 1164, le reliquie dei Magi, scortate dall’Arcivescovo di Colonia Reinald von Dassel, superarono le Alpi per giungere a Colonia dove furono accolte con grandi manifestazioni di giubilo. Peregrinando per l’Europa, tali reliquie hanno lasciato tracce evidenti, che ancor oggi sussistono nella toponomastica e nella devozione popolare. Per i Re Magi gli abitanti di Colonia hanno fatto fabbricare il reliquiario più prezioso dell’intero mondo cristiano e, come se ciò non bastasse, hanno elevato su di esso un reliquiario ancora più grande, questa stupenda cattedrale gotica che, dopo le ferite della guerra, è tornata ad offrirsi agli occhi dei visitatori in tutto lo splendore della sua bellezza.

    Con Gerusalemme la “Città Santa”, con Roma la “Città Eterna”, con Santiago di Compostela in Spagna, Colonia, grazie ai Magi, è divenuta nel corso dei secoli uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dell’Occidente cristiano. Colonia non è, tuttavia, soltanto la città dei Magi. Essa è profondamente segnata dalla presenza di tanti santi che, mediante la testimonianza della loro vita e la traccia lasciata nella storia del popolo tedesco, hanno contribuito alla crescita dell’Europa su radici cristiane. Penso in modo particolare ai martiri ed alle martiri dei primi secoli, come la giovane Sant’Orsola e le sue compagne che, secondo la tradizione, furono martirizzate sotto Diocleziano. E come non evocare San Bonifacio, l’apostolo della Germania, che di Colonia fu eletto Vescovo nel 745 con il consenso del Papa Zaccaria? Ma a questa città è legato anche il nome di Sant’Alberto Magno, il cui corpo riposa qui vicino, nella cripta della chiesa di Sant’Andrea.

    A Colonia fu discepolo di Alberto Magno San Tommaso d’Aquino, il quale poi vi fu anche professore. Senza dimenticare il beato Adolph Kolping -morto a Colonia nel 1865 -, che da calzolaio si fece sacerdote e fondò numerose opere sociali, soprattutto nel campo della formazione professionale. Venendo più vicino a noi, il pensiero va a Edith Stein, eminente filosofa ebrea del XXº secolo, che entrò nel Carmelo di Colonia con il nome di Teresa Benedetta della Croce, e morì nel campo di concentramento di Auschwitz. Il Papa Giovanni Paolo II l’ha canonizzata e dichiarata Compatrona dell’Europa con Santa Brigida di Svezia e Santa Caterina da Siena.

    Con questi e con tutti gli altri santi, noti e ignoti, noi scopriamo il volto più intimo e più vero di questa città e prendiamo coscienza del patrimonio di valori che ci è stato consegnato dalle generazioni cristiane che ci hanno preceduto. È un patrimonio molto ricco. Spetta a noi esserne all’altezza. È una responsabilità che le pietre stesse degli antichi edifici della città ci ricordano. Sui valori spirituali, del resto, è possibile attivare una comprensione reciproca tra gli uomini e i popoli, tra culture e civiltà anche diverse. Rivolgo in questo contesto un caloroso saluto ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane e delle altre religioni. Tutti ringrazio per la loro presenza a Colonia in occasione di questo grande raduno, sperando che esso possa segnare un progresso sulla via della riconciliazione e dell’unità tra gli uomini. Colonia infatti non ci parla solo di Europa, ma ci apre all’universalità della Chiesa e del mondo.

    È qui che uno dei tre Magi è stato visto come un re moro, e quindi come il rappresentante del continente africano. Qui, secondo la tradizione, sono morti martiri san Gereone e compagni, della legione tebana. Indipendentemente dall’attendibilità strettamente storica di tali tradizioni, il culto fiorito nei secoli verso questi santi testimonia l’apertura universalistica dei fedeli di Colonia e, più in generale, della Chiesa cresciuta in Germania in virtù dell’azione apostolica di San Bonifacio. Questa apertura è stata confermata, in tempi recenti, da grandi iniziative caritative quali “Misereor”, “Adveniat”, “Missio” e “Renovabis”. Nate anch’esse a Colonia, queste opere rendono presente la carità di Cristo in tutti i continenti. Ora siete qui voi, giovani del mondo intero, rappresentanti di quei popoli lontani che riconobbero Cristo attraverso i Magi e che furono riuniti nel nuovo Popolo di Dio, la Chiesa, che raccoglie uomini e donne di ogni cultura.

    A voi oggi il compito di vivere il respiro universale della Chiesa. Lasciatevi infiammare dal fuoco dello Spirito, affinché una nuova Pentecoste rinnovi i vostri cuori. Mediante voi, i vostri coetanei di ogni parte della terra giungano a riconoscere in Cristo la vera risposta alle loro attese e si aprano ad accogliere il Verbo di Dio incarnato, che è morto e risorto per la salvezza del mondo.

    fonte: www.avvenire.it

  6. #66
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  7. #67
    SENATORE di POL
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    Predefinito Il Santo Padre in Sinagoga

    da www.ansa.it


    " GMG, OGGI STORICA VISITA DEL PAPA ALLA SINAGOGA DI COLONIA

    COLONIA - Benedetto XVI è arrivato alla sinagoga di Colonia, dove sarà ricevuto dal rabbino Netanel Teitelbaum e dai presidenti della Comunità. Incendiata nel 1938 durante la 'Notte dei cristalli', la sinagoga della città renana esiste da tempi antichissimi, se ne hanno tracce già nel 1040.

    La stessa comunità ebraica di Colonia è la più antica dell'Europa centrosettentrionale: esisteva in epoca romana e se ne parla dal 321. Da allora la comunità ha vissuto alterni rapporti con i cristiani: perseguitati ai tempi delle crociate e durate l'epidemia di peste del 1349, gli ebrei furono espulsi dal Comune nel 1424. Nel 1789,con l'occupazione di Colonia da parte delle truppe francesi fu fondata una nuova comunità che fu distrutta o dispersa sotto la persecuzione.

    Nel 1945 una nuova comunità si è insediata a Colonia ed ora conta circa 4.000 persone. La sinagoga è stata ricostruita nel 1959, anche con l'aiuto della comunità cristiana.

    IL PAPA ACCOLTO DA UN APPLAUSO AL SUO ARRIVO NELL'AULA
    Benedetto XVI, subito dopo il primo saluto all'ingresso della sinagoga di Colonia, è salito al primo piano, nella Sala della Memoria, che ricorda le vittime della Shoah ed in particolare quelle cittadine.

    Il rabbino Netanel Teitelbaum ha recitato una preghiera tradizionale alla presenza del papa: è poi seguito un momento di silenzio e di meditazione. All'inizio della persecuzione nazista la comunità ebraica contava quasi 20.000 componenti. Di 7000 trucidati si hanno i nomi, ma il numero delle vittime è stato sicuramente maggiore.

    Qualche migliaio riuscì comunque ad emigrare. Il papa è ora nell'aula della Sinagoga dove al suo arrivo è stato accolto da un applauso.

    PER IL PAPA IL CANTO DI SHALOM LECHEM
    Benedetto XVI è stato accolto nella singaga di Colonia dal canti di Shalom lechem (pace a voi) e dall'applauso dei presenti. Subito dopo è stato intonato un salmo dela Genesi ed è stato suonato il corno, che nella tradizione, chiama all'adunanza.
    "


    Shalom

  8. #68
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    LE CATECHESI DEI VESCOVI ITALIANI
    (da www.avvenire.it)

    19 agosto 2005

    Come agnelli fra i lupi
    (Mons. Italo Castellani, Arcivescovo di Lucca)

    I poveri per amici
    (Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni)

    Costruire con Dio la storia del mondo
    (Mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta)

    Seguire la stella, anche sulla strada del ritorno
    (Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina)

    L'Amore che pervade tutta la vita
    (Mons. Dante Lafranconi, Vescovo di Cremona)

    Nell'orizzonte del silenzio
    (Mons. Rino Fisichella, Vescovo ausiliare di Roma)

    Un cambiamento di rotta
    (Mons. Armando Dini, Arcivescovo di Campobasso)

    "Egli è la tua speranza"
    (Mons. Giancarlo Vecerrica, Vescovo di Fabriano-Matelica)

    Tornare da Colonia "trasfigurati"
    (Mons. Adriano Caprioli, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla)

    Alla scuola dei Magi, per adorare Gesù
    (Mons. Francesco Lambiasi, Assistente Generale Azione Cattolica Italiana)

    L'esigenza di una conversione profonda
    (Mons. Domenico Calcagno, Vescovo di Savona-Noli)

    La chiamata a una vita spesa nell'Amore
    (Mons. Oscar Cantoni, Vescovo di Crema)

    L'impegno in una vita contempl-attiva
    (Mons. Michele Seccia, Vescovo di San Severo)

    Adoratori in spirito e verità
    (Mons. Diego Coletti, Vescovo di Livorno)

    Chi ha Dio non manca di nulla
    (Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Vicenza)

    Dopo Gesù, nulla può rimanere come prima
    (Card. Severino Poletto, Arcivescovo di Torino)

    La condizione del ritorno: insieme
    (Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia)

    La ragione della speranza
    (Card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano)

  9. #69
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    Discorso del Santo Padre BENEDETTO XVI alla Sinagoga di Colonia

    Gentili signore, illustri signori,

    cari fratelli e sorelle!

    Schalom lêchém! Era mio profondo desiderio, in occasione della mia prima visita in Germania dopo l’elezione a successore dell’apostolo Pietro, di incontrare la comunità ebraica di Colonia e i rappresentanti del giudaismo tedesco. Con questa visita vorrei riallacciarmi all’evento del 17 novembre 1980, quando il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II nel suo primo viaggio in Germania, incontrò a Magonza il Comitato Centrale Ebraico in Germania e la Conferenza Rabbinica. Voglio confermare anche in questa circostanza che intendo continuare il cammino verso il miglioramento dei rapporti e dell’amicizia con il popolo ebraico, in cui Papa Giovanni Paolo II ha fatto passi decisivi (cfr Discorso alla Delegazione dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations del 9 giugno 2005: L’Oss. Rom. 10 giugno 2005, p.5).

    La comunità ebraica di Colonia può sentirsi veramente "a casa" in questa città. È questa, infatti, la sede più antica di una comunità ebraica sul territorio tedesco: risale alla Colonia dell’epoca romana. La storia dei rapporti tra comunità ebraica e comunità cristiana è complessa e spesso dolorosa. Ci sono stati periodi di buona convivenza, ma c’è stata anche la cacciata degli ebrei da Colonia nell’anno 1424. Nel XX secolo, poi, nel tempo più buio della storia tedesca ed europea, una folle ideologia razzista, di matrice neopagana, fu all’origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di sterminare l’ebraismo europeo: si ebbe allora quella che è passata alla storia come la Shoà. Le vittime di questo crimine inaudito, e fino a quel momento anche inimmaginabile, ammontano nella sola Colonia a 7.000 conosciute per nome; in realtà, sono state sicuramente molte di più. Non si riconosceva più la santità di Dio, e per questo si calpestava anche la sacralità della vita umana.

    Quest’anno si celebra il 60o anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, nei quali milioni di ebrei – uomini, donne e bambini – sono stati fatti morire nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori. Faccio mie le parole scritte dal mio venerato Predecessore in occasione del 60o anniversario della liberazione di Auschwitz e dico anch’io: "Chino il capo davanti a tutti coloro che hanno sperimentato questa manifestazione del mysterium iniquitatis". Gli avvenimenti terribili di allora devono "incessantemente destare le coscienze, eliminare conflitti, esortare alla pace" (Messaggio per la liberazione di Auschwitz: 15 gennaio 2005). Dobbiamo ricordarci insieme di Dio e del suo sapiente progetto sul mondo da Lui creato: Egli, ammonisce il Libro della Sapienza, è "amante della vita" (11,26).

    Ricorre quest’anno anche il 40° anniversario della promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha aperto nuove prospettive nei rapporti ebreo-cristiani all’insegna del dialogo e della solidarietà. Questa Dichiarazione, nel quarto capitolo, ricorda le nostre radici comuni e il ricchissimo patrimonio spirituale che gli ebrei e i cristiani condividono. Sia gli ebrei che i cristiani riconoscono in Abramo il loro padre nella fede (cfr Gal 3,7; Rm 4,11s), e fanno riferimento agli insegnamenti di Mosè e dei profeti. La spiritualità degli ebrei come quella dei cristiani si nutre dei Salmi. Con l’apostolo Paolo, i cristiani sono convinti che "i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili" (Rm 11,29; cfr 9,6.11; 11,1s). In considerazione della radice ebraica del cristianesimo (cfr Rm 11,16–24), il mio venerato Predecessore, confermando un giudizio dei Vescovi tedeschi, affermò: "Chi incontra Gesù Cristo incontra l’ebraismo" (Insegnamenti, vol. III/2, 1980, p. 1272).

    La Dichiarazione conciliare Nostra aetate, pertanto, "deplora gli odii, le persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque" (n. 4). Dio ci ha creati tutti "a sua immagine" (cfr Gn 1,27), onorandoci con questo di una dignità trascendente. Davanti a Dio tutti gli uomini hanno la stessa dignità, a qualunque popolo, cultura o religione appartengano. Per questa ragione la Dichiarazione Nostra aetate parla con grande stima anche dei musulmani (cfr n. 3) e degli appartenenti alle altre religioni (cfr n. 2). Sulla base della dignità umana comune a tutti, la Chiesa cattolica "esecra come contraria alla volontà di Cristo qualsiasi discriminazione tra gli uomini o persecuzione perpetrata per motivi di razza o di colore, di condizione sociale o di religione" (Ibid., n. 5). La Chiesa è consapevole del suo dovere di trasmettere, nella catechesi come in ogni aspetto della sua vita, questa dottrina alle nuove generazioni che non sono state testimoni degli avvenimenti terribili accaduti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ un compito di speciale importanza in quanto oggi purtroppo emergono nuovamente segni di antisemitismo e si manifestano varie forme di ostilità generalizzata verso gli stranieri. Come non vedere in ciò un motivo di preoccupazione e di vigilanza? La Chiesa cattolica si impegna - lo riaffermo anche in questa circostanza - per la tolleranza, il rispetto, l’amicizia e la pace tra tutti i popoli, le culture e le religioni.

    Nei quarant’anni trascorsi dalla Dichiarazione conciliare Nostra aetate, in Germania e a livello internazionale è stato fatto molto per il miglioramento e l’approfondimento dei rapporti tra ebrei e cristiani. Accanto alle relazioni ufficiali, grazie soprattutto alla collaborazione tra gli specialisti in scienze bibliche, sono nate molte amicizie. Ricordo, a questo proposito, le varie dichiarazioni della Conferenza Episcopale Tedesca e l’attività benefica della "Società per la collaborazione cristiano-ebraica di Colonia", che ha contribuito a far sì che la comunità ebraica, a partire dall’anno 1945, potesse di nuovo sentirsi "a casa" qui a Colonia e instaurasse una buona convivenza con le comunità cristiane. Resta però ancora molto da fare. Dobbiamo conoscerci a vicenda molto di più e molto meglio. Perciò incoraggio un dialogo sincero e fiducioso tra ebrei e cristiani: solo così sarà possibile giungere ad un’interpretazione condivisa di questioni storiche ancora discusse e, soprattutto, fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del rapporto tra ebraismo e cristianesimo. Questo dialogo, se vuole essere sincero, non deve passare sotto silenzio le differenze esistenti o minimizzarle: anche nelle cose che, a causa della nostra intima convinzione di fede, ci distinguono gli uni dagli altri, anzi proprio in esse, dobbiamo rispettarci a vicenda.

    Infine, il nostro sguardo non dovrebbe volgersi solo indietro, verso il passato, ma dovrebbe spingersi anche in avanti, verso i compiti di oggi e di domani. Il nostro ricco patrimonio comune e il nostro rapporto fraterno ispirato a crescente fiducia ci obbligano a dare insieme una testimonianza ancora più concorde, collaborando sul piano pratico per la difesa e la promozione dei diritti dell’uomo e della sacralità della vita umana, per i valori della famiglia, per la giustizia sociale e per la pace nel mondo. Il Decalogo (cfr Es 20; Dt 5) è per noi patrimonio e impegno comune. I dieci comandamenti non sono un peso, ma l’indicazione del cammino verso una vita riuscita. Lo sono, in particolare, per i giovani che incontro in questi giorni e che mi stanno tanto a cuore. Il mio augurio è che essi sappiano riconoscere nel Decalogo la lampada per i loro passi, la luce per il loro cammino (cfr Sal 119,105). Ai giovani gli adulti hanno la responsabilità di passare la fiaccola della speranza che da Dio è stata data agli ebrei come ai cristiani, perché "mai più" le forze del male arrivino al dominio e le generazioni future, con l’aiuto di Dio, possano costruire un mondo più giusto e pacifico in cui tutti gli uomini abbiano uguale diritto di cittadinanza.

    Concludo con le parole del Salmo 29, che sono un augurio ed anche una preghiera: "Il Signore darà forza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace".

    Voglia Egli esaudirci!

    fonte: www.avvenire.it

  10. #70
    Vox Populi
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