Riceviamo il nuovo numero (n. 17) della rivista diretta da Sandro Consolato, "La Cittadella", e dopo averne letto gli interessanti articoli, nella sezione delle recensioni abbiamo 'scoperto' due scritti che riguardano la Libreria Ar e le Edizioni di Ar.
Li riportiamo integralmente.
*AA.VV., Il gentil seme. L’idea di Europa: radici e innesti, Ar,
Padova 2004, pp. 123, Euro 14.
Crediamo che l’interesse principale per i collaboratori e i lettori de
“La Cittadella” sia proprio quello delle “origini”: lo riscoprire e, per
quanto possibile, riallacciarsi, soprattutto spiritualmente, a quel
mondo classico greco-romano che precede il trionfo delle religione
cristiana. Essi, comunque, non avranno mancato di venire a conoscenza
del dibattito che si è svolto, nel cammino verso una in ogni caso
necessaria, anche se discutibile nei metodi, unificazione dell’Europa.
Come ognuno sa, vi è stato chi, a gran voce, ha chiesto che fossero
indicate, a livello di carta costituzionale, come fossero le uniche, le
radici “cristiane”, anzi “giudaico-cristiane” dell’Europa stessa (1). Il
fatto che costoro non abbiano ottenuto la piena soddisfazione che si
attendevano non deve sminuire l’importanza del dibattito e del problema
che vi è a monte. Da parte nostra non abbiamo dubbi che i lettori
avrebbero, come scrivevamo prima, auspicato che delle radici dell’Europa
fossero poste in primo piano appunto quelle greche e romane, pur non
dimenticando quelle celtiche, germaniche ed anche slave, particolare,
questo ultimo, sul quale converrà forse ritornare in seguito,
considerati anche i fermenti di “neopaganesimo” che si manifesterebbero
nei paesi dell’ex impero sovietico (2). A fornire alcuni interessanti
spunti di riflessione giunge opportunamente questa piccola raccolta di
saggi edita dalle Ar di Padova, di cui è utile conoscere Autori ed
Indice: Anna K. Valerio, “Nella (/nulla/) /quaestio/ (nota
introduttiva)” - Sandro Consolato, “Sulle radici dell’Europa e su un suo
problematico ‘padre’” - Giovanni Damiano, “Nella morsa? Appunti sulla
questione ‘Europa’” - Beniamino M. di Dario, “Le radici, gli innesti, la
cancerogenesi” - Piero Di Vona “L’Europa e il cristianesimo” - Nello
Gatta, “Un albero dalle morte radici” - Massimo Pacilio, “Odisseo o la
reintegrazione della regalità” - Luca Lionello Rimbotti, “Le radici
pagane dell’Europa: una lotta per l’identità”.
Il motivo conduttore di questi testi la cui lettura consigliamo
vivamente, si può ritrovare in alcune frasi che qui riportiamo: “le
radici giudaico-cristiane sono l’effetto del più violento, radicale
sradicamento spirituale che la storia nota di tutto il pianeta abbia mai
conosciuto” (S. Consolato, p. 17). Al contrario di quanto alcuni hanno
sostenuto, le autentiche radici europee non hanno mai trovato linfa
vitale nei pressi di Gerusalemme, ma sono “greche e celtiche, romane e
germaniche” (N. Gatta, p. 65). Anzi “Senza l’Impero Romano, e la cultura
greco-romana, l’idea stessa di Europa non esisterebbe” (P. Di Vona, p.
63) (3).
E’ ora di rendersene conto: il connubio Cristianesimo-Europa, che
peraltro parrebbe ormai al tramonto, è stato un colossale equivoco,
forse il più tragico della Storia. La cristianizzazione dei popoli del
nostro continente fu molto più lunga, faticosa e sanguinosa di quanto si
volle, per secoli, far credere, e d’altra parte le ribellioni contro la
forma religiosa venuta a dominare in Occidente furono molto più numerose
di quello che comunemente si pensi (4). Le vicende della
cristianizzazione dell’Europa, e delle resistenze dei fedeli alle
antiche Divinità, attendono ancora i loro storici, e si potrebbe sperare
sia alfine giunto il momento per degli studi in proposito.
E’soprattutto il bellissimo saggio di L. L. Rimbotti, un autore che
seguiamo con attenzione fin dall’apparire dei suoi saggi sulle radici
pagane del nazional socialismo tedesco e sul “Fascismo di sinistra”, a
mettere in risalto questi aspetti. In realtà si svolse “una lunga e
sorda lotta tra gli antichi caratteri ereditari europei e il nuovo
prontuario di moralismi propagandato e gestito in nome del
cristianesimo” (p. 91). Da parte sua “Il Cristianesimo ebbe la meglio
utilizzando la violenza unita all’astuzia e dosando con paziente
accortezza il terrorismo psicologico” (p. 95). E sono note le
conseguenza di tale vittoria anche nel campo storico-politico: “La
peggiore nemica dell’antico come del moderno senso della nazione in
quanto identità di stirpe, in quanto cemento popolare o tradizionale dei
popoli, delle loro migliori élites, la più acerrima rivale dell’idea di
comunità patria su cui è costruita l’Europa moderna è stata - e non solo
in occasione del nostro Risorgimento - sempre e accanitamente la Chiesa
” (p. 111). E ai nostri giorni come si potrebbe passare sotto silenzio
il ruolo svolto dalle varie confessioni cristiane, affiancate anche
dalle comunità ebraiche, nel favorire l’avvento della società
multirazziale? In realtà “Il cristianesimo è tornato a mostrare
liberamente il suo vero volto, che è quello delle origini,
mediorientale, […],.antieuropeo: e quindi cosmopolita, pacifista,
egualitario, mondializzatore, ipocritamente umanitario” (p. 116). Ed il
Rimbotti non manca di ricordare, seppur brevemente, come, per secoli,
alcuni dei migliori tra gli Europei abbiano tentato di strappare le
catene di una spiritualità estranea: fu “la grande lotta dell’istinto
primordiale europeo per sopravvivere e riguadagnare la luce” (p. 103)
Ciò perché “le uniche vere radici spirituali europee sono quelle pagane,
se non altro proprio perché furono effettivamente le prime, le
originarie, quelle che impressero la forma, il marchio dell’anima e
dalle quali fu generata la civiltà etnica greco-romano-germanica” (p. 101).
Dunque un prezioso libretto che i lettori de “La Cittadella” non possono
mancare di leggere ed apprezzare. [Alfonso De Filippi]
Note
(1) Riportiamo in proposito una letterina apparsa sul “Corriere della
Sera” del 20 ottobre 2004 a firma Alberto Arbasino, col titolo /Radici
dell’Occidente/: “[…] le discussioni sulle radici palestinesi e romane
dell’Occidente giudaico-cristiano rischiano di apparire settoriali e
riduttive, se non considerano le ‘vere presenze’ greche e pagane tuttora
vivissime nella nostra cultura, sia antica, sia quotidiana. Non sono
‘radici’ - intensamente qui - anche Venere e Marte, Apollo e Diana,
Minerva, Mercurio, Dioniso, Esculapio, Orfeo, le Tre grazie, le Nove
muse, le varie ninfe e tutte le sirene? […] E non risulta falsificante e
ridicolo, un moralismo piccolo-borghese che esclude questi dati reali
dalle ‘corrette’ carte costituzionali?”…**
(2) Cfr. Christian Bouchet, B.A. B.A. Neo-Paganisme, Pardes ed.,
Puiseaux 2001.
(3) Ci fa piacere citare qui ancora quanto scriveva anni fa Adriano
Romualdi (Sul problema di una Tradizione Europea, Ed. Vie della
Tradizione, Palermo 1973, p. 33): “Noi sappiamo oggi cosa veramente
rappresentasse il cristianesimo: un fenomeno sociale, razziale, e ideale
estraneo al mondo classico” .
(4) Parrebbe a chi scrive che, a tale proposito, andrebbero riviste e
ridimensionate certe critiche espresse da Julius Evola sia nei confronti
del “Rinascimento” italiano sia di alcuni tentativi “neo pagani”
dell’Europa del secolo scorso; ma su ciò si potrà, eventualmente,
ritornare in futuro.
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*Margini. Letture e Riletture - pubblicazione a cura degli Amici della
Libreria Ar – n° 49, gennaio 2005, pp. 6, Euro 1,00.
Con i suoi paginoni piacevolmente illustrati con disegni riproducenti
statue e pitture greche e latine, questo numero di “Margini” si presenta
particolarmente segnato dalla sensibilità pagana e nietzscheana tipica
delle Edizioni di Ar. G. Damiano, con il suo "Il paradigma biopolitico"
riflette in margine ad un testo classico di tali Edizioni: il "Platone
custode della vita" di F.K. Guenther, chiudendo sull’idea del “domani
del domani”, da interpretarsi come “un futuro in cui far schiudere il
/nuovo inizio dell’Origine/”; tema che risuona nell’altro scritto dello
stesso Damiano, /Su Alfred Baeumler interprete di Nietzsche/, di
Baeumler venendo ricordata l’affermazione secondo cui Nietzsche “mira
non tanto ad un ripristino dell’ ‘antichità’, quanto a far rivivere il
mondo ellenico rievocando gli istinti più reconditi dell’essenza
germanica”. L’ultimo grande sforzo di Ar, /L’anticristiano/ di
Nietzsche, traduzione italiana con testo originale a fronte, curato da
Franco G. Freda e Anna K. Valerio, viene “spiegato” da una anonima
/Breve nota su una scelta editoriale/, ma va segnalato che a quel testo
è dedicata una lettera, /Accepi donum, nodum solvo/, del nostro
direttore, Sandro Consolato, che offre una particolarissima lettura
“siciliana” dell’opera. Tutta la pagina 3 è occupata, invece, da una
inedita /Conversazione con Franco G. Freda/, risalente al 1999, e di cui
ci piace segnalare questo simpatico passaggio: “Ma oggi, espulso dal
regno animale, pare che il gentiluomo si mantenga solo in agricoltura,
sotto forma di ‘gentiluomo del riso’ – una malattia che ne rende sterile
la pannocchia…”. Le consuete rubriche completano questo numero, aperto
dall’effigie di Minerva e chiuso da quella della Baccante, forse segni
di una sempre più decisa presenza femminile in una delle più vetuste
“comunità di uomini” della cultura della destra radicale, capace di
dissolvere stereotipi consolidati perfino con la novità de Le Librette
di controra, la nuova collana di narrativa erotica varata sul finire del
2004. [Decius]




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