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Discussione: recensioni

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    Gentili Lettori,
    riprendiamo l'attività di promozione libraria, dopo la brevissima pausa, segnalando due brevi scritti relativi a due recenti testi pubblicati dalle Edizioni di Ar.
    Francesco Germinario, attento studioso, da sinistra, del pensiero di Evola, e lettore acuto dei testi della cultura di 'destra', recensisce, per "L'Indice", l'importante testo di Gumplowicz; mentre Antonio Lodetti, su "Il Giornale" segnala l'ultima 'libretta' della collezione "Le librette di controra"

    Saluti
    -----------

    Francesco Germinario, su "L'Indice" (giungo 2008)
    Recensione a: "ll concetto sociologico dello Stato

    Il volume costituisce la ristampa anastatica della traduzione già apparsa nel 1904 per le Edizioni Bocca. Che cosa ha indotto la più rappresentativa casa editrice del radicalismo di destra a riproporre questo saggio? Ce lo spiega Giovanni Damiano, il curatore: Gumplowicz è il sostenitore della teoria secondo cui lo stato è il risultato tra conflitti tra gruppi sociali. E' quello che Gumplowicz, in polemica con tutte le scuole giuridiche, definisce quale visione socioloica dello stato: una pluralità di gruppi sociali, "preposti e subordinati, la cui lotto reciproca favorisce la conservazione dello Stato". Nel saggio sono ricorrenti le definizioni della storia quale teatro della vittoria del "più adatto", ovvero della persistenza della legge storica e naturale secondo cui "i forti dominano". Ma non pare che il Gumplowicz esponente del darwinismo sociale sia particolarmente privilegiato; bensì il sociologo del conflitto fra i gruppi sociali quale elemnto propulsore della società. Insomma, se abbiamo colto il sottofondo di questa ristampa, il radicalismo di destra risponde al pensiero unico rilanciando appunto i teorici del conflitto

    Antonio Lodetti, su "Il Giornale" (domenica 10 agosto 2008)
    Recensione a: Dall’anima. Passi di tango

    Il Tango bacia Regina, la morde, la fa gemere; lo aiuta il Bandoneon, vecchio Signore un po’ satiro e un po’ santo, docile come un cane da grembo ma capace di ogni perfidia. È la sfida più sensuale, il mistero di un suono che è gioia e morte, carne e sogno, Lucifero e Cristo. "Dall’anima. Passi di tango" (Le librette di controra, pagg. 61, euro 10) è il pamphlet provocante e provocatorio della misteriosa Dudù (di cui ammiriamo la forza narrativa e le belle gambe fasciate di nero fotografate qui e lì) che racconta il fascino di una musica, splendore del popolo, nell’epos di due donne; l’una estrema signora delle passioni, l’altra, vergine, ammalia persino Belzebù, che la invia sulla Terra a trovare l’immortalità ballando e rigenerandosi con i fluidi maschili.

    Quarta di copertina

    Due sue devote ancelle tentano l'ineffabile cercando di descrivere il gusto del tango argentino. E corteggiano questo dio dei suoni e degli sfioramenti, dio degli abbracci e del ricordo (forse l'unico dio superstite nel Novecento che possa vantare una comunità vivace e ordinata di fedeli).

    L'una narrandone le rapaci passioni, impasto di carne, sangue e utopia; l'altra evocandone i deliziosi sollievi e perdendosi in una trama di note che si sfa un attimo prima di divenire reale. Miracolo e scandalo dell'esistenza di chi lo incontra o indovina, colpa magnifica che non conosce rammarico, nota estorta all'anima che ci dice chi siamo, incipit di innumerevoli romanzi, esteta dell'impossibile, stilista del sogno, signore dei sensi, stella dei trivi, infero paradiso: il tango.



    Preludio

    La celebre massima di Enrique Santos Discépolo - "il tango è un pensiero triste che si balla" - mi istigò e deliziò quando misi per la prima volta, quasi dieci anni fa, la punta nera e lucida di una scarpetta in una milonga, il luogo geometrico del tango, e fui trascinata a danzare quanto può essere folle una vita senza il miracolo del piacere. Così folle da dover essere incantata in un suono, irretita in un ritmo, soffocata nelle peripezie di un abbraccio.

    Il tango (nella genuina versione d'oltreoceano) andava scomunicato da quel Papa cui, ai primi del Novecento, si presentò la questione: se fosse domesticato o diabolico. Avrebbe allora toccato la perfezione e rivelato sé stesso, questa blasfema cerca di sacrosanti sensi, figlio di una intera città-delta innamorata: Buenos Aires. Più che romantico, cospiratore; scaturito come una trasfigurazione dove si vive e non si chiacchiera, tra gangster e madamigelle cortesi delle proprie carni. E cerimonia, il tango, che coltiva l'insinuazione, l'indugio, ma che corteggia e invoca, nel duello dei corpi, l'ansia ebbra del precipizio, unica soluzione 'umana' della ventura di esistere (in alternativa, il volo: il virtuosismo degli Dei); che non tollera la sciatteria: né quella delle figure, né la tiepidità, sciatteria del cuore, né le mezze misure, sciatteria del gusto.

    E trasgressione e assoluzione insieme, perché, finito il ballo, sciolto il cardiaco abbraccio (sono i due petti a toccarsi, le gambe solo a cercarsi), tutto ciò che ha confuso e sconvolto sfuma insieme all'ultima nota del bandoneón. Perché agisce solo nella notte, nel fumo, nel rimpianto, nella nostalgia (dove ama acquattarsi e parlare nel proprio gergo l'anima), e le luci e i traffici del giorno mai ne sapranno - e mai, d'altronde, avranno a temerli, fatti di una diversa sostanza (anzi: essenza) come sono - i segreti...
    Anna K. Valerio


    ----------------

  2. #2
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    le gambe di Dudù sono veramente belle.....

    Citazione Originariamente Scritto da margini Visualizza Messaggio
    Gentili Lettori,
    riprendiamo l'attività di promozione libraria, dopo la brevissima pausa, segnalando due brevi scritti relativi a due recenti testi pubblicati dalle Edizioni di Ar.
    Francesco Germinario, attento studioso, da sinistra, del pensiero di Evola, e lettore acuto dei testi della cultura di 'destra', recensisce, per "L'Indice", l'importante testo di Gumplowicz; mentre Antonio Lodetti, su "Il Giornale" segnala l'ultima 'libretta' della collezione "Le librette di controra"

    Saluti
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    Francesco Germinario, su "L'Indice" (giungo 2008)
    Recensione a: "ll concetto sociologico dello Stato

    Il volume costituisce la ristampa anastatica della traduzione già apparsa nel 1904 per le Edizioni Bocca. Che cosa ha indotto la più rappresentativa casa editrice del radicalismo di destra a riproporre questo saggio? Ce lo spiega Giovanni Damiano, il curatore: Gumplowicz è il sostenitore della teoria secondo cui lo stato è il risultato tra conflitti tra gruppi sociali. E' quello che Gumplowicz, in polemica con tutte le scuole giuridiche, definisce quale visione socioloica dello stato: una pluralità di gruppi sociali, "preposti e subordinati, la cui lotto reciproca favorisce la conservazione dello Stato". Nel saggio sono ricorrenti le definizioni della storia quale teatro della vittoria del "più adatto", ovvero della persistenza della legge storica e naturale secondo cui "i forti dominano". Ma non pare che il Gumplowicz esponente del darwinismo sociale sia particolarmente privilegiato; bensì il sociologo del conflitto fra i gruppi sociali quale elemnto propulsore della società. Insomma, se abbiamo colto il sottofondo di questa ristampa, il radicalismo di destra risponde al pensiero unico rilanciando appunto i teorici del conflitto

    Antonio Lodetti, su "Il Giornale" (domenica 10 agosto 2008)
    Recensione a: Dall’anima. Passi di tango

    Il Tango bacia Regina, la morde, la fa gemere; lo aiuta il Bandoneon, vecchio Signore un po’ satiro e un po’ santo, docile come un cane da grembo ma capace di ogni perfidia. È la sfida più sensuale, il mistero di un suono che è gioia e morte, carne e sogno, Lucifero e Cristo. "Dall’anima. Passi di tango" (Le librette di controra, pagg. 61, euro 10) è il pamphlet provocante e provocatorio della misteriosa Dudù (di cui ammiriamo la forza narrativa e le belle gambe fasciate di nero fotografate qui e lì) che racconta il fascino di una musica, splendore del popolo, nell’epos di due donne; l’una estrema signora delle passioni, l’altra, vergine, ammalia persino Belzebù, che la invia sulla Terra a trovare l’immortalità ballando e rigenerandosi con i fluidi maschili.

    Quarta di copertina

    Due sue devote ancelle tentano l'ineffabile cercando di descrivere il gusto del tango argentino. E corteggiano questo dio dei suoni e degli sfioramenti, dio degli abbracci e del ricordo (forse l'unico dio superstite nel Novecento che possa vantare una comunità vivace e ordinata di fedeli).

    L'una narrandone le rapaci passioni, impasto di carne, sangue e utopia; l'altra evocandone i deliziosi sollievi e perdendosi in una trama di note che si sfa un attimo prima di divenire reale. Miracolo e scandalo dell'esistenza di chi lo incontra o indovina, colpa magnifica che non conosce rammarico, nota estorta all'anima che ci dice chi siamo, incipit di innumerevoli romanzi, esteta dell'impossibile, stilista del sogno, signore dei sensi, stella dei trivi, infero paradiso: il tango.



    Preludio

    La celebre massima di Enrique Santos Discépolo - "il tango è un pensiero triste che si balla" - mi istigò e deliziò quando misi per la prima volta, quasi dieci anni fa, la punta nera e lucida di una scarpetta in una milonga, il luogo geometrico del tango, e fui trascinata a danzare quanto può essere folle una vita senza il miracolo del piacere. Così folle da dover essere incantata in un suono, irretita in un ritmo, soffocata nelle peripezie di un abbraccio.

    Il tango (nella genuina versione d'oltreoceano) andava scomunicato da quel Papa cui, ai primi del Novecento, si presentò la questione: se fosse domesticato o diabolico. Avrebbe allora toccato la perfezione e rivelato sé stesso, questa blasfema cerca di sacrosanti sensi, figlio di una intera città-delta innamorata: Buenos Aires. Più che romantico, cospiratore; scaturito come una trasfigurazione dove si vive e non si chiacchiera, tra gangster e madamigelle cortesi delle proprie carni. E cerimonia, il tango, che coltiva l'insinuazione, l'indugio, ma che corteggia e invoca, nel duello dei corpi, l'ansia ebbra del precipizio, unica soluzione 'umana' della ventura di esistere (in alternativa, il volo: il virtuosismo degli Dei); che non tollera la sciatteria: né quella delle figure, né la tiepidità, sciatteria del cuore, né le mezze misure, sciatteria del gusto.

    E trasgressione e assoluzione insieme, perché, finito il ballo, sciolto il cardiaco abbraccio (sono i due petti a toccarsi, le gambe solo a cercarsi), tutto ciò che ha confuso e sconvolto sfuma insieme all'ultima nota del bandoneón. Perché agisce solo nella notte, nel fumo, nel rimpianto, nella nostalgia (dove ama acquattarsi e parlare nel proprio gergo l'anima), e le luci e i traffici del giorno mai ne sapranno - e mai, d'altronde, avranno a temerli, fatti di una diversa sostanza (anzi: essenza) come sono - i segreti...
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  3. #3
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    anche i racconti comunque

 

 

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