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Discussione: Su Prometeo

  1. #21
    Mjollnir
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Facciamo il punto...

    In Origine Postato da +HELIACVS+
    Chiedo scusa ancora una volta, non sapevo che certi argomenti fossero tabù. Io ho solo espresso un giudizio, evidentemente scomodo, su quel forum. Non è una polemica, altrimenti lo sarebbero anche le altre considerazioni.

    Nulla di che, caro Heliacus: non si tratta di tabù quanto di prevenire l'innescarsi di diatribe poco utili.


    In Origine Postato da +HELIACVS+
    Purtroppo il mondo non è fatto a compartimenti stagni: prima o poi la "politica" viene fuori. Anzi il paganesimo, come tu stesso dici, è strettamente legato alla "politica".

    Resta da sperare che nessuno apra mai un thread intitolato Paganesimo e politica.

    Al contrario, proprio perchè il paganesimo è una religione a forte valenza "civile" e quindi politica, il thread che dici sarebbe non solo il benvenuto, ma anche interessante. L'essenziale sarebbe qui il punto di vista - da Gentili - con il quale l'argomento sarebbe affrontato.
    Altra cosa sarebbe invece fare valutazioni politiche di un argomento politico in quanto tale, o peggio critiche ad una posizione politica (di un forumista o di un intero forum) perche' semplicemente non ci piacciono.


  2. #22
    Ospite

    Predefinito

    Io sono un filosofo e mi occupo di filosofia. Al limite, sono un 'teologo'. La politica - soprattutto l'attuale politichetta lontana anni luce dalla vera politeia - è un riflesso e non mi interessa che marginalmente.

    Guardati dall’alto, tanti aspetti che riteniamo importanti appaiono nella giusta prospettiva: beghe infantili. Le polemiche inutili appesantiscono il pneuma e trascinano l’anima verso il basso, oltre a disperdere le energie. Questa vita è già così breve e la situazione già così grave per darsi pena anche per le questioni secondarie.

  3. #23
    Mjollnir
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da +HELIACVS+
    Io sono un filosofo e mi occupo di filosofia. Al limite, sono un 'teologo'. La politica - soprattutto l'attuale politichetta lontana anni luce dalla vera politeia - è un riflesso e non mi interessa che marginalmente.

    Guardati dall’alto, tanti aspetti che riteniamo importanti appaiono nella giusta prospettiva: beghe infantili. Le polemiche inutili appesantiscono il pneuma e trascinano l’anima verso il basso, oltre a disperdere le energie. Questa vita è già così breve e la situazione già così grave per darsi pena anche per le questioni secondarie.

    Sono d'accordo su tutto; proprio per questo in un forum tematico come il nostro è necessario a fortiori evitare le divagazioni di natura politica.
    Adesso ripasso la palla ad Arthur...

  4. #24
    Quirite Romano Italico
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    Predefinito Re: Su Prometeo

    Originally posted by Mjollnir
    Questa è una questione molto interessante, che meriterebbe una discussione a parte. Anche perchè riguarda la religione greca, che è un pò trascurata.
    Io non sarei così categorico: non si può escludere che le narrazioni mitiche riflettano anche eventi di questi tipo....


    Vero, anche perché è probabile che le famose invasioni indoeuropee dal nord ci siano state davvero in Grecia.

    Però eviterei il termine "ariani", non solo per i noti motivi, ma soprattutto perché "ariani" in linguistica sono solo gli indoiranici, e non tutti gli indoeuropei.

  5. #25
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Su Prometeo

    Originally posted by Arthur I
    Penso infatti che la vicenda titanica e prometeica riguardi più che lo scontro indoeuropei-preindoeuropei (o almeno non solo) il passaggio dal periodo arcaico greco a quello propriamente olimpico e tutto ciò che comportò.
    Riprendo la questione, innanzitutto rilevando una cosa.

    "Qui Platone non allude forse a quei racconti orfici, secondo cui Dioniso viene sbranato dai Titani e riunito da Apollo? Perciò dice "adunarsi assieme e raccogliersi", ossia dalla vita titanica a quella unitaria. E anche Core è condotta in basso nell'Ade, ma di nuovo viene riportata in alto da Demetra, e abita dove stava un tempo."
    (Olimpiodoro, Commento al Fedone di Platone, 67 c)

    Secondo l'Orfismo, l'essere umano è costituito (in conseguenza dello sbranamento effettuato dai Titani) da un corpo titanico (fonte di errore e di male) e da un'anima dionisiaca (fonte di bene). Ora, bisogna rilevare come spesso l'Orfismo venga visto come "altro" (o quasi) rispetto al mondo omerico-esiodeo, e questo sia da chi persegua un sapere tradizionale, sia da chi persegua un sapere storico-scientifico-filosofico.

    Ma vediamo un frammento dalla Teogonia esiodea:

    "<<Ascoltatemi, splendidi figli di Gea e di Urano, perchè io dica quanto il cuore mi comanda nel petto. Già da lunghissimo tempo, infatti, gli uni contro gli altri contendiamo ogni giorno per la vittoria e il dominio, gli dei Titani e quanti nascemmo da Crono. Voi grande forza e mani invincibili mostrate contro i Titani, nella battaglia luttuosa, memori dell'amore benevolo e quante cose avendo sofferto di nuovo giungeste alla luce, liberi dalla dolorosa prigione, per la nostra volontà, dalla tenebra oscura>>.
    Così parlo; e a lui di rimando rispose Cotto eccellente:
    <<Nume, non racconti cose sconosciute, ma anche noi sappiamo che in te è saggezza, in te è intelligenza, e fosti per gli immortali difesa da un'orribile strage, e per i tuoi voleri dalla tenebra oscura indietro di nuovo liberi da legami spietati giungemmo, signore figlio di Crono, provando cose insperate. Perciò anche ora con mente inflessibile e accorto pensiero preserveremo il vostro potere nella terribile mischia, combattendo i Titani in aspre battaglie>>.

    (644 - 663)

    Non si nota, alla fine, una qualche consonanza tra ciò che rimanda all'Orfismo ed Esiodo? Cotto, assieme agli altri giganti Centimani, era prigioniero, per volere di Crono, nel Tartaro e fu riportato "alla luce" proprio per volere di Zeus.
    Questo "tornare alla luce", così come il successivo essere imprigionati nelle "tenebre" del Tartaro dei Titani, sconfitti dagli Dei olimpici, che altro può essere se non "liberazione" o "imprigionamento" rispetto ad una volontà "nel bene" o "nel male"?
    Tutta la vicenda prometeica (col suo imprigionamento e supplizio, seguito dalla successiva ammissione nella dimora divina), così come l'Orfismo stesso nascono avendo alle spalle la lotta tra i Titani e gli abitatori dell'Olimpo. Tutte le variazioni successive hanno comunque un orizzonte precedente a cui guardare, orizzonte che non è in contrasto, come sembra secondo certuni, con gli insegnamenti successivi, ma assolutamente coerente. O meglio, ciò che segue, è coerente con ciò che precede.

    Perciò il dominio di Zeus non è semplicemente "razionale" rispetto al dominio di Cronos o al titanismo, ma apporta reale salvezza, nella forma di un "ordine" (essendo una salvezza non-individuale, ma cosmologica. Salvezza che salva nondimeno anche il singolo). Da questo punto di vista bisognerebbe chiedersi semmai se dopo non ci sia stata una dimenticanza, ossia se il bisogno di "iniziazioni", di culti misterici, di "aggiunte" e "variazioni", non sia legabile ad una dispersione, ad un indebolimento della spiritualità greca.
    Personalmente ho l'impressione che siano vere entrambe le possibilità, ossia, allo stesso modo in cui il racconto mitico ha aggiunto storie confermanti le storie precedenti, qualcuno (e qualcosa) si è perso strada facendo. E anche questo lo si dovrà affrontare, essendo fondamentale ancora oggi...

  6. #26
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Arthur I

    La vicenda del sacrificio del bue e la spartizione di questo con l'inganno ordito da Prometeo ai danni degli Dei (ossa e grasso agli Dei, carne agli umani), sancisce diverse cose: la nascita dell'atto sacrificale, la distinzione ormai netta tra mondo divino e mondo umano. Ogni sacrificio futuro (e compiuto da umani) ripete quel sacrificio originale e lo ripete sia come distanza sia come imitazione.
    Così Esiodo nella Teogonia:

    "Da allora sulla terra le stirpi degli uomini agli immortali bruciano bianche ossa sugli altari fumanti d'incenso."

    Questo è interessante. Jean-Pierre Vernant fa notare che non esiste vero inganno o, meglio, esiste un ingannatore (Prometeo), ma alcun ingannato. Zeus prende volutamente le ossa, essendo queste più durevoli. Il sacrificio, l'inganno (tentato) altro scopo non hanno che separare e al contempo sottolineare gli ambiti. Zeus afferma il suo dominio e i mondi che lo costituiscono.

    Non solo con l'inganno (se tale è) ordito da Prometeo, seguito al sacrificio del bue e alla sua spartizione, si dà inizio all'atto sacrificale, ma si dà avvio alla distinzione di cui parlavo nel post precedente. La coppia costituita da "ossa-carni" (ossia dalle parti meno gustose, ma più durevoli, e dalle parti gustose, ma più facili alla degradazione) è affine alla coppia "anima dionisiaca-corpo titanico" dell'orfismo.

    Ma Esiodo risale all'VIII secolo a.e.v., i vari frammenti orfici oscillano tra il VI secolo a.e.v. e la tarda antichità. Rimane il fatto che una certa idea salvifica esisteva ben prima dell'età classica e anche prima di un'epoca in cui si sarebbero sviluppati i Misteri.

    Un'epoca in cui forse la verità era "evidente"?

  7. #27
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Da tutto quello che è stato detto, ne consegue che le vicende dei Titani e il loro scontro con gli Dei olimpici, così come la figura particolare di Prometeo narrano quanto poi verrà insegnato in maniera più "esplicita" (anche se esoterica!) nei Misteri. Non credo che questo debba sorprendere più di tanto, basti pensare al rapporto "visivo" dei Greci con la divinità, ossia al modo peculiare di rappresentare gli Dei nell'arte soprattutto scultorea. Kerényi parla della scultura come di mitologia, capace di raccontare le storie divine, senza necessariamente esplicitare foneticamente o graficamente i nomi, ma lo fa non solo "antropomorficamente" (cosa che non è solo greca), ma in modo "umano". Gli Dei non solo sono antropomorfi, ma anche rappresentati umanamente e tali rappresentazioni, più che testimoniare una concezione degradata, testimonia una vicinanza ed una adesione del popolo alla divinità.
    Lo stesso si potrebbe dire del modo omerico di rappresentare: tutti i difetti divini... non sono degli Dei. Non sono qualcosa neanche attribuibile all'elemento umano dietro alle trascrizioni o alla trasmissione degli stessi racconti (o almeno non lo sono del tutto), ma sono semmai la peculiare adesione agli Dei stessi, adesione che non può che essere "macchiata", imperfetta, perchè i Greci, in quanto umani, non hanno la perfezione, ma ad essa possono ambire (adesione imperfetta che è altra cosa rispetto alla trascrizione/trasmissione imperfetta).
    Perciò, essi vedevano gli Dei e tra costoro vivevano (Talete direbbe: "Tutto è pieno di Dei."). Tale vissuto assumeva una pienezza, pienezza che era data da una adesione appunto "naturale" e allo stesso tempo pienamente voluta/accettata. Lo dimostrano le storie mitiche e le diverse versioni raccontanti la vicenda prometeica. Per giungere a quella naturalità si è dovuto penare e combattere, si è dovuto costringere il Titano a fermarsi e si è lasciato al Dio il dominio.

    Consideriamo adesso un altro episodio, ossia quello su Tifone (o Tifeo).

    "Ora, poiché dal cielo scacciati ebbe Giove i Titani,
    l'immane Terra, unita d'amore col Tartaro, a luce
    diede, mercé d'Afrodite, Tifone fortissimo: aveva
    cento gagliarde mani, disposte ad ogni opera,
    (...) Emise un tuono secco, terribile; e intorno la Terra
    diede un orrendo rimbombo, e il Cielo che immenso sovrasta,
    e il Ponto, e le fluenti d'Oceano, e gli abissi terrestri;
    e il grande Olimpo tutto tremò sotto i piedi immortali,
    mentre moveva il Signore. Die' gemiti lunghi la Terra,
    ed un incendio flagrò sul mar di viola, che acceso
    fu dal baleno insieme, dal tuono, dall'orrido fuoco,
    da folgori abbaglianti, da venti, da fiammee procelle.
    Ed estuava tutta la Terra, col Cielo e col Mare,
    e furïavano in giro su tutta la spiaggia i gran flutti,
    sotto la spinta dei Numi, tutto era un tremuoto infinito.
    (...)"
    (Esiodo, Teogonia, 820-823/840-849)

    Apollodoro afferma anche che Tifone era in grado di abbracciare il mondo intero, da Occidente ad Oriente, aggiungendo altri particolari, come la fuga in Egitto degli Dei olimpici, che là si muteranno in figure teriomorfe (cosa riportata anche da Ovidio nelle Metamorfosi). Il racconto di Apollodoro è nel complesso simile a quello esiodeo, ma mentre il primo porterà, dopo aver affermato la vittoria di Zeus, in modo netto al racconto su Prometeo, Esiodo, prima di passare in rassegna il regno vittorioso del Dio e l'Olimpo tutto (e concludere la stessa Teogonia), aggiunge questo:

    "Ora, quand'ebbero i Numi beati compiuto il travaglio,
    e pel potere fu coi Titani decisa la lotta,
    essi decisero allora, ché Terra ne dava consiglio,
    che fosse re dei Numi beati e signore d'Olimpo,
    Giove che tutto vede: fra gli altri ei divise gli onori.

    (881-885)

    Le diverse sequenze sono interessanti: Apollodoro viene un migliaio di anni dopo Esiodo. In lui, il racconto su Prometeo segue gli altri Titani, mentre nel secondo Prometeo è centrale e la conclusione della lotta è posta alla fine.
    Perciò, per Esiodo Prometeo risulta essere "uno" dei racconti affermanti la necessità dell'accettazione del dominio divino e la sua posizione centrale, come detto, non lo fa essere maggiormente importante rispetto ad altri, ma semmai peculiare della vicenda che lo vede protagonista (dato il suo rapporto con l'umanità e con l'istituzione del sacrificio).
    Mentre la conclusione complessiva della Teogonia afferma una giustizia e una magnanimità "complessiva", "universale", da parte di Zeus. Il fatto che chiunque alla fine goda degli onori indica appunto... chiunque. Onorare ogni Dio olimpico è (la possibilità di) onorare ogni essere (ossia la possibilità per ogni essere di giungere alla perfezione).

    L'assunzione successiva di Prometeo nell'Olimpo (riportata nella Biblioteca di Apollodoro) è perciò in linea con la natura di Zeus e il suo essere magnanimo e severo allo stesso tempo. Anche questo già presente, perciò, nel racconto arcaico.

  8. #28
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Dall'introduzione del volume Prima Tellus di (e su) Camillo Ravioli (riferendosi all'episodio raccontato da Ovidio e Apollodoro):
    "Lo scatenarsi di Tifeo allude alle tremende eruzioni vulcaniche che in età remota interessarono l'Italia,... (...)".

    Non faccio commenti. Aggiungo solo delle foto recenti:

    Indonesia, dicembre 2004 e.v.:





    Australia, scogliera dei 12 Apostoli, luglio 2005 e.v.:



    USA, agosto 2005 e.v.:






  9. #29
    Arthur I
    Ospite

    Predefinito

    Nella fondamentale lotta tra Titani e Dei olimpici, c'è un elemento che viene nominato di sfuggita: esso/egli è Caos.

    Avviluppava il Caos un incendio infinito: sembrava,
    se le pupille a vedere, le orecchie ad udire porgevi,
    come se, giú la Terra, su alto l'illimite Cielo
    si mescolassero: tanto suonava tremendo il frastuono:
    ché giú franava quella, ché il Cielo dall'alto crollava.
    Tale frastuono sorgeva dall'urto guerresco dei Numi.

    (Esiodo, Teogonia, 700-705)

    Caos viene anche nominato al principio di tutte le cose:

    E nacque dunque il Càos primissimo; e dopo, la Terra
    dall'ampio seno, sede perenne, sicura di tutti
    gli Dei ch'ànno in possesso le cime nevose d'Olimpo,
    e, della terra dall'ampie contrade nei bàratri, il buio
    Tàrtaro; e Amore, ch'è fra tutti i Celesti il piú bello,
    che dissipa ogni cura degli uomini tutti e dei Numi,
    doma ogni volontà nel seno, ogni accorto consiglio.
    Dal Caos ebber vita quindi Èrebo, e Notte la negra.

    (Esiodo, Teogonia, 116-123)

    Questi sono gli unici, brevi accenni. Dov'è l'interesse? Caos, ad esempio per Werner Jaeger, dovrebbe essere sintomatico di come la teologia esiodea e il narrare mitologico contemporaneo di Esiodo in generale siano poco raffinati, volti ad un raccontare influenzato dal mondo sensibile, senza la capacità di andare oltre. Difatti afferma che quel E nacque dunque il Càos primissimo riflettendo un'idea di generazione affermi anche un "divenire", per cui il Caos sarebbe "divenuto". E in questo si avrebbe, come dire, un difetto nel dire il Principio Primo.
    Però l’etimo di Caos rimanda anche, come ricordano (citati nelle note dell’edizione della Teogonia edita da Mondadori), tra gli altri U. Holscher e J. Bussanich, ad un “baratro illimitato”, ad un’“apertura spalancata” o ad un “articolato nulla” che può anche ricordare il “ricettacolo” di cui parla Platone nel Timeo, ossia uno spazio primigenio estraneo alla materia dei quattro elementi. Da ciò ne consegue una qualche “differenza” tra esso e anche l’immediatamente successiva Gea, così come il resto delle divinità. Vi è inoltre uno “stacco” rispetto a tutto il resto: come detto, Caos viene nominato per sparire subito e ricomparire in modo fulmineo (e di nuovo sparire). Questi pochi elementi, quindi, più che dare l’idea di una piena consequenzialità tra questo e gli Dei restanti, danno l’impressione di una “alterità” (e il passo relativo all’incendio infinito dà ulteriormente questa sensazione. Come se si trattasse di una “maggiore vastità”, ma che proprio nell’assenza di troppi particolari e definizioni, trova una sorta di indicazione della sua natura, appunto, “altra”).
    Ma farei anche un altro genere di considerazione: trovo infatti un po’ opinabile che si voglia vedere il racconto teogonico quasi come sequenza di elementi separati e non come un Tutto. Da ciò ne consegue che semmai il Principio Primo non è dato da un “prima”, ma semmai, precisamente, dall’insieme che va da quel “Càos primissimo” alla vittoria di Zeus. Tutto questo… in principio. Sbagliato perciò voler vedere una sorta di cronologia, cosa utile (entro certi limiti) solo per noi umani, in quanto viventi nel tempo e condizionati, anche nel pensare (tralasciando per il momento tutto ciò che va al di là del pensare stesso), da esso.

    Torniamo a Prometeo: come detto in un precedente post, la sua figura è inserita centralmente nella Teogonia esiodea. Pur essendo in questa solo liberato da Eracle (ma non accolto nell’Olimpo come in racconti successivi), rimane (naturalmente) importante per il posto che ha: egli compare dopo la nascita di Zeus e prima della guerra tra questi e i Titani, ossia, in una vicenda che vede due poteri, due forme divine, due “nature” (si potrebbe dire) contrapposte, la figura “mediatrice” prometeica (peraltro anch’egli titano), risulta essere una chiave importante perché l’umanità si inserisca negli scopi divini.
    Risolvere, come per troppo tempo si è fatto (almeno in una certa letteratura), la sua figura solo nel concetto di hybris è un enorme impoverimento. Ne risulta invece, guardando a tutte le varianti raccolte nel tempo, un racconto ricco di implicazioni e indicazioni e capace di indicare all’umanità il posto che gli compete e non, quasi, il suo contrario, mostrando perciò Prometeo come una chiave per tendere al divino.

 

 
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