In un topic di un altro forum di POL si cita il mito prometeico. Ecco il passo:
Ad un certo punto della tragedia eschiliana, Kratos, l’incarnazione del potere supremo, alludendo al nome dell’incatenato - che letteralmente significa “quello che prevede” - gli dice: “A torto i divini ti chiamano Prometeo!”.
Solo in questa epoca, assediati dalla catastrofe planetaria di una civilizzazione tutta fondata sul fuoco, sull’esplosione e sulla consumazione ignea, possiamo capire la lungimiranza di Zeus e la giustezza del castigo inflitto a Prometeo.
Con una serie di indicazioni ed allusioni dirette e indirette, questo complesso di miti accusa hybris, la civilizzazione, come la prima causa dell’istupidimento.
Sia nel Prometeo incatenato, sia nelle Eumenidi, dando la voce alle divinità vecchie, spodestate ed orrende, Eschilo ci trasmette la memoria della conquista e della vittoria euroariana, che ha portato il trionfo degli dei celesti sulle divinità sotterranee degli indigeni. L’Atlantide è la più compiuta immagine mitizzata di questa civilizzazione dei Titani che Prometeo ha tradito.
Anche lui un Titano, il Prometeo eschiliano li ha traditi perché “spregiarono i mezzi di astuzia: le loro menti dure si figurarono un dominio senza fatica, grazie alla violenza.”
http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=170734
Prometeo, in tempi di referendum su tecniche di fecondazione artificiale, viene ulteriormente citato.
Ma vediamo nella Biblioteca di Apollodoro la gran parte dei passi riguardantilo:
(I - 3, 6)
Zeus si unisce a Meti, che aveva assunto molte forme per non accoppiarsi con lui; quando rimane incinta, si affretta a inghiottirla perchè lei andava dicendo che, dopo la figlia che stava per dare alla luce, avrebbe generato un figlio che sarebbe diventato signore del cielo. Temendo che ciò avvenisse, Zeus la ingoiò. Quando giunse il momento della nascita, Prometeo, ma secondo altri Efesto, lo colpì con una scure alla testa e, dal cranio del Dio, presso il fiume Tritone, balzò fuori Atena rivestita di armi.
(I - 7, 1)
(...) Con acqua e terra, Prometeo plasmò gli uomini e donò loro il fuoco che celò in una ferula, di nascosto da Zeus. Quando lo venne a sapere, Zeus ordinò a Efesto di inchiodare il corpo di Prometeo sul Caucaso, che è un monte della Scizia. Per molti anni Prometeo rimase inchiodato al monte e ogni giorno un'aquila volava a divorargli i lobi del fegato, che ricresceva durante la notte. Per il furto del fuoco Prometeo ebbe dunque questa punizione, fino a che Eracle, più tardi, lo liberò, come narreremo nelle storie di Eracle.
(II - 5, 11)
(...) Ed Eracle attraversa l'Arabia e uccide Emazione figlio di Titono. Poi attraversò la Libia, giunse al mare esterno e si impadronì della coppa di Elio. Passato al continente opposto, con un colpo di freccia abbatté sul Caucaso l'aquila, nata da Echidna e da Tifone, che divorava il fegato di Prometeo. Liberò Prometeo e mise la <corona> d'olivo <in memoria> delle sue catene. Offrì a Zeus Chirone che voleva morire, lui immortale, al posto di Prometeo. E giunse da Atlante, nel paese degli Iperborei. (...)
(III - 13, 5)
(...) Fu, secondo alcuni, Prometeo a rivelare a Zeus, bramoso di unirsi a lei, che il figlio che Teti gli avrebbe dato sarebbe diventato signore del cielo. (...)
Efesto (nel Prometeo incatenato di Eschilo), inchiodando Prometeo, assieme a Cratos e Bia, si sfoga in tal modo:
Lo stesso sangue, il vivere insieme. È tremendo!
Così prosegue il dialogo:
CRATOS
Anch'io lo dico. E restare sordi alla parola del Padre? È lecito forse? Non ti fa tremare più forte?
EFESTO
Sei truce, ogni volta trabocca la tua insolenza.
CRATOS
Cantargli la nenia è una cura da nulla. Tu non sforzarti a vuoto, è fatica folle la tua.
EFESTO
O mani maestre dell'arte, vi odio, vi odio!
CRATOS
Ti fanno ribrezzo, e perché? Parliamoci chiaro: radice di questo suo strazio non è il tuo mestiere.
EFESTO
Eppure, se fosse toccata ad un altro quest'arte.
CRATOS
Tutto è peso che inchioda: salvo comandare agli dèi. Già, nessuno è padrone di sé: salvo Zeus.
Efesto, riconosce l'affinità col dio che si sta incatenando (un dio del mio sangue), ma gli si ricorda anche che solo Zeus è "libero". Ma questa è una parte della verità: Zeus è anche Eleuthérios. Dispensatore di libertà, a cui fu istituito un culto (proprio in quanto Zeus Eleuthérios) dopo la vittoria contro i persiani a Platea.
Nella Roma augustea, venne rinnovato il tempio a Iuppiter Liber (detto anche Iuppiter Libertas, "La Libertà").
Nella figura prometeica, rispetto alla lettura interessata che se ne fece nei secoli scorsi, c'è sì orgoglio, ma anche altro: Prometeo, se il suo nome corrisponde al suo essere, sa pienamente ciò che avverrà, compreso ciò che avverrà a lui ad ogni gesto. Stranamente questo, più che mettere in luce una "rivolta", testimonia ulteriormente il dominio divino. Prometeo vede, ma questo suo vedere non è libero (in senso assoluto e pieno. Verrebbe da dire "nichilistico"), se non nella misura in cui Zeus ne imbriglia o ne libera i movimenti. Di nuovo Zeus dispensatore delle libertà.
Ritorniamo ai passi della Biblioteca. Mi incuriosce la "sostituzione" tra Prometeo e Chirone desideroso di acquistare la mortalità. Chirone, colui che insegnò l'uso delle erbe medicinali ad Asclepio, l'astronomia a Eracle e fu insegnante anche di Achille e altri, era considerato anche custode delle tradizioni sacre. Allora la "sostituzione" è solo un fatto "nudo" o, come più ovvio, è anche altro? Perchè proprio l'orgoglioso e colpevole Prometeo acquista prima la libertà e poi acquista l'immortalità che prima era di una figura tanto insigne e rispettata e cara (anche da parte degli esseri umani) quale quella di Chirone?
C'è una certa analogia tra le due figure, data dal fatto che come Prometeo forgiò l'umanità, le conoscenze di Chirone permettevano di salvaguardarne il benessere. Come Prometeo conosceva il futuro, così Chirone, per l'astronomia di cui era maestro, conosceva le traiettorie future degli astri che per gli antichi non erano solo "traiettorie astrali", ma, per dirla con Marco Manilio nell'Astronomica, Fata regunt orbem, certa stant omnia lege. Lasciando anche il particolare della sofferenza "puntuale" (per colpa propria o per errore altrui), ci sarebbe da chiedersi semmai se nel "cambio" dal centauro al titano non sia stato messo in luce qualcosa anche relativa al rapporto con le tradizioni sacre. Forse Prometeo ci può dire ben più che non solo hybris?


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