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Discussione: Infine eccolo qui!

  1. #1
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    Predefinito Infine eccolo qui!

    Vi vogliono convincere che la realtà non esiste, che tutto è linguaggio più interpretazione, che l’embrione umano al massimo può essere un’icona pop da portare sulla maglietta, che se l’uomo imita la natura il prodotto dell’imitazione diventa suo, che di quel prodotto può fare quel che vuole, manipolarlo se gli aggrada, usarlo se gli è utile, selezionarlo e buttarlo se è imperfetto, tutto tranne che accoglierlo in nome del desiderio per il quale è stato fabbricato, tutto tranne che curarlo.
    Vogliono convincervi che l’embrione è come lo schiavo negro nell’Ottocento americano, quello schiavo di cui la Corte suprema diceva che è essere umano ma non persona, e vi spiegano e rispiegano il primato di una donna che non esiste, una donna-idolo che esercita poteri di vita e di morte sull’oggetto della sua decisione di maternità, e come se non bastasse vi esortano a difendere il primato di un tecnico che ha già sequestrato la salute della donna nell’anarchia procreativa, che le ha offerto iperstimolazioni ovariche e bombardamenti ormonali capaci di produrre la quantità di embrioni sufficiente ad alimentare le illusioni dell’idolo scientista, del mostro morale raccontato dal grande biologo Chargaff, e a riempire quegli odiosi barili della crioconservazione parcheggiati nel limbo dantesco della periferia oscena del mondo moderno.
    Vogliono illudervi sulla cura dietro l’angolo nel momento stesso in cui fomentano l’eugenetica, cioè la sostituzione della cura del malato con la eliminazione sua e della sua imperfezione, e fomentano un’eugenetica speciale, ultramoderna, peggiore di quella pianificata dagli stati del totalitarismo e della democrazia perduta del Novecento, vogliono che attraverso il vostro voto trionfi l’eugenetica domestica, la trasformazione della famiglia in una macchina che tra il nascere e il guarire preferisce lo “scegliere”, come se fosse alla portata di un uomo e di una donna darsi una progenie intelligente, come suggerisce James Watson, quando la stupidità è precisamente il cattivo uso dell’intelligenza, e chi crede nel catalogo del Nobel harvardiano e del suo seme, nel catalogo del seme vichingo e della sua presunta bellezza, stupido è quale che sia il suo quoziente formale.
    Vogliono che andiate a votare, che andiate a farvi fottere alzando il quorum già altino di suo della disumanità transumanista e superomista, e voi mandateli tutti a quel paese.
    Ve ne prego.

    Ferrara su il Foglio di ieri, sabato 11 giugno

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: Infine eccolo qui!

    In origine postato da mustang
    Vi vogliono convincere che la realtà non esiste, che tutto è linguaggio più interpretazione, che l’embrione umano al massimo può essere un’icona pop da portare sulla maglietta, che se l’uomo imita la natura il prodotto dell’imitazione diventa suo, che di quel prodotto può fare quel che vuole, manipolarlo se gli aggrada, usarlo se gli è utile, selezionarlo e buttarlo se è imperfetto, tutto tranne che accoglierlo in nome del desiderio per il quale è stato fabbricato, tutto tranne che curarlo.
    Vogliono convincervi che l’embrione è come lo schiavo negro nell’Ottocento americano, quello schiavo di cui la Corte suprema diceva che è essere umano ma non persona, e vi spiegano e rispiegano il primato di una donna che non esiste, una donna-idolo che esercita poteri di vita e di morte sull’oggetto della sua decisione di maternità, e come se non bastasse vi esortano a difendere il primato di un tecnico che ha già sequestrato la salute della donna nell’anarchia procreativa, che le ha offerto iperstimolazioni ovariche e bombardamenti ormonali capaci di produrre la quantità di embrioni sufficiente ad alimentare le illusioni dell’idolo scientista, del mostro morale raccontato dal grande biologo Chargaff, e a riempire quegli odiosi barili della crioconservazione parcheggiati nel limbo dantesco della periferia oscena del mondo moderno.
    Vogliono illudervi sulla cura dietro l’angolo nel momento stesso in cui fomentano l’eugenetica, cioè la sostituzione della cura del malato con la eliminazione sua e della sua imperfezione, e fomentano un’eugenetica speciale, ultramoderna, peggiore di quella pianificata dagli stati del totalitarismo e della democrazia perduta del Novecento, vogliono che attraverso il vostro voto trionfi l’eugenetica domestica, la trasformazione della famiglia in una macchina che tra il nascere e il guarire preferisce lo “scegliere”, come se fosse alla portata di un uomo e di una donna darsi una progenie intelligente, come suggerisce James Watson, quando la stupidità è precisamente il cattivo uso dell’intelligenza, e chi crede nel catalogo del Nobel harvardiano e del suo seme, nel catalogo del seme vichingo e della sua presunta bellezza, stupido è quale che sia il suo quoziente formale.
    Vogliono che andiate a votare, che andiate a farvi fottere alzando il quorum già altino di suo della disumanità transumanista e superomista, e voi mandateli tutti a quel paese.
    Ve ne prego.

    Ferrara su il Foglio di ieri, sabato 11 giugno

    saluti



  3. #3
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    Predefinito Referendum

    Io stò con Ferrara.Risiedo all'estero e mi sono astenuto.
    Marino.

  4. #4
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    Predefinito Giuliano visto da Vittorio

    La strana metamorfosi del direttore del Foglio: da comunista a craxiano e infine berlusconiano E adesso paladino dell'embrione. Ma solo fino ad un certo punto...
    Dicono che non parlo male di Giuliano Ferrara perché circa nove anni fa assunse mio figlio Mattia, disoccupato, al Foglio.
    Non è vero che il motivo del mio rispetto e ammirazione per l'Elefantino sia questo.
    Intendiamoci, uno che prende con sé il tuo "bambino" non è antipatico per definizione. Ma nel caso specifico, le cose andarono diversamente. Fu Renato Farina, vicedirettore di Libero, al tempo vice al Giornale, ad occuparsi della mia pratica familiare.
    Non ricordo perché, egli parlò al telefono con Mattia e gli domandò: hai remore ideologiche e morali che ti impediscano di lavorare per il Borghese? (Il nascituro Borghese all'epoca era bisognoso di gente volonterosa).
    E il Feltrino rispose: ho remore soltanto verso la disoccupazione. Battuta buona, effettivamente.
    E Farina si adoperò per far assumere il "bambino" al settimanale che era stato di Leo Longanesi. Si adoperò con successo, talché il mio erede ebbe un posto. Tuttavia quella riedizione del Borghese non vide mai la luce, e Mattia rischiò di rimanere a piedi una seconda volta.
    Intervenne San Giuliano che prelevò alcuni giornalisti dall'abortito periodico e li condusse al Foglio, in attesa di iniziare le pubblicazioni. Nel gruppetto dei fortunati prescelti c'era appunto Mattia.
    Perché fu selezionato? Farina ci mise lo zampone? Non lo escludo. Ma credo di sapere che il mio supervalutato cognome abbia influito.
    Dunque avrò sempre gratitudine, oltre che per Renato, anche per Ferrara. Uomo di valore, a prescindere.
    Lo conobbi nel 1984. Cominciava a collaborare al Corriere della Sera (di cui ero dipendente) diretto da Piero Ostellino, il quale ha intuito notevole e aprì le porte di via Solferino all'apostata comunista. Che se ne era andato dal Pci per ragioni che non rammento nei dettagli: forse, semplicemente, non era più comunista. E perciò automaticamente divenne odioso agli occhi dei compagni e loro amici. Quando entrò nella redazione romana in veste di praticante (non più collaboratore esterno) fu accolto al grido: ci tocca anche il transfuga.
    Ostellino era consapevole che Ferrara sarebbe stato una grana, ma Piero cercava le grane, tant'è che durò alla direzione del Corriere meno di tre anni, un po' di più di Folli, ma mica tanto. Giuliano era ed è un tipo ingombrante. Così ingombrante che a due mesi dal suo ingresso nel giornalone milanese, fu promosso notista politico.
    Il capo della redazione romana, Galimberti, professionista coi fiocchi e gli occhiali spessi da miope, col suo italiano misto veneziano mi disse: 'sto Ferrara xe un fenomeno. Si mette alla macchina per scrivere e non sono passati quindici minuti che te porta tre cartelle da dieci e lode, manco una virgola ghe toco.
    Vero. Le note politiche di Giuliano erano da manuale.
    Un po' craxiane, ma belle.
    Sarà perché ero craxiano anch'io, mi piacevano da matti.
    Nel 1986 - mi pare - si svolse a Firenze il congresso del Pci.
    Il Corriere lo fece seguire da nove inviati, tra cui il sottoscritto.
    La sera in albergo ci si ritrovava tutti a tavola.
    Ronchey, Padellaro (oggi direttore dell'Unità), Franchi (ora editorialista), Zincone (pensionato anche se bravo), Ferrara eccetera. Il quale Ferrara era l'unico del mucchio ad essere cordiale con me. Gli altri mi consideravano un extracomunitario, un negro, un baluba reazionario, un gozzuto delle Orobie.
    Mi stupii. Però, 'sto Ferrara, sarà anche un ex comunista, eppure è civile, non mi ha nemmeno sputato addosso.
    Grazie Giuliano - pensavo - di avermi detto ciao Feltri al bar dell'Hotel.
    Inutile precisare che i migliori articoli erano i suoi (vorrei dire dopo i miei, per spiritosaggine, ma non oso).
    I comunisti stavano sulle palle, a me; lui li trattava con garbato disprezzo; d'altronde non erano embrioni, bensì compagni.
    Come dargli torto.
    Posso dirlo? Ai corrieristi Giuliano non andava giù. Fattori, amministratore delegato e presidente della Rcs, lo considerava più fastidioso di una zanzara-tigre.
    Enzo Biagi quando ne parlava diventava rosso quanto la bandiera rossa.
    E Lamberto Sechi, direttore editorialista dei periodici? Non ve lo dico. Provate a immaginare. Il giorno in cui Ferrara comparve in tivù (Tigidue) allo scopo di commentare la politica italiana, vari intellettuali corsero in farmacia a rifornirsi di Alka Seltzer.
    Alcuni mesi più tardi, Giuliano esordì quale conduttore su Raitré.
    E si dimise dal Corriere di cui rimase però collaboratore.
    Curava una rubrica elegante e ricca: Bretelle Rosse.
    Detestata dai compagni e generi affini: la prova che era stupenda. Sorvolo su quanto accadde allorché l'Elefante fu ingaggiato a miliardate dalla Fininvest di Berlusconi.
    Gliene tirarono dietro di ogni colore. Ostentavo ammirazione per lui e mi divertivo a costatare i travasi di bile dei miei interlocutori corriereschi.
    Vado di fretta. A Giuliano non hanno mai perdonato il successo, i guadagni, l'autorevolezza, la forza, la capacità dialettica.
    Un dì egli mi telefonò all'Indipendente perché desiderava buttar giù un pezzo per Epoca sulla mia trascurabile personcina.
    Scrisse bene di me; accostò il mio nome a quello di colleghi illustri. Non riferisco di più per pudore. Aggiungo solo che è l'unico ritaglio di giornale conservato nei miei cassetti.
    Eccolo qui. Lo rileggo e godo. Dio come godo. Il giorno in cui fu cooptato dal governo Berlusconi (ministro per i Rapporti col parlamento) i suoi detrattori, rosi dall'invidia, si imbottirono di Tavor. E io godetti per la seconda volta.
    Durò poco, come durò poco il governo Berlusconi, sette o otto mesi. Lui si rituffò nel giornalistmo. Mise a punto il Foglio. Mi invitò a pranzo e illustrò il progetto. Non mi convinceva. Però, pensai, questo qui magari ce la fa.
    Ce l'ha fatta. Sarà quel che sarà, un quotidiano per pochi o pochissimi, criptico, noioso, ma il Foglio conta. Conta più di giornali a larga diffusione. È un distillato di opinioni importanti.
    Ma l'unica opinione che pesa è la sua. Il resto è contorno. Ferrara è indipendente da tutto, in alcuni casi anche dalla propria testa. Ha sfidato Di Pietro nel Mugello dove avrebbe vinto anche il Gabibbo se si fosse presentato con la sinistra.
    Giuliano ama le sfide impossibili. Ama perdere. Sposa le cause assurde. Anzi, le ha sempre sposate.
    Ora ha mutato pelle e posizioni. Si è trasformato da signore della penna e della politica in monsignore. Si è lanciato con decisione nella difesa ad oltranza dell'embrione.
    In confronto a lui Ruini è un relativista. Un inguaribile laicone. Ieri Giuliano si è confrontato in un pubblico dibattito con Fassino e lo ha sbrindellato.
    Referendum sulla fecondazione assistita annessi e connessi.
    La sintesi più efficace del problema è sua: l'embrione è qualcosa o qualcuno? Il quesito ti inchioda. Come fai a rispondere che è qualcosa se anche tu sei stato un embrione della malora, e se non lo fossi stato adesso saresti una bolla d'aria? Ogni individuo è stato un embrione, piccolo brutto e leggermente schifoso, ma embrione. Stecchisci l'embrione e stecchisci un tuo potenziale simile; il che sarebbe un vantaggio se poi il tuo potenziale simile diventasse un comunista o anche solo un sindacalista della Cgil. Fin che si scherza si scherza.
    Se invece quell'embrione, quella specie di lumachina, è un tuo futuro bambino o bambina ti si inumidiscono gli occhi.
    Senti, Giuliano, tu quella roba lì non dovevi dirla: qualcosa o qualcuno?
    Mi hai trasmesso un'inquietudine fastidiosa. Hai incrinato una mia certezza. Però, come tutti gli intelligentoni di questo mondo, anche tu cadi in contraddizione: sei con l'embrione finché sta fuori dalla pancia di mammà; quando vi entra, chissenefrega, fate pure l'aborto e non scocciatemi più.
    La mamma è padrona del suo fegato, dei suoi polmoni e quindi anche del suo embrione nel frattempo trasformatosi in feto, bimbo. Uccidetelo pure all'Asl.
    Ti sembra giusto? Fra l'embrione e il feto, se proprio devo stecchirne uno, scelgo il primo così almeno non lo vedo difendersi dal cucchiaio come un gattino si difende da un cane.
    Caro Ferrara, spiegami perché il feto può morire mentre l'embrione vale quanto te.
    Da solo non ce la faccio, ho bisogno del tuo aiuto.
    Posso rivolgerti una domandina?
    Se un embrioncino piccolo piccolo, poco più di una lumachina inerte, sacrificasse la sua vita (quale vita?) per salvare la tua, saresti d'accordo o ti lasceresti morire per farlo crescere?
    Non c'è polemica nelle mie parole; soltanto il desiderio di scoprire se ti batti perché sei intelligente o perché sei buono.

    Vittorio

    su Libero del 7 giugno

    saluti

  5. #5
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    Predefinito La risposta di Giuliano

    Caro Feltri, ti rispondo solo oggi perché ieri ero come al solito in giro per battesimi e per cresime.
    Mi domandi che differenza mai ci sia tra un embrione creato in laboratorio, poi manipolato e distrutto per scopi eugenetici, e un feto abortito.
    La prima differenza è che l'aborto è un fatto compiuto da circa cinquemila anni, mentre la creazione e manipolazione dell'embrione umano è elemento nuovissimo, e l'embrione umano è il soggetto trasformato in oggetto nel mondo nuovo sorvegliato e governato dalla tecnica.
    La seconda differenza è che la donna esercita da tempi ancestrali il diritto, diritto del più forte, a decidere in merito alla sua gravidanza, che avviene nel suo corpo, attraverso una simbiosi biologica che realizza la dipendenza del feto dalla sua capacità di nutrirlo, proteggerlo, accudirlo e generarlo; invece l'embrione è costruito tecnicamente, fuori del corpo della donna e nella solitudine di un laboratorio, e la sua sorte è legata alla nostra comune volontà, alla nostra umanità.
    La terza differenza, che discende dalle altre due, è che autorizzare un aborto, una interruzione volontaria di gravidanza, significa non già approvare l'omicidio bensì scegliere tragicamente in favore di uno dei due diritti in simbiosi, quello della donna gestante e della sua salute fisica e psichica, come dice la legge 194 del 1978.
    Significava in origine, anche se la legge è stata stravolta dalla pratica ed è diventata un banalizzante strumento di controllo delle nascite e un metodo di selezione eugenetica, consentire di operare in una struttura pubblica quegli aborti che erano oggetto di un vergognoso mercato clandestino. I
    l soggetto che decide del feto è la donna, mentre il soggetto che decide dell'embrione umano sei tu, sono io, sono coloro che voteranno o si asterranno nel referendum del 12 e 13 di giugno. Autorizzare l'aborto significa sanare il passato in nome di una decisione tragica che appartiene di fatto alla donna, autorizzare il fatto compiuto della vivisezione degli embrioni umani significa ipotecare il futuro con una decisione edonista che appartiene a tutti noi.
    Se mi ammalassi e se fosse necessario il sacrificio di un embrione per curarmi, che cosa farei?
    E' la tua seconda domanda e rispondo: non lo so.
    Non so se parlerei sotto tortura, non so tante cose. Ma so che si vota o ci si astiene su una questione molto semplice: ci diamo o no il potere di creare la vita umana per distruggerla?
    Cordiali saluti.

    Giuliano sempre su Libero ma del 9 giugno

    saluti

  6. #6
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    Predefinito

    Da poco più di due mesi è residente a Sanremo dopo aver vissuto alcuni anni in Francia. Ha i documenti, il certificato di residenza, ma non può votare perché l'apparato burocratico si è inceppato ed il suo nome non compare sulla lista degli aventi diritto. Per questo motivo una giovane donna sanremese si è rivolta alla polizia denunciando «il gravissimo episodio che in qualche modo inficia un referendum per il quale è necessario un quorum».
    La protagonista della querelle è una giovane abitante di Sanremo, Francesca Bernardeschi, che ieri, attraverso le forze dell'ordine, ha chiesto di poter esercitare regolarmente il suo diritto di voto.Il problema sembra essere stato originato da un intoppo nel passaggio dei documenti dall'Are, il registro degli italiani residenti all'estero, di Imperia al comune di Sanremo, dove la donna ha preso regolare residenza

    da Il Giornale

    Domanda: per "poter votare" è necessario essere in possesso del "Certificato elettorale".
    E, se non sbaglio, in mancanza del recapito dello stesso, il "cittadino" deve attivarsi per procurarselo.
    Se così fosse la signora F.B. potrebbe aver esagerato: sarebbe interessante saper quando l'interessata abbia sporto denuncia e il luogo nel quale la denuncia è stata fatta.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Re: Infine eccolo qui!

    In origine postato da mustang
    Vi vogliono convincere che la realtà non esiste, che tutto è linguaggio più interpretazione, che l’embrione umano al massimo può essere un’icona pop da portare sulla maglietta, che se l’uomo imita la natura il prodotto dell’imitazione diventa suo, che di quel prodotto può fare quel che vuole, manipolarlo se gli aggrada, usarlo se gli è utile, selezionarlo e buttarlo se è imperfetto, tutto tranne che accoglierlo in nome del desiderio per il quale è stato fabbricato, tutto tranne che curarlo.
    Vogliono convincervi che l’embrione è come lo schiavo negro nell’Ottocento americano, quello schiavo di cui la Corte suprema diceva che è essere umano ma non persona, e vi spiegano e rispiegano il primato di una donna che non esiste, una donna-idolo che esercita poteri di vita e di morte sull’oggetto della sua decisione di maternità, e come se non bastasse vi esortano a difendere il primato di un tecnico che ha già sequestrato la salute della donna nell’anarchia procreativa, che le ha offerto iperstimolazioni ovariche e bombardamenti ormonali capaci di produrre la quantità di embrioni sufficiente ad alimentare le illusioni dell’idolo scientista, del mostro morale raccontato dal grande biologo Chargaff, e a riempire quegli odiosi barili della crioconservazione parcheggiati nel limbo dantesco della periferia oscena del mondo moderno.
    Vogliono illudervi sulla cura dietro l’angolo nel momento stesso in cui fomentano l’eugenetica, cioè la sostituzione della cura del malato con la eliminazione sua e della sua imperfezione, e fomentano un’eugenetica speciale, ultramoderna, peggiore di quella pianificata dagli stati del totalitarismo e della democrazia perduta del Novecento, vogliono che attraverso il vostro voto trionfi l’eugenetica domestica, la trasformazione della famiglia in una macchina che tra il nascere e il guarire preferisce lo “scegliere”, come se fosse alla portata di un uomo e di una donna darsi una progenie intelligente, come suggerisce James Watson, quando la stupidità è precisamente il cattivo uso dell’intelligenza, e chi crede nel catalogo del Nobel harvardiano e del suo seme, nel catalogo del seme vichingo e della sua presunta bellezza, stupido è quale che sia il suo quoziente formale.
    Vogliono che andiate a votare, che andiate a farvi fottere alzando il quorum già altino di suo della disumanità transumanista e superomista, e voi mandateli tutti a quel paese.
    Ve ne prego.

    Ferrara su il Foglio di ieri, sabato 11 giugno

    saluti

    Un ottimo pezzo, ottima la definizione della stupidità in un mondo in cui, come diceva lord Russel, gli intellettuali quando fanno politica o discutono di temi politici sono spessissimo dalla parte opposta della barricata degli intelligenti. Compresi taluni premi Nobel.

    Shalom

  8. #8
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    Predefinito Solo premi Nobel?

    Guardiamo un pochino più in basso.
    Dov'era Fini quando il Parlamento italiano discusse ed approvò la legge ora sottoposta al referendum dei radicali?
    Risulta a qualcuno che abbia, Fini, fatto pressione sui "suoi" e sugli alleati affinchè detta legge non venisse approvata?
    Durante le votazioni alla Camera era Fini presente?
    Se sì, come votò?
    E se assente (per i grossi impegni da vice-premier) ha esternato la sua "disapprovazione" e "sculacciato" i suoi deputati?
    Quale ragionamento oggi lo spinge a non volersi dimettere da "leader" di A.N.?

    Stesso appunto va ai tanti, troppi "eletti" che allora approvarono la legge che oggi "tentavano" di cancellare.

    E viceversa.
    Deputati che allora "lottarono" per bocciare la legge in discussione e oggi....sono andati al mare.

    saluti

  9. #9
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    Predefinito

    Fini? Chi è costui??
    (di nuovo )

  10. #10
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    Predefinito Re: Solo premi Nobel?

    In origine postato da mustang
    Guardiamo un pochino più in basso.
    Dov'era Fini quando il Parlamento italiano discusse ed approvò la legge ora sottoposta al referendum dei radicali?
    Risulta a qualcuno che abbia, Fini, fatto pressione sui "suoi" e sugli alleati affinchè detta legge non venisse approvata?
    Durante le votazioni alla Camera era Fini presente?
    Se sì, come votò?
    E se assente (per i grossi impegni da vice-premier) ha esternato la sua "disapprovazione" e "sculacciato" i suoi deputati?
    Quale ragionamento oggi lo spinge a non volersi dimettere da "leader" di A.N.?

    Stesso appunto va ai tanti, troppi "eletti" che allora approvarono la legge che oggi "tentavano" di cancellare.

    E viceversa.
    Deputati che allora "lottarono" per bocciare la legge in discussione e oggi....sono andati al mare.

    saluti


    Quando si vota una legge di compromesso fra principi, interessi, valori ed esigenze diverse, può capitare di votare una legge senza approvarne questo o quel punto. Così succede DA SEMPRE in politica. Anche taluni scienziati (tra cui il professor Vescovi) campioni del fronte astensionista hanno ammesso che nella legge ci sono cose da migliorare, punti da chiarire meglio, ma hanno deciso di respingere i referendum in quanto avrebbero depotenziato una legge complessivamente buona.
    Quindi...... se magari ......qualche quesito referendario fosse stato di diverso tenore, il professor Vescovi con qualcuno di noi si sarebbe recato alle urne per votare. Magari votando solo per quel quesito astenendosi su tutti gli altri.
    Fini ha fatto sue valutazioni personali, di coscienza, che rispetto.
    Se preferite che la Destra italiana cada in mano al fascistume che non ha votato ma che vuole la rottura con Washington, tifa per Hamas....e vuole tassare le rendite finanziarie e altre.....genialate. ..........Accomodatevi.

    Shalom

 

 
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