Vi vogliono convincere che la realtà non esiste, che tutto è linguaggio più interpretazione, che l’embrione umano al massimo può essere un’icona pop da portare sulla maglietta, che se l’uomo imita la natura il prodotto dell’imitazione diventa suo, che di quel prodotto può fare quel che vuole, manipolarlo se gli aggrada, usarlo se gli è utile, selezionarlo e buttarlo se è imperfetto, tutto tranne che accoglierlo in nome del desiderio per il quale è stato fabbricato, tutto tranne che curarlo.
Vogliono convincervi che l’embrione è come lo schiavo negro nell’Ottocento americano, quello schiavo di cui la Corte suprema diceva che è essere umano ma non persona, e vi spiegano e rispiegano il primato di una donna che non esiste, una donna-idolo che esercita poteri di vita e di morte sull’oggetto della sua decisione di maternità, e come se non bastasse vi esortano a difendere il primato di un tecnico che ha già sequestrato la salute della donna nell’anarchia procreativa, che le ha offerto iperstimolazioni ovariche e bombardamenti ormonali capaci di produrre la quantità di embrioni sufficiente ad alimentare le illusioni dell’idolo scientista, del mostro morale raccontato dal grande biologo Chargaff, e a riempire quegli odiosi barili della crioconservazione parcheggiati nel limbo dantesco della periferia oscena del mondo moderno.
Vogliono illudervi sulla cura dietro l’angolo nel momento stesso in cui fomentano l’eugenetica, cioè la sostituzione della cura del malato con la eliminazione sua e della sua imperfezione, e fomentano un’eugenetica speciale, ultramoderna, peggiore di quella pianificata dagli stati del totalitarismo e della democrazia perduta del Novecento, vogliono che attraverso il vostro voto trionfi l’eugenetica domestica, la trasformazione della famiglia in una macchina che tra il nascere e il guarire preferisce lo “scegliere”, come se fosse alla portata di un uomo e di una donna darsi una progenie intelligente, come suggerisce James Watson, quando la stupidità è precisamente il cattivo uso dell’intelligenza, e chi crede nel catalogo del Nobel harvardiano e del suo seme, nel catalogo del seme vichingo e della sua presunta bellezza, stupido è quale che sia il suo quoziente formale.
Vogliono che andiate a votare, che andiate a farvi fottere alzando il quorum già altino di suo della disumanità transumanista e superomista, e voi mandateli tutti a quel paese.
Ve ne prego.
Ferrara su il Foglio di ieri, sabato 11 giugno
saluti




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