





Almeno non si atteggiavano a immacolati salvatori della patria e qualcuno di loro riusciva persino a declinare frasi comprensive di complementi e congiuntivi. Nel desolante panorama culturale italocentrico è tutt'altro che robetta scontata, credimi.
Cerea!
p.s. se sei un fan di Della Vedova e ti sei quindi già sciroppato in passato numerose "ricostruzioni storiche" pannelliane sai benissimo di che sto parlando


1 Per STEPPEN sull'Euro
Ti chiedo di considerare questi numeri:
- Anno 1990. Debito pubblico 663 miliardi di Euro, che ci sono costati 72 miliardi di interessi passivi. Nel 1990 non c'era l'Euro. Dico “ci sono costati” perché quasi tutte le tasse che vanno a Roma partono dalla Lombardia e dal Veneto
- Anno 1996. Debito pubblico 1.205 miliardi di Euro, che ci sono costati 113 miliardi di interessi passivi. Anche nel 1996 non c'era l'Euro
- Anno 2004. Debito pubblico 1.440 miliardi di euro, che ci sono costati 68 miliardi di interessi passivi. Nel 2004 c’era l’Euro.
Nel 2004 abbiamo pagato un pò meno interessi passivi di 15 anni prima, del 1990. Però il debito pubblico nel 2004 era molto più del doppio del 1990. Il debito è più che raddoppiato ma gli interessi non sono raddoppiati. Anzi, non sono nemmeno aumentati. Sono diminuiti! Miracolo? No..Euro.
Hai presente l'IRAP e l'ICI: quelle tasse che tutti vorremmo eliminare? nel 2004 per l'IRAP abbiamo pagato circa 32 miliardi di Euro e per l'ICI circa 11 miliardi. In totale circa 43 miliardi. Ebbene, altro che ridurle: senza l'Euro avremmo dovuto raddoppiarle, e forse non sarebbe stato nemmeno sufficiente...
Se ti interessano altri dati sugli interessi passivi negli ultimi anni guarda sul mio sito (giancarlopagliarini.it me spiass per l'it), se ne hai voglia, la "lezione di economia" N 175 intitolata "Parliamo degli interessi passivi sul debito pubblico". Telepadania l'ha trasmessa il 27 Dicembre 2005.
2 Paglia statalista
Ciusca, questa non me lo aspettavo, ma magari sarà anche vero: ogni giorno, quando va bene, faccio “solo” un sacco di errori. Quando va male invece i miei sbagli sono grandi come delle montagne. Per fortuna ogni giorno imparo anche qualcosa di nuovo e spero di continuare a imparare fino alla fine.
Vi allego un documento a cui sono piuttosto affezionato: niente di straordinario, salvo il fatto che è del Marzo 1992. Lo avevo utilizzato nella mia prima campagna elettorale. In 14 anni di Parlamento tutti questi punti sono rimasti sulla carta. Le proposte di legge che ho depositato non sono mai state discussa e gli emendamenti sono stati sempre bocciati. Però ho provato a diffonderli tutti i giorni, e ci provo anche adesso.
1. Limitare il potere di tassazione dello Stato e degli enti locali, identificando nella Costituzione un tetto massimo alla pressione fiscale complessiva. Invertire i flussi fiscali, eliminando l’intermediazione dello Stato e statuire che le PA di ogni Regione devono coprire almeno l’80% di tutte le loro spese, incluse quelle previdenziali. Solidarietà e perequazione possono coprire il rimanente 20% solo in assenza di sprechi e di significativa evasione fiscale nelle Regioni che ricevono la solidarietà dalle altre Regioni.“Decalogo” del Paglia (fin dai tempi della campagna elettorale del marzo 1992)
2. Riconoscere nella Costituzione l’impresa, e tutelarla
3. Limitare la presenza dello Stato nell'economia.
4. Regolamentare il diritto di sciopero.
5. Imporre obblighi di trasparenza e di rendiconto ai sindacati.
6. Tutelare come valore fondamentale la professionalità, l'imparzialità e l'indipendenza della pubblica amministrazione.
7. Togliere gli attuali limiti all'esercizio dei referendum.
8. Statuire con molta chiarezza che il debito pubblico potrà essere trasferito alle generazioni future solo a fronte di investimenti.
9. Passare gradualmente dall’attuale, assurdo sistema pensionistico “a ripartizione” a un più razionale e responsabile sistema “a capitalizzazione”.
10. Sancire nella Costituzione il principio dell’assoluta uguaglianza tra pubblico e privato, che devono essere considerate due sfere parimenti sovrane. Prevedere che se tra queste due sfere sorgono gravi conflitti, a decidere sia la volontà popolare, attraverso un referendum. Sancire che il cosiddetto "primato della politica" é un'idea falsa, e che una società libera e aperta é sempre dualistica: poggia cioè su una assoluta uguaglianza tra privato e pubblico.


Signor Pagliarini ,
buona sera e benvenuto.
Si,signor Pagliarini,quelle qui sopra,in grossetto, alla fine del post, sono le posizioni economiche che,pur solo tendenzialmente,comparativamente e relativamente hanno portato me ed altri che non credono nello stato ,nell'economia "supervista" ed "aiutata "(Traduzione in toscano:"Saccheggiata") dallo stato e dalla politica democratica e non credono nella politica politicante tutta a rispettarla ed a seguirla con interesse.( Solo relativamente e comparativamente pero',il punto 10,solo per fare un'esempio, " uguaglianza tra pubblico e privato" oltre ad essere generico ,non determinato e fumoso e' tendenzialmente statalista e politicante,infatti i mattoni che formano la societa' e la sua prosperita'sono gli individui e la loro capacita' di auto-determinazione ,non "il pubblico",non la "politica" ,quindi a mio modo di vedere non esiste alcuna "uguaglianza tra pubblico e privato",tra la politica e l' individuo,non esiste neppure una vera ,possibile comparazione fra queste 2 entita',perche' l'individuo,nonostante le apparenze,vince sempre).
Le ultime,invece ,quelle in difesa di Euro,Bruxelles e "Coalizioni grossolane" sono quelle che MI fanno(personalmente e sottolineo che parlo solo ed esclusivamente in primissima persona) storgere il naso in stato di profondissima delusione.
Per un liberista ,che parla di e cavalca la onda del buon senso economico e dell'etica della liberta' produttiva ed individuale e pure per "un pragmatico",per un'uomo dalla "mentalita' pratica ",quella del buon senso padano,non importa se padano o meno,sarebbe buon senso difendere,sia comparativamente e sia dal punto di vista della praticita' e della convenienza economica che da quello dell'etica della liberta' ed iniziativa individuale...anche la buona,vecchia Lira ,la quale difesa della Lira,eventualmente e logicamente ,a seguire,significa poi pure sostenere un'eventuale "Fiorino Padano",cosi' come una moneta meridionale,o sarda o veneta o siciliana e comunque,in totale, pluralita' di monete naturali ,ad infinitum, a seconda delle diverse marce ,realta' e culture economiche separate e naturalmente e civilmente differenziate in un pacifico e naturale confronto di valori e scambi commerciali.
Trattasi anche di buona,sana mentalita' pratica ed economica,non solo umana ,culturale ed etica;
oltre che, per finire sul tema specifico,di buona, sana,cultura della varieta' ,della differenziazione e della naturale abbondanza e ricchezza a-statale.
Inoltre, per un anti statalista ed un'individualista,se le parole , le posizioni ed idee etiche e politiche hanno un senso ,e' un'obbligo anche troppo scontato non difendere e pure attaccare presenze maligne e criminali quale e' un super-stato "supervisore"come Bruxelles,cosi' come l'Onu.
Per finire:
Per un non politicante politicantista di professione e un non venditore di fumo e furti statali e' un'obbligo ,ovvio e naturale, non stare dalla parte di una "coalizione grossolana" che sarebbe la celebrazione finale ed ufficiale della propaganda scoreggiona dello "stato e della politica che aiutano l'economia e fanno le riforme".
Signor Pagliarini uno stato e' un'entita' che ,pur essendo in realta' vagamente esistente ,se non come fumosa entita' parassitico-criminale, come qualsiasi entita' vuole sopravvivere e puo' solo nutrire se' stessa.
Uno stato con i suoi componenti che si trova vastamente e completamente d'accordo su .."qualcosa"..sappiamo per certo che in realta' si trovera' d'accordo solo su una cosa:
Nutrire ed invigorire se' stesso.
Tale posizione a favore della "grosse koalition"significa stare con la "democrazia totale" ,validare e "rispettare" senza ragione le capacita' dei governi,stare con la massificazione politicante, il controllo ed il potere governativo sugli individui ,l'economia libera, la civilta' naturale della produttivita' , ed e' una posizione opposta alla cultura dell'individuo e delle naturali separazioni e differenziazioni.
Secondariamente, se di democrazia si deve,purtroppo,parlare, si rispettino perlomeno le posizioni chiare,logiche ,portate fino alle loro estreme conseguenze e si abbia la decenza di avere posizioni anche solo vagamente differenziate.


Signor Pagliarini Le chiedo gentilmente di considerare solo questo numero:
40% di calo nelle esportazioni.
40%.
E ,la prego,finiamola con la Cina-motivatore e giustificazione di tutto ,la quale Cina forse puo' molto,ma non ,assolutamente non tutto.
Inoltre,
potrebbe spiegarmi cosa si intende dire, in dettaglio, quando si parla di :
"Necessita' agganciare la moneta a"..
punto frequentemente e retoricamente sostenuto in giustificazione all'Euro?
"Agganciare" cosa e come ,a cosa,specificatamente?
Forse che il pur "sganciatissimo" e piccolissimo franco lussemburghese non fosse piu' forte e stabile del "gigantesco" rublo russo?
Che problemi particolari avrebbe,oggi,(a parte quelli comuni a tutte le economie mondiali socialdemocratiche e volontariamente e premeditatamente inflazionate) lo "sganciatissimo" franco svizzero?
E' proprio la differenza naturale tra monete ed economie effettive ,il loro confronto diretto e le comparazione stessa delle loro differenze naturali a creare scambi commerciali mutualmente convenienti ad entrambi le parti.
(tanto e'vero,per fare solo un'esempio, che il Fiorino Padano converrebbe enormemente proprio al sud italiano!
Esso farebbe partire automaticamente il rilancio delle esportazioni dal sud Italia,con una svalutata ai suoi valori reali moneta meridionale, oltre ad avere altri,vari, profondi effetti positivi per tutti.)
Le confido che questa "necessita' di aggancio a" mi pare una delle piu' pacchiane palle e nuvole di fumo che siano state spacciate sotto l'etichetta di "economia" negli ultimi anni ,naturalmente unita ad altre,ancora piu' fondamentali arbitrarie,inventatissime "complicazioni "economiche a seguire,bugie apparentemente necessarie a mantenere questo soggetto ,l' "economia",malcompreso ,"misterioso", malato,inflazionato e derubato.."incurabilmente".
Bugie ed arbitrarie nuvole di fumo varie delle quali sarei felicissimo di continuare a discutere qui.




Possono esistere due generi di approcci al problema della Libertà: uno "pragmatico ed imperfetto" offerto dalla politica che affronta problemi contingenti, ed uno "teorico ideale" offerto dalla filosofia che cerca nuove soluzioni più radicali per il futuro.
Questi due generi di approcci non possono esere confusi, chi si occupa di soluzioni contingenti deve "sporcandosi le mani", se non lo fa e cerca soluzioni idealiste nelle migliore delle ipotesi non combina nulla di pratico oltre ad abbaiare alla luna, nella peggiore genera disastri.
Viceversa chi si occupa di filosofia non si dovrebbe occupare di Politica pratica, se non con il giusto criterio, per non screditarsi... diciamo pure sputtanarsi... con i compromessi che essa comporta.
Per fare le mie considerazioni politiche, del tutto individuali, devo spogliarmi delle mie solite logiche filosofiche anarchiche, ed in qualità di vecchio liberista e federalista (fin dalla fine degli anni '70 quando militavo nel PRI nella corrente "thatcheriana" di Giorgio La Malfa) devo confessare la mia ammirazione politica verso Pagliarini e Tremonti, molto più che verso altri inconcludenti ed incoerenti politici come Martino o LaMalfa (tanto per citare altri due pretesi liberisti).
non competitività dovuta anche al regime sempre più burocratico-fiscale dell'Europa ma cosa c'enta l'Euro come moneta? Oltretutto mi sembra che Pagliarini faccia parte di un movimento "anti-europeista", almeno per quanto riguarda la piega burocratica che ha preso ormai da diversi anni l'UE. Una politica che tra l'altro vive proprio negli ultimi anni una sperequazione "schizofrenica" tra i vincoli alla produzione interna e l'allegra conduzione alla politica delle importazioni, come se l'obiettivo fosse proprio quello di punire la nostra industria manufatturiera ed agro-alimentare.
Ad essere "sganciatissime" se non l'euro dovrebbero esserlo le politiche commerciali interne ai paesi, se non ci fossero tutti i vincoli generati dall'Europa più che dall'euro.
Tu parli di "produzione" poi fai paragoni con Lussemburgo e Svizzera, che non trovano nella produzione industriale (ma nella finanza) il loro motore economico.


Ci sono alcuni punti distinti e separati nel mio post.
Quello dell' ex Franco Lussemburghese o del presente Franco Svizzero e' esclusivamente relato al tema dell'incomprensibile :
" Necessita' di agganciare la moneta a.."
e serve solo a sostenere il diritto all'esistenza e positivita' e potere delle "piccole monete".