Apprezzamento per le aperture presenti nella Carta del Carnaro furono espresse, per esempio, dal comunista ungherese Miklós Sisa, ex commissario del popolo del governo di Béla Kun. Gramsci stesso esprime una grande curiosità intellettuale e politica per la vicenda fiumana e anche nei mesi successivi, dopo che la città sarà stata sgomberata dal regio esercito, il leader torinese interverrà per difendere i legionari dalle calunnie governative (il 6 gennaio 1921 Gramsci scrive infatti su “L’Ordine Nuovo”: “L’onorevole Giolitti in documenti che sono emanazione diretta del potere di Stato ha più di una volta, con estrema violenza, caratterizzato l’avventura fiumana. I legionari sono stati presentati come un’orda di briganti, gente senza arte né parte, assetata solo di soddisfare le passioni elementari della bestialità umana: la prepotenza, i quattrini, il possesso di molte donne. D’Annunzio, il capo dei legionari, è stato presentato come un pazzo, come un istrione, come un nemico della patria, come un seminatore di guerra civile, come un nemico di ogni legge umana e civile. Ai fini di governo, sono stati scatenati i sentimenti più intimi e profondi della coscienza collettiva: la santità della famiglia violata, il sangue fraterno sparso freddamente, la integrità e la libertà delle persone lasciate in balia di una soldataglia folle di vino e di lussuria, la fanciullezza contaminata dalla più sfrenata libidine. Su questi motivi il governo è riuscito ad ottenere un accordo quasi perfetto: l’opinione pubblica fu modellata con una plasticità senza precedenti”). Non solo: di lì a pochi mesi, nell’aprile dello stesso 1921, dopo la fondazione cioè del Partito Comunista d’Italia di cui egli sarà uno dei maggiori leader, Gramsci progetterà (ma l’impresa non avrà seguito) di incontrare D’Annunzio a Gardone. La cosa non deve sorprendere troppo, soprattutto se si tiene presente il fatto che, dopo la rottura con il fascismo operata nel maggio 1920 insieme a Marinetti, Carli sul foglio da lui diretto aveva espresso pieno sostegno alla occupazione delle fabbriche mentre, sempre su “La testa di ferro”, il legionario Alessandro Forti aveva indicato con chiarezza il nuovo compito degli intellettuali: “[…] se il proletariato intellettuale capirà i nuovi tempi e saprà accostarsi al proletariato manuale nella sua lotta di emancipazione […] non si troverà più nella pericolosa e umiliante posizione di cuscinetto fra il capitalismo e il lavoro”. È noto infine, sempre per quanto concerne la complessità della valutazione politica espressa dai contemporanei sulla vicenda fiumana, il giudizio positivo (ricordato nel libro) che lo stesso Lenin avrebbe pronunciato su D’Annunzio in quanto promotore dell’impresa (“In Italia c’è un rivoluzionario solo: Gabriele D’Annunzio”),
Claudia Salaris
Alla festa della rivoluzione.
Artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume




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