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Discussione: Meeting 2005

  1. #21
    email non funzionante
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Predefinito

    Originally posted by Thomas Aquinas
    Il capitalismo non è nè buono, nè cattivo. La bontà o meno sta nell'uomo capitalista. Il resto è mitologia.
    Come il ricco che non poté andare con Cristo per5ché si rifiutò di lasciare tutte le sue ricchezze ?

  2. #22
    Dal 2004 con amore
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    Predefinito

    Non il ricco, ma quel ricco.
    La ricchezza, evidentemente, non è nè un bene, nè un male.
    E' una responsabilità, questo sì. Può essere utilizzata bene o male.
    Per chi è invidioso è sempre male, ne sono convinto.

  3. #23
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    Gilbert

  4. #24
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    Gilbert

  5. #25
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    Predefinito Fraternità San Carlo Borromeo

    Venerdì 26 Agosto 2005
    Pagina 10
    Una Fraternità che non conosce confini

    Risiedono in 21 Paesi i missionari che si ispirano a San Carlo
    Una Fraternità che non conosce confini

    La mostra di quest’anno è dedicata alla figura del Borromeo

    Su un ripido sentiero che porta dai pascoli dell’alta Valle Brembana alla Valtellina si incontra una sorgente che le gente chiama la “Sorgente di San Carlo”. È una delle testimonianze del passaggio del santo nelle visite pastorali. Era l’anno 1566. Le sue erano visite molto attive: prendeva nota di tutto, dava disposizioni, insegnava e dirimeva i contrasti.

    Di queste sue visite nelle parrocchie rimangono i primi registri, un’anagrafe ante litteram, perché obbligò i parroci a registrare le nascite, le morti, i battesimi, le cresime, le prime comunioni e i matrimoni. A San Carlo Borromeo è stata intitolata la Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo. Perché?

    Risponde monsignor Massimo Camisasca, il superiore generale: “Ho voluto richiamarmi a un santo, a me vicino per aver a lungo abitato sul Lago Maggiore, sua terra d’origine. È un santo che aveva realizzato una grande riforma nella vita della Chiesa, attraverso la sua santità che lo rendeva appassionato per gli uomini e servitore di Cristo”. La Fraternità oggi compie 20 anni.

    Era il 1984, quando papa Giovanni Paolo II nel trentennale di CL lanciò il suo invito: “Andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace che si incontrano in Cristo Redentore”. Così alcuni preti, sotto la guida di don Massimo Camisasca, lo presero sul serio e cinque anni dopo partiva per il Brasile il primo missionario. Ma come può esserci fraternità tra persone così lontane?

    Risponde monsignor Camisasca: “L’unità nella vita non è data solo da una vicinanza fisica. A questo servono gli anni di seminario. Ciò che più conta, però, è far parte di un’avventura comune, anzi di un solo popolo. Questo rende tutti i miei fratelli vicinissimi perché sanno di essere lontani per vivere la stessa obbedienza a Cristo e la stessa ricerca del suo volto”. I sacerdoti della Fraternità, che vivono in ventuno case, sono quasi un centinaio.

    Se un giovane si sente affascinato da questa vita, quali doti deve avere per entrare in seminario? “Che sia chiamato ad essa da Gesù e voglia rispondere con tutto se stesso, confidando nell’aiuto e nella grazia di Dio, e abbandonando a Lui ogni progetto di cambiamento di sé. Soprattutto uomini appassionati della vita e curiosi del mistero che c’è dietro ogni cosa”. In occasione dei 20 anni la Fraternità ha preparato una mostra sulla vita di San Carlo.

    Arcangelo Berra
    Gilbert

  6. #26
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    Predefinito Don Carron in udienza da Benedetto XVI

    Don Julián Carrón ricevuto in udienza da Benedetto XVI
    Castel Gandolfo, 26 agosto 2005


    --------------------------------------------------------------------------------

    Questo è il testo del messaggio che don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha inviato a tutti gli amici del movimento, subito dopo essere stato ricevuto in udienza dal Santo Padre Benedetto XVI, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, nella mattina del 26 agosto 2005:

    «Cari amici, proprio questa mattina ho avuto la grazia di essere ricevuto dal Santo Padre, accompagnato da don Pino e da Giancarlo Cesana. Il Papa si è dimostrato molto interessato alla nostra esperienza in tutte le sue espressioni, in particolare agli aspetti educativi. Sta anche seguendo con grande interesse il Meeting e, esplicitamente richiesto, Benedetto XVI ci ha detto di porgere un caldo saluto a tutti coloro che vi hanno partecipato. Ringraziamo Dio per questo Papa, che desideriamo servire con tutto noi stessi. Don Julián Carrón».

    Rimini, 26 agosto 2005.
    Gilbert

  7. #27
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    Predefinito Cardinal Erdo al Meeting

    Sabato 27 Agosto 2005
    Pagina 5
    Il diritto secondo Erdö

    Il cardinale: oggi le leggi trascurano la realtà
    Nel 1982, in occasione del riconoscimento della Fraternità di Comunione e Liberazione quale associazione di diritto pontificio, don Giussani commentò “Finalmente ho capito che cos’è il diritto: spada della libertà e salvaguardia dei valori”. Ieri pomeriggio il cardinale Péter Erdö, arcivescovo di Budapest e primate d’Ungheria, ha affrontato davanti al pubblico del Meeting il complesso tema del rapporto tra norma, libertà e diritto, affiancato dal professor Giorgio Feliciani, ordinario di Diritto canonico all’Università cattolica di Milano e dal vescovo di San Marino, monsignor Luigi Negri.

    “Affinché il diritto garantisca la libertà, è necessario che le norme guardino alla natura dell’uomo – spiega Erdö - e che i contenuti rispecchino la realtà, prevalendo sul formalismo esagerato che indebolisce il sistema giuridico odierno”.

    In passato, il diritto garantiva con forza l’elemento oggettivo. La legge odierna è più dettagliata sul piano formale, ma trascura il contenuto e il rapporto con il reale: è la conseguenza del radicalizzarsi di una concezione di libertà, intesa in senso assoluto, che percepisce perfino la legislazione come un limite all’arbitrio. L’inizio della formalizzazione coincide con l’emergere della posizione del legislatore, portatore troppo spesso della pretesa elitaria di una dittatura intellettuale.

    Ne deriva un diritto affetto da proceduralismo, lontano dalla gente, autoreferenziale e inefficace, che ha come sintomi lo sfascio dell’ordine pubblico e la crisi dei valori. “Come la grandezza di ogni cosa trova la sua misura in una relazione - spiega Erdö – ecco allora che il contenuto di una norma si misura nel legame con il reale e la misura di questo valore deriva da Dio stesso, che con la sua volontà si rispecchia in ogni dettaglio della creazione”.

    L’uomo è di Dio e merita rispetto in quanto tale: la sua dignità deriva dall’essere creato a immagine divina. La libertà non deriva cioè da una concessione di grazia da parte dello stato, ma dalla stessa natura umana. Ogni norma, per garantire la libertà in senso pieno, deve essere intesa come norma “normata”, cioè come legge che ha fondamento in altro.

    “Lo stato moderno ha preteso di essere fonte primordiale del diritto - aggiunge Negri - ponendosi come soggetto etico. Nelle sue forme più aberranti ha garantito il diritto dei forti invece di quello che guarda all’uomo”. Paradossalmente proprio la libertà religiosa è la meno tutelata dal diritto degli stati contemporanei.

    Feliciani osserva che non esiste alcun paese al mondo in cui le professioni religiose usufruiscano di tutta la libertà a cui ritengono di avere diritto. Giovanni Paolo II, rovesciando la versione laicista che giudica la libertà religiosa come un di più, rispetto alle libertà civili e politiche, ha invitato a considerarla indicatore fondamentale di tutte le altre libertà.

    La libertà religiosa, in cui si esprimono le esigenze più profonde dell’uomo, non può derivare da una generosa concessione dello stato, ma si fonda sulla irriducibile concretezza di ogni singolo io. Numerose dichiarazioni universali, sottoscritte a livello internazionale, la riconoscono sulla carta, ma quello che si nega sono le verità ultime su cui essa si basa, nella misura in cui gli stati sono afflitti da una mentalità scientista e relativista che toglie effettività alla norma.

    Il timore per l’ingresso delle comunità religiose in ambiti sociali politici, culturali che lo stato nel tempo ha arrogato a sé, basta a spiegare i 46 milioni di martiri cristiani che hanno difeso la libertà religiosa con la vita nel XX secolo?

    Annalisa Barzi
    Gilbert

  8. #28
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    Predefinito Cattolici negli Usa

    Sabato 27 Agosto 2005
    Pagina 6
    La lunga marcia dei cattolici Usa

    Anderson, gran cavaliere di Colombo, racconta la storia dei “papisti” d’America, dai primi irlandesi a John Kennedy
    La lunga marcia dei cattolici Usa

    “I protestanti ci hanno sempre combattuto, irlandesi e latinoamericani venivano considerati non democratici perché fedeli a Roma”. Albacete: il rischio del nostro Paese è sopprimere la verità come avvenimento e dimenticare Maria

    Benedizioni, saluti, mani giunte in segno di vittoria come sul balcone di San Pietro. La Albacete-mobile attraversa tutto l’auditorium accolta dagli applausi del popolo del Meeting. Il sacerdote portoricano, emigrato negli Stati Uniti, saggista, editorialista nonché responsabile della Fraternità di CL d’oltreoceano, stupisce sempre il suo uditorio con trovate ironiche. Ma l’argomento in cartellone non permette fronzoli: Carl Anderson, cavaliere supremo dei cavalieri di Colombo, è venuto per testimoniare la realtà cattolica statunitense, dalle origini ad oggi.

    I Wasp (white anglo saxon protestant) hanno sempre combattuto aspramente il cattolicesimo ritenendolo non americano: gli irlandesi emigranti prima, e i latinoamericani poi, venivano considerati non democratici in quanto dipendenti dall’autorità papale. Nel 1854 fu fondato in gran segreto il partito americano anticattolico, detto “know nothing” per la sua clandestinità.

    Pochi anni dopo, nel 1882, un sacerdote del Connecticut, Mc Giveny, fondò nel seminterrato di una chiesetta i cavalieri di Colombo, per aiutare le famiglie emigranti a sistemarsi e a trovare un lavoro: in quella zona il partito antipapista contava oltre 20.000 affiliati ed esprimeva il sindaco della città, New Heaven. La scelta di “Colombo” fu azzeccata sia per il concetto di non estraneità rispetto agli Stati Uniti sia per accennare al contributo positivo di uno straniero nella storia americana.

    I cavalieri crebbero in numero, estesero le loro opere coprendo l’intera nazione e dovettero confrontarsi sia con l’ostile mondo protestante sia con movimenti violenti, come il Ku Klux Klan. L’elezione del “papista” John Fitzgerald Kennedy alla presidenza cominciò a smontare le teorie protestanti anticattoliche, che subirono un altro colpo con il dibattito sull’uso dei contraccettivi.

    Infatti il cardinale di Boston, per dimostrare che i cattolici non erano illiberali, definì quella scelta una “morale privata”. Così invece si aprì la strada ad aborto ed eutanasia. I cattolici capirono di aver fatto un errore: “I contraccettivi non erano una questione di morale privata ma di matrimonio come istituzione sociale” , dice Anderson.

    “Oggi, mentre la cultura americana si secolarizza”, continua il cavaliere, “molti cattolici si trovano all’interno di un’alleanza informale coi loro nemici storici, le comunità protestanti, che professano una religiosità biblica su famiglia e aborto”. “Il problema dell’America è che nel protestantesimo manca la figura della Vergine” irrompe Albacete. “Il rischio americano è la soppressione della verità come avvenimento. Maria è stata il primo essere umano ad aver fatto esperienza dei frutti della liberazione e il cristianesimo che separa la Chiesa da Maria non ha la forza di proteggere la libertà umana”.

    E Anderson conclude, citando Madre Teresa: “Il mondo è cambiato il venerdì santo. Non a causa di chi urlava di più ma di chi amava di più. Il filosofo Cartesio secoli fa cercò di superare il relativismo filosofico con ‘Cogito ergo sum’. Oggi dovremmo forse dire: ‘Amo ergo sum’”.

    Andrea Tel
    Gilbert

  9. #29
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    Fini al meeting di Rimini:

    Fini: «L’identità cristiana è forte, non tema il confronto con l’Islam»
    di Fabrizio De Feo

    State con noi, fermamente, coraggiosamente. Non ci abbandonate. Fate un investimento nella pace». Per il vasto fronte che dalle nostre parti chiede a gran voce il ritiro delle truppe di pace italiane, le parole dei ministri degli Esteri dell'Irak, Hoshyar Al Zebari, e dell'Afghanistan, Abdullah Abdullahi, equivalgono a un pugno pesante e diretto nello stomaco. Gli alti diplomatici delle due nascenti democrazie non usano certo perifrasi. Si accomodano sul palco del Meeting insieme a Gianfranco Fini e smontano colpo su colpo i vari teoremi ideologici applicati dai pacifisti nostrani ai due Paesi. Sono truppe d'occupazione quelle occidentali? Macché, «sono truppe amiche e di liberazione a cui chiediamo di restare con noi per completare un delicato processo di transizione. Quelli che non ci servono sono i segnali confusi perché rafforzano il terrorismo» puntualizza con decisione il ministro iracheno, facendo fischiare le orecchie a molti leader del centrosinistra italiano. È stato legittimo l'intervento americano? «La domanda è curiosa» replica il titolare della diplomazia afghana. «Quella corretta è: non sarebbe stato giusto intervenire prima per restituire libertà a un popolo prigioniero dei talebani e diventato il quartier generale di Al-Qaeda?».
    È questo il clima che segna uno degli appuntamenti-clou del Meeting, una di quelle prove di diplomazia parallela che la kermesse ciellina è spesso in grado di produrre. Sullo sfondo c'è la curiosità per l'accoglienza del popolo di don Giussani a Gianfranco Fini che si presenta qui sapendo bene di giocare la sua partita fuori casa. La sua presa di posizione per il «sì» al referendum da queste parti non è certo passata inosservata.
    così nell'Auditorium, gremito di ragazzi e uomini dei servizi incaricati di «blindare» l'evento, il suo ingresso è segnato anche da qualche sparuto fischio. Ma i contenuti del suo intervento conquistano la platea, facendo scattare applausi convinti in coincidenza delle frasi più significative.
    «Personalmente sono convinto che un'identità forte come quella cristiana non debba avere alcun timore di confrontarsi con l'Islam. L'identità è indispensabile in una società globale. Il timore è tipico di chi è insicuro e di chi sente minacciate le proprie radici perché non profondamente piantate». E subito dopo il riferimento non può non tornare sul capitolo mediorientale: «Come si fa, e lo dico a una certa sinistra, a non capire il miracolo che sta avvenendo in Afghanistan e in Irak?» attacca il nostro ministro degli Esteri. «Piuttosto diciamo grazie a chi sta in prima linea, a quelle che sono a tutti gli effetti truppe di liberazione. La pace non è il semplice tacere delle armi. Quando in Afghanistan e in Irak c'erano i Talebani e Saddam c'era meno terrorismo ma certamente non c'era la pace, che è libertà, giustizia e riconoscimento della centralità e della sacralità della persona umana. Non si può pensare di venire a patti con chi ci minaccia». Poi il titolare della Farnesina attualizza uno slogan di kennediana memoria: «Siamo tutti afghani. Siamo tutti iracheni. L'Europa non commetta più l'errore di pensare che ciò che accade in questi Paesi non riguardi anche lei».
    Il ministro degli Esteri ha una «dedica» particolare da fare: l'articolo della Costituzione irachena che stabilisce che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di etnia, sesso o religione. Una conquista democratica utile «per tutti coloro che oggi dicono che bisogna ritirarsi dall'Irak, che chiedono che senso ha avuto quell'intervento, che affermano che gli iracheni in quanto musulmani non possono essere democratici». Fini fotografa la forza di una democrazia con un'immagine-simbolo: «Gli occhi dei soldati israeliani e dei coloni. Ma anche i milioni in fila per votare in Irak e in Afghanistan». L'applauso più lungo, però, il vicepremier lo strappa quando mette l'accento sulla tutela dell'identità occidentale. «Furono vili quei governi che dissero no al riferimento alle radici cristiane dell'Europa nella Costituzione Ue. Sono gli stessi governi che oggi dicono riguardo all'Irak e all'Afghanistan tutto sommato chi ce lo fa fare?».


    tratto da ilGiornale

  10. #30
    14/05/48 Schiavi di Sion
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    Al sicuro nella Basilica della Nativita', in Palestina ovvero in Terra Santa.
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    Predefinito Va bene tutto...

    Nemmeno la decenza di fischiarlo...

    Pensare che Socci una volta tanto aveva dato una gran bella idea.

    Ma forse e' piu' importante rinsaldare le briciole della coalizione ri-benedetta da Vittadini.

    Contenti voi...

    Ma ormai ne abbiamo viste di tutti i colori:
    Roberto Fiore acclamato,
    Irene "camicia verde" Pivetti osannata,
    Terroristi neri (soprattutto) e rossi lacrimanti applauditi,
    Prodi timidamente sostenuto....

    Gli unici mugugni li avete riservati a D'Alema... ma quella volta il baffo DS se la vedeva con Fini... vuoi mettere?

    Ascoltate Socci: Fini puo' aspirare al massimo alla guida del partito radicale.


    Complimenti alla Biblioteca... : la Fallaci vende piu' del Giuss...

    Per lo shopping fate attenzione L'Apocalisse e' un libro di S.Giovanni Evangelista non di Oriana


    E poi parlate di ipocrisia di Azione Cattolica...

 

 
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