Con la fine della I guerra mondiale scomparvero i grandi stati multinazionali.
Per secoli boemi, slovacchi, croati, ecc. si erano riconosciuti nell'Impero Asburgico, come altri popoli si erano riconosciuti in quello Ottomano, ecc.
Le trasformazioni socio-economiche contribuirono a creare nuovi ceti sociali apportatori di proprie idee, principi e valori.
Se per secoli il potere derivava dal Metafisico, ora le cose cambiano. Se per secoli si erano riconosciuti i diritti divini dei monarchi e il diritto di sangue delle aristocrazie terriere, ora una maggiore mobilita' sociale, una cultura piu' diffusa, portava intere strati - un tempo esclusi - a rivendicare diritti propri e verificare quelli altrui.
QUindi nel 18 (ri)nascono una valanga di nuovi stati europei: Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, ecc.
Solo ad est questo processo, inizialmente avviatosi, si blocca.
All'indomani della rivoluzione liberale (marzo 1917) i nuovi governanti russi tentavano di mantenere i propri impegni internazionali (prosecuzione della guerra, ecc.) e allo stesso tempo di salvare l'unita' del paese.
Con la rivoluzione socialista inizialmente vengono riconosciuti i diritti dei popoli all'autodeterminazione.
Immediatamente nascono nuovi stati: Ucraina, Bielorussia, Georgia, ecc.
Retti da governi menscevichi e spesso filotedeschi, hanno vita breve.
La carica ideologica del comunismo, una vera e propria nuova religione, molto forte in queste regioni porta i comunisti locali a sacrificare il nazionalismo (per altro borghese e controrivoluzionario) in nome dell'internazionalismo proletario.
Sbaragliate le armate bianche (anche esse a maggioranza menscevica e fedeli all-Assemblea Costituente), venuta meno la Germania, l'Armata Rossa da un lato e le organizzazioni comuniste dall'altro ricompongono il vecchio impero zarista, seppure mutilato (Polonia e Finlandia).
Alla fine degli anni 80, venuto meno il collante ideologico e cercando una via di uscita alla crisi, la storia si rimette in cammino.
Nel 91 le 15 repubblice dell'Urss proclamano l'indipendenza.
Resta ancora l'incognita delle repubbliche autonome in seno alla Federazione Russa.
Se durante gli anni di Eltsin la questione (tolti i ceceni) non veniva sollevata (anche un piccolo governatore poteva fare tutto quello che voleva nella propria giurisdizione), con l'arrivo di Putin la musica cambia.
Probabilmente la forte repressione anticecena contribuisce a mantenere calme Tataria, Baskiria, Calmucchia, ecc.
E' anche vero che i governanti di quelle repubbliche godono ancora dei privilegi che si erano presi durante l'era Eltsin (p.e., la Tataria per quasi dieci anni non versava a Mosca parte delle tasse e i proventi dell'ente petrolifero TatNeft), privilegi che Putin vuole togliere. Non a caso da marzo i governatori e i presidenti di Repubblica Autonoma sono di nomina presidenziale e non eletti a suffragio universale.
A livello di massa i segni sono ben presenti.
In ogni Repubblica si editano giornali in lingua locale, esiste il bilinguismo, i dirigenti locali usano piu' frequentemente quella lingua al posto del russo, vengono riscoperte e valorizzate le tradizioni locali a dispetto di quelle russe.
E' solo questione di tempo.
Purtroppo non sono capace di allegare una cartina geografica, sarebbe stato interessante vedere come si smembrera' la Russia, destinata a ridursi all'antica Moscovia piu' la parte nord fino alla Regione di Leningrado.




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