Roma. L’incredibile Maurizio Scelli, commissario uscente della Croce Rossa, questa volta l’ha combinata grossa.
Al quotidiano La Stampa ha rivelato, a scoppio ritardato, alcuni retroscena della liberazione degli ostaggi italiani in Iraq. Il più esplosivo riguarda le cure a quattro terroristi “nascosti sotto coperte e scatoloni di medicinali” per sottrarli all’arresto da parte delle truppe americane.
“Tre, per le ferite riportate, erano in condizioni disperate – racconta Scelli – furono operati e salvati dai medici della Croce Rossa” dell’ospedale di Baghdad. Una parte del “riscatto” per avere indietro salve Simona Pari e Simona Torretta, le due volontarie rapite in Iraq lo scorso anno.
Scelli racconta che avrebbe liberato anche i primi ostaggi italiani, Agliana, Stefio e Cupertino, grazie al Consiglio degli ulema sunniti, se non fossero intervenuti all’ultimo momento i corpi speciali americani. Chiama in causa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che avrebbe tacitamente avallato tutte le mosse del commissario Cri, provocando una dura replica di Palazzo Chigi.
La sua sortita ha provocato una valanga di reazioni, che a destra tendono a scaricare Scelli e a sinistra puntano a mettere in croce il governo.
Per il commissario potrebbe verificarsi un’effetto boomerang devastante, anche se negli ambienti della Croce rossa si pensa che la mossa sia stata studiata ad arte.
“Voleva prendere le distanze dall’esecutivo, mettere dei paletti, perché alcune istituzioni si sono spesso accaparrate i meriti degli interventi di Scelli nelle crisi degli ostaggi”, spiega una fonte del Foglio.
Una vecchia polemica sottotraccia tra Sismi e commissario Cri su chi doveva prendersi il merito delle liberazioni.
Altre fonti sospettano una “ritorsione” per promesse politiche del centrodestra non mantenute.
Sempre negli ambienti della Cri circola la convinzione che Scelli, commissario uscente, “punti a una nomina politica nell’ambiente della protezione civile o del volontariato”, magari con il beneplacito di un nuovo governo di centrosinistra.
Nelle rivelazioni ha confermato la mediazione di due pezzi grossi del Consiglio degli ulema sunniti, i fratelli Abdul Salam e Abdul Sattar al Kubaysi. Il tramite era il medico iracheno di 31 anni, Navar Ismar, figlio di un noto professore universitario di Baghdad. Ismar, che è stato portato da Scelli a Roma, era un ex elemento del regime di Saddam e riceveva sul suo telefonino le chiamate dei sequestratori degli italiani. Inoltre, soprattutto per Agliana, Stefio e Cupertino avrebbe mediato anche Salih al Mutlaq, faccendiere che fece i soldi con l’embargo contro Saddam.
Scelli, che non disdegna il protagonismo, ha sempre avuto un’evidente aspirazione politica, finita male ogni volta. Avvocato civilista, conterraneo di Gianni Letta, si è fatto le ossa come segretario nazionale dell’Unitalsi, i volontari cattolici.
Prima del salto alla Croce Rossa si è candidato con Forza Italia, nel 2001, in un collegio laziale.
Mentre il Polo vinceva in tutta Italia, Scelli è stato battuto.
Il 15 dicembre 2002 l’avvocato con la passione del volontariato è nominato commissario straordinario della Croce Rossa. In poco tempo ne risolleva l’immagine, ma è subito accusato di essere troppo filogovernativo. A Baghdad sbarca, all’inizio, con la scorta dei carabinieri, che fa infuriare i pacifisti nostrani, ma pure il Comitato internazionale della Croce rossa, che ci tiene al principio di missioni assolutamente disarmate. Finita la crisi degli ostaggi e con il mandato agli sgoccioli si rituffa in politica tentando l’operazione “Onda azzurra”, che punta a convogliare i giovani, magari provenienti da esperienze di volontariato, nell’area di Forza Italia.
La prima riunione nazionale dello scorso aprile, a Firenze, si trasforma in un flop. Anche in questo caso Scelli scivola sull’invito ai due terroristi di estrema destra Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, in contemporanea con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Le ultime dichiarazioni potrebbero essere lo scivolone definitivo.
Da il Foglio
saluti




Rispondi Citando