30 Agosto 2005
Calderoli e Castelli, gli «acchiappa-mandanti»
I due annunciano rivelazioni sulle intercettazioni telefoniche.
E Jannone interroga
di Giampiero Rossi / Milano
SEGRETI
Il Dentista rifinisce, l’Ingegnere finalizza.
Hanno un ottimo affiatamento, i ministri leghisti Roberto Calderoli e Roberto Castelli.
Soprattutto quando c’è da sollevare polvere e spararle grosse.
A salve, naturalmente, ma l’importante - per loro - è fare “boom”.
L’ultima uscita su cui la ben assortita coppia di professionisti lombardi conta di campare per qualche giorno riguarda presunte sensazionali scoperte sulle intercettazioni telefoniche che hanno arroventato oltre il consueto l’estate del mondo finanziario e politico italiano. «Ci sono una serie di date che non tornano rispetto al loro inizio ufficiale - rivela il Dentista - sembrano addirittura antecedenti rispetto a quelle disposte dalla procura». Quindi, a chi gli chiede chiarimenti circa i suoi sospetti sui “mandanti” delle eventuali intercettazioni illegali crea un seducente alone di mistero e passa la palla all’Ingegnere: «Aspettiamo, aspettiamo venerdì che parli il ministro Castelli e avremo la risposta».
Da parte suo il Guardasigilli conferma senza sbottonarsi:
«Sto andando proprio in questo momento a Roma per raccogliere ulteriori dati e poi preparare la relazione che presenterò venerdì al Consiglio dei ministri», dice.
Ma mette anche le mani avanti:
«Non so se verranno giudicate importanti o no».
Ma è possibile che in un'indagine giudiziaria così delicata, destinata sin dal suo nascere a finire sotto riflettori e lenti di ingrandimento di avvocati, giornali e politici, finiscano intercettazioni telefoniche illegali? Alla procura di Milano le rivelazioni che la coppia di ministri in camicia verde si accingerebbe a regalare al paese non suscitano alcun commento. L’unica cosa certa è che dall’ufficio del procuratore capo, Manlio Minale, sono puntualmente partite all’indirizzo del ministro della Giustizia le comunicazioni ufficiali che comprendevano l’ordinanza del gip Clementina Forleo relative all’interdizione dai rispettivi ruoli societari di alcuni indagati, le convalide dei sequestri di azioni e plusavalenze disposte su richiesta dei magistrati inquirenti e anche l’attestazione del procuratore stesso sul fatto che nessun parlamentare sia mai stato intercettato e che i dialoghi telefonici di senatori o deputati con gli indagati sono stati omessi da qualsiasi atto dell’inchiesta. Questo ha in mano l’Ingegner Castelli. Per quanto riguarda poi le procedure che permettono l’utilizzo di intercettazioni telefoniche, salvo alcuni allargamenti della maglie per indagini su mafia e terrorismo, qualsiasi iniziativa deve essere autorizzata da un giudice. Come è puntualmente avvenuto anche in questo caso.
Ma in attesa delle clamorose rivelazioni di Castelli, c’è chi, come il tesoriere di Forza Italia, Giorgio Jannone, si è già portato avanti con il lavoro annunciando un’interrogazione al Guardasigilli.




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