Cosa ne pensava il Duce stesso di questo suo fallimento?Testo originale scritto da enea08
Si è toccato un punto abbastanza importante e al quale ogni italiano deve tornare ogni volta che voglia parlare e capire la seconda guerra mondiale combattuta dall'Italia.
Mi riferisco alla situazione del fronte interno e sul perchè si è sfasciato così presto e in maniera tutto sommato ingiustificata, dal momento che le perdite in vite umane, con tutto il rispetto per i morti, non furono un numero così esorbitante da poter giustificare tale crollo.
Lo stesso Ferruccio nelle sue memorie ricorda un tale che si sfregava le mani in segno di soddisfazione avendo ricevuto la notizia di una nostra sconfitta ( non ricordo nell'occasione quale) nell'indifferenza degli astanti; io ricordo anche il comportamento dei nostri soldati in Africa; molti diedero prove di un valore ammirevole (Giarabub, Alamein. Keren, Amba Alagi non sono nomi di località, ma menzioni all'onore bellico italiano), ma molti altri furono semplici comparse senza alcun ardore patriottico e che addirittura andarono nei campi di prigionia inglesi senza scorta.
Insomma, la sensazione che ho della nostra sfortunata avventura nella seconda guerra mondiale è che purtroppo l'Italia che aveva dichiarato il 10 giugno del 1940 guerra alle plutocratiche Francia e Gran Bretagna fosse una nazione profondamente dimidiata nello spirito da un pervicace antifascismo che sperava e ansiosamente bramava una sconfitta delle nostre forze armate per poter abbattere il regime.
Tempo fa lessi qualcosa circa i siluri riempiti di carbone invece che di polvere da sparo ( non ricordo dove, spero che qualcuno possa aiutarmi), gli infidi ordini che mandavano al macello i convogli che dovevano rifornire il nostro esercito in Africa, i bidoni di petrolio riempiti per tre quarti di acqua, come ricordato da Rommel; insomma episodi che fanno riflettere su come durante la guerra, forse, i nemici più pericolosi della nostra Patria parlassero italiano e addirittura vestissero l'uniforme delle nostre forze armate.
C'è un libro di Trizzino, "Navi e poltrone" che è tremendo, spietato nelle sue ricostruzioni e nella maniera con la quale inchioda alle proprie responsabilità gli alti ufficiali di Super Marina; dopo averlo letto sembra quasi di vedere l'ombra di Giuda che calpesta la Patria contando i 30 dollari dell'infamia.
Nè perde di valore sapere che nel '75 gli inglesi ammisero che sapevano decifrare i messaggi in codice dei tedeschi.
L'8 settembre rappresenta in questa prospettiva un momento in più, forse il più eclatante di una ignominiosa azione di tradimento che era cominciata molto prima e che aveva condotto l'Italia a una simile disfatta militare.
Del resto come dimenticare che il 9 settembre 1943, sui giornali, nella stessa prima pagina nella quale si dava notizia dell'"armistizio", si riferiscono cronache di guerra definendo ancora gli americani come nemici e i tedeschi come alleati?
Bene, mi fermo, però mi piacerebbe che questo interessantissimo argomento continuasse ad essere analizzato; la seconda guerra mondiale è un marchio infame che pesa tremendamente sul nostro futuro, continuiamo ad essere una nazione dimidiata, non abbiamo vere feste patriottiche, non abbiamo una stessa storia, addirittura non abbiamo gli stessi morti e gli stessi soldati.
Dobbiamo indagare a fondo per cercare di capire ciò che è successo, perchè se il 10 giugno abbiamo cominciato a scavarci la fossa, con l'8 settembre ci siamo sepolti in un cumulo di ignominia che pesa funestamente nel nostro cammino nella storia.
Perche' di fallimento si tratta; dopotutto aveva speso gli ultimi 20 anni cercando di creare uno spirito nazionale all' altezza delle sfide contemporanee e soprattutto di un eventuale guerra mondiale.
Due sono le possibilita': o il Fascismo e' scivolato sulla pelle degli Italiani come acqua fresca oppure la materia umana che doveva recepire questa morale eroica era refrattaria e non ne voleva sapere e quindi opto' per un' adesione formale, esteriore senza pero' far suo il messaggio spirituale che il Fascismo cercava di infondere.
Io propendo per la seconda ipotesi perche' il Fascismo fece quasi tutto cio' che era umanamente possibile per instillare il suo credo nel popolo (quasi perche' la preparazione tecnico-militare si rivelo' assolutamente inadeguata e questa e', per me , la piu' grande responsabilita' del regime).
D'altronde basta paragonare i risultati ottenuti in Germania in soli sei anni a quelli non ottenuti in Italia in venti; dev'essere la materia umana a fare la differenza...
Il tradimento ci fu sempre e a molti livelli ma io credo che fu una conseguenza, l'effetto della non accettazione della morale Fascista e non la causa.
Chiaramente da allora l'Italia ha perso non soltanto il prestigio ma anche la faccia ma il popolo Italiano sembra non curarsene molto e preferisce disperarsi per il gol fallito da Totti.
Pochi avvertono cio' che accadde piu' di 60 anni fa come una ferita non remarginata, qualcosa che pesa tutt'ora, che opprime e che fa soffrire ogni volta che alla tv passano le tristi immagini dell' 8 Settembre, io sono fra quei pochi e sento ancora amaro e opprimente il peso della vergogna nazionale, un popolo di pizzaioli e camerieri avvezzi alle buffonate piuttosto che alla guerra e all' onore....




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