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  1. #21
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    Quello di Ossorio mi pare un discorso estremamente ragionevole ed equilibrato. Il confronto tra laici e cattolici deve portare ad una comunione di intenti e a trovare valori condivisi. Pur da punti di partenza diversi.
    Certo che la commistione di interessi e di tutele reciproche, tra mondo cattolico e parte delle forze politiche, non aiuta questo percorso.

  2. #22
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    Quello di Ossorio è un intervento condivisibile in toto.

  3. #23
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    Predefinito Tratto dal sito "www.repubblicanidemocratici.it"

    Primarie del Centrosinistra
    Le sezioni elettorali della provincia di Napoli per la consultazione di domenica 16 ottobre 2005
    di Giuseppe Ossorio* ed Ernesto Paolozzi**
    *Consigliere regionale della Campania dei Repubblicani Democratici
    **della "Fondazione Luigi Einaudi"



    Le primarie sono una novità assoluta nel panorama politico italiano. Indubbiamente esse assumono una valenza democratica rilevante in un momento in cui il nostro sistema politico vive una forte crisi di rappresentanza. Partecipare alle primarie in un sistema maggioritario significa compiere un atto fondamentale di democrazia perché permette ai cittadini non solo di scegliere fra i candidati, ma di scegliere il candidato. Per questo motivo i REPUBBLICANI DEMOCRATICI, che vogliono farsi interpreti della più moderna ed avanzata democrazia liberale, attribuiscono una particolare rilevanza all’iniziativa assunta dall’Unione e invitano, pertanto, i loro elettori e i tanti simpatizzanti innanzitutto a recarsi a votare.

    Per quanto riguarda gli uomini politici che si sono candidati a guidare la coalizione, si tratta di scegliere chi meglio di altri, per la sua storia, per il suo impegno, per il suo programma, è capace, alla guida della coalizione, di imprimere ad essa le connotazioni che i diversi elettori, secondo il loro sentire, giudicano più importanti. La nostra preferenza va a Romano Prodi, che ci sembra essere, in questo momento politico, l’uomo che più degli altri è capace di sintetizzare e rappresentare le culture politiche della nuova alleanza che si candida a governare il paese.



    Le linee guida che stanno alla base dell’impegno di Romano Prodi accolgono i principii fondamentali della democrazia repubblicana, nell’ambito del solidarismo cattolico e del riformismo socialista. Gli altri candidati alle primarie dell’Unione, al di là del giudizio politico specifico, rappresentano posizioni a nostro modo di vedere parziali e non adeguate a guidare l’intera coalizione. Romano Prodi è, dunque, il leader che può garantire l’unità della coalizione e, con essa, il successo alle prossime elezioni politiche.

    Solo così si potrà battere il governo di centrodestra e, finalmente, impegnarsi per far uscire l’Italia, con nuovo slancio e con nuova vitalità, dalla crisi profonda in cui versa. Per questo motivo riteniamo fondamentale andare a votare.



    Potrà votare qualsiasi cittadino che si presenterà al seggio munito della scheda elettorale e di un documento di identità. Prima del voto si dovrà sottoscrivere il "Progetto" dell'Unione e versare un contributo minimo di 1 euro. Urne aperte anche ai giovani non ancora maggiorenni, ma che compiranno 18 anni entro il 13 maggio del 2006. Potranno votare anche i cittadini stranieri che da almeno tre anni lavorino e risiedano in Italia e gli studenti e i lavoratori fuori sede. In questi casi sarà necessario iscriversi alle liste elettorali presso i Comitati territoriali. Potranno votare anche gli italiani residenti all'estero.



    Vi segnaliamo, pertanto, i luoghi dove si potrà votare, nella provincia di Napoli, alle primarie di domenica 16 ottobre 2005 dalle ore 8 alle ore 22.

    Per conoscere il seggio dove recarsi a votare, bisogna selezionare il nome del Comune di residenza e digitare nello spazio della Sezione il numero della sezione elettorale nella quale si è iscritti (dato che si trova sulla tessera elettorale).

    P.S. Cliccando sul sito "www.repubblicanidemocratici.it", tutti gli amici repubblicani potranno accedere a questo servizio e orientarsi per esprimere il proprio voto alle primarie.

  4. #24
    l'Edera del Cugino è sempre...
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    Le praterie del dubbio - Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de' miei amici o conoscenti dimostrava d'aver perduto il senno
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    Predefinito ehilà Giuseppe

    chiedere è lecito , rispondere è cortesia (di re).
    fraterni saluti

  5. #25
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    Predefinito Tratto dal sito:"www.repubblicanidemocratici.it", editoriale del 15 ottobre

    Le primarie quale incidenza sulla qualità delle politiche?
    di Alberto Lucarelli*

    *Ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II"



    Intanto, va detto che si tratta di una disciplina di carattere privatistico interna allo schieramento di centrosinistra, come in Puglia, a differenza della Regione Toscana (pubblicistica) per i candidati al consiglio regionale ed alla presidenza (ovviamente facoltativa)

    I testi regolamentari di riferimento sono tre: il regolamento quadro approvato lo scorso 11 luglio; il regolamento di autodisciplina della campagna elettorale ed il regolamento per lo svolgimento della campagna elettorale, entrambi approvati il 31 agosto.

    Le firme per presentare una candidatura variano da un minimo di dieci mila e un massimo di venti mila e devono essere rese da parte di elettori (o meglio da parte di elettori che al 13 maggio 2005, data della scadenza naturale dell’attuale legislatura, presenteranno i requisiti per votare le elezioni di camera e senato) che si impegnano a sottoscrivere il programma dell’ Unione.

    Gli elettori devono essere residenti in almeno dieci regioni, in numero di almeno mille per ognuna di esse; la metà per Valle d’Aosta, Umbria, Molise e Basilicata, per garantire la diffusione del sostegno al candidato nella maggior parte del territorio nazionale.

    Non è necessaria l’autentificazione delle firme, se le firme sono raccolte in presenza di esponenti di partiti facenti parte dell’unione che siano titolari di cariche elettive (anche assessori e consiglieri circoscrizionali).

    Si tratta di una fase partecipativa diretta o quanto meno coordinata direttamente dalle forze politiche che compongono la maggioranza.

    Ciascun candidato è tenuto a sottoscrivere la dichiarazione di adesione al progetto dell’unione, a presentare un documento con le sue priorità programmatiche, comunque fedele ai principi contenuti nel progetto stesso e ad impegnarsi a riconoscere e sostenere lealmente il vincitore della primarie 2005.

    Possono votare gli elettori potenziali: gli immigrati se regolarmente residenti da almeno tre anni, gli studenti ed i lavoratori fuori sede.

    Occorre presentare un documento di identità e la tessera elettorale e versare un euro; non c’è obbligo per gli elettori a sottoscrivere il progetto dell’unione (a differenza delle primarie in Puglia).

    Ogni elettore deve fornire il proprio assenso affinché il suo nominativo possa essere inserito in un apposito elenco di partecipanti alla elezione, che poi sarà di pubblica consultazione per chiunque abbia interesse a prendere visione.



    Gli obiettivi dichiarati delle primarie sono dunque: partecipazione e legittimazione, quale investitura del singolo, laddove dalle singole disposizione sembrerebbe crearsi una relazione tra corpo elettorale e leader,piuttosto che tra corpo elettorale e progetto.

    Sulla base di tali regole proviamo a fare alcune considerazioni e scusatemi se assumeranno carattere eccessivamente apodittico.

    Il processo democratico e partecipativo, dalla lettura dei regolamenti che costituiscono la fonte delle primarie, sembra nella sostanza e sul piano della effettività, spogliato da reali istanze partecipative.

    La prima istanza partecipativa è rappresentata dalla raccolta delle firme di elettori che si impegnano a sottoscrivere il programma dell’ Unione. Ho l’impressione tuttavia che si tratti di una fase determinata e gestita totalmente dai partiti (salvo eccezione), dove l’istanza partecipativa si limiterebbe alla ratifica ex post di un programma. Non mi sembra che vi sia partecipazione alla determinazione del programma e quindi alla formazione dell’ indirizzo politico dell’ Unione.

    In questo senso, le primarie appaiono più come primarie di partito, nel senso che la selezione dei leader è affidata ai partiti e non direttamente agli elettori.

    La seconda istanza partecipativa , ovvero la scelta del leader da parte degli elettori, non pone una relazione tra investitura e programma. La partecipazione si ridurrebbe così ad una scelta plebiscitaria, tipica delle democrazie di investitura, piuttosto che di indirizzo. Una scelta tra leadership alternative, dunque una selezione di capi, piuttosto che di programmi.

    È dunque, per dirla alla Luhman, un caso di partecipazione ex post, teso a configurare un modello economico di democrazia, che si concentra sui processi di legittimazione, ed in particolare su processi tesi a forme di investitura personale.

    Dalle due istanze partecipative, entrambi tuttavia deboli, emergerebbe un modello che formalmente si propone di contrapporsi alla teoria dei sistemi, ovvero alla separazione politica-società, che ascrive la formazione politica dell’opinione e della volontà alla competizione dominata dai partiti, cioè al sistema politico, ma che in realtà proprio da questo trova la sua prima spinta legittimante.

    Formalmente, le primarie trovano la loro giustificazione proprio nella crisi della teoria dei sistemi, che ha sempre più nel tempo inteso politica, società, diritto come sistemi differenti e chiusi., limitandosi ad analizzare il processo politico dal punto di vista dell’autocontrollo del potere amministrativo.

    Si reagisce dunque alla crisi di tale modello, con un modello misto, non fondato realmente sulla valorizzazione delle istanze partecipative, ma che si fonda su: autoreferenzialità del sistema partitico; forme di investitura individuale; forme di partecipazione ex post, rispetto al progetto politico e quindi alla formazione dell’indirizzo politico.



    Nella prima fase delle primarie riemergono partiti e coalizioni, nella selezione dei candidati, ma senza un reale rinnovamento di gruppi dirigenti, di idee, di cultura, di valori, senza partecipazione e senza società.

    Inoltre, vi è il rischio che le competizioni fra gli aspiranti alla nomination possano inasprire la conflittualità interna alla coalizione, accentuando il ruolo di cricche e fazioni legate alla ambizione di singoli leader, producendo ferite difficili da rimarginare durante le elezioni vere e proprie alle quali il partito dovrebbe presentarsi unito.

    Ora, tuttavia, non credo che la democratizzazione della teoria dei sistemi, tesa a “rompere” il monopolio auto-referenziale dei partiti ed a collegare politica e società, attraverso una reale partecipazione, passi attraverso l’adozione di modelli economici di democrazia, fondati principalmente su forme di investitura individuale.

    Ho il timore che l’influenza dei candidati finisca per poggiare più sulla risonanza e sull’approvazione ex post, piuttosto che attraverso un sano percorso partecipativo, che sappia trasformare l’homo credens in homo politicus.

    Ho l’impressione che la ricerca di modelli di democrazia fondati su reali ed effettive istanze partecipative ex ante debba passare attraverso un processo di democratizzazione interna di coalizioni e partiti, orientato a risolvere: 1. il problema oligarchico; 2. il problema della rappresentanza, 3. il problema della responsabilità; 4. il problema del rapporto tra interessi generali ed interessi particolari.





    Alberto Lucarelli
    *Ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico
    presso l'Università degli studi
    di Napoli "Federico II"

  6. #26
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    Predefinito Tratto dal sito:"www.repubblicanidemocratici.it", editoriale del 18 ottobre

    Le primarie una vittoria della coalizione e dei Repubblicani Democratici

    redazionale



    Il successo di Romano Prodi e soprattutto del metodo delle primarie è senza alcun dubbio una vittoria anche dei Repubblicani Democratici. Il partito del segretario Giuseppe Ossorio ha appoggiato la candidatura dell’ex presidente della Commissione Europea sin dall’inizio.

    La coerenza politica dimostrata sostenendo, la candidatura di Romano Prodi quale ‘futuro’ presidente del Consiglio dei Ministri, è stata riconosciuta anche dallo stesso leader dell’ Unione. Infatti, al tavolo politico di venerdì scorso con Prodi, erano seduti anche Giuseppe Ossorio ed Alfredo Ponticelli quali rappresentanti dei Repubblicani Democratici.

    La presenza del partito ha confermato che il nostro movimento campano, dissociatosi nel 2001 dalle scelte della dirigenza nazionale del P.R.I. di entrare nel centrodestra, ha raggiunto una definitiva connotazione politica e soprattutto un ruolo determinante nel centrosinistra. Le primarie di ieri hanno dimostrato ancora una volta che le scelte politiche dei Repubblicani Democratici sono vincenti, infatti, senza falsa modestia, è possibile affermare che la vittoria di Romano Prodi, a Napoli e provincia, ha avuto un forte contributo dal nostro partito, convinto sostenitore del metodo democratico di scelta del candidato della coalizione. Infatti, lo stesso Ossorio e Ponticelli hanno chiesto che si svolgano le primarie anche per la scelta del candidato al Comune di Napoli, qualora l’attuale sindaco Rosa Iervolino, che avra’ sempre il pieno appoggio dei Repubblicani Democratici, decidesse di non continuare a dare il suo apporto alla guida della città.

    Il metodo democratico delle primarie, voluto dal centrosinistra e bocciato dall’attuale maggioranza di Governo ha dimostrato concretamente, anche se i dubbi erano pochi, quale sia la coalizione con un reale valore democratico, con il coinvolgimento dei cittadini alla vita politica e quindi amministrativa del territorio. In questo contesto non può che inserirsi il partito dei Repubblicani Democratici che da sempre sostiene un concetto alto e nobile della politica e lavora affinché i cittadini siano realmente protagonisti.



    redazionale

  7. #27
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    Predefinito Tratto dal sito:"www.repubblicanidemocratici.it"

    L'imbroglio federativo
    di Ernesto Paolozzi*
    *Professore presso l'Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli



    La legge che passa sotto il nome di devolution è un imbroglio e nasce con un imbroglio.

    Innanzitutto perché, una volta che sarà approvata anche al Senato, dovrà essere convalidata da un referendum che, a sentire gli umori del paese reale, difficilmente passerà. Serve allora unicamente come bandiera a vantaggio di una forza di governo, la Lega Nord, per potersi presentare alle prossime elezioni con una finta vittoria da poter sventolare.

    E’ dunque un imbroglio anche per gli elettori della Lega stessa i quali, certo, non brillano per intelligenza ma pur potrebbero accorgersi della verità in un estremo sussulto.

    E’ un imbroglio perché è sostanzialmente inattuabile in molti suoi punti qualificanti, a cominciare dall’incompatibilità con il nuovo sistema elettorale che la stessa maggioranza ha approvato pochi giorni or sono. Da un lato infatti una legge che aumenta a dismisura i poteri del premier e indebolisce il Parlamento e dall’altro una legge elettorale proporzionale che produce l’effetto sostanzialmente opposto.

    E’ un imbroglio perché qualcuno cerca di farla passare per una legge federalista (povero nostro Cattaneo, starà rivoltandosi nella tomba!) ed è, in sostanza, una spezzettatura di Enti e istituzioni che difficilmente potranno più trovare un punto di collegamento. Ciò che è il contrario del federalismo, che nasce, come quello europeo che stiamo faticosamente attuando, per federare, ossia per unificare, mettere insieme, o come altro si voglia dire, diverse entità culturali e politiche. Cosicché, mentre ci sforziamo di unirci a francesi, tedeschi e inglesi, e perfino a turchi, e adottiamo una moneta unica per competere sul grande scenario internazionale, dividiamo l’Italia in piccole entità che molto spesso non vengono sentite come tali neanche dagli stessi cittadini che le compongono. Provate a dire, per fare un solo caso, ad un veneziano che è un veneto, e vedrete la dura reazione del cittadino che si sentirà profondamente offeso.

    L’elenco degli imbrogli che passano sotto il nome di devoluzione potrebbe proseguire per pagine e pagine.

    Qui ci basti dire che è anche un imbroglio morale, che fa appello, cioè, ai peggiori sentimenti del peggiore elettorato perché viene presentata ad una parte della popolazione considerata più ricca come la soluzione punitiva nei confronti della restante cittadinanza, soluzione attraverso la quale quella stessa parte sarà in grado di risolvere i suoi problemi. Bossi, o chi per lui, andrà a dire, in campagna elettorale, che la Lombardia potrà contare su una Sanità, una scuola e una polizia amministrativa floride e ricche, mentre le altre regioni, con “Roma ladrona” in testa, e gli altri disperati della Campania, della Calabria, della Sicilia eccetera, dovranno cavarsela con quel po’ che resta del denaro pubblico. E, ciò che è più grave, è che l’imbroglio continuerà quando partiti come Alleanza Nazionale, che tanto hanno sventolato le bandiere tricolore e tanto hanno fatto squillare trombe nazionaliste, cercheranno di spiegare ai poveri sudditi del Mezzogiorno che la legge, nientedimeno che, contiene una norma, cosiddetta dell’interesse nazionale, per cui se un provvedimento regionale pregiudicasse quell’interesse, il governo potrebbe annullarlo. Il che altro non è, per un paese come l’Italia, che la legittimazione giuridica della confusione.

    Berlusconi fida sul fatto che i leghisti ricorderanno questa loro presenta vittoria al momento delle elezioni, mentre il resto dell’elettorato italiano sarà stato distratto da altri avvenimenti.

    Compito nostro è quello semplice, e difficile assieme, di evitare che questo gigantesco imbroglio venga dimenticato al momento opportuno.



    Ernesto Paolozzi
    *Professore presso l'Università degli Studi
    “Suor Orsola Benincasa” di Napoli

  8. #28
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    Predefinito Re: Tratto dal sito:"www.repubblicanidemocratici.it", editoriale del 18 ottobre

    Citazione da Intervento Principale di by Giuseppe Gizzi
    Il successo di Romano Prodi e soprattutto del metodo delle primarie è senza alcun dubbio una vittoria anche dei Repubblicani Democratici.

    Le primarie di ieri hanno dimostrato ancora una volta che le scelte politiche dei Repubblicani Democratici sono vincenti, infatti, senza falsa modestia, è possibile affermare che la vittoria di Romano Prodi, a Napoli e provincia, ha avuto un forte contributo dal nostro partito, convinto sostenitore del metodo democratico di scelta del candidato della coalizione.

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    Se non fossimo così modesti, caro Gizzi, potremmo spingerci anche ad affermare che non solo a Napoli, ma in tutta Italia Romano Prodi deve solo ringraziare il movimento di Ossorio, sia per l'idea vincente delle primarie partorita dal vulcanico repubblicano partenopeo sia per il clamoroso successo che ha arriso al candidato emiliano imposto al centrosinistra dai Repubblicani Democratici.

  9. #29
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    Predefinito Re: Tratto dal sito:"www.repubblicanidemocratici.it", editoriale del 15 ottobre

    Citazione da Intervento Principale di by Giuseppe Gizzi
    Le primarie quale incidenza sulla qualità delle politiche?
    di Alberto Lucarelli*

    *Ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II"

    . . .
    La seconda istanza partecipativa , ovvero la scelta del leader da parte degli elettori, non pone una relazione tra investitura e programma. La partecipazione si ridurrebbe così ad una scelta plebiscitaria, tipica delle democrazie di investitura, piuttosto che di indirizzo. Una scelta tra leadership alternative, dunque una selezione di capi, piuttosto che di programmi.

    È dunque, per dirla alla Luhman, un caso di partecipazione ex post, teso a configurare un modello economico di democrazia, che si concentra sui processi di legittimazione, ed in particolare su processi tesi a forme di investitura personale.

    Si tratta di una critica tutt'altro che infondata su un piano teorico, e peraltro già tempestivamente sollevata anche su questo Forum nei mesi scorsi.

    Sono convinto che se la "Primaria 2005" doveva servire tra le altre cose anche a stabilire il precedente fondativo di come il Centrosinistra si comporterà le prossime volte (per esempio nel 2011, visto che qualche leader di partito ha già messo le mani avanti), in questo si dimostrerebbe gravemente inadeguata.

    Però sono anche convinto che questa volta la gente NON sia andata prevalentemente a votare a simpatia il faccione di Prodi, piuttosto che la persona (molto più carismatica) di Bertinotti o la figura particolare di PecoraroScanio.
    Sono convinto che la gente abbia correttamente percepito delle posizioni programmatiche -anche se non ancora letteralmente formalizzate-.

    In questo senso ritengo che questo esperimento democratico sia stato positivo, anche se non lo definirei propriamente una Primaria e non ne difenderei le modalità in una futura occasione.

    Per me si è trattato di un evento del tutto eccezionale e da non ripetere con queste modalità: praticamente una sorta di CONGRESSO FONDATIVO del Centrosinistra come soggetto politico unitario.

  10. #30
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    Ci sarà una rappresentanza dei Repubblicani Democratici, al prossimo congresso dei Radicali Italiani?

 

 
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