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    Credo di no, comunque mi informerò meglio e ti farò sapere con un pvt. Un saluto affettuoso. Giuseppe

  2. #32
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    Le dimensioni della povertà
    di Luigi D’Ambra*
    *Ordinario di Statistica alla Facoltà di Economia e Commercio
    dell'Università degli studi di Napoli "Federico II"



    Il dibattito interdisciplinare in tema di povertà è stato negli ultimi decenni assai vivace, la letteratura ha raggiunto dimensioni considerevoli, molteplici sono stati gli studi che hanno dato origine ad una diversità di approcci, ad ognuno dei quali è corrisposta un’attenta definizione e concettualizzazione. Si è discusso, quindi, dello spazio di analisi, dei criteri e degli standard da adottare, dell’influenza dei diversi approcci nel tempo e nello spazio. Il risultato è che, nel tempo, sono state formulate molteplici definizioni di povertà: non la povertà, ma, piuttosto, diverse povertà. Infatti, analizzando più profondamente la questione, vi è innanzitutto una necessaria distinzione da fare tra l’approccio unidimensionale e quello multidimensionale.

    Il primo, che è anche quello più tradizionale, è basato essenzialmente sulla definizione e misurazione della povertà a partire da un’unica variabile, sia essa il reddito o sia essa la spesa, ossia l’ammontare dei beni che una persona é in grado di consumare. Pertanto, in riferimento a questo tipo d’approccio, è opportuno operare una distinzione tra povertà in senso assoluto e povertà in senso relativo.

    Per povertà assoluta s’intende quella condizione economica di limitata abilità ad acquistare beni o servizi, definita indipendentemente dallo standard di vita medio della popolazione di riferimento. Tale forma di povertà viene determinata sulla base di un paniere di beni o servizi ritenuti essenziali, rivalutato negli anni per tener conto della variazione dei prezzi correnti.

    L’altra misura della povertà, quella relativa, si basa sull’assunzione che la condizione sociale di un individuo non può essere definita se non a partire dall’ambiente nel quale vive . Dunque si concretizza in una l imitata abilità ad acquistare beni o servizi, definita relativamente al reddito o al consumo medio o mediano della popolazione di riferimento.

    L’approccio più recente è quello multidimensionale. Esso estende il numero di dimensioni definendo e misurando la povertà attraverso una molteplicità di variabili. Il reddito, dunque, è solo una delle dimensioni della povertà. L’indiano Amartya Kumar Sen, padre dell’approccio delle “capability”, ha fornito nell’analisi recente della povertà, il suo maggiore apporto. Sen definisce la povertà come la privazione delle capabilities fondamentali dell'uomo. L’approccio delle capability ha una natura multidimensionale poiché accresce il numero di dimensioni definendo e calcolando l’estensione della povertà su una elevata quantità di variabili.

    Pertanto, poiché la povertà nell’accezione più moderna racchiude molteplici dimensioni, deve essere osservata mediante una serie di indicatori che riflettano non solo i livelli di reddito e di consumo, ma anche quelli sociali, culturali, nutrizionali, sanitari e demografici. Infatti, data la molteplicità di indicatori, la presente indagine propone uno studio statistico con tecniche di tipo multidimensionale in grado di considerare le diverse variabili che descrivono il fenomeno della povertà in relazione alla gran parte dei paesi, dove è stato possibile reperire dati statistici attendibili. Allo scopo di individuare i determinanti strutturali della povertà, è stato utile procedere con delle tecniche maggiormente utilizzate nel trattamento multivariato dei dati. In particolare, prendendo le mosse dai dati raccolti nelle dieci tavole statistiche e forniti dalle Agenzie dell’ONU e dagli uffici dell’Unicef, è stata costruita una graduatoria dei paesi tenendo conto delle relazioni tra le variabili.

    Gli indicatori sono stati scelti in modo da descrivere le principali caratteristiche demografiche, sociali, sanitarie, nutrizionali culturali ed economiche delle singole unità statistiche in riferimento al fenomeno della povertà. Alla fine è risultato un database composto da 163 paesi e 47 indicatori. Dall’analisi sono risultate significative le prime due componenti che riassumono in modo abbastanza soddisfacente la struttura delle relazioni delle variabili osservate. Sulla base di questi risultati è stata stilata una graduatoria dei paesi (utilizzando le coordinate della prima componente principale) partendo dal paese più povero fino ad arrivare a quello meno povero (linea di povertà multidimensionale). Come si osserva dal grafico sottostante, nell’intervallo di valori da -10 a 0, ossia dove si collocano i paesi estremamente poveri, vi è una netta prevalenza di paesi africani ed asiatici, invece spostandoci al di sopra della linea di povertà multidimensionale si osserva un’evidente preponderanza dei paesi meno poveri ed in particolare dei paesi europei ed occidentali.







    Successivamente, attraverso una cluster analysis dei dati è stato possibile individuare gruppi di paesi caratterizzati da più indicatori, così da cogliere il fenomeno della povertà nelle sue dimensioni essenziali. Dall’insieme delle relazioni tra i paesi e le variabili considerate è stato possibile identificare 5 gruppi di paesi. Gli stati facenti parte della stessa classe hanno la caratteristica di essere omogenei, rispetto all’insieme delle variabili che descrivono la classe, ed eterogenei rispetto ai paesi che si trovano in altre classi. Procedendo ad una disamina dei gruppi sono state riscontrate diverse tipologie di povertà, in pratica ciascun gruppo si differenzia dagli altri per una determinata forma di povertà, ad eccezione di quella culturale che accomuna tutti i raggruppamenti. Pertanto appare evidente, una deprivazione culturale, anche se decrescente, che accomuna tutti i gruppi considerati.

    In ultimo è stato interessante individuare quella dimensione che, rispetto alle altre, assume un peso preponderante sul fenomeno della povertà, attraverso un modello di equazioni strutturali. Dunque con l’ausilio dell’ultima analisi siamo stati in grado di evidenziare non solo le principali caratteristiche del fenomeno ma soprattutto i suoi maggiori determinanti, così da poter suggerire, eventualmente, le prime linee d’azione.

    Luigi D'Ambra
    *Ordinario di Statistica alla
    Facoltà di Economia e Commercio
    dell'Università degli studi di Napoli "Federico II"

    P.S. Cliccando sul sito www.repubblicanidemocratici.it sara possibile visualizzare la tabella elaborata dal professore D'Ambra, che non sono riuscito a riportare.

  3. #33
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    Predefinito Tratto dal sito:"www.repubblicanidemocratici.it"

    Lisbona tradita
    di Gianni Pittella*
    *Relatore generale del Bilancio UE 2006
    Eurodeputato DS\PSE



    Quando il Progetto di Bilancio della UE per il 2006 è stato approvato dalla Commissione europea si è detto che l'UE doveva investire in un'economia basata sulla conoscenza per riportare l'economia europea sulla buona strada. Gli obiettivi della prosperità e della solidarietà avrebbero costituito le fondamenta del rilancio della strategia di Lisbona. L'approvazione del Progetto di Bilancio era anche stata preceduta dalla risoluzione del Parlamento europeo del 9 marzo 2005 sulla revisione a medio termine della strategia di Lisbona, dalle conclusioni del Consiglio europeo del 29 marzo 2005 sul rilancio della strategia di Lisbona, e dalla risoluzione del Parlamento europeo sulla strategia politica annuale. Tutti questi documenti contenevano orientamenti politici per il rilancio della strategia di Lisbona.

    Globalmente nella proposta della Commissione l'importo di 40 miliardi di euro destinati alla strategia di Lisbona è ripartito nel modo seguente (tutti gli importi sono arrotondati):



    Rubrica
    Titolo
    PPB 2006

    1b
    Sviluppo rurale 7 800
    2
    Fondo di coesione 6 000
    2
    Fondi strutturali 18 500
    3
    Politiche interne 8 000
    di cui (cifre approssimative):



    Ricerca 5 285

    RTE 700

    Istruzione e formazione 650

    PMI 100

    Società dell'informazione 200

    Altro 50
    TOTALE 40 285



    Nell'ambito della rubrica 3 - politiche interne, il sesto programma quadro di ricerca costituisce l'elemento principale. L'insieme di questo settore è considerato come un "elemento" di Lisbona, per un importo di circa 5,258 miliardi di Euro.

    Rispetto a queste previsioni fatte dalla Commissione esecutiva, che il Parlamento aveva già giudicato insufficienti, il Consiglio europeo, presieduto attualmente dalla Gran Bretagna, ha apportato tagli per circa 429 milioni di euro agli stanziamenti di pagamento. Anche se la Presidenza del Consiglio continua ad affermare che questo livello resta considerevolmente superiore al livello degli stanziamenti di pagamento del 2005, si tratta di una riduzione consistente, che influenza il ritmo e l'esecuzione dei pagamenti pianificati dalla Commissione.

    Le reti transeuropee (RTE) beneficiano nella proposta della Commissione di circa 700 milioni di euro. Questo importo corrisponde perlopiù alle linee di bilancio 06 03 01 (la principale linea RTE per le reti di trasporto) e 06 03 02 (reti per l'energia). In questo caso, il Consiglio ha mantenuto gli importi. Si registra un modesto aumento per le reti di trasporto (+ 20 milioni di euro, giungendo ad un totale di 692 milioni), mentre la linea destinata alle reti per l'energia permane ai livelli del 2005 con 21,5 milioni di euro.

    Connesse all'idea di una economia basata sulla conoscenza, l'istruzione e la formazione professionale dovrebbero, secondo la Commissione, beneficiare di 650 milioni di euro. Ciò corrisponde, grosso modo, a tutte le misure in materia di istruzione e formazione che rientrano nel titolo 15, Istruzione e Cultura, inclusi i programmi Leonardo e Socrates. La proposta della Commissionenon prevede aumenti per Socrates, e taglia persino la dotazione di Leonardo di 10 milioni di euro. Il Consiglio ha mantenuto gli importi della Commissione. Se questo settore rientra nella strategia di Lisbona, perché lo si lascia ristagnare? La mia opinione, largamente condivisa dal Parlamento, è che la strategia di Lisbona dovrebbe essere rafforzata e che proprio nel settore dell'istruzione e della cultura, come nella ricerca, sia necessario non cadere nella grave contraddizione di propugnare una società basata sulla conoscenza e piena di aspirazioni per il futuro e, al tempo stesso, ridurre gli stanziamenti destinati alla gioventù. A cosa dovrebbe servire una strategia di Lisbona, se non la si rende sostenibile per le generazioni future e non la si incentra maggiormente sui giovani europei?

    La Commissione ha previsto circa 100 milioni di euro per le azioni a favore delle Piccole e Medie Imprese (PMI). Il Consiglio ha mantenuto questo approccio restrittivo della Commissione. Anche altre azioni dovrebbero essere considerate come facenti parte della strategia di Lisbona. Ad esempio, questa potrebbe includere elementi di protezione dell'ambiente, giacché quest'ultima è centrale per l'obiettivo della sostenibilità. Ma ancora una volta riemerge una sottovalutazione di queste potenzialità, nelle proposte di Commissione e Consiglio.

    Per la rubrica 1, agricoltura, si contano circa 7,8 miliardi di euro nell'ambito del totale di 40 miliardi. Ciò corrisponde, in effetti, a tutte le azioni a titolo della sottorubrica 1b (sviluppo rurale) che include, ad esempio, la linea per gli aiuti ai giovani agricoltori. Ancora una volta, si tratta di una cifra che era stata considerata parte della strategia di Lisbona, come definita dalla Commissione, al momento dell'approvazione del PPB. Il Consiglio non ha modificato questa parte del PPB della Commissione.

    Per quanto riguarda le azioni strutturali della rubrica 2, la Commissione ha incluso circa 18,5 miliardi di euro dei fondi strutturali nel totale di 40 miliardi. Questa cifra corrisponde a circa il 50% (15,8 miliardi) dei fondi strutturali per i vecchi programmi degli "UE-15" e circa il 40% (2,7 miliardi) per i nuovi programmi degli "UE-10". Reputo molto ottimistica l'inclusione di queste percentuali come "connesse alla strategia di Lisbona" per quanto riguarda i fondi strutturali. Ad ogni modo, anche in questo settore, il Consiglio ha scelto di tagliare gli stanziamenti di pagamento per un totale di 150 milioni. Ritengo che ciò sia inaccettabile.

    Concludendo: la Presidenza britannica del Consiglio parla del rilancio della strategia di Lisbona ma, di fatto, le cifre non mostrano aumenti, o solo aumenti molto moderati, rispetto al bilancio 2005. L'approccio del Consiglio nella sua prima lettura si è fondato interamente su tagli volti a ridurre gli stanziamenti in modo indiscriminato, e non fa nulla per facilitare, come necessario, il sostegno alle dichiarazioni politiche con adeguate risorse finanziarie.

    L'impegno che porterò avanti nel corso della procedura di Bilancio, che si concluderà in dicembre, sarà quello di correggere questa impostazione dando maggiore respiro finanziario alle politiche che rientrano nella strategia di Lisbona.

    Credo convintamente che un'ampia maggioranza del Parlamento sosterrà questo sforzo e auspico che il Consiglio voglia prendere atto della insostenibilità della contraddizione politica in cui è caduto.









    Allegato 1: Linee di bilancio rafforzate nella "Tabella di Lisbona" nella procedura di bilancio 2005 e proposte della Commissione e del Consiglio per il bilancio 2006







    Linea di bilancio 2004 PPB 2005 PB 2005 Emm.
    PE 2005 Bilancio 2005 PPB 2006 PB 2006 Diff.
    PB-B2005
    Programma a favore delle imprese e dell'imprenditorialità, in particolare delle piccole e medie imprese 25.850.000 18.900.000 18.900.000 7.000.000 25.900.000 18.700.000 18.700.000 -7.200.000
    SOSTEGNO ALLE PMI NEL NUOVO CONTESTO FINANZIARIO 6.000.000 4.000.000 4.000.000 4.000.000 8.000.000 6.000.000 6.000.000 -2.000.000
    Politica di promozione della competitività dell'industria dell'Unione europea 8.900.000 8.300.000 8.300.000 4.000.000 12.300.000 8.800.000 8.800.000 -3.500.000
    Sostegno finanziario ai progetti d'interesse comune della rete transeuropea di trasporto 671.000.000 661.400.000 661.400.000 10.000.000 671.400.000 692.085.000 692.085.000 20.685.000
    Attuazione e sviluppo del mercato interno 9.600.000 8.000.000 8.000.000 2.000.000 10.000.000 6.700.000 6.700.000 -3.300.000
    Leonardo da Vinci 210.300.000 202.500.000 202.500.000 2.866.880 205.366.880 194.483.000 194.483.000 -10.883.880
    Totale emm. PE 2005 64.446.880 Totale rispetto a B2005 -29.278.880





    Gianni Pittella
    Relatore generale del Bilancio UE 2006
    Eurodeputato DS\PSE



    P.S. Come al solito ho problemi nel postare le tabelle. L'articolo è naturalmente rintracciabile sull'home page del sito www.repubblicanidemocratici.it

  4. #34
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    Predefinito Tratto dal sito:"www.repubblicanidemocratici.it"

    Gli indicatori della povertà
    La formulazione
    di Luigi D'Ambra*
    *Ordinario di Statistica alla Facoltà di Economia e Commercio
    dell'Università degli studi di Napoli "Federico II"



    La povertà, essendo un concetto non osservabile, non è direttamente misurabile, perciò la sua valutazione può avvenire solo attraverso caratteristiche che ne misurino l’effetto. Pertanto l o studio della povertà è stato effettuato attraverso la valutazione delle seguenti 6 dimensioni: nutrizionali, demografiche, sociali, sanitarie, economiche e di progresso, scolastiche. Tali aspetti, interpretati come dimensioni latenti della povertà, sono stati quantificati attraverso variabili, definite manifeste cioè osservabili.

    Dalla stima delle relazioni tra la variabile povertà ed i 6 indicatori individuati, si nota la maggiore influenza che la componente relativa alle condizioni scolastiche esercita sul fenomeno della povertà. Un minore influsso sulla variabile povertà, sebbene di considerevole importanza hanno le condizioni sociali, sanitarie ed economiche.

    Dallo studio delle relazioni tra le variabili latenti e le variabili manifeste si evince che:

    le variabili manifeste che incidono maggiormente sulle condizioni scolastiche sono: l’alfabetismo totale ed in particolare l’alfabetismo femminile;
    le variabili manifeste che esercitano una maggiore influenza sulle condizioni sociali sono: accessibilità ai sevizi igienici ed acqua potabile, uso di metodi contraccettivi;
    le variabili manifeste che esercitano maggiore influenza sulle condizioni economiche e di progresso sono: PNL, uso dei telefoni , ed uso di internet. Anche la speranza di vita ha un impatto importante.
    Un suggerimento, quindi, da offrire agli studiosi del fenomeno potrebbe essere quello di concentrare la propria attenzione maggiormente sulle condizioni scolastiche, socio-economiche e sanitarie dei paesi oggetto dello studio, ed in particolare sulle suddette variabili manifeste con coefficiente strutturale più elevato, che sottendono alle stesse variabili scolastiche, sociali, sanitarie ed economiche.

    In particolare, sarebbe opportuno indirizzare i primi interventi sulle condizioni scolastiche che rappresentano un aspetto fondamentale ai fini della valutazione del fenomeno povertà, nei confronti del quale il livello di percezione dell’importanza di un appropriata istruzione è ancora basso per garantire un soddisfacente utilizzo del mezzo di informazione. Innanzitutto si evince dai risultati la necessità di creare adeguati canali d’intervento per combattere il dilagante fenomeno della deprivazione culturale femminile. A sostegno degli esiti emersi dall’indagine effettuata vi è, infatti, un recente Rapporto dell’Onu che dimostra come le donne analfabete nel mondo siano 500 milioni, a fronte dei 280 milioni di uomini. Da non sottovalutare sono anche le condizioni sociali, legate all’utilizzo di acqua potabile e all’uso di metodi contraccettivi, e strettamente connesse ai molteplici problemi sanitari che potrebbero derivare dalla loro mancanza. Indubbiamente, non trascurabili sono le condizioni economiche, ed in particolare quelle legate al progresso quale l’utilizzo del telefono o di internet. Quest’ultimo, infatti, oltre ad essere un parametro di valutazione della ricchezza di un paese, è sicuramente anche un valido mezzo di informazione e quindi un efficace apporto aggiuntivo al sistema scolastico.

    In generale l’analisi statistica ha evidenziato, inoltre, che sarebbe opportuno calcolare un indice di povertà multidimensionale per le seguenti tre tipologie di paesi:

    paesi sottosviluppati;
    in via di sviluppo;
    paesi industrializzati.
    Infatti, sebbene, una seconda formulazione dell’IPU (indice di povertà umana introdotto nella sua prima formulazione nel1997 nell’ottavo rapporto dell’UNDP) non fa più riferimento ai soli paesi più poveri, ma considera variabili o soglie diverse a seconda che si tratti di economie in via di sviluppo (IPU-1) o di economie industrializzate (IPU-2), riteniamo opportuno prendere in considerazione anche una terza categoria di paesi, ossia quelli ancora sottosviluppati e pertanto non classificati tra quelli in via di sviluppo.

    Inoltre questo nuovo modo di concepire la povertà si scontra con alcune problematiche connesse alla sua misurazione:

    la mancanza di un’adeguata base di dati statistici, la presenza della base di dati mancanti, che riduce la quantità di informazione disponibile con la conseguenza di produrre spesso risultati incongruenti;
    la non omogeneità dei dati. Infatti è di fondamentale importanza ai fini di una corretta analisi statistica realizzare una base dati omogenea basata su criteri di rilevazione, generali e condivisi ;
    assenza di variabili riguardanti alcune dimensioni rilevanti (lavoro, criminalita, politica, ambiente, assistenza, cultura).
    Coerentemente con le finalità predette nasce dunque, l’esigenza di individuare tecniche di analisi che permettono di inquadrare la povertà misurata non soltanto sotto l’aspetto economico e monetario ma in un contesto più ampio, per migliorare la conoscenza del problema da affrontare mediante specifici interventi economici e sociali, ma soprattutto culturali. Anche l’ONU, muovendosi in questa direzione, ha lanciato un chiaro messaggio a riguardo, nel Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo presentato a Roma in questi giorni. Infatti, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite, per raggiungere gli “Obiettivi di sviluppo del Millennio” la comunità internazionale deve non solo lavorare affinché nei Paesi in via di sviluppo finisca la discriminazione nei confronti delle donne ma soprattutto intervenire con maggiori risorse per sostenere la diffusione dell'istruzione e la "salute riproduttiva". Occorre dunque, facilitare l’accesso scolastico degli strati più deboli con particolare attenzione alle donne con il conseguente miglioramento degli indicatori di salute. Le donne con una più elevata istruzione possono aspirare ad un lavoro migliore e percepire un reddito più elevato. L’elevata istruzione comporta una maggiore sensibilità a recepire i messaggi di educazione sanitaria ed una maggiore partecipazione alla vita politica rendendo i governi più sensibili e responsabili verso i bisogni di salute e in generale dei gruppi di soggetti vulnerabili. Le risorse, insomma, anche se scarse vanno impiegate in sistemi di prevenzione sanitaria e nel rafforzamento dei diritti umani, sociali ed economici.



    Luigi D'Ambra
    *Ordinario di Statistica alla
    Facoltà di Economia e Commercio
    dell'Università degli studi di Napoli "Federico II

  5. #35
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    Predefinito Tratto dal sito:"www.repubblicanidemocratici.it"

    Le libertà tradite
    di Giuseppe Ossorio
    *Consigliere regionale della Campania dei Repubblicani Democratici



    Bisogna ammettere che, quando Silvio Berlusconi decise di impegnarsi in prima persona nella politica, si accreditò l’idea che, per la prima volta nella storia italiana, stesse per formarsi un grande partito liberale di massa. Si volle far credere che frastagliata galassia dei partiti di ispirazione democratico-liberale, il Partito liberale, il partito repubblicano e il partito radicale, potessero trovare, finalmente, un leader ed una struttura organizzativa in grado di renderli forza politica maggioritaria nel paese.

    Non sembrò così, in verità, agli esponenti più autorevoli di quei partiti che immediatamente compresero che si trattava di tutt'altra cosa. Voglio citare soltanto, a titolo simbolico, Giovanni Spadolini e Valerio Zanone. Ma la stampa e le televisioni italiane si riempirono di commenti politologici che inneggiavano a questo nuovo liberalismo finalmente capace di parlare a milioni e milioni di persone. E, purtroppo, si unirono al coro o addirittura quel coro cercarono di dirigere, liberali, qualche repubblicano e tanti radicali ai quali non apparve vero di raggiungere una facile popolarità . Quegli stessi oggi tacciono, quasi si nascondono e forse, ci auguriamo, si vergognano per quella incauta fiducia.

    All'apparir del vero il partito liberale di massa si presentò subito, e continua a presentarsi ancora oggi, come un partito nell'essenza populista, che non è riuscito ad avviare nessuna riforma di schietto stampo liberale e democratico in nessun settore della vita pubblica.

    In campo economico le privatizzazioni si sono bloccate. Gli interventi fiscali sono stati iniqui e mai rispettosi del bilancio dello Stato. La politica del lavoro, incerta e confusa, anziché incamminarsi sulla via della liberalizzazione, si è lanciata sulla via della precarizzazione.

    Sul terreno istituzionale, la riforma della giustizia, anziché garantire le libertà dei cittadini ha ritagliato zone di protezione per alcuni cittadini. Quello che sarebbe potuto essere un sano federalismo di stampo anglosassone, si è tramutato in una lacerazione del paese divisa in pochi territori privilegiati e altri dimenticati e abbandonati.

    Nel campo della cultura si è persa l'occasione per introdurre nella ormai ripetitiva produzione culturale di quella che Francesco Compagna chiamava sinistra sociologica, elementi di forte ed originale liberalismo, mettendo in campo, viceversa, volgari revisionismi del passato tesi a distruggere la grande eredità del Risorgimento italiano e la non meno importante eredità dell'antifascismo.

    Per carità di patria è forse meglio tacere delle ambiguit à del presunto nuovo partito liberale in tema di rapporti fra Stato e Chiesa.

    Abbiamo citato solo alcuni esempi, quasi alla rinfusa. Perché si potrebbe continuare in un lungo elenco in cima del quale si dovrebbe mettere il terribile conflitto di interessi che ha quasi paralizzato la libera discussione in Italia in tutti i mezzi di informazione.

    Ci vorranno anni di duro impegno per ripristinare nel nostro paese una sia pure minima civiltà liberale alla quale dovranno concorrere in primis quegli esponenti dei partiti storici della democrazia liberale, i repubblicani, i radicali e i liberali che in questi anni non si sono lasciati sedurre dal canto delle sirene.



    Giuseppe Ossorio
    *Consigliere regionale della Campania
    dei Repubblicani Democratici

  6. #36
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    Roma - EUR 26 novembre con i Repubblicani
    redazionale



    Sabato 26 Novembre alle ore 11.00 presso il Palazzo dei Congressi all'Eur in Roma si terrà l'Assemblea Nazionale: "i Repubblicani e i Liberaldemocratici per l'Unione".
    La manifestazione è promossa da i Repubblicani Democratici, da Democrazia Repubblicana e dai Liberaldemocratici per avviare il necessario processo di unificazione delle varie culture di democrazia repubblicana e liberale in un soggetto politico capace di far sentire la sua voce nell'ambito della nuova coalizione che si propone come possibile e credibile alternativa di governo.

    Interverranno fra gli altri:

    Giuseppe Ossorio
    Giampiero Pieraccini
    Giorgio Raffi
    Ernesto Paolozzi
    Giorgio Bogi
    Valerio Zanone


    L'Assemblea si propone, altresì, di lanciare un appello ai Repubblicani ed ai Liberali del centrosinistra, organizzati in movimenti o in partiti per realizzare una unità necessaria per non perdere un patrimonio etico politico indispensabile alla coalizione guidata da Romano Prodi. La diaspora dei Repubblicani e dei Liberali è il segno del decadimento della politica italiana. Mai come in questo momento è fondamentale che tutte le coscienze libere, di antica tradizione democratica, la quale affonda le sue radici nel Risorgimento italiano, ritrovino i principi fondamentali nel solco della tradizione di Giuseppe Mazzini, Benedetto Croce, Ugo La Malfa, Giovanni Spadolini, Francesco Compagna, Bruno Visentini e Rosario Romeo, per costruire un futuro migliore per le nuove generazioni.

    Sui fondamenti del metodo democratico è necessario affrontare i grandi temi delle garanzie delle libertà e dei nuovi bisogni che affolano l’agenda politica italiana ed europea.

    L’Assemblea Nazionale di sabato è solamente una prima occasione di confronto per affrontare un lungo percorso giacchè è prevedibile che il sistema politico italiano, data la nuova legge elettorale proporzionale,vivrà momenti di forte tensione ed anche le alleanze politiche rischieranno di scomporsi e ricomporsi in modo imprevedibile.

    Perciò è decisivo che i valori di giustizia e libertà, punti cardinali di un nuovo soggetto politico di ispirazione liberaldemocratica, azionista e repubblicana siano a pieno titolo rappresentati dalla coalizione di Romano Prodi.

  9. #39
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    Predefinito C'è qualcuno

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    Tex Willer

  10. #40
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    Predefinito

    Roma - EUR 26 novembre con i Repubblicani
    redazionale



    Sabato 26 Novembre alle ore 11.00 presso il Palazzo dei Congressi all'Eur in Roma si terrà l'Assemblea Nazionale: "i Repubblicani e i Liberaldemocratici per l'Unione".
    La manifestazione è promossa da i Repubblicani Democratici, da Democrazia Repubblicana e dai Liberaldemocratici per avviare il necessario processo di unificazione delle varie culture di democrazia repubblicana e liberale in un soggetto politico capace di far sentire la sua voce nell'ambito della nuova coalizione che si propone come possibile e credibile alternativa di governo.

    Interverranno fra gli altri:

    Giuseppe Ossorio
    Giampiero Pieraccini
    Giorgio Raffi
    Antonio Guariglia
    Ernesto Paolozzi
    Giorgio Bogi
    Valerio Zanone


    L'Assemblea si propone, altresì, di lanciare un appello ai Repubblicani ed ai Liberali del centrosinistra, organizzati in movimenti o in partiti per realizzare una unità necessaria per non perdere un patrimonio etico politico indispensabile alla coalizione guidata da Romano Prodi. La diaspora dei Repubblicani e dei Liberali è il segno del decadimento della politica italiana. Mai come in questo momento è fondamentale che tutte le coscienze libere, di antica tradizione democratica, la quale affonda le sue radici nel Risorgimento italiano, ritrovino i principi fondamentali nel solco della tradizione di Giuseppe Mazzini, Benedetto Croce, Ugo La Malfa, Giovanni Spadolini, Francesco Compagna, Bruno Visentini e Rosario Romeo, per costruire un futuro migliore per le nuove generazioni.

    Sui fondamenti del metodo democratico è necessario affrontare i grandi temi delle garanzie delle libertà e dei nuovi bisogni che affolano l’agenda politica italiana ed europea.

    L’Assemblea Nazionale di sabato è solamente una prima occasione di confronto per affrontare un lungo percorso giacchè è prevedibile che il sistema politico italiano, data la nuova legge elettorale proporzionale,vivrà momenti di forte tensione ed anche le alleanze politiche rischieranno di scomporsi e ricomporsi in modo imprevedibile.

    Perciò è decisivo che i valori di giustizia e libertà, punti cardinali di un nuovo soggetto politico di ispirazione liberaldemocratica, azionista e repubblicana siano a pieno titolo rappresentati dalla coalizione di Romano Prodi.

 

 
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