Maurizio Blondet




Non è solo l'Italia: a sforare il patto di stabilità sono ormai 12 paesi europei su 25.
E fra quelli che hanno superato il 3 % del deficit ci sono, oltre l'Italia, la Germania (sul 4%), la Grecia (un gigantesco 6,6 %) e la Gran Bretagna, che è stata «ammonita»; la Francia riesce a restare sotto il 3% solo per l'introito straordinario della privatizzazione di Electricité de France (EDF), che ha reso 9 miliardi di euro, ma una tantum.
Fatti i conti, è la maggioranza assoluta della popolazione europea a non riuscire a funzionare come vuole l'eurocrazia.
A seguire l'ideale sono solo il Lussemburgo e il Liechtenstein, che non sono nazioni ma agglomerati di banche.



Il buonsenso dice che è la regola ad essere assurda: in tempi di recessione, con 28 milioni di europei disoccupati, è imperativo allargare i cordoni fiscali, spendere di più e svalutare questo stupidissimo euro, per renderci un poco più competitivi sul mercato mondiale.
Invece, la UE, se da una parte non riesce (per fortuna) a imporre le multe colossali previste dal patto di stabilità (che non farebbero che aggravare i problemi), però si tiene stretta a questo tetto del 3%, raccomandando austerità e lesina fiscale, che in queste condizioni sono un veleno.
La verità è che, visto che i popoli non si adeguano alla teoria, gli eurocrati licenziano i popoli.
Nonostante i sonori «no» alla Costituzione votati da francesi e olandesi, gli eurocrati continuano imperturbabili negli «allargamenti».



Continuano a tramare per far entrare la Turchia, ci piaccia o no.
Il Commissario Mandelson continua furbescamente a non limitare le importazioni dalla Cina.
E la Commissione europoide torna a imporre la «direttiva Bolkenstein», che ha uno scopo preciso: smantellare lo Stato sociale nell'Europa occidentale.
Di fatto, la direttiva dà ai padroni la possibilità di scegliere le leggi sociali da applicare ai loro lavoratori, trasferendo le sedi delle loro imprese nei Paesi dove tali legislazioni sono minime.
Avremo pensioni e sussidi di disoccupazione polacchi.
E non importa se i tedeschi hanno bocciato la superliberista Angela Merkel: l'eurocrazia continua a voler fare entrare gli europei nella precarietà dettata dalla dottrina del super-liberismo globale.

E' ora di chiedersi seriamente che gioco facciano i Barroso, i Mandelson e i Solana.
E di rivelare quali popoli si stanno scegliendo, visto che noi europei in carne ed ossa li contentiamo così poco.
Basterà dire alcune cose.
La prima: lo scopo dichiarato della direttiva Bolkenstein è adeguare lo spazio economico europeo al Nafta, ossia alla zona di libero scambio fra USA, Canada e Messico: in quella zona dove si licenzia senza liquidazione, le pensioni dovete farvele privatamente e le cure mediche dovete pagarvele da soli.
Del resto José Manuel Barroso è divenuto presidente della Commissione non per volontà degli europei ma di George W. Bush, come premio per aver organizzato alle Azzorre il vertice che portò all'invasione dell'Iraq.
Non c'è da meravigliarsi se ora Barroso ha sottratto all'Europa il compito di scrivere le regole per l'Unione, e le sta trasferendo al «Transatlantic Business Dialogue», un tavolo che comprende, oltre al padronato europeo, anche le multinazionali americane e tutta la costellazione di poteri forti delle due sponde dell'Atlantico.



Javier Solana, segretario generale della UE dopo essere stato scelto dagli americani come segretario della NATO (cioè dell'alleanza egemonizzata dalla Casa Bianca), sta eseguendo le politiche anti-Putin e anti-russe dettate dagli Stati Uniti: è andato in visita in Ucraina a sovrintendere alla locale «rivoluzione arancio» finanziata dagli USA; e sta finanziando (coi soldi nostri) un programma di destabilizzazione della Bielorussia (con la scusa di «esportare la democrazia»).
Insomma, Barroso, Solana e gli altri euro-massoni stanno portando gli europei più che mai al servizio degli americani: e più precisamente degli americani cosiddetti «neoconservatori».
L'occupazione americana d'Europa, sotto la sorveglianza di questi maggiordomi di Bush, è in pieno svolgimento.
Con tutti i mezzi, anche i più discutibili.



Per esempio: i neoconservatori americani hanno identificato in Papa Ratzinger un uomo della «destra religiosa» strumentalizzabile a loro vantaggio (come già la «destra cristiana» americana), e si stanno dando da fare in questo senso.
La Conferenza episcopale USA ha incontrato il 23 settembre a Bruxelles la Commissione degli episcopati europei con lo scopo (che non dovrebbe essere compito dei preti) di «rilanciare la collaborazione transatlantica».
Ed è nato a Washington uno strano «American Committee for a Strong Europe» - Comitato americano per un'Europa forte - che vuole rendere gli europei abbastanza «forti» da seguire Bush nelle sue avventure militari e da accettare il capitalismo globale selvaggio.
Questo Comitato di nuova formazione ha come membri tutti i neocon che facevano parte di un altro gruppo, chiamato «Project for a New American Century», che è il «pensatoio» in cui è stato elaborato l'attacco all'Iraq e la cosiddetta «guerra mondiale al terrorismo».
I suoi membri hanno spesso doppia cittadinanza, americana e israeliana.



Ora, che cosa sta facendo questo Comitato per un'Europa Forte?
Per esempio, ha mobilitato gli «amici dell'America» per finanziare la campagna elettorale di Nicolas Sarkozy in Francia, nemico di Chirac e molto «atlantista».
E sapete quale «amico degli americani» finanzierà Sarkozy, per imporlo ai francesi? L'Arabia Saudita.
Per gli eurocrati, gli europei non contano nulla.


Maurizio Blondet





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