Originally posted by -ART-
Teoria affascinante, ma non la condivido perchè decisamente troppo filosofica: in un mondo che si basa ancora sugli stati nazionali sperare di cavarsela in questo modo è del tutto utopico.
Non basta la condivisione di "competenze, di abilità, di progressi, di conquiste civili, esperienze storiche" a superare gli stati nazionali, che dietro alle teorie romantiche rimangono assolutamente intatti, e soprattutto non si va a creare un sistema sovrano a livello mondiale: siffatta astrusa costruzione è debole nei confronti delle altre, politicamente e militarmente solidissime, e quindi destinata prima o poi a decadere (la classica immagine del vaso di porcellana trasportato in mezzo a quelli di ferro, hai presente?), ipotesi che credo nessuno auspichi.
Lo stato nazionale di oggi non può essere superato attraverso uno stato nazionale semplicemente più grande, ma attraverso una nuova tappa storica.
Poi in ciò che nasce dalla condivisione ci sarebbe anche un esercito, un parlamento , un governo, un presidente ovviamente.
'da Alvise Nutti'
Sì, ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con l'Europa e l'Europeità. E' mondialismo allo stato puro. L'Europa, in questa visione, non ha un significato in sé e per sé, ma è solo una tappa verso la costruzione della "repubblica mondiale" omologatrice.
l'Europeità nasce dalla storia europea che però è fatta di tante conquiste universali, che valgono per l'umanità intera, per tutti gli uomini indipendentemente da cultura, religione, specificità 'geostorica'.




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). Kant dice pressapoco quanto segue. Gli uomini, allo stato ancestrale e belluino, non avevano un "diritto riconosciuto", vivevano nell'anarchia e si affidavano alle proprie forze (per offesa, difesa e/o vendetta). Poi si sono evoluti in società sempre meglio organizzate fino a che ... ecco lo stato che prende il monopolio della "forza" e impedisce ai cittadini il farsi giustizia da sé. Ma a livello internazionale resta tuttora l'anarchia: gli stati moderni che pretendono d'essere tanto civili in casa, tra di loro si comportano come i selvaggi (si affidano alle proprie forze, non conoscono il diritto né riconoscono autorità superiore alla propria, pretendono di farsi giustizia da sé) ... In tali condizioni, la pace non è vera pace ma solo "tregua" (per quanto possa durare a lungo). La "vera pace" sta nella rinuncia al farsi giustizia da sé accettando una autorità "super partes". Ossia: ci sarà possibilità di vera pace quando gli stati si riconosceranno membri di una "federazione universale". (Finquì, sommariamente, Kant: il quale dice anche che è una "chimera" lo sperare nella pace confidando nella ragionevolezza dei governi e nell'equilibrio delle forze degli stati). 
