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  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Se non sei contro vali niente

    E Melloni piegò Ardigò

    Se non sei contro vali niente


    Domenico Delle Foglie

    «Esaltarne uno per educarne cento». Neanche il tempo di rallegrarci per l’analisi del sociologo cattolico Achille Ardigò sulla famiglia e sul rischio italiano di una deriva zapaterista (in sintonia con quanto il mondo cattolico di base ha maturato in questi anni), ed ecco spuntare la «lezione» e la retta interpretazione dello storico Alberto Melloni.
    Con l’espediente di esaltare il metodo e l’approccio del sociologo bolognese, l’editorialista del "Corriere della sera" ci spiega che questo sì è un modo corretto di indagare. Ovvero un ragionare finalmente etsi Cei non daretur (come se la Cei non ci fosse, sic).

    Melloni per la verità fa di più. Sottolinea infatti che Ardigò «non esalta enunciati indiscutibili garantiti dal magistero, ma si fa carico dell’argomento e della persuasione».

    Ora, se non fossimo in Italia ed oggi non fosse l’8 ottobre del 2005, e il 12 e 13 giugno non si fosse votato per il referendum sulla procreazione assistita, sembrerebbe che davvero Melloni sia appena rientrato da un lungo viaggio su Marte. O forse non si sia ancora risvegliato da un brutto sogno. Comunque varrebbe la pena ricordargli che per tutto il tempo della campagna referendaria molti cattolici italiani non hanno fatto altro che questo: argomentare e persuadere.

    Mettendo in gioco sempre la propria faccia e le proprie idee. Peccato che la pensassero come i loro pastori? Sarà questo il loro deficit? Insomma, il bravo intellettuale cattolico deve lavorare lontano dalla gerarchia e magari anche dalla sua comunità cristiana, ed elaborare in solitudine i propri convincimenti per poi elargirli al popolo. E se poi coincidono con quelli della Cei, come la mettiamo? Deve fare abiura ed estromettersi dalla comunità degli intellettuali? Deve sottoporsi al giudizio di idoneità del supremo tribunale di laicità?

    Meglio, molto meglio, sarebbe non forzare le cose sino al punto di riprodurre, in campo cattolico, artificiose divisioni, più consone ad altri ambienti e ad altre culture. Certo, non avvertiamo alcun bisogno di importare fruste divisioni fra progressisti e fondamentalisti. Quando Melloni si assume l’onere di introdurre nel dibattito culturale la figura del fondamentalista cattolico (colui il quale - a suo parere - giudica gli individualismi imperanti come «una giungla di desideri sporcaccioni»), sa davvero dove si può andare a parare?

    Nel lessico contemporaneo, complice anche l’ondata islamista, il fondamentalismo si coniuga con la violenza e l’intolleranza. Ci manca solo che le nostre comunità, i nostri consigli pastorali, le nostre associazioni e movimenti debbano dividersi fra progressisti e fondamentalisti. Solo pochi anni fa non c’era nulla di più infamante, per un cattolico, che farsi dare dell’integralista.

    Non sarà giunto il tempo di rinunciare a patenti demonizzatrici e di accettare davvero con saggezza e comprensione le diversità? Quel mondo plurale, a cui Melloni tiene tanto, è già nel dna cattolico, a condizione che non spuntino ad ogni piè sospinto i maestrini con la penna rossa. Soprattutto se, godendo di una tribuna laica come quella del "Corriere della sera" si preferisce assecondare e solleticare gli istinti anticlericali, piuttosto che spiegare – senza sollevare automaticamente il sospetto di complicità e servilismo – le ragioni indissolubili che legano i cattolici alle proprie comunità e ai propri pastori.

    Ragioni che superano la politica e che spontaneamente li inducono a condividere anzitutto le medesime coordinate antropologiche. Quelle che Ardigò apprezza, così come il focolarino e il ciellino, come la San Vincenzo, le Acli e l’Azione cattolica. Insomma quella Chiesa «reale» che, come il Paese «reale», tanti intellettuali non hanno più alcuna voglia di esplorare, presi come sono nell’inseguire le avanguardie del desiderio e fors’anche del nulla.

    www.avvenire.it
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
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    Siamo sicuri che il paese reale la pensi come Ruini su certi temi?

  3. #3
    itloox
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    ma infatti io non credo che ruini abbia smosso un sol voto nel referendum.
    purtroppo quel voto è solo la conseguenza della disaffezione al voto referendario da parte della popolazione

  4. #4
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    infatti la tristezza è stato l'attaccarsi a escamotage come la disaffezione al voto piuttosto che puntare sui valori...
    Come sarebbe stato bello un: "Votate NO!"
    Purtroppo ha prevalso una logica machiavelliana...

  5. #5
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    Originally posted by itloox
    ma infatti io non credo che ruini abbia smosso un sol voto nel referendum.
    purtroppo quel voto è solo la conseguenza della disaffezione al voto referendario da parte della popolazione
    Pecchi di presunzione, posso garantirti che oltre alla mia astensione Ruini ha ricevuto come minimo l'astensione di tutta la mia famiglia, dei miei suoceri dei miei cognati, di tutti i miei amici e con sorpresa anche quella di tanti miei colleghi che mai avrei pensato si sarebbero astenuti, solo un mio cugino di II° ha votato e ha votato sì.
    Nel seggio di cui sono presidente, seggio con una marcata maggioranza di sinistra e una partecipazione al voto sempre superiore all'85% ha votato appena il 35%.

  6. #6
    itloox
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    Originally posted by Mappo Tappo
    Pecchi di presunzione, posso garantirti che oltre alla mia astensione Ruini ha ricevuto come minimo l'astensione di tutta la mia famiglia, dei miei suoceri dei miei cognati, di tutti i miei amici e con sorpresa anche quella di tanti miei colleghi che mai avrei pensato si sarebbero astenuti, solo un mio cugino di II° ha votato e ha votato sì.
    Nel seggio di cui sono presidente, seggio con una marcata maggioranza di sinistra e una partecipazione al voto sempre superiore all'85% ha votato appena il 35%.
    tu da cattolico ti saresti comunque astenuto.
    e statisticamente parlando....nei referendum votano molto neno persone.
    ripwto:non credo affatto che ruini sia riuscito a smuovere più di tanto

  7. #7
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    Originally posted by CTALIMC
    infatti la tristezza è stato l'attaccarsi a escamotage come la disaffezione al voto piuttosto che puntare sui valori...
    Come sarebbe stato bello un: "Votate NO!"
    Purtroppo ha prevalso una logica machiavelliana...
    Quando sono in gioco questioni reali come la vita umana e non principi astratti, le regole cavalleresche possono benissimo andare a fare in c..o.
    Questo referendum non lo abbiamo voluto noi e grazie a questa iniziativa non solo abbiamo potuto contare sul non voto degli astensionisti cronici, ma abbiamo dato un forte segnale perfettamente democratico che la gente è stufa di essere coinvolta in quesiti referendari ottusi e che non possono essere affrontati sull'onda della demagogia o dell'emotività modello soap opera.
    Che questo messaggio sia stato accolto dalla netta maggioranza degli italiani nonostante l'isterica demonizzazione fatta da quasi la totalità dei mass media e la solita processione di casi penosi in servizio permanente effettivo va a lode di tutti noi italiani

  8. #8
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    Anche io faccio sempr ilsegretario di seggio e mi sembra che da un po' di anni la gente sisia disaffezionata alreferendum, sulle questioni che interessano davvero la gente va a votare vedi maggioritario, aborto o divorzio

  9. #9
    torquemada
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    Io non mi sento obbligato ad andare a votare per un referendum che non ho voluto. L'onere della prova sta ai sottoscrittori del medesimo.

  10. #10
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    Originally posted by Mappo Tappo
    Quando sono in gioco questioni reali come la vita umana e non principi astratti, le regole cavalleresche possono benissimo andare a fare in c..o.
    Questo referendum non lo abbiamo voluto noi e grazie a questa iniziativa non solo abbiamo potuto contare sul non voto degli astensionisti cronici, ma abbiamo dato un forte segnale perfettamente democratico che la gente è stufa di essere coinvolta in quesiti referendari ottusi e che non possono essere affrontati sull'onda della demagogia o dell'emotività modello soap opera.
    Che questo messaggio sia stato accolto dalla netta maggioranza degli italiani nonostante l'isterica demonizzazione fatta da quasi la totalità dei mass media e la solita processione di casi penosi in servizio permanente effettivo va a lode di tutti noi italiani
    Una bella domanda: ma se ad una certa ora gli exit polls avessero confermato che il quorum era stato già raggiunto cos avresti fatto??
    Saresti stato a casa o saresti andato a votare?

    Ma cmq non si tratta di personalissime scelte private che posso anche condividere.
    Si tratta della CEI che, in nome della Chiesa, dovrebbe impartire indicazioni morali e non escamotages.
    E' passata la logica che il fine giustifica i mezzi e, perdonami, questo non è un messaggio cristiano.
    Per me, come diceva Ghandi, il fine SONO i mezzi!

 

 
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