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Discussione: Riforma Moratti

  1. #21
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    A parte che non è educato insultare le persone su un forum , se i professori (comprei quelli del polo) si rivoltano ci sarà un motivo ? o no? Io non difendo il centrosx (non me ne frega niente) dico solo che il polo riesce a peggiorare anche le nefandezze della sinistra (vedi legge Biagi). Se il polo facesse cose giuste sarei i lprimo a sostenerlo.
    X Cascio: che la scuola superiore faccia schifo è evidente (d'altronde in 55 ani non sono riusciti a fare nulla che ricordasse la riforma Gentile).
    Berlinguer era un pessimo ministro (legato alle lobby baronali) ma anche d'onofrio che abolì l'esame di riparazione dovrebbe essere impiccato per le palle.
    La scuola Italiana che era una delle poche istituzioni vzalide che avevamo negli ultimi 15 anni è stata devastata...
    Bazooka!!!

  2. #22
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    Predefinito Re: Re: Appunto Andrea

    [QUOTE]In origine postato da C@scio
    [B]Non è quello che intendevo dire: io mi riferivo al fatto che i programmi delle scuole superiori sono estremamente differenti dalla maggior parte dei percorsi, delle materie e degli argomenti che si tratteranno all' università, e - in certa misura - non può essere altrimenti (anche se vorrei una scuola superiore molto più "specializzata" di quella attuale).
    $$$$$$$$$$$$$$
    Ecco questo è un discorso interessante: anch'io penso da tempo che ci vorrebbe una scuola superiore con i programmi di inseganamento degli ultimi anni di corso più specializzati di quella attuale.

  3. #23
    Super Troll
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    Predefinito Aggiungiamo poi...

    naturalmente è anche vero che il problema della difficoltà che incontrano gli studenti passando dalle scuole superiori all'università è causato in parte dall'essere stati in diversi casi "disabituati" al concetto stesso di selezione nelle scuole superiori e da qui nasce il fenomeno dell'abbandono degli studi universitari verso il secondo e terzo anno.

  4. #24
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    In origine postato da bazooka
    Se il polo facesse cose giuste sarei i lprimo a sostenerlo.

  5. #25
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    Question La riforma è stata approvata ma...

    [QUOTE]In origine postato da c@scista
    [B]Per quel che riguarda la riforma Moratti dello stato giuridico dei professori universitari e dei ricercatori ci sono secondo me sia lati positivi che molte ombre. I professori potranno stipulare con l'Ateneo di riferimento appositi contratti integrativi di quello di base per lo svolgimento di ulteriori attività (flessibilità salariale).
    Ci sono anche aspetti positivi ad esempio i concorsi per professori ordinari ed associati non saranno più gestiti dalle singole università (cosa che ha spesso finito per incentivare favoritismi e scandalosi “aggiustamenti” dei concorsi) ma a livello nazionale accentrato.
    L'aspetto più discutibile della riforma riguarda però non tanto i professori ma i ricercatori (cioè i pilastri della didattica e della ricerca nelle università italiane, che costituiscono la categoria più debole e svantaggiata nel mondo universitario e che da tempo rivendicano quanto meno il riconoscimento della terza fascia della docenza) che scompaiono come categoria e saranno assunti in nome della flessibilità e della precarietà, con contratti co.co.co. (ossia collaborazione coordinata e continuata) per 5 anni, con contratto rinnovabile una sola volta per altri 5 anni, allo scadere del quale o verranno assunti a tempo indeterminato o "rispediti a casa".
    la Moratti ha affermato che lo scopo della riformaè quello di permettere l'assunzione di una nuova leva di ricercatori nell'università.
    Ora io credo che la Moratti possa anche essere sincera (forse )e il problema di cui parla esiste perchè in questi ultimi anni le assunzioni in ruolo dei ricercatori (anche vincitori di concorsi)erano di fatto semibloccate , come ben sa chiunque lavori in qualsiasi Università italiana,e avvenivano con il contagocce . Il problema è che come al solito per sbloccare le assunzioni si ricorre alla precarizzazione del rapporto di lavoro per i ricercatori (puntando tutto sul fatto che le Università saranno più propense a fare un contratto di 5 anni rinnovabile o no piuttosto che assumere in pianta stabile i vincitori dei concorsi)

    $$$$$
    L'altro ieri questa riforma dello stato giuridico dei professori universitari e dei ricercatori è stata approvata ma con alcune modifiche di compromesso all'"italiana" che scontenta sia i sostenitori che gli avversari di questa riforma(c'è stato naturalmente anche il solito circo della manifestazione degli studenti di sinistra che protestavano ma di quella preferisco non parlare in questo treahd per non andare fuori tema). Resta la trasformazione dei ricrcatori in categoria precaria e temporaneacon contratti di 5 anni rinnovabile una sola volta per altri 5 anni ma l'inizio di questa riforma viene rinviato al lontano 2013. fino ad allora restano le regole attuali e si continuerà a fare i concorsi per assumere in pianta stabile nuovi ricercatori. fino al 2013 in cui si assumeranno solo a tempo determinato.
    Come ho già detto per me questa riforma ha alcuni aspetti positivi mentre non mi convince per niente in molti punti (quello sui ricercatori in primis) tuttavia mi chiedo: che senso ha fare riforme belle o brutte che vengono sempre rinviate ad un lontano e nebbioso futuro come è già avvenuto per la riforma della costituzione che (se approvata anche dal senato) entrerà in vigore nel 2011?

  6. #26
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    Predefinito Re: Riforma Moratti

    In origine postato da Gianmario
    In tutte le Università italiane docenti e studenti sinistrati hanno iniziato una protesta contro la Riforma Moratti, rea secondo loro di voler annulare la ricerca nella scuol pubblica degradando l'Università fino a trasformarla in un super-liceo.
    Voi come vi state comportando?
    I Professori invitano gli studenti a unirsi alle proteste affermando che è nel notro interesse.
    Ma era nel nostro interesse il 3+2 del centro-sx?
    Come mai allora i docenti non dissero nulla di fronte allo svilimento didattico che quella Riforma avrebbe da li a poco prodotto? Forse perchè il 3+2 contribuiva a far crescere esponenzialmente il numero di nuove Università aumentando numero di cattedre e fondi necessari?
    Non è che, forse, i docenti stanno facendo i loro bravi interessi di corporazione oltre che a un po' di propaganda politica?

    Dite la vostra!
    Non conosco il testo della riforma, mi riservo di leggerlo quando avrò un pò di tempo.. basti dire che il 3+2 è stato l'omicidio dell'università italiana (non come concetto assoluto ma in relazione alla condizione del sistema scolastico italiano): il peggio che possa aver fatto la Moratti sarà stato di aver ucciso un uomo morto.

  7. #27
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    I dati dell'Ocse sulla scuola italiana. Il verdetto è una bocciatura/Un sistema sottoposto a continue riforme che non riesce a superare la sua arretratezza
    Ripensare l'insegnamento dalle sue fondamenta

    I dati OCSE sulla salute del sistema scolastico italiano, diffusi in questi giorni, sono impietosi. La scuola nostrana è bocciata. Il quadro tracciato è allarmante: un sistema scolastico che da oltre un decennio sta subendo continue riforme indirizzate a superarne l'arretratezza e l'inefficienza, continua a stagnare in fondo alle classifiche per quanto riguarda i risultati prodotti. Certo, qualsiasi riforma, compresa la tanto criticata "riforma Moratti", ha bisogno di continuità nella sua applicazione, di tempo per essere compresa e verificata al fine di giungere ad un giudizio complessivo che porti, se del caso, ad ulteriori modifiche. Anche se le molte ombre di questa stagione "riformista" (di centro-destra come di centro-sinistra) sono già visibili.

    Gli slogan

    Partendo da un'analisi concreta circa la situazione della scuola italiana (tralasciando, quindi, la condizione universitaria), non pare opportuno abbandonarsi a slogan e ad affermazioni come quelle per cui la scuola non è equa perché distingue tra chi è figlio di operai e chi di professionisti, come sostenuto dal Ministro Fioroni. È uno slogan ormai datato, sul quale non possiamo oggi basare la sfida per risollevare la condizione della scuola italiana. Porre la questione in termini esclusivamente di equità vuol dire, infatti, non comprendere a fondo i veri mali del sistema. Per allinearci ai livelli europei serve ben altro. Serve una scuola più competitiva e la chiave non sta tanto nell'affrontare questi problemi a livello di scuola primaria (la vecchia scuola elementare, che, secondo la graduatoria stilata dalla rivista Forbes, risulta essere tra le prime nel mondo, in termini di competitività), bensì a livello di scuola secondaria. È lì che il vero male si annida.

    I dati

    Passando ad un'analisi concreta, il primo dato, che ci consente di sgombrare il campo da molte polemiche, è quello relativo alla spesa. L'Italia, infatti, spende molto e ben al di sopra della media europea, se si ha riguardo alla spesa per studente: la più alta d'Europa. A ciò vanno aggiunti altri dati interessanti: il rapporto studenti-docenti è tra i più bassi d'Europa; il numero di ore di insegnamento annuo per docente è nettamente inferiore alla media europea; infine, l'età media del corpo docente è estremamente elevata, solo l'8,8% degli insegnanti della scuola secondaria, inferiore e superiore, ha un'età sotto i quarant'anni, e solo 1 su mille ha meno di 30 anni.

    Rileggendo questi dati verrebbe da chiedersi come sia possibile la situazione descritta dall'OCSE: spendiamo più della media europea per ogni studente; abbiamo tanti insegnanti che possono così seguire più da vicino le esigenze di apprendimento degli alunni; questi insegnanti hanno una lunga esperienza d'insegnamento alle spalle; considerando poi che all'aumentare delle ore di lavoro corrisponde una diminuzione della capacità produttiva, il fatto che il monte ore di insegnamento per docente sia relativamente basso dovrebbe comportare maggiore efficacia e più proficue energie spese per la trasmissione del sapere.

    Pochi laureati ma anche pochi diplomati

    Ed invece, i risultati sono assolutamente deludenti: il grado di istruzione del popolo italiano risulta essere tra i più bassi d'Europa. L'Italia "sforna" pochi laureati, ma anche pochi diplomati (solo il 48% della popolazione in età compresa tra i 24 e i 64 anni, a fronte di una media OCSE del 67%). E la performance nel test P.I.S.A. (Programme for International Student Assessment: programma per la valutazione internazionale dell'allievo) dei ragazzi italiani quindicenni, in Matematica e Lettura, è decisamente deludente. Per non parlare dell'alto livello di assenze annue e di abbandono scolastico.

    Insomma, da questi dati emerge con chiarezza che al forte impegno quantitativo (la spesa) non fa seguito uno sforzo qualitativo. Il male del mondo scolastico italiano non riguarda quindi le risorse, bensì un'atavica inefficienza organizzativa che si riflette quale concausa degli scarsi risultati degli studenti, in quanto a livello di interesse e conoscenza. Forse sarebbe opportuno, da una parte, una maggiore attenzione nella scelta dei libri di testo, affinché siano completi, interessanti e riescano a coinvolgere gli studenti nel corso del loro percorso formativo, e, dall'altra, ammodernare le strutture scolastiche dotandole tutte di sale computer con accesso ad internet, sale per l'insegnamento della lingua, palestre attrezzate, insomma rendere migliori le condizioni sia per l'insegnamento che per l'apprendimento. Troppo spesso insegnanti e alunni sono costretti in locali inadeguati, se non fatiscenti.

    I docenti

    Detto questo, però, a mio avviso, la principale causa di insoddisfazione e di scarso rendimento studentesco è da ricercare nella qualità del corpo docente. Ovviamente moltissimi insegnanti sono di straordinario valore e riescono a trasmettere agli studenti adeguata conoscenza e, alle volte, vero interesse e passione per le materie di loro competenza. Ma troppo spesso gli alunni si trovano in balia di scarsa preparazione, mancanza di motivazione, incapacità a rapportarsi con gli alunni, politicizzazione estrema.

    Uno studente passa la stragrande maggioranza della propria giornata in aula dove, più che nell'ambito familiare (dove la presunzione, l'arroganza e l'ignoranza di alcuni genitori de-pensanti contribuisce piuttosto a distruggere quanto di buono costruito dai docenti), forma il proprio carattere, impara a rapportarsi con i propri coetanei e con "l'autorità" rappresentata dall'insegnante. La qualità della formazione scolastica che viene offerta si misura, quindi, nella capacità di riuscire a trasmettere all'alunno quegli strumenti idonei per affrontare il mondo del lavoro, il proseguimento degli studi ed in generale la vita da adulto. Ebbene, ben pochi tra gli insegnanti possono vantare questa capacità, che alle volte assume i connotati di un vero e proprio dono.

    Posto di lavoro "sicuro" o di ripiego

    Troppo spesso l'insegnamento viene visto come un semplice posto di lavoro "sicuro" e non come una vera "missione". Insegnare è, invece, molto complesso, difficile, logorante ed ha una rilevanza sociale le cui ricadute sono troppo spesso sottovalutate. Occorre, quindi, garantire la presenza di un corpo docente più preparato ed aggiornato, meno anziano, maggiormente meritevole e che viva l'insegnamento non come un impiego qualsiasi, magari esercitato come ripiego di professioni più ambite, ma con passione ed entusiasmo.

    Certo, la demotivazione del corpo docente deriva in massima parte dalla bassa retribuzione. Ma a tal proposito vi è da dire che le rivendicazioni salariali del corpo docente non tengono conto del cosiddetto "salario ombra", costituito dalle innumerevoli agevolazioni di cui godono gli insegnanti (i tempi di lavoro, le assenze, le ferie, la mobilità, la sicurezza ed il trattamento pensionistico, la possibilità di svolgere altri lavori). Insomma, il livello retributivo è tra i più bassi d'Europa, ma il "salario ombra " è tra i più alti.

    Per alleviare i tanti problemi scolastici basterebbe, quindi, introdurre un valido criterio di valutazione degli insegnanti, che sia sostanziale e non formale. Per altro verso, occorre procedere ad una loro progressiva riduzione di numero ed al tempo stesso ad un reclutamento molto più rigido che consenta di analizzare bene il livello conoscitivo e il livello motivazionale di ogni candidato futuro insegnante.

    Il senso dell'educazione

    Dalle prime indiscrezioni su quanto contenuto nella finanziaria per il 2007 pare che vi siano provvedimenti che vadano nel senso di un incremento del rapporto alunni/docente, in linea con gli altri Paesi europei. Ovviamente i sindacati hanno da subito avviato la protesta, per altro alimentata dalla stesso Ministro Fioroni, che ancora una volta dimostra di non comprendere appieno i mali del sistema.

    La speranza, comunque, è che si chiuda questa stagione dominata da un frenetico spirito palingenetico e che si punti ad intervenire per correggere puntualmente le storture del sistema: le strutture, i libri di testo, il corpo docente e la burocrazia, che ha fatto assumere alla scuola i connotati di un vero agone politico.

    E' necessario puntare a riscoprire l'essenza primordiale di quella che deve considerarsi come una delle professioni più nobili. Educare, infatti, vuol dire fornire gli strumenti per essere liberi, per affrontare la vita con maggiore consapevolezza. Non risolvere adeguatamente e per tempo questi mali vuol dire consegnare il nostro Paese ed il nostro futuro a generazioni che non saranno mai in grado di affrontare le sfide che verranno.

    E sarà l'inizio della nostra stessa decadenza.

    Giovanni Postorino



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


 

 
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