In Giordania non c'è la democrazia, eppure va bene per voi. Tutti gli stati arabi sono vostri alleati o occupati da voi.


In Giordania non c'è la democrazia, eppure va bene per voi. Tutti gli stati arabi sono vostri alleati o occupati da voi.


Noi siamo specialisti nel produrre l'okkupazione, voi nel causare la disokkupazione. Semplice.
Shalom


Voi siete specializzati in precarietà e sfruttamento, noi nel progresso.


Originariamente Scritto da yurj
Se era una barzelletta non fa proprio ridere.


No, era serio.Originariamente Scritto da UgoDePayens


E quale diavolo di progresso porterebbe un mondo soggiogato dai komunisti? Mi vengono i brividi a pensarci!Originariamente Scritto da yurj


Originariamente Scritto da yurj
E' vero, fate progredire ovunque la povertà. Siete l'opposto del Re Mida, trasformate in miseria ogni cosa che toccate, fosse pure un lingotto d'oro (del resto Lenin voleva lastricarci le latrine pubbliche, almeno a parole).
Saluti liberali


dal quotidiano IL GIORNALE di oggi
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L’Iran canta vittoria
Gian Micalessin
Teheran può già cantare vittoria. Ha diviso l'Occidente, isolato gli Stati Uniti, ridicolizzato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, piegato l'Unione europea. Il risultato è davanti agli occhi di tutti. Kofi Annan - arrivato a Teheran dopo la scadenza dell'ultimatum del Consiglio di sicurezza il cui mancato rispetto è certificato da un rapporto dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica che fa capo alle stesse Nazioni Unite, glissa palesemente e dichiara di credere più alla pazienza che alle sanzioni. I ministri dell'Unione europea, riuniti in ordine sparso in un'avita fortezza finlandese, scelgono di non decidere e affidano al responsabile della politica estera Janvier Solana la responsabilità di un ennesimo negoziato. Gli Stati Uniti, sempre più isolati, rischiano di bruciarsi le dita agitando un cerino delle sanzioni che nessuno vuole più reggere. Gli unici a mantenere una coerente linearità sono gli iraniani. Il trionfante presidente Mahmoud Ahmadinejad, pronto oggi a incontrare il segretario generale dell'Onu, ribadisce gli slogan di sempre. «Il nostro popolo non intende rinunciare a una virgola dei propri diritti, vogliamo utilizzare l'energia nucleare per scopi pacifici e i nostri ufficiali difenderanno questi obiettivi con tutta la fermezza necessaria durante i negoziati», ripete facendo intendere che l'Iran avrà ben poco da offrire sia ad Annan sia a Solana. Che cosa ci sia ancora da chiarire dopo due anni di negoziati e un anno di vari ultimatum dell'Aiea e del Consiglio di sicurezza ignorati da Teheran è difficile da capire. «Ci servono ancora uno o due incontri per chiarire alcuni punti della risposta iraniana», spiega Solana. E aggiunge che gli «incontri non sono negoziati», bensì una «verifica» sulla possibilità di un nuova trattativa con i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e la Germania. «I negoziati potrebbero essere con i 5+1 e con me», conclude Javier Solana. Insomma un'estrema trattativa per capire se Teheran voglia scendere a patti o preferisca continuare la sua sfida alla comunità internazionale. Il rimescolamento di carte operato dai ministri degli Esteri europei nell'eremo di Lappeenranta fa però saltare tutti gli appuntamenti finora fissati. Solana quasi certamente non andrà più a Berlino il 6 settembre per incontrare il negoziatore iraniano Alì Velayati. Di conseguenza l'incontro dei «5+1», fissato nella capitale tedesca per il giorno dopo, diventa di un appuntamento di routine. A questo punto - vista la decisione dei ministri europei di concedere a Solana due settimane di tempo - nulla avverrà prima dell'assemblea generale dell'Onu del 25 settembre a New York. I tempi sono confermati anche dal ministro degli Esteri Massimo D'Alema, che definisce la missione di Solana una sorta di «stretta finale» prima dell'assemblea generale. Secondo D'Alema, se il tentativo di Solana «non avesse successo, si aprirebbe un altro tipo di discussione, e il dossier passerebbe al Consiglio di sicurezza dell'Onu». A quel punto tutto resterebbe però ugualmente irrisolto. L'indecisione e i ritardi europei legittimerebbero la persistente opposizione di Cina e Russia a qualsiasi misura punitiva, rendendo ancora più lunghi e complessi gli accordi sulle eventuali sanzioni all'Iran. D'Alema accenna, però, anche al possibile coinvolgimento di Teheran in un negoziato «più ampio, per la stabilizzazione politica dell'area». Il responsabile della Farnesina sembra insomma offrire al protettore e «deus ex machina» di Hezbollah, la possibilità di giocare un ruolo nei complessi negoziati sulla questione libanese. L'idea, già avanzata dalla Francia prima del cessate il fuoco in Libano, spiegherebbe secondo alcuni la voglia europea di non tagliare i ponti con l'Iran. Una voglia assecondata da Kofi Annan che, in un'intervista a Le Monde, auspica, non a caso, maggiore pazienza con la Repubblica islamica. «Le sanzioni non sono la soluzione di ogni problema - dichiara il segretario generale dell'Onu -, a volte un po' di pazienza è molto più efficace, e secondo me dovremmo utilizzarla più spesso». Secondo alcuni, insomma, la nuova missione di Solana e quella attuale di Kofi Annan punterebbero a un totale ribaltamento della questione nucleare iraniana. Mettendo fuori gioco Washington e offrendo un ruolo negoziale all'Iran in ambito mediorientale Kofi Annan, la Francia, l'Europa di Javier Solana e forse anche l'Italia di D'Alema punterebbero a ottenere più malleabilità dagli iraniani sulla questione nucleare. Un gioco d'azzardo che farebbe tabula rasa della politica occidentale degli ultimi tre anni e sancirebbe il successo della sfida nucleare di Teheran.
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Saluti liberali


" Solana fa perdere tempo all'Onu sull'atomica iraniana
di Carlo Panella
Non è ben chiaro perché mai Kofi Annan abbia deciso il suo sfortunato viaggio in Medio Oriente. Probabilmente vittima delle sue stesse fisime, infatti, il segretario generale dell'Pnu è stato palesemente trattato a pesci in faccia dai dirigenti di Teheran, convinti da sempre che la sua organizzazione sia ''serva degli Usa''. Niente sospensione dell'arricchimento di uranio quindi (Annan si è vendicato trovando per un attimo la sua dignità e denunciando gli spregi alla Shoà che impazzano in Iran) e trattativa in alto mare. L'Europa, però, non intende prendere atto dell'evidenza e rilancia la trattativa con un'iniziativa di Javier Solana che sa di mistero. Preceduta dalla stipula di un fumoso asse franco-tedesco, decisa venerdì scorso da Prodi e De Villepin, l'offerta eurpea a Teheran pare vada nella direzione, preannunciata da D'Alema, di un ''riconoscimento delle giuste aspirazioni dell'Iran a vedersi riconoscere un adeguato ruolo regionale''. Frase fumosa e scabrosa, perché riferita ad un paese che proprio sulla scena regionale si sta distinguendo per una politica da filibusta: appoggio al peggiore terrorismo sciita in Iraq, rafforzamento dell'ala più sanguinaria del regime siriano, appoggio ad Hezbollah e ad Hamas. I precedenti, d'altronde, sono pessimi. L'ultima trattativa europea con Teheran -condotta anche da Prodi, quale presidente Ue- si concluse con un imbroglio. Intenzionata a togliere le giuste sanzioni al regime degli ayatollah stabilite in occasione della fatwa mortale di Khomeini contro Salman Rushdie, l'Ue ottenne il suo risultato nel nome della più sfacciata ambiguità. Invece di ottenere un annullamento della fatwa, i ministri europei ottennero solo un'ambigua dichiarazione del ministro degli esteri iraniano -neanche dell'allora presidente Khatami- che affermava che ''il governo iraniano non intendeva applicare'' la fatwà stessa. Ma la fatwà non era un atto di governo, non impegnava lo Stato. ERa un verdetto religioso, che impegnava -e impegna- tutti i fedeli dell'ayatollah Khomeini. Dopo quella dichiarazione infatti, l'Europa festante abolì le sanzioni, ma la pena di morte contro Rushdie rimase trionfalmente in vigore, tanto che viene regolarmente rivalutata dagli ayatollah iraniani, anno per anno, per seguire la svalutazione monetaria.
Un successone, che ora Bruxelles tenta di replicare, plaudenti Prodi e Chirac.
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Saluti liberali