
Originariamente Scritto da
Pieralvise
D'accordo, queste senza dubbio sono buone ragioni, e considerazioni sensate.
E certamente è un bene che un monarca si sottragga allo "spirito di fazione". Tuttavia mi permetto di far notare che simili argomentazioni, da sole, sembrano ridursi al fatto che un Re sarebbe più adatto di un presidente della Repubblica a fare... il presidente della Repubblica!
In fondo mi sembra una critica non tanto dell'attuale sistema repubblicano, ma del fatto che tale sistema "non mantenga quel che promette", ed il ruolo che la Costituzione vorrebbe far svolgere al Presidente della Repubblica sarebbe meglio svolto da un Re.
Una ulteriore considerazione: come ho detto, ritengo sia un bene che il monarca si sottragga allo spirito di fazione. Tuttavia, nel corso della storia, questo molto spesso non è avvenuto, ma non per questo la monarchia è stata delegittimata.
Riguardo al concetto di "equidistanza dalle parti" mi domando se davvero sia un bene. Se, per ipotesi, la monarchia avesse vinto il referendum del 1946, Umberto II avrebbe dovuto essere "equidistante" tra il sovversivo Partito Comunista e, poniamo, l'MSI o la DC? Durante gli anni sessanta e settanta, avrebbe dovuto essere equidistante tra i movimenti che promuovevano il disordine, ed i corpi sani della Nazione?
Sempre guardando la storia, mi pare che Vittorio Emanuele II, ad esempio, non abbia trascurato di intervenire e schierarsi, quando ciò si è reso necessario. La potestà monarchica giustamente non deve muoversi per le beghe quotidiane, o per gli affari ordinari. Per questo esistono i ministri, i parlamenti e gli statuti.
Ma esistono momenti e situazioni in cui un sovrano (se è degno di tale nome) non può rifugiarsi dietro un'equidistanza notarile.